Domande del paziente (33)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Buonasera,
    la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza.
    Da come descrive i sintomi, è possibile che questi sbandamenti siano legati all’ansia. Quando il corpo è in uno stato di allerta prolungato... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Salve,
    quello che descrive è un cambiamento che può avere più cause insieme. Da un lato alcuni farmaci, come Sertralina o Mirtazapina, e anche terapie antipertensive come Lobivon, possono incidere sulla... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    grazie per aver condiviso una parte così importante della tua esperienza.
    Da come descrive, sembra che qualcosa si sia incrinato non tanto per un singolo evento, ma nel passaggio tra un... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    grazie per aver condiviso la sua esperienza.
    Da come lo racconta, sembra che dopo un periodo intenso qualcosa del suo modo di sentirsi nel mondo stia cambiando: non tanto nei fatti della... Altro


    Io prendo effexor da 180 la sprichiatra del CSM alla prima visita mi a segnato questo anche perché per dormire mi era stato dato 10 anni fa il rinotril 40 gocce prima di andare a dormire e 20 di lormetezapan, (e sono risulta al depakin che mi fa un effetto che no fa aumentare la rabbia e la forza mi fa alzare un frigorifero pieno con due motori e poter rimetterlo apposto mi da una forza sovrumana che con un calcio mi fa scappare una parente con i doppi mettono non mi fa sentire dolore e poi passa la parte fi paranoiai tutto mi spaventa che mi sento inn ierivolo e finché non mi arrabbio di nuovo panni fino al esterno per il terrore e salto al minimo scricchiolio dei mobili o di ciò che sento e piangere ora e poi mi arrangio e divento io pericolosa e forte da stritokare la mano a chi mi saluta o mi si rompono bicchieri in mano quel farmaco che mi ha dato la psichiatra può farmi lo stesso effetto ? Visto che era la prima visita e andava di corsa che da un ora e arrivata in ritardi 30 minuti è doveva vedere un paziente per lei 18 e dei miei problemi non mi ha fatto spiegare cosa mi angoscia

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Salve,
    da quello che descrive si percepisce quanto alcune esperienze con i farmaci siano state intense e anche spaventanti per Lei, ed è comprensibile che questo generi timore rispetto alla nuova terapia con Effexor.
    In generale, ogni farmaco può avere effetti diversi da persona a persona, ma ciò che racconta rispetto al Depakin non è qualcosa che dovrebbe essere trascurato e merita di essere riportato con chiarezza allo specialista.
    Allo stesso tempo, si sente anche il bisogno di essere ascoltata con più attenzione, soprattutto rispetto a ciò che La angoscia: questo è un aspetto molto importante, perché la terapia non è solo il farmaco ma anche lo spazio per comprendere quello che sta vivendo.
    Può essere utile provare a riportare queste esperienze in modo dettagliato alla psichiatra, oppure valutare un secondo confronto se non si è sentita accolta.
    Accanto a questo, uno spazio psicologico può aiutarla a dare senso a queste sensazioni di paura, tensione e cambiamento, senza doverle affrontare da sola.

    Resto a disposizione


    Buonasera,
    Sto passando un periodo di stress che sfogo in ansia/attacchi di panico. Ho due bimbi di 10 mesi e due anni. Sono anche anemica (ripeterò a breve analisi compreso tsh) . Soffro da sempre di reflusso e cardias incontinente. Ho spesso fastidi allo stomaco e al petto/ dietro la schiena alta e sono spesso stanca.. il che ovviamente mi fa andare in panico e così il cerchio continua. È un cane che si morde la coda che non so come risolvere. (Oggi ho iniziato terapia per reflusso e ferro) . A gennaio ho fatto visita cardiologica+ecg risultati nella norma, il mio medico di base mi ha visitato due giorni fa e cuore e torace risultano nella norma. Ho sempre paura che sia il cuore e mi faccio venire l'ansia da sola... mi date un parere? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Buonasera,
    grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo.
    Da come lo descrive, sembra che si sia creato un circolo in cui le sensazioni fisiche (stanchezza, fastidi allo stomaco e al petto) attivano paura e preoccupazione, che a loro volta aumentano l’ansia e amplificano ancora di più i sintomi.
    Il fatto che abbia già effettuato controlli cardiologici con esito nella norma è un elemento importante e rassicurante.
    In momenti di forte stress, soprattutto con ritmi intensi come quelli che sta vivendo, corpo e mente tendono a influenzarsi reciprocamente: il sistema nervoso si attiva, il corpo diventa più sensibile (ad esempio a livello gastrointestinale o muscolare) e le sensazioni possono essere percepite come più intense e preoccupanti.
    Può aiutarla, oltre a proseguire con le cure mediche già iniziate, iniziare gradualmente a non interpretare ogni segnale corporeo come pericoloso, ma come parte di uno stato di attivazione che può essere compreso e regolato nel tempo.
    Se questo circolo continua, un percorso psicoterapeutico può aiutarla a interromperlo e a ritrovare maggiore tranquillità nel rapporto con il suo corpo.

