Buonasera, vi scrivo perché avrei bisogno di un aiuto/consiglio. Ho 20 anni,la mia paura è quella
Buonasera, vi scrivo perché avrei bisogno di un aiuto/consiglio. Ho 20 anni,la mia paura è quella del vomito,mi fa paura la gente che beve perché ho sempre paura che poi stiano male e vomitino anche io in primis non bevo per paura che io posso star male,questa cosa però mi vincola perché,ad esempio,tra un po’ di giorni avrò una festa con delle mie amiche distante da casa e io sono già con un po’ ansia per questa situazione che magari loro bevono e poi stanno male . Cosa posso fare? Come devo gestire questa cosa? Vorrei vivere più serenamente quando si presentano queste “occasioni” Attendo una risposta,grazie.
26 risposte
Gentile utente, sicuramente dietro questi pensieri, ci sono delle cause. Sarebbe interessante vedere quali sono in modo da elaborarle ed essere più serena in queste situazioni che ha descritto. Quindi le consiglio un percorso di supporto psicologico. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi
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Buongiorno a lei. Il problema che descrive ha il nome di emetofobia. Un approccio utile per desensibilizzare tale fobia è quello cognitivo-comportamentale con orientamento al corpo. Si può intervenire anche online, nel caso volesse approfondire sono disponibile per consulenza o terapia. Un cordiale saluto Dott.ssa Marina Bonadeni
Gentile, le consiglio un'approfondimento personale attraverso lo spazio del colloquio psicologico, così da diventare più consapevole e ritrovare la sua serenità anche in queste occasioni. A disposizione Dott. Maurizio Di Benedetto
Gentilissima, le paure che lei riporta sono legate al quadro dell’emetofobia, ovvero la fobia di vomitare o che qualcuno vomiti in sua presenza. Dietro le fobie specifiche ci sono altri elementi che vanno indagati perché non esistono “ricette” standard che vadano bene per chiunque e in qualunque stato di malessere. Inoltre utilizzare una strategia per eliminare un malessere, senza comprenderne la causa scatenante, non è risolutivo perché sarebbe come apporre un cerotto su una ferita infetta. Un percorso psicologico la aiuterebbe sicuramente a comprendere sia l’origine della fobia che superare il malessere ad esso correlato. Un caro saluto, Dott.ssa Ninonà
Buon pomeriggio, credo che il modo più indicato per poter affrontare tale problematica sia rivolgersi a uno psicologo. Attraverso un percorso di supporto psicologico potrà cercare di capire quali emozioni la attraversano durante queste occasioni e come imparare a gestirle al meglio. Se lo vorrà, sono a sua disposizione anche online. Cordialmente, Dott.ssa Cristiana Danese psicologa
Salve, mi dispiace, prima di tutto, di questo disturbo che La affligge. Sembra trattarsi di ematofobia e come tale andrebbe trattata con tecniche di tipo comportamentale, ma senza trascurare l'origine del problema che andrebbe ricercato indagando su cosa non vuole o non riesce a buttar giù per il timore di ributtarlo fuori, o meglio .. cosa succederebbe se riuscisse "finalmente" a vomitare senza mandare giù qualcosa o qualcuno che Le risulta indigesto? Quali sarebbero le conseguenze per Lei e per gli altri ?Probabilmente ci sono degli introietti che ha dovuto "ingoiare" in passato e l'idea di dover mandare giù qualcosa in più Le crea disgusto, mentre il terrore di poterlo risputare fuori (ovvero rifiutarlo) diventa ancor più grande...il tema è pregno di significati e Le auguro possa districarli uno per uno con l'aiuto di un professionista. Buon lavoro!
Buonasera, quello che posso dirle è che sicuramente un lavoro di tipo cognitivo-comportamentale la potrebbe aiutare in tempi anche relativamente brevi a risolvere il problema legato a tale fobia, tramite un lavoro di esposizione, e valutare anche quale sia il pensiero alla base di tale fobia per poi giungere ad una ricostruzione e ristrutturazione di tali pensieri e ragionamenti la generano. Nel caso avesse bisogno di altre informazioni o per un consulto resto a sua disposizione. Cordialmente , Dott. Antonino Genova
Salve, lei riporta un timore ben specifico. Sarebbe utile approfondire la sua storia di vita e come questo si inserisce nel suo vissuto. L’approccio che le suggerirei è di tipo cognitivo comportamentale per lavorare sui pensieri, emozioni, pian piano esporsi e desensibilizzare la sua paura. Resto a disposizione per eventuali dubbi Cordiali saluti Dottoressa Daniela Chieppa
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso con noi le sue paure. Con il sostegno di uno psicologo potrà analizzare a le sue emozioni connesse alla paura e trovare modalità adeguate per gestirle in modo funzionale. Se lo desidera, io sono a disposizione anche online. Dott.sa Elena Bonini
Immagino quanto sia spiacevole pensare ad una festa e al fatto che invece di divertire porti a stare male. Dalle sue parole però è difficile capire perché lei si senta spinta ad unire questi due elementi (divertimento e malessere) laddove non è scritto da nessuna parte che debbano stare uniti. Quindi le propongo qualche colloquio psicologico, anche online, per chiarire meglio a se stessa questi pensieri. Se può esserle utile, sono disponibile per questi colloqui online.
