buonasera dottori, sono un ragazzo di quasi 33 anni. soffro di insonnia da ormai un anno e mezzo
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risposte
buonasera dottori,
sono un ragazzo di quasi 33 anni.
soffro di insonnia da ormai un anno e mezzo. è iniziata contestualmente a un trasferimento in un'altra città - già subito dalla prima notte lì, sono iniziati i risvegli notturni. non ci avevo dato troppa importanza inizialmente ma i risvegli sono diventati cronici, con almeno un risveglio ogni notte e quindi ho iniziato a preoccuparmene.
il problema è andato intensificandosi quando qualche mese più tardi sono capitati episodi di sonno completamente assente fino alle cinque del mattino quando poi per qualche motivo riuscivo ad addormentarmi.
dopo qualche mese mi sono ritrasferito nella mia città natale e sono stato un po' a casa dei miei per capire se il problema sarebbe sparito ritornando in un ambiente familiare.
la fase dell'addormentamento è migliorata, praticamente a una certa ora crollo totalmente (eccetto qualche raro episodio) ma i risvegli notturni sono ormai una costante di ogni notte da un anno e mezzo a questa parte. non so se attribuire tutto all'ansia poiché ero emozionato all'idea di essermi trasferito, non spaventato - l'ansia è diventata centrale con i risvegli che si erano cronicizzati, ma mi viene difficile pensare che possa essere altro data la coincidenza.
anche svegliandomi così spesso, di giorni riesco ad essere produttivo, non ho sonnolenza, non sono stanco, riesco a fare tutto (lavorare, uscire, etc. forse perché anche con i risvegli riesco a dormire circa 6-7-8 ore a notte) ma sento comunque che qualcosa non va.
ci sono esami che posso provare a fare? cause organiche da non escludere (anche data, appunto, l'estrema coincidenza?)
ho provato delle gocce prese in farmacia che sono un mix di valeriana, escolizia e melissa ma anche a meno della dose minima mi mandano in apnea durante il sonno - credo siano troppo forti? posso provare con qualcosa di più leggero?
sono un ragazzo di quasi 33 anni.
soffro di insonnia da ormai un anno e mezzo. è iniziata contestualmente a un trasferimento in un'altra città - già subito dalla prima notte lì, sono iniziati i risvegli notturni. non ci avevo dato troppa importanza inizialmente ma i risvegli sono diventati cronici, con almeno un risveglio ogni notte e quindi ho iniziato a preoccuparmene.
il problema è andato intensificandosi quando qualche mese più tardi sono capitati episodi di sonno completamente assente fino alle cinque del mattino quando poi per qualche motivo riuscivo ad addormentarmi.
dopo qualche mese mi sono ritrasferito nella mia città natale e sono stato un po' a casa dei miei per capire se il problema sarebbe sparito ritornando in un ambiente familiare.
la fase dell'addormentamento è migliorata, praticamente a una certa ora crollo totalmente (eccetto qualche raro episodio) ma i risvegli notturni sono ormai una costante di ogni notte da un anno e mezzo a questa parte. non so se attribuire tutto all'ansia poiché ero emozionato all'idea di essermi trasferito, non spaventato - l'ansia è diventata centrale con i risvegli che si erano cronicizzati, ma mi viene difficile pensare che possa essere altro data la coincidenza.
anche svegliandomi così spesso, di giorni riesco ad essere produttivo, non ho sonnolenza, non sono stanco, riesco a fare tutto (lavorare, uscire, etc. forse perché anche con i risvegli riesco a dormire circa 6-7-8 ore a notte) ma sento comunque che qualcosa non va.
ci sono esami che posso provare a fare? cause organiche da non escludere (anche data, appunto, l'estrema coincidenza?)
ho provato delle gocce prese in farmacia che sono un mix di valeriana, escolizia e melissa ma anche a meno della dose minima mi mandano in apnea durante il sonno - credo siano troppo forti? posso provare con qualcosa di più leggero?