    Resto a disposizione


    Mia figlia soffre di ossessioni paura di parole fa le azioni in modo sequenziale e se non fatte in modo sequenziale diventa nervosa. Non vuole prebndere farmaci per una ragione precisa. Può fare come terapia psicanalisi, la aiuterebbe? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    grazie per aver condiviso la situazione di sua figlia.
    Da come descrive questi comportamenti sembra che sua figlia stia cercando di gestire una tensione interna attraverso modalità che, nel tempo, diventano rigide e difficili da interrompere.
    Il fatto che non voglia assumere farmaci è una posizione che può essere accolta e compresa, ma è importante che ci sia comunque un confronto aperto con uno specialista. Il rapporto con lo psichiatra, quando presente, non riguarda solo la prescrizione, ma anche uno spazio di valutazione e monitoraggio, utile per orientare al meglio il percorso.
    Un intervento psicoterapeutico può essere molto utile: può aiutarla a comprendere cosa sta vivendo, ridurre l’ansia che sostiene questi meccanismi e ritrovare maggiore libertà nelle azioni quotidiane.
    In questi casi può essere prezioso anche un supporto ai genitori, per comprendere come accompagnarla al meglio e come gestire le situazioni quotidiane senza rinforzare involontariamente il disagio.

    Per quanto riguarda la psicoanalisi, può essere una strada possibile, ma è importante che il percorso sia adeguato alla sua età e al tipo di difficoltà, valutando insieme a un professionista quale approccio sia più indicato.
    Un primo passo utile può essere una valutazione psicologica, che permetta di costruire un intervento integrato e su misura.

    Resto a disposizione


    Salve dottori, vorrei esporvi una questione a non riesco ancora a passarci sopra o comunque a risolvere, nonostante vado da 6 sedute da un professionista, ma non ho ancora trovato risposte se non il fatto di sentire ciò che sento ma non riuscendo ancora a capire I miei sentimenti o bisogni ecco...il punto è che da qualche mese mi sono lasciata con una persona piu grande di 20 anni circa (io ne ho 25), per vari motivi, con lui ci continuiamo a vedere e sentire ogni tanto, a volte capita anche che succede qualcosa tra di noi, però ecco è difficile distaccarmi da lui perché mi dispiace, ci tengo, e dall'altra diciamo che c'è un amico con cui mi sono frequentata qualche anno fa prima del mio ex e con cui mi sono sempre sfogata e mi ha sempre capito e ascoltato quando gli parlavo dei problemi con il mio ex, mi sono sempre trovata bene a parlare, scherzare ecc, in questo ultimo periodo mi è sembrato di iniziare a provare qualcosa, ma è sempre rimasta un amicizia anche da parte sua, ci siamo visti poi qualche settimana fa (perché siamo a distanza) e diciamo è successo qualche bacio..il problema è che non so come mi sento, perché ad esempio non mi sento di riuscire a tornare con il mio ex nonostante lui mi voglia ancora, mi dica di tornare insieme e insista, ci stia male ed è come se mi facesse sentire in colpa e io non riesco, forse anche perché non provo quello che provavo prima, allo stesso tempo non mi sento di poter stare insieme a questo amico perché non lo so, non mi sento di provare un cosi forte sentimento per lui, ma allo stesso tempo vorrei rivederlo, ma comunque proverei un dispiacere per l'altro/senso di colpa..proverei dispiacere per entrambe le parti, inoltre in terapia c'era stata una seduta in cui ho rappresentato due cerchi pensando alla persona ma sono risultati distanziati e non mi aspettavo questo..per entrambe le persone però..non so cosa fare, mi dispiace per tutti e due..ora questo amico vorrebbe un distacco da me perché so che comunque prova qualcosa e sa che io non ci starei, ma non so che fare, come comportarmi, vorrei rivederlo, ma non so come distaccarmi e se farlo dal mio ex..dovrei forse stare da sola e poi forse capirò qualcosa? non so come muovermi..

