Buonasera, mio marito 51 anni è affetto da schizofrenia paranoide , come terapia da alcuni anni, dop
Buonasera, mio marito 51 anni è affetto da schizofrenia paranoide , come terapia da alcuni anni, dopo avere provato svariati farmaci, sta assumendo Risperdal 4 mg al dì ma le condizioni non sono delle migliori, persistono le paranoie soprattutto, è il caso di cambiare terapia? Lo psichiatra che lo segue non ritiene di effettuare modifiche. Mio marito è affetto anche da discinesia tardiva e diabete, è insulinodipendente 4 iniezioni al giorno. Grazie per l’attenzione.
5 risposte
il risperidone è un buon farmaco, ne esistono di meglio tollerati ma spesso meno incisivi sulle idee deliranti o le angosce psicotiche. Nella schizofrenia resistente si può valutare la clozapina, farmaco meglio tollerato sul profilo di eps ma estremamente delicato e che necessita di uno stretto monitoraggio clinico con controllo ecg ed ematochimico.
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Se effettua già terapia specifica per le discinesie tardive (Akineton, Disipal, Madopar, peraltro più specifico per il Morbo di Parkinson) è opportuno iniziare trattamento con Clozapina
Se dopo diversi anni di trattamento il quadro clinico è rimasto sostanzialmente invariato ed il paziente ha sviluppato effetti collaterali, effettivamente potrebbe aver senso tentare una modifica della terapia. La schizofrenia, purtroppo, è una patologia complicata ma per cui esistono diversi trattamenti.
Sarebbe opportuno sapere che farmaco prende per la discinesia tardiva, o se si tratta di discinesie semplici, diciamo. 4 mg di risperdal sono una dose minima per un paziente psicotico, c e sempre da valutare altri farmaci per esempio la clozapina
Comprendo quanto sia difficile vedere che i sintomi persistono nonostante la cura. Risperdal può aiutare molto, ma non sempre è sufficiente da solo: in casi con discinesia tardiva e diabete come quello di suo marito, è possibile valutare altre opzioni terapeutiche più specifiche e moderne. È corretto mantenere un dialogo costante con lo psichiatra per aggiornare la terapia alle necessità reali della persona, non rassegnarsi a una qualità di vita limitata. Anche dopo anni di cure, ci sono margini per migliorare.
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