Buon pomeriggio, mio marito e mio figlio hanno una diagnosi di psicosi nas condivisa. Mio figlio non

2 risposte
Buon pomeriggio, mio marito e mio figlio hanno una diagnosi di psicosi nas condivisa. Mio figlio nonostante la cura ha ancora allucinazioni uditive e deliri di onnipotenza e vuole avere successo ed essere ammirato da tutto il mondo.Io non sono un medico ma nas sta per non altrimenti specificato , la diagnosi è stata fatta a seguito di un tso di 7 giorni in cui sono stati separati fisicamente. A proposito devono essere separati fisicamente ? Perché l'uno alimenta l'altro.
Potrebbe essere una diagnosi non certa visto che mia suocera presenta tutti i tratti
della megalomania e visto che mio figlio ha una diagnosi da quando aveva 9 anni di
disturbo dello spettro autistico, ha difficoltà di relazioni . Le allucinazioni uditive sono comparse quando lui aveva 13 anni cioè 3 mesi dopo che io ,sua madre ,ho avuto dei carcinomi al seno. Può essere un trauma a provocare questo ? Una fuga dalla realtà o un modo di controllare una realtà così pesante? Sono entrambi seguiti dal Csm ,sono migliorati perché con la pandemia si sono isolati e avevano tutta una serie di fobie che sono rientrate .Però mio figlio continua ad avere allucinazioni uditive di tipo mistico e deliri ,il delirio è condiviso con il padre.
Dott.ssa Liliana Todini
Psichiatra, Psicoterapeuta
Roma
Salve,

la diagnosi di cui parla è coerente con la sintomatologia che descrive. E' possibile che i disturbi psicotici si presentino anche nelle persone che hanno disturbi dello spettro autistico. Il fatto che un familiare abbia dei tratti di megalomania, non esclude questo tipo di diagnosi. In genere nella psicosi condivisa, ridurre il contatto tra le persone che la condividono migliora le condizioni cliniche di almeno una delle due persone.

Spero di averle chiarito qualche dubbio
Buona serata

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Dr. Matteo Innocenti
Psichiatra, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Firenze
Buon pomeriggio, comprendo quanto la situazione possa essere impegnativa, soprattutto quando coinvolge più persone della stessa famiglia. In effetti quando si parla di “psicosi NAS” si intende semplicemente una forma che, in quel momento, non rientra perfettamente in una categoria diagnostica specifica, e questo non significa che la diagnosi sia definitiva o immutabile: spesso richiede osservazione nel tempo. È vero che, in alcuni casi, la presenza di un familiare con pensieri simili può alimentare le convinzioni dell’altro, ma anche questo va valutato nel contesto della storia personale e della fase clinica, non in modo automatico. La comparsa dei sintomi in concomitanza con eventi traumatici familiari è sicuramente un elemento da considerare, ma non permette da sola di spiegare il quadro: spesso i fattori sono molteplici (biologici, psicologici, relazionali) e richiedono una lettura complessiva, come immagino stiano facendo gli specialisti del servizio che li segue. Sono domande molto importanti e comprensibili, è positivo che abbia cercato informazioni e continui a confrontarsi con il team che li ha in cura, perché ogni caso ha una storia singolare e merita attenzione personalizzata. Un caro saluto.

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