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    la ringrazio per aver condiviso la sua situazione.
    Da come la descrive, sembra che si trovi in un momento in cui più che trovare una risposta giusta, sia difficile stare dentro a ciò che sente: da una parte il legame con il suo ex, con tutto il senso di responsabilità che porta con sé, dall’altra questo rapporto più recente, che apre qualcosa ma non ha una direzione ancora chiara.
    In mezzo, emerge proprio questa fatica a riconoscere fino in fondo i suoi bisogni e a dare un nome a ciò che prova, insieme al timore di far soffrire qualcuno.
    Come primo obiettivo non è tanto sapere subito cosa fare, ma riuscire a fermarsi e ascoltare con più calma ciò che accade dentro di sé, senza forzarsi a prendere una posizione che non vive come propria.
    Il fatto che lei stia già portando questi vissuti in terapia è molto importante: può essere utile darsi il tempo di esplorarli ancora, anche partendo proprio da questa sensazione di essere “tra due”, senza ancora una direzione definita.
    L’eventuale bisogno di prendere un po’ di distanza, più che come una decisione definitiva, può essere visto come uno spazio temporaneo per provare a sentire meglio sé stessa, al di là delle richieste e delle aspettative degli altri.
    Se lo desidera, può continuare a lavorare su questi aspetti anche in uno spazio di ascolto dedicato, che le permetta di chiarire gradualmente ciò che sente e ciò che desidera davvero.

    Resto a disposizione


    salve, scrivo per parlare brevemente di un disagio parecchio invasivo, non è chissà che dramma, ma mi reca fastidio.
    ho delle fantasie erotiche riguardo i tradimenti dei miei partner, non so perché questa cosa accada, ovviamente nella realtà mi farebbe schifo, ma nel momento d eccitazione non riesco a provare piacere se non pensando ad un tradimento, anche durante i rapporti spesso.
    ci sono modi per cercare di evitare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Salve
    grazie per aver condiviso qualcosa di così personale.
    Quello che descrive può creare disagio, ma non è così insolito.
    Più che cercare di eliminarle, può essere utile fermarsi a osservare cosa succede dentro di lei in quei momenti e che ruolo hanno quelle fantasie nel suo modo di vivere il piacere.
    Se sente che questo la limita o la blocca, un percorso psicoterapeutico può aiutarla a comprenderlo meglio e a vivere la sessualità in modo più libero.

    Resto a disposizione


    Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    grazie per aver condiviso la sua esperienza.
    Da come lo descrive, sembra che la perdita di alcune abitudini che le facevano bene, insieme a un momento familiare delicato, abbiano riattivato l’ansia.
    In questi casi, il “vuoto” nella giornata può diventare difficile da sostenere e portarla a cercare sollievo uscendo o stando con qualcuno.
    Più che tornare a prima, può essere utile ripartire da piccoli passi concreti: provare a reinserire gradualmente attività che le davano stabilità, riorganizzare le sue mattine con qualcosa di definito e dedicarsi a spazi per sé.
    Il fatto che in passato sia stata meglio è un segnale importante.
    Se sente che da sola è difficile, un percorso psicoterapeutico può aiutarla a orientarsi e a trovare un nuovo equilibrio.

    Resto a disposizione


    Domande su Insonnia

    Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. Diciamo che ho sempre avuto difficoltà a prendere sonno e alcune volte a mantenerlo, ma soprattutto a riuscire ad addormentarmi. Recentemente, circa 2-3 mesi fa, ho avuto una crisi d’ansia (non saprei come chiamarla) che mi ha portato a soffrire di insonnia pesante, a causa della quale per 2 settimane non ho chiuso occhio o comunque sono andata avanti a microsonni. La situazione era devastante, mi sembrava di impazzire, quindi ho sentito il medico e mi ha prescritto circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (potevo usarlo anche nel corso della giornata per 3 volte in quantità 5 gocce). Per fortuna ho superