Buonasera, vista la delicatezza di ciò che sto per chiedere ritengo necessario fare alcune premesse:
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risposte
Buonasera, vista la delicatezza di ciò che sto per chiedere ritengo necessario fare alcune premesse:
1) Ho sempre avuto il massimo rispetto per le misure anti-covid e le ho rispettate anche quando non era obbligatorio farlo
2) Credo fermamente che in questa emergenza la prudenza non sia mai troppa
3) Indipendentemente dalla risposta a questa domanda continuerò a mantenere la stessa prudenza
La mia domanda è la seguente: ho sentito che gli anticorpi monoclonali sono utilizzati negli USA nella cura dei pazienti covid più gravi, e siccome sono un paziente affetto da morbo di crohn in terapia con infliximab che, mi pare, è proprio basato sull'azione di questi anticorpi, mi chiedevo se la terapia bimestrale a cui mi sottopongo regolarmente potesse fungere da "barriera" o comunque da qualche tipo di difesa contro il contagio.
Una seconda domanda riguarda la mia condizione di paziente a rischio. Il mio medico dice che non lo sono anche se ho avuto un pneumotorace recidivante risolto con intervento (ai tempi mi dissero che avevano "incollato" il polmone alla pleura), però lo specialista che mi segue per il crohn è di avviso diverso... a chi devo credere?
Grazie per la consulenza
1) Ho sempre avuto il massimo rispetto per le misure anti-covid e le ho rispettate anche quando non era obbligatorio farlo
2) Credo fermamente che in questa emergenza la prudenza non sia mai troppa
3) Indipendentemente dalla risposta a questa domanda continuerò a mantenere la stessa prudenza
La mia domanda è la seguente: ho sentito che gli anticorpi monoclonali sono utilizzati negli USA nella cura dei pazienti covid più gravi, e siccome sono un paziente affetto da morbo di crohn in terapia con infliximab che, mi pare, è proprio basato sull'azione di questi anticorpi, mi chiedevo se la terapia bimestrale a cui mi sottopongo regolarmente potesse fungere da "barriera" o comunque da qualche tipo di difesa contro il contagio.
Una seconda domanda riguarda la mia condizione di paziente a rischio. Il mio medico dice che non lo sono anche se ho avuto un pneumotorace recidivante risolto con intervento (ai tempi mi dissero che avevano "incollato" il polmone alla pleura), però lo specialista che mi segue per il crohn è di avviso diverso... a chi devo credere?
Grazie per la consulenza
La terapia con anticorpi monoclonali utilizzati per combattere il COVID-19 non ha nulla a che vedere con la terapia a base di INFLIXIMAB per quanto quest'ultimo sia sempre una terapia basata sugli anticorpi monoclonali. Ciò che li distingue è il bersaglio che, nel caso dell' INFLIXIMAB è una citochina che si chiama TNF-alfa (Tumor Necrosis Factor - alfa) che riveste un ruolo molto importante nelle infezioni. Qundi, per rispondere alla sua prima domanda, la terapia che assume con INFLIXIMAB non la protegge da un eventuale contagio dal virus SARS-CoV-2.
Riguardo la domanda se è paziente a rischio, la risposta è SI. E le spiego la motivazione. INFLIXIMAB blocca l'attività, come già detto prima, del TNF-alfa. E' indicato nel trattamento della sua malattia ma anche in diverse malattie autoimmuni. Poichè il TNF-alfa svolge anche un ruolo di protezione dalle infezioni, il suo blocco, espone alle infezioni. Infatti, prima di iniziare questa cura è buona norma eseguire sempre la ricerca del bacillo che causa la tubercolosi (BK), o quantomeno sincerarsi che non sia presente un TEST QUANTIFERON POSITIVO poichè potrebbe slatentizzarsi una tubercolosi latente (molto più frequente di quanto non si creda). La persona che assume INFLIXIMAB può più facilmente infettarsi con germi di diversa natura perchè di fatto è IMMUNODEPRESSO. Non devono essere somministrati vaccini costituiti da particelle "vive".
Pertanto, ciò che la rende paziente a rischio è la terapia che assume per il morbo di Crohn e non il pregresso pneumotorace sottoposto a intervento di talcaggio.
Ho cercato di darle una risposta la più comprensibile possibile. Spero di esserci riuscita.
Riguardo la domanda se è paziente a rischio, la risposta è SI. E le spiego la motivazione. INFLIXIMAB blocca l'attività, come già detto prima, del TNF-alfa. E' indicato nel trattamento della sua malattia ma anche in diverse malattie autoimmuni. Poichè il TNF-alfa svolge anche un ruolo di protezione dalle infezioni, il suo blocco, espone alle infezioni. Infatti, prima di iniziare questa cura è buona norma eseguire sempre la ricerca del bacillo che causa la tubercolosi (BK), o quantomeno sincerarsi che non sia presente un TEST QUANTIFERON POSITIVO poichè potrebbe slatentizzarsi una tubercolosi latente (molto più frequente di quanto non si creda). La persona che assume INFLIXIMAB può più facilmente infettarsi con germi di diversa natura perchè di fatto è IMMUNODEPRESSO. Non devono essere somministrati vaccini costituiti da particelle "vive".
Pertanto, ciò che la rende paziente a rischio è la terapia che assume per il morbo di Crohn e non il pregresso pneumotorace sottoposto a intervento di talcaggio.
Ho cercato di darle una risposta la più comprensibile possibile. Spero di esserci riuscita.
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