Buonasera, scrivo per richiedere un parere da parte di uno specialista urologo e/o endocrinologo.
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Buonasera,
scrivo per richiedere un parere da parte di uno specialista urologo e/o endocrinologo.
Mi è stata diagnosticata, circa sei mesi fa, una prostatite cronica abatterica dal mio urologo.
La diagnosi è stata formulata sulla base di analisi del sangue (tutti i valori nella norma), analisi delle urine con urinocoltura negativa e visita urologica con esplorazione prostatica.
Attualmente la terapia consiste nell’assunzione di Mittoval 2,5 mg ogni sera prima di dormire.
Il sintomo principale che riscontro è la minzione frequente.
Nonostante la terapia, talvolta devo comunque alzarmi durante la notte e, soprattutto durante il giorno, la situazione risulta molto variabile:
• nei primi giorni della settimana urino molto spesso, anche una volta ogni ora;
• verso la fine della settimana, invece, nei giorni “buoni”, arrivo anche a una minzione ogni 4 ore.
A questo proposito, vorrei capire se sia clinicamente significativo il fatto che i sintomi risultino più marcati a inizio settimana e tendano ad attenuarsi verso il fine settimana, e se questa variabilità possa essere correlata a fattori di stress, ritmi di vita, componenti psicologiche, lavorative o neuro-ormonali, piuttosto che esclusivamente a un’infiammazione prostatica persistente.
Preciso che, pur affrontando giornate lavorative talvolta lunghe e impegnative, non mi considero una persona ansiosa né particolarmente fragile dal punto di vista emotivo, e ritengo di gestire generalmente lo stress e gli impegni quotidiani senza eccessive difficoltà.
Un altro aspetto che mi lascia perplesso è il seguente: in due occasioni in cui ho avuto l’influenza, quindi in presenza di un’infezione sistemica non correlata all’apparato urinario, il problema della minzione frequente è praticamente scomparso.
In quei periodi tornavo ad urinare normalmente, anche una volta ogni 6–7 ore.
Mi chiedo come sia possibile che, in presenza di una prostatite cronica infiammatoria, un’infezione non correlata possa annullare completamente i sintomi urinari.
Aggiungo inoltre che, nell’ambito di accertamenti eseguiti per altri motivi, con l’endocrinologa è emerso un valore di prolattina (PRL) lievemente elevato, pari a 26.
Il dubbio che mi pongo è il seguente:
potrebbe esserci una componente funzionale, neurologica o ormonale, piuttosto che esclusivamente infiammatoria? A volte ho la sensazione che il problema possa essere in parte psicosomatico o legato a meccanismi di stress o tensione, perché faccio fatica a spiegarmi come una condizione definita “cronica” possa variare così tanto in base a fattori apparentemente non correlati.
In questo contesto, mi chiedo se il PRL elevato possa avere un ruolo nei miei sintomi.
Infine, chiedo un parere generale su strategie alternative o complementari per la gestione della prostatite cronica, poiché questa condizione sta limitando in modo significativo la mia vita sociale e privata.
Ho sentito parlare, ad esempio, di fisioterapia del pavimento pelvico e mi domando se possa essere indicata nel mio caso, oppure se esistano approcci terapeutici più mirati o più adatti alla mia situazione specifica.
Ringrazio anticipatamente chi vorrà rispondermi e fornirmi un parere.
scrivo per richiedere un parere da parte di uno specialista urologo e/o endocrinologo.
Mi è stata diagnosticata, circa sei mesi fa, una prostatite cronica abatterica dal mio urologo.
La diagnosi è stata formulata sulla base di analisi del sangue (tutti i valori nella norma), analisi delle urine con urinocoltura negativa e visita urologica con esplorazione prostatica.
Attualmente la terapia consiste nell’assunzione di Mittoval 2,5 mg ogni sera prima di dormire.
Il sintomo principale che riscontro è la minzione frequente.
Nonostante la terapia, talvolta devo comunque alzarmi durante la notte e, soprattutto durante il giorno, la situazione risulta molto variabile:
• nei primi giorni della settimana urino molto spesso, anche una volta ogni ora;
• verso la fine della settimana, invece, nei giorni “buoni”, arrivo anche a una minzione ogni 4 ore.
A questo proposito, vorrei capire se sia clinicamente significativo il fatto che i sintomi risultino più marcati a inizio settimana e tendano ad attenuarsi verso il fine settimana, e se questa variabilità possa essere correlata a fattori di stress, ritmi di vita, componenti psicologiche, lavorative o neuro-ormonali, piuttosto che esclusivamente a un’infiammazione prostatica persistente.
Preciso che, pur affrontando giornate lavorative talvolta lunghe e impegnative, non mi considero una persona ansiosa né particolarmente fragile dal punto di vista emotivo, e ritengo di gestire generalmente lo stress e gli impegni quotidiani senza eccessive difficoltà.
Un altro aspetto che mi lascia perplesso è il seguente: in due occasioni in cui ho avuto l’influenza, quindi in presenza di un’infezione sistemica non correlata all’apparato urinario, il problema della minzione frequente è praticamente scomparso.
In quei periodi tornavo ad urinare normalmente, anche una volta ogni 6–7 ore.
Mi chiedo come sia possibile che, in presenza di una prostatite cronica infiammatoria, un’infezione non correlata possa annullare completamente i sintomi urinari.
Aggiungo inoltre che, nell’ambito di accertamenti eseguiti per altri motivi, con l’endocrinologa è emerso un valore di prolattina (PRL) lievemente elevato, pari a 26.
Il dubbio che mi pongo è il seguente:
potrebbe esserci una componente funzionale, neurologica o ormonale, piuttosto che esclusivamente infiammatoria? A volte ho la sensazione che il problema possa essere in parte psicosomatico o legato a meccanismi di stress o tensione, perché faccio fatica a spiegarmi come una condizione definita “cronica” possa variare così tanto in base a fattori apparentemente non correlati.
In questo contesto, mi chiedo se il PRL elevato possa avere un ruolo nei miei sintomi.
Infine, chiedo un parere generale su strategie alternative o complementari per la gestione della prostatite cronica, poiché questa condizione sta limitando in modo significativo la mia vita sociale e privata.
Ho sentito parlare, ad esempio, di fisioterapia del pavimento pelvico e mi domando se possa essere indicata nel mio caso, oppure se esistano approcci terapeutici più mirati o più adatti alla mia situazione specifica.
Ringrazio anticipatamente chi vorrà rispondermi e fornirmi un parere.
In fatto manca completamente una diagnosi di causa, effettuata anche correlando i diversi aspetti del suo organismo. Una influenza può anche essere solo un processo infiammatorio debilitante e senza base batterica o virale e in tale caso spiega perché altre sintomatologie "passino in secondo piano". Lei dice di gtire bene il suo stato di stress, ma evidentemente il suo organismo non la pensa così e infatti produce molta più prolattina del normale (i livelli di equilibrio sono tra 5 e 10 ng/ml) con lo scopo di abbattere le funzioni non indispensabili (quali quella genitale, peraltro non valutata), sempre che non assuma farmaci che inducono a secrezione di prolattina. Ovviamente tale dato va inquadrato nel contesto cardio-vascolare, metabolico-ossidatiov, nutrizionale, ormonale e immunitario... altri fatti mai valutati... mi sembra. Possibile che lo stato pelvico-prostatico sia interessato da congestione infiammatoria, correlata al suo stato di squilibrio complessivo su cui a nulla serve l'alfa-litico (mittoval) che anzi rischia solo di incrementare i problemi. Occorre quibndi rimettere ordine nella comprensione del suo quadro e serve un ottimo andrologo che riprenda quanto ha svolto, ma che poi esgua i dovuti esami genitali (ecografia doppler pelvico-prostatica e testicolare, analisi base dello sperma, coltura differenziale del secreto prostatico estratto e dell’urina) e generali (stato epato-metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale, immunitario, cardio-coronarico-vascolare, fisico e stressogeno, microbiota intestinale), con gli indici derivati. Senza trascurare o minimizzare il rapporto prepuzio/glande. La attenta interpretazione dei dati consentirà di attivare la utile strategia terapeutica.
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Penso che bisogna fare una diagnosi più precisa con una cistoscopia ed eventuale esame urodinamico successivo
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