2 Durante la scuola ero pienotto e, come ahimè succede, vittima di bullismo (prima body shaming e po

2 Durante la scuola ero pienotto e, come ahimè succede, vittima di bullismo (prima body shaming e poi di tipo omofobico). Quindi vissi il periodo dell'adolescenza e della prima giovinezza, cercando di essere il più magro possibile e, magari, anche accettabile dai pari. Presi pian piano a dimagrire e, durante l'università quando mi si vedevano le costole, mi resi conto di pensare un po' troppo all'opportunità di saltare i pasti e quel pensiero, come un campanello d'allarme, mi fece capire il tunnel in cui stavo per entrare. Quindi mi rilassai e, fortunatamente, smisi di pensare a dimagrire (l'anoressia era un fenomeno che conoscevo bene, grazie alla scuola). Riuscii a superare quel momento, poiché parallelamente cominciavo a conoscere la mia sessualità e ad accettarla. Sono omosessuale, felice e orgoglioso di esserlo (attualmente: coming out fatto e, per fortuna, tutto è andato bene e la famiglia mi ha supportato, sono anche unito civilmente). In quel periodo accettai la mia omosessualità e assecondai la necessità di prendere peso. Ingrassai non poco, passando in brevissimo tempo da 70kg a 105kg).

3 risposte


Grazie per aver condiviso una parte così significativa della tua storia. Hai affrontato sfide molto importanti con grande consapevolezza; per continuare a comprendere e gestire al meglio il rapporto con il cibo, il corpo e le esperienze vissute, ti incoraggio a proseguire il confronto con un professionista della salute mentale, che potrà offrirti un supporto adeguato e personalizzato. Un abbraccio

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salve, consiglio una psicoterapia


Salve, la ringrazio per aver aggiunto questo importante passaggio della sua storia. Quello che racconta mostra quanto il rapporto con il corpo possa essere profondamente intrecciato con le esperienze vissute, lo sguardo degli altri e il percorso di costruzione della propria identità. È significativo il passaggio dal tentativo di modificare il corpo per essere accettato e proteggersi dal giudizio, alla possibilità di riconoscersi e accogliere parti importanti di sé. L'esperienza del bullismo, infatti, può lasciare tracce profonde nel modo in cui percepiamo noi stessi e il nostro corpo, anche molti anni dopo. Mi sembra altrettanto importante sottolineare la consapevolezza che ha mostrato quando si è accorto che il controllo del peso stava diventando troppo rigido: riconoscere quel campanello d'allarme e interrompere quel percorso è stato un gesto di cura verso di sé. Il suo racconto sembra parlare non solo di peso, ma di appartenenza, accettazione e libertà di poter essere se stessi. Un eventuale percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a esplorare come queste diverse parti della sua storia si siano intrecciate, mantenendo uno sguardo accogliente e privo di giudizio. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.

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