Gentile utente, la sua paura nei confronti del vomito potrebbe dipendere da trascorsi passati o di una sintomatologia scaturita da episodi specifici. La sua problematica potrebbe essere affrontata in sede di colloquio, in modo da poterle dare degli strumenti utili per la risoluzione del suo problema. Per qualsiasi dubbio, a disposizione
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stess0/a utilizzando parole più costruttive. Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL
Gentilissima, La ringrazio per aver condiviso questa sua fobia con noi. Le paure che lei riporta sono legate al quadro dell’emetofobia, cioè la fobia di vomitare o che qualcuno vomiti in sua presenza. Dietro ogni paura specifica ci sono altre cause, elementi che vanno indagati e comprendere da dove deriva questo suo timore, non ci sono interventi “standard” da poter utilizzare con tutti, proprio perché le cause hanno origine profonda e personale. Inoltre , utilizzare una strategia per eliminare un malessere, senza comprenderne gli eventi scatenanti, non è funzionale. Sicuramente attraverso un lavoro di esposizione si può cercare di identificare cosa sta alla base di tale fobia per poi giungere ad una ricostruzione e ristrutturazione di tali pensieri e i ragionamenti la innescano. Resto a disposizione Cordialmente Dott.ssa Pisani Alessia
Gentile utente, per comprendere al meglio la sua paura le consiglierei di rivolgersi a uno psicologo, al fine di poter intraprendere un percorso che le permetta di comprendere il senso di questa paura. Un cordiale saluto. Dott.ssa Elena Sonsino
Gentile Utente, le consiglio di rivolgersi a uno psicologo per effettuare un percorso che l'aiuti a risolvere questa problematica che rischia di frenarla nei rapporti sociali. Un caro saluto, a disposizione Dott.ssa Francesca Ghislanzoni.
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua paura e le problematiche ad essa legate. Potrebbe esserle utile cercare di approfondire in uno spazio psicologico il significato personale che lei lega al vomito, così da poter accedere ad una comprensione più profonda della sua fobia, esplorandone i vissuti ed i sentimenti ad essa connessi, così da poter vivere più serenamente e non limitare le sua attività. Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Cara ragazza, intanto non si preoccupi, la sua non è un'ossessione ma una grande paura. L'emetofobia, ovvero la fobia specifica per il vomito, è caratterizzata da ansia al solo pensiero di dover affrontare situazioni in cui si potrebbe vomitare o assistere ad altri che vomitano. Di solito la persona che ha questa fobia evita tutte le situazioni legate a questa paura alimentando così la paura e la propria incapacità di gestirla. Potrebbe essere utile valutare un percorso che preveda l'esposizione graduale alla paura per desensibilizzarla, in modo tale da poter vivere più serenamente le situazioni che oggi evita o che affronta con ansia. Resto a disposizione Un caro saluto Dott.ssa Vita
Ciao, capisco che la tua paura del vomito possa essere molto limitante e causare ansia in situazioni sociali come feste con amici. In ambito psicologico sistemico relazionale, potresti considerare di esplorare le origini di questa paura e come essa influenzi le tue relazioni e comportamenti. Potresti iniziare con una riflessione su quando questa paura del vomito ha avuto origine nella tua vita e se ci sono stati eventi specifici che l'hanno scatenata. Potrebbe essere utile anche esplorare come questa paura influenzi le tue relazioni con gli altri e le tue abitudini quotidiane, come il fatto di non bere per paura di ammalarti. Inoltre, potresti considerare di parlare di questa paura con un terapeuta specializzato in psicologia sistemica relazionale, che possa aiutarti a esplorarla più approfonditamente e a trovare strategie per gestire l'ansia in situazioni sociali. Potresti anche lavorare sulle tue abilità di autoregolazione emotiva e di gestione dell'ansia, attraverso tecniche come la respirazione profonda, la visualizzazione positiva e la consapevolezza del momento presente. Infine, potresti anche coinvolgere le tue amiche nella tua paura e chiedere il loro supporto durante la festa, in modo che tu possa sentirsi più sicura e serena. Ricorda che è normale avere paure e che chiedere aiuto e supporto è un segno di forza, non di debolezza. Spero che queste riflessioni possano esserti utili e ti auguro di trovare il modo per affrontare questa paura in modo più sereno. Buona fortuna! Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio di consultazione. Dott. Cordoba
Capisco che la paura del vomito possa essere molto limitante e causare ansia in situazioni sociali come feste o incontri con amici. E' importante sapere che è possibile affrontare questa paura in modo graduale e efficace. Se ritieni che la tua paura del vomito stia influenzando significativamente la tua vita quotidiana e non sei in grado di gestirla da solo, potresti considerare di parlare con uno psicologo o uno psicoterapeuta specializzato. Con il giusto sostegno e le giuste risorse, è possibile superare questa paura e vivere in modo più sereno e soddisfacente.
Buongiorno, Le fobie vanno trattate con l'aiuto di un collega. In questo modo, oltre a capire come gestirle meglio, si può comprenderne anche il significato. Dott. Marco Cenci
Gentile utente, come scrivono i colleghi, il problema che riporta è l'emetofobia. Rientrando nelle fobie potrebbe essere dipendere a un malessere legato all'ansia. Questo però va sicuramente accertato e valutato in uno spazio idoneo, inoltre, sicuramente si possono offrire delle tecniche e strategie per far fronte al disagio immediato, poi però è fondamentale risalire o almeno avvicinarsi a cosa c'è sotto questo malessere per evitare che possa ripresentarsi in futuro. A disposizione, dott.ssa Carla Dilaghi
Salve, dalle informazioni che riporta potrebbe trattarsi emetofobia, ovvero proprio una paura (eccessiva) del vomito o di vomitare. E' un disturbo cui si possono associare diversi sintomi che impattano anche sulla vita sociale delle persone, come lei riferisce rispetto occasioni di socialità che vorrebbe vivere serenamente. IL disturbo può essere affrontato con l'aiuto di professionisti, grazie ai quali poter comprendere le eventuali cause/circostanze che hanno attivata questa fobia, e con l'aiuto dei quali intervenire per la risoluzione della problematica. Saluti, Barbara
Buonasera, grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo. La paura del vomito può creare molta ansia, soprattutto in situazioni sociali come le feste. È naturale voler evitare ciò che ci fa sentire a disagio, ma questo può limitare il piacere di vivere certi momenti. Prendersi cura di sé è importante, così come trovare modi per gestire l’ansia quando si presenta. Se desidera, possiamo esplorare insieme queste sensazioni e trovare un modo per aiutarla a vivere queste occasioni con più serenità. Mi può contattare quando vuole. Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
Più cerchi di evitare ciò che temi, più la paura cresce. Il problema non è il vomito, ma il controllo che cerchi di esercitare per non incontrarlo. La soluzione è paradossale: allenati a immaginare volontariamente ciò che temi, fino a renderlo meno minaccioso. Quando la paura diventa scelta, perde potere. Non cercare di scappare dalla festa: affrontala con piccoli passi, accettando l’ansia come parte del gioco. La paura evitata diventa timor panico, la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio.
Buonasera, quella che descrivi è una paura molto specifica e riconoscibile: si chiama emetofobia, cioè la paura intensa di vomitare o di vedere altri farlo. Non è “strana” né rara, ma può diventare limitante, come stai già notando. Ti dico subito una cosa importante: evitare (non bere, evitare situazioni, controllare gli altri) ti protegge nell’immediato, ma nel tempo mantiene e rinforza la paura. Per gestirla, ti propongo tre passaggi concreti: 1. Riduci il controllo mentale Più cerchi di prevedere “e se qualcuno vomita?”, più l’ansia cresce. Non devi convincerti che non succederà, ma tollerare il fatto che non puoi avere il controllo totale. 2. Riporta l’attenzione al corpo (non alla testa) Quando sei alla festa, sposta il focus su cose concrete: respirazione, contatto con il pavimento, sensazioni fisiche. L’ansia è molto nella testa; il corpo ti aiuta a ridimensionarla. 3. Esporsi gradualmente (senza forzarsi troppo) Non serve buttarti nella situazione più difficile. Vai alla festa con un “piano realistico”: – puoi restare anche solo un’ora – puoi uscire a prendere aria se l’ansia sale – puoi scegliere tu se bere o no (non è obbligatorio) L’obiettivo non è eliminare subito la paura, ma restare nella situazione senza scappare subito, anche con un po’ di ansia. Se questa paura è presente da tempo e condiziona diverse aree della tua vita, lavorarci in modo strutturato in terapia, può aiutarti a scioglierla in modo più stabile. Un saluto. Dr. Mirabella
Buongiorno, capisco quanto questa paura possa diventare limitante, soprattutto perché non riguarda soltanto la possibilità che possa stare male lei, ma anche il timore che possa accadere alle persone che le sono vicine. In questo modo situazioni che normalmente potrebbero essere piacevoli, come una festa con le amiche, rischiano di essere vissute già nei giorni precedenti con ansia, anticipando continuamente ciò che potrebbe succedere. Da ciò che racconta sembra infatti che il problema non inizi nel momento in cui qualcuno sta realmente male. Comincia molto prima, quando la sua mente costruisce lo scenario: "berranno, potrebbero sentirsi male, potrebbero vomitare e io sarò lontana da casa". Anche se nulla di tutto questo sta ancora accadendo, il corpo può reagire come se dovesse prepararsi ad affrontare un pericolo imminente. In una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe importante comprendere proprio questo meccanismo. Quando compare una situazione associata al vomito, la mente tende probabilmente a sovrastimare quanto sia facile che accada qualcosa di spiacevole e soprattutto quanto sarebbe difficile per lei riuscire a gestirlo. A quel punto può iniziare a controllare quanto bevono gli altri, osservare se qualcuno sembra pallido, chiedersi continuamente come stanno oppure cercare di stare sempre vicina a una possibile via d'uscita. Questi comportamenti sono comprensibili perché servono a sentirsi più al sicuro. Il problema è che il sollievo che danno può rafforzare la paura nel tempo. Se, per esempio, evita una festa e immediatamente si sente meglio, la mente può imparare che quella festa fosse effettivamente pericolosa e che evitarla sia stato ciò che l'ha protetta. Alla prossima occasione l'ansia potrebbe quindi presentarsi ancora più rapidamente. Questo non significa che debba costringersi improvvisamente a stare in situazioni per lei insopportabili. Il cambiamento è più utile quando avviene gradualmente. Per la festa potrebbe provare a porsi un obiettivo realistico: andare, stare con le sue amiche e cercare di riportare l'attenzione su ciò che state facendo, invece di monitorare continuamente chi beve e quanto beve. Se nota che la mente comincia a costruire scenari, può riconoscere semplicemente: "Sto immaginando che qualcuno potrebbe stare male, ma in questo momento non sta succedendo". Non è necessario convincersi che nessuno vomiterà. Questa sarebbe un'altra ricerca di certezza e nessuno può garantire ciò che farà un'altra persona. Il punto è imparare gradualmente a tollerare il fatto che una possibilità esista senza trattarla come se fosse una probabilità imminente. Anche rispetto al fatto che lei non beva, credo sia importante fare una distinzione. Non c'è alcun bisogno di bere alcolici per affrontare questa paura e non dovrebbe sentirsi obbligata a farlo. Sarebbe invece interessante capire quanto altre scelte della sua vita siano determinate esclusivamente dal tentativo di evitare qualsiasi possibilità di nausea o vomito. È quando la paura comincia a decidere dove andare, con chi stare, quanto allontanarsi da casa o che cosa poter fare che vale la pena intervenire. Durante la festa potrebbe inoltre cercare di evitare di chiedere continuamente rassicurazioni alle amiche o di controllare se stanno bene ogni volta che bevono. All'inizio questo potrebbe aumentare leggermente l'ansia, ma permetterebbe anche alla sua mente di sperimentare qualcosa di nuovo: non è necessario controllare tutto perché la situazione possa essere affrontata. Se dovesse sentirsi agitata, può provare a restare qualche minuto con quella sensazione prima di decidere immediatamente di andarsene. L'ansia tende a salire, raggiungere un picco e poi cambiare intensità. Scoprire di poterla attraversare senza dover necessariamente fuggire può diventare progressivamente più importante della ricerca di una situazione nella quale si senta completamente sicura. Credo però che il punto più importante sia comprendere quanto questa paura stia già influenzando la sua libertà. Lei ha vent'anni e desidera poter partecipare a occasioni con le amiche senza trascorrere il tempo a prevedere chi potrebbe stare male. È un obiettivo assolutamente comprensibile e merita di essere affrontato con attenzione, soprattutto prima che gli evitamenti diventino ancora più numerosi. Per questo potrebbe essere molto utile valutare un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non per sentirsi dire semplicemente che "non deve avere paura", ma per comprendere gli schemi che alimentano questa preoccupazione, il significato che attribuisce al vomito, le strategie che utilizza per sentirsi al sicuro e il modo in cui queste strategie possono involontariamente mantenere il problema. Un lavoro graduale potrebbe aiutarla a recuperare spazi della sua vita senza pretendere di eliminare immediatamente ogni sensazione di ansia. L'obiettivo non sarebbe arrivare a pensare che vomitare sia piacevole o che non possa mai accadere, ma fare in modo che quella possibilità non determini più in anticipo ciò che può e non può vivere. Il fatto che oggi desideri affrontare il problema, invece di limitarsi a evitare tutte le situazioni che la spaventano, è già un elemento importante. Potrebbe essere un buon momento per approfondirlo, proprio perché intervenire sui meccanismi che mantengono la paura può aiutarla a evitare che questa occupi progressivamente sempre più spazio nelle sue giornate. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.

