Gentile, la ringrazio per aver condiviso le sue difficoltà e comprendo quanto possa essere frustrante convivere con risvegli notturni da così tanto tempo. Da quanto descrive, è frequente che un cambiamento significativo (come un trasferimento) possa “innescare” un’alterazione del sonno che poi si mantiene nel tempo attraverso preoccupazione, controllo e aumento dell’attivazione notturna, anche quando di giorno si riesce a funzionare bene. Per prudenza, può essere utile confrontarsi con il medico curante per valutare se siano indicati controlli di base e, se presenti segnali specifici (russamento, pause respiratorie, risvegli con fame d’aria), anche un eventuale approfondimento presso un centro del sonno; vista la sensazione di apnea con i fitoterapici, eviterei l’autogestione e le suggerirei di parlarne con il medico prima di assumere altri prodotti. Sul piano psicologico, un percorso mirato per l’insonnia è spesso molto efficace nel ridurre l’iperattivazione e stabilizzare i risvegli. Se lo desidera, sono disponibile ad approfondire la sua situazione in seduta e a costruire insieme un piano di intervento personalizzato. Rimanendo a disposizione, le invio cordiali saluti. Dott. Ivan De Lucia
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Buonasera, provo a risponderle in modo diretto, sintetico e clinicamente fondato.
Il quadro che descrive sembra coerente con una insonnia da iper-attivazione appresa.
Il dato più importante, dal punto di vista clinico, è che lei funziona bene durante il giorno. Questo orienta verso un’alterazione della regolazione del sonno, non della sua quantità né della sua funzione biologica di base.
Il trasferimento ha verosimilmente agito come evento ad alta rilevanza adattativa. Anche un’emozione positiva può attivare i circuiti dello stress (asse ipotalamo-ipofisi-surrene e sistema noradrenergico). In alcuni soggetti questo è sufficiente a innescare i primi risvegli notturni. Quando poi l’attenzione si sposta sul sonno stesso, il sistema nervoso “impara” a mantenere una vigilanza residua notturna. A quel punto l’ansia non è più la causa, ma la conseguenza del disturbo.
Il fatto che oggi lei si addormenti facilmente ma si risvegli ogni notte può indicare una bassa soglia di arousal : il cervello fatica a mantenere il sonno profondo, pur senza perdere ore totali di riposo. È una condizione frequente, stabile, e soprattutto reversibile.
I prodotti da banco che ha provato agiscono sul sistema GABAergico. In alcune persone possono alterare la percezione del respiro durante il sonno.
Detto questo, è sempre appropriato confrontarsi con il medico curante per una valutazione complessiva e per escludere fattori medici scatenanti o concomitanti.
Un intervento di aiuto efficace, sul piano scientifico, potrebbe essere psico-neurofisiologico: lavorare sulla riduzione dell’iper-monitoraggio notturno, sul ripristino della fiducia nel sonno e sulla disattivazione del sistema di allerta.
In sintesi: sembra che lei dorma, ma il suo sistema nervoso non “lascia andare” completamente il sonno. E' un apprendimento. E ciò che è stato appreso può essere disappreso, con tempi e modalità adeguate.
Il quadro che descrive sembra coerente con una insonnia da iper-attivazione appresa.
Il dato più importante, dal punto di vista clinico, è che lei funziona bene durante il giorno. Questo orienta verso un’alterazione della regolazione del sonno, non della sua quantità né della sua funzione biologica di base.
Il trasferimento ha verosimilmente agito come evento ad alta rilevanza adattativa. Anche un’emozione positiva può attivare i circuiti dello stress (asse ipotalamo-ipofisi-surrene e sistema noradrenergico). In alcuni soggetti questo è sufficiente a innescare i primi risvegli notturni. Quando poi l’attenzione si sposta sul sonno stesso, il sistema nervoso “impara” a mantenere una vigilanza residua notturna. A quel punto l’ansia non è più la causa, ma la conseguenza del disturbo.
Il fatto che oggi lei si addormenti facilmente ma si risvegli ogni notte può indicare una bassa soglia di arousal : il cervello fatica a mantenere il sonno profondo, pur senza perdere ore totali di riposo. È una condizione frequente, stabile, e soprattutto reversibile.
I prodotti da banco che ha provato agiscono sul sistema GABAergico. In alcune persone possono alterare la percezione del respiro durante il sonno.
Detto questo, è sempre appropriato confrontarsi con il medico curante per una valutazione complessiva e per escludere fattori medici scatenanti o concomitanti.
