28 Febbraio 2024 prendo due farmaci (al loro dosaggio più alto) contemporaneamente a stomaco vuoto o
28 Febbraio 2024 prendo due farmaci (al loro dosaggio più alto) contemporaneamente a stomaco vuoto ovvero tadalafil e dapoxetina. I farmaci li ho presi per provare ad avere una prestazione migliore ma non perchè avessi problemi biologici o di erezione. Dopo mezz'ora in macchina mi sento malissimo e inizio ad avere tutti gli effetti collaterali. Pronto soccorso 3 4 ore smaltisco i farmaci e torno a casa, il giorno dopo la sera torno a stare bene. Per 5 giorni poi sto bene come se nulla fosse mai successo. Al 6 giorno ( cioe il 6 di marzo) mi ritornano sintomi simili a quelli avuti quel giorno in cui ho preso i farmaci e da quel giorno fino ad oggi non sono piu tornato a stare bene soffrendo continuamente di sintomi. All'inizio mi sentivo spessissimo svenire per settimane ora questo sintomo si è risolto ma sono rimasti reflusso gastroesofageo (duodeno biliare per l'esattezza perche ho fatto gastroscopia) e sbandamenti continui. È possibile che questi farmaci hanno fatto un danno permanenente? Che ne pensate? Grazie a tutti.
2 risposte
Gentilissimo, Dal punto di vista prettamente farmacologico, le molecole da lei assunte contemporaneamente, ovvero il tadalafil e la dapoxetina, possiedono tempi di metabolizzazione e di smaltimento fisiologico ben definiti. Un singolo episodio di assunzione combinata e impropria viene infatti processato ed espulso in via definitiva dall'organismo nell'arco di pochissimi giorni, dinamica peraltro confermata dalla tempestiva e totale risoluzione clinica che lei stesso ha sperimentato dopo l'intervento in pronto soccorso. Risulterebbe pertanto clinicamente e biologicamente estremamente improbabile che una singola esposizione a questi principi attivi, per quanto mal tollerata a livello acuto, possa aver generato un danno d'organo permanente ai suoi tessuti o al suo apparato neurologico. Il lasso di tempo di cinque giorni di totale benessere, intercorso tra l'evento avverso e la repentina ricomparsa dei fastidi, costituisce un dato anamnestico di cruciale importanza. Questa specifica latenza temporale, unita alla natura dei sintomi residui come gli sbandamenti continui e le disfunzioni gastriche, suggerisce l'ipotesi che il suo sistema nervoso centrale sia rimasto "traumatizzato" dal grave spavento vissuto in quella circostanza. Uno stato di ipervigilanza e di allarme cronico, innescato dalla paura di aver compromesso irreparabilmente la propria salute, possiede infatti la reale capacità neurobiologica di somatizzare a livello gastrointestinale e di generare un senso di instabilità soggettiva costante. Per escludere tuttavia con assoluta rigorosità qualsiasi altra potenziale sovrapposizione organica e per disinnescare questo estenuante cortocircuito, le raccomanderei caldamente di programmare valutazioni specialistiche in presenza. Affidare l'attenta analisi di questa complessa sintomatologia a un colloquio diretto con uno psichiatra e, parallelamente, a un monitoraggio clinico continuo con il suo gastroenterologo, rappresenta un passaggio fondamentale per tutelare la sua salute a trecentosessanta gradi. Solamente uno studio clinico approfondito e di persona le consentirebbe di individuare l'esatta radice di questo prolungato malessere, permettendo di strutturare la strategia terapeutica più indicata per aiutarla a superare definitivamente lo spettro di quell'episodio e riappropriarsi in totale sicurezza della sua qualità di vita. Spero di aver chiarito i suoi dubbi, resto a disposizione per eventuali necessità. Cari saluti
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