Buonasera,ho effettuato a dicembre radiofrequenza pulsata sacroiliaca bilaterale sotto guida ecograf
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Buonasera,ho effettuato a dicembre radiofrequenza pulsata sacroiliaca bilaterale sotto guida ecografica in ambulatorio,un ago a destra poi a sinistra.
A distanza di neanche due mesi mi è tornato un forte dolore a sinistra,dolore simile a sciatica che mi impedisce di camminare(ho piccole protrusioni che non dovrebbero dare fastidio ).
Possibile che la radiofrequenza non abbia funzionato? È precisa sotto guida ecografica?ho letto che viene effettuata anche sotto guida radiologica.non so più cosa fare
A distanza di neanche due mesi mi è tornato un forte dolore a sinistra,dolore simile a sciatica che mi impedisce di camminare(ho piccole protrusioni che non dovrebbero dare fastidio ).
Possibile che la radiofrequenza non abbia funzionato? È precisa sotto guida ecografica?ho letto che viene effettuata anche sotto guida radiologica.non so più cosa fare
Gentile paziente, sicuramente la radiofrequenza sotto brillanza (RX) è più precisa ma è comunque necessario ripetere la visita per capire se il dolore sia imputabile alla sacroileite o sia di diversa origine.
Cordialmente, dott.ssa Grutta.
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La guida ecografica nella sacroiliaca è precisa. La radiofrequenza non sempre è risolutiva e spesso dopo qualche mese il problema si ripresenta.
Buonasera, comprendo perfettamente il suo senso di smarrimento: quando ci si sottopone a una procedura mini-invasiva come la radiofrequenza, l'aspettativa di un sollievo duraturo è alta, e veder tornare un dolore così invalidante dopo soli due mesi è frustrante. Come specialista che si occupa quotidianamente di terapia del dolore e medicina funzionale, vorrei aiutarla a fare chiarezza su quanto accaduto, partendo dal presupposto che la radiofrequenza pulsata non è un "interruttore" che spegne il dolore per sempre, ma una tecnica di neuromodulazione che mira a "educare" il nervo a inviare meno segnali dolorosi.
Il fatto che il dolore sia tornato con caratteristiche simili a una sciatica, e che sia localizzato prevalentemente a sinistra, ci suggerisce che la diagnosi iniziale potrebbe richiedere un ulteriore approfondimento. Il dolore all'articolazione sacroiliaca può infatti mimare molto bene una sciatica, ma è vero anche il contrario: a volte piccole protrusioni, che sembrano silenti, possono infiammare la radice nervosa in modo più importante di quanto appaia dalle immagini. Inoltre, la radiofrequenza pulsata agisce sull'infiammazione del nervo ma non rimuove l'eventuale causa meccanica o biochimica che continua a stimolarlo. Se l'ambiente intorno all'articolazione è fortemente infiammato — un aspetto che in medicina funzionale curiamo con molta attenzione guardando allo stato sistemico del paziente — l'effetto del trattamento può esaurirsi più velocemente del previsto.
Per quanto riguarda la sua domanda tecnica sulla guida ecografica rispetto a quella radiologica, entriamo in un campo molto dibattuto. L'ecografia è uno strumento eccellente perché ci permette di vedere i tessuti molli e i vasi sanguigni in tempo reale senza esporla a radiazioni, ed è estremamente precisa nelle mani di un operatore esperto. Tuttavia, la guida radiologica (fluoroscopia) rimane per molti il "gold standard" per la sacroiliaca perché consente di iniettare un mezzo di contrasto che conferma con assoluta certezza che il farmaco o l'energia della radiofrequenza si stiano distribuendo esattamente all'interno dello spazio articolare o attorno ai rami nervosi corretti. Non significa che l'ecografia non sia valida, ma che in casi complessi o di recidiva precoce, un approccio sotto guida radiologica potrebbe offrire una precisione millimetrica superiore per escludere errori di posizionamento.
Cosa può fare ora? Il mio consiglio è di non rassegnarsi al dolore ma di richiedere una rivalutazione clinica approfondita. Potrebbe essere utile eseguire un "blocco diagnostico" testando, con una piccola quantità di anestetico locale, se il dolore scompare spegnendo temporaneamente la sacroiliaca o se invece la fonte è un'altra. Parallelamente, da un punto di vista funzionale, dovremmo chiederci cosa stia alimentando questa infiammazione così persistente: a volte correggere lo stato ossidativo o il drenaggio tissutale può fare la differenza tra una radiofrequenza che dura due mesi e una che ne dura dodici. Non perda la fiducia, spesso si tratta solo di affinare la mira terapeutica e l'approccio biochimico al suo problema.
Il fatto che il dolore sia tornato con caratteristiche simili a una sciatica, e che sia localizzato prevalentemente a sinistra, ci suggerisce che la diagnosi iniziale potrebbe richiedere un ulteriore approfondimento. Il dolore all'articolazione sacroiliaca può infatti mimare molto bene una sciatica, ma è vero anche il contrario: a volte piccole protrusioni, che sembrano silenti, possono infiammare la radice nervosa in modo più importante di quanto appaia dalle immagini. Inoltre, la radiofrequenza pulsata agisce sull'infiammazione del nervo ma non rimuove l'eventuale causa meccanica o biochimica che continua a stimolarlo. Se l'ambiente intorno all'articolazione è fortemente infiammato — un aspetto che in medicina funzionale curiamo con molta attenzione guardando allo stato sistemico del paziente — l'effetto del trattamento può esaurirsi più velocemente del previsto.
Per quanto riguarda la sua domanda tecnica sulla guida ecografica rispetto a quella radiologica, entriamo in un campo molto dibattuto. L'ecografia è uno strumento eccellente perché ci permette di vedere i tessuti molli e i vasi sanguigni in tempo reale senza esporla a radiazioni, ed è estremamente precisa nelle mani di un operatore esperto. Tuttavia, la guida radiologica (fluoroscopia) rimane per molti il "gold standard" per la sacroiliaca perché consente di iniettare un mezzo di contrasto che conferma con assoluta certezza che il farmaco o l'energia della radiofrequenza si stiano distribuendo esattamente all'interno dello spazio articolare o attorno ai rami nervosi corretti. Non significa che l'ecografia non sia valida, ma che in casi complessi o di recidiva precoce, un approccio sotto guida radiologica potrebbe offrire una precisione millimetrica superiore per escludere errori di posizionamento.
Cosa può fare ora? Il mio consiglio è di non rassegnarsi al dolore ma di richiedere una rivalutazione clinica approfondita. Potrebbe essere utile eseguire un "blocco diagnostico" testando, con una piccola quantità di anestetico locale, se il dolore scompare spegnendo temporaneamente la sacroiliaca o se invece la fonte è un'altra. Parallelamente, da un punto di vista funzionale, dovremmo chiederci cosa stia alimentando questa infiammazione così persistente: a volte correggere lo stato ossidativo o il drenaggio tissutale può fare la differenza tra una radiofrequenza che dura due mesi e una che ne dura dodici. Non perda la fiducia, spesso si tratta solo di affinare la mira terapeutica e l'approccio biochimico al suo problema.
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