Un intervento di aiuto efficace, sul piano scientifico, potrebbe essere psico-neurofisiologico: lavorare sulla riduzione dell’iper-monitoraggio notturno, sul ripristino della fiducia nel sonno e sulla disattivazione del sistema di allerta.
In sintesi: sembra che lei dorma, ma il suo sistema nervoso non “lascia andare” completamente il sonno. E' un apprendimento. E ciò che è stato appreso può essere disappreso, con tempi e modalità adeguate.
Salve,
quello che descrive sembra legato inizialmente a un cambiamento importante nell’ambiente e successivamente consolidato, con un pattern di risvegli notturni frequenti. È comprensibile che il trasferimento e l’adattamento abbiano scatenato una risposta fisiologica di attivazione che può essersi “cronicizzata” nel tempo, con un ruolo importante dell’ansia e della preoccupazione per il sonno stesso. Anche se lei non avverte sonnolenza diurna o calo funzionale, il risveglio frequente può comunque influire sulla qualità complessiva del sonno e sulla regolazione emotiva.
Riguardo le possibili cause organiche, di solito si valutano disturbi come apnea notturna, problemi tiroidei, disturbi respiratori o altre condizioni mediche che possono interferire con il sonno. Un medico di base o uno specialista del sonno può proporre esami di screening iniziali come analisi del sangue generali, tiroide, glicemia e, se necessario, un monitoraggio del sonno (polisonnografia o registrazioni domiciliari) per escludere problematiche organiche.
Per quanto riguarda gli integratori, se ha notato episodi di apnea con valeriana, escolzia o melissa, è prudente sospenderli e parlarne con il medico: la sensibilità individuale può rendere alcuni prodotti troppo attivi o interferire con la respirazione notturna. Esistono alternative più leggere, ma la scelta deve essere personalizzata, considerando il rischio di effetti collaterali.
Parallelamente, strategie comportamentali mirate al sonno, come mantenere orari regolari, evitare stimoli elettronici poco prima di coricarsi, tecniche di rilassamento e respirazione diaframmatica, possono aiutare a ridurre l’iperattivazione notturna. Un percorso psicologico basato su CBT per l’insonnia, mindfulness e gestione dell’ansia può risultare particolarmente efficace per interrompere il circolo vizioso dei risvegli e della preoccupazione notturna, oltre a migliorare il senso di controllo sul sonno.
Saluti, resto a disposizione.
quello che descrive sembra legato inizialmente a un cambiamento importante nell’ambiente e successivamente consolidato, con un pattern di risvegli notturni frequenti. È comprensibile che il trasferimento e l’adattamento abbiano scatenato una risposta fisiologica di attivazione che può essersi “cronicizzata” nel tempo, con un ruolo importante dell’ansia e della preoccupazione per il sonno stesso. Anche se lei non avverte sonnolenza diurna o calo funzionale, il risveglio frequente può comunque influire sulla qualità complessiva del sonno e sulla regolazione emotiva.
Riguardo le possibili cause organiche, di solito si valutano disturbi come apnea notturna, problemi tiroidei, disturbi respiratori o altre condizioni mediche che possono interferire con il sonno. Un medico di base o uno specialista del sonno può proporre esami di screening iniziali come analisi del sangue generali, tiroide, glicemia e, se necessario, un monitoraggio del sonno (polisonnografia o registrazioni domiciliari) per escludere problematiche organiche.
Per quanto riguarda gli integratori, se ha notato episodi di apnea con valeriana, escolzia o melissa, è prudente sospenderli e parlarne con il medico: la sensibilità individuale può rendere alcuni prodotti troppo attivi o interferire con la respirazione notturna. Esistono alternative più leggere, ma la scelta deve essere personalizzata, considerando il rischio di effetti collaterali.
Parallelamente, strategie comportamentali mirate al sonno, come mantenere orari regolari, evitare stimoli elettronici poco prima di coricarsi, tecniche di rilassamento e respirazione diaframmatica, possono aiutare a ridurre l’iperattivazione notturna. Un percorso psicologico basato su CBT per l’insonnia, mindfulness e gestione dell’ansia può risultare particolarmente efficace per interrompere il circolo vizioso dei risvegli e della preoccupazione notturna, oltre a migliorare il senso di controllo sul sonno.
Saluti, resto a disposizione.
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