Buonasera Ho 47 anni dopo 3 aghi aspirati e 4 biopsie in loco e mi hanno diagnosticato una lesione
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Buonasera
Ho 47 anni dopo 3 aghi aspirati e 4 biopsie in loco e mi hanno diagnosticato una lesione di 7mm b3 con proposta di asportazione tramite un magnete impiantato.Considerate che ho anche silicone.
Il mio dubbio è perche non mi fanno l operazione lo stesso giorno?
Grazie per celere risposta
Ho 47 anni dopo 3 aghi aspirati e 4 biopsie in loco e mi hanno diagnosticato una lesione di 7mm b3 con proposta di asportazione tramite un magnete impiantato.Considerate che ho anche silicone.
Il mio dubbio è perche non mi fanno l operazione lo stesso giorno?
Grazie per celere risposta
Scusi... ma si è dimenticato di dirci a quale organo si riferisce e che caratteristiche ha la lesione in questione, oltre a dove sia il silicone impiantato.
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Buongiorno.
Le segnalo innanzitutto che io sono specialista in Anestesiologia, Terapia Intensiva, Rianimazione e Terapia del Dolore, dunque questa domanda è poco di mia pertinenza specifica (andrebbe indirizzata a oncologi e chirurghi generali e/o plastici), ma penso di poterle rispondere ugualmente. Premesso ciò, la proposta di intervenire ad escissione (asportazione) della lesione da lei descritta risulta perfettamente in accordo con le ultime Linee Guida in materia di diagnostica e trattamento di patologia mammaria oncologica (EUSOMA, NHSBSP, SIAPEC-IAP 2023). La modalità di intervento dipende dall'aggressività (stabilita secondo diversi criteri specifici che per semplicità non riporto) del tessuto costituente la lesione. In soldoni, un B3 indica una lesione di significato incerto o a rischio di malignità secondo il sistema B1-B5 (NHS Breast Screening Programme/EUSOMA), ma rimane una definizione istologica e non descrive il dettaglio citologico. In termini più semplici, si immagini come se stessero descrivendo una macchia di unto su un tessuto, dicendo quanto brutta "appare" nel suo insieme, ma ciò non dà informazioni specifiche circa le singole "particelle" di unto. Se queste sono caustiche o corrosive, per esempio, il tessuto a contatto viene danneggiato gravemente e addirittura la lesione potrebbe estendersi ulteriormente (si immagini l'effetto della soda caustica..!), quindi la soluzione migliore sarebbe di eliminare tutta la porzione di tessuto entrata in contatto e magari anche i margini che sembrano puliti, ma nel dubbio di dover poi eliminare tutto il capo meglio allargare il taglio. Nel nostro esempio, il tessuto della lesione nel suo insieme ci dice che il comportamento è potenzialmente molto "cattivo", ma se non ho altri elementi non posso dire quanto siano aggressive le cellule (particelle di unto/sostanza chimica riversata sul capo di vestiario) che costituiscono la lesione. Per meglio capire a che tipo di chirurgia andrà incontro nello specifico avrei bisogno di sapere se vi siano atipie cellulari (indice di maggiore aggressività- termine non tecnicamente preciso, ma per semplificare a noi va benissimo). La lesione è comunque < 15 mm per cui nel contesto è ragionevole pensare che andranno incontro a una escissione chirurgica marcata con- nel suo caso- magnete. Si tratta di una tecnica minimamente invasiva che consente di individuare la lesione in modo precisissimo senza utilizzo di radiazioni ionizzanti (es radiografia/fluoroscopia/altro) e con un accesso chirurgico di dimensioni estremamente ridotte.
Nel suo caso, essendo presenti anche protesi mammarie la cautela deve essere massima e l'approccio mininvasivo è l'ideale anche per non rischiare di lesionare e dover eventualmente sostituire prematuramente suddette protesi.
Per rispondere nello specifico alla sua domanda, secondo il protocollo standard la marcatura con clip o marker magnetico si fa di default alcuni giorni prima dell'intervento, ciò per permettere organizzazione del blocco operatorio e conferma radiologica della sede. In altre strutture e solo se i percorsi sono già integrati e la pianificazione del blocco operatorio lo consente, la marcatura e l'intervento possono essere fatti lo stesso giorno.
Le segnalo innanzitutto che io sono specialista in Anestesiologia, Terapia Intensiva, Rianimazione e Terapia del Dolore, dunque questa domanda è poco di mia pertinenza specifica (andrebbe indirizzata a oncologi e chirurghi generali e/o plastici), ma penso di poterle rispondere ugualmente. Premesso ciò, la proposta di intervenire ad escissione (asportazione) della lesione da lei descritta risulta perfettamente in accordo con le ultime Linee Guida in materia di diagnostica e trattamento di patologia mammaria oncologica (EUSOMA, NHSBSP, SIAPEC-IAP 2023). La modalità di intervento dipende dall'aggressività (stabilita secondo diversi criteri specifici che per semplicità non riporto) del tessuto costituente la lesione. In soldoni, un B3 indica una lesione di significato incerto o a rischio di malignità secondo il sistema B1-B5 (NHS Breast Screening Programme/EUSOMA), ma rimane una definizione istologica e non descrive il dettaglio citologico. In termini più semplici, si immagini come se stessero descrivendo una macchia di unto su un tessuto, dicendo quanto brutta "appare" nel suo insieme, ma ciò non dà informazioni specifiche circa le singole "particelle" di unto. Se queste sono caustiche o corrosive, per esempio, il tessuto a contatto viene danneggiato gravemente e addirittura la lesione potrebbe estendersi ulteriormente (si immagini l'effetto della soda caustica..!), quindi la soluzione migliore sarebbe di eliminare tutta la porzione di tessuto entrata in contatto e magari anche i margini che sembrano puliti, ma nel dubbio di dover poi eliminare tutto il capo meglio allargare il taglio. Nel nostro esempio, il tessuto della lesione nel suo insieme ci dice che il comportamento è potenzialmente molto "cattivo", ma se non ho altri elementi non posso dire quanto siano aggressive le cellule (particelle di unto/sostanza chimica riversata sul capo di vestiario) che costituiscono la lesione. Per meglio capire a che tipo di chirurgia andrà incontro nello specifico avrei bisogno di sapere se vi siano atipie cellulari (indice di maggiore aggressività- termine non tecnicamente preciso, ma per semplificare a noi va benissimo). La lesione è comunque < 15 mm per cui nel contesto è ragionevole pensare che andranno incontro a una escissione chirurgica marcata con- nel suo caso- magnete. Si tratta di una tecnica minimamente invasiva che consente di individuare la lesione in modo precisissimo senza utilizzo di radiazioni ionizzanti (es radiografia/fluoroscopia/altro) e con un accesso chirurgico di dimensioni estremamente ridotte.
Nel suo caso, essendo presenti anche protesi mammarie la cautela deve essere massima e l'approccio mininvasivo è l'ideale anche per non rischiare di lesionare e dover eventualmente sostituire prematuramente suddette protesi.
Per rispondere nello specifico alla sua domanda, secondo il protocollo standard la marcatura con clip o marker magnetico si fa di default alcuni giorni prima dell'intervento, ciò per permettere organizzazione del blocco operatorio e conferma radiologica della sede. In altre strutture e solo se i percorsi sono già integrati e la pianificazione del blocco operatorio lo consente, la marcatura e l'intervento possono essere fatti lo stesso giorno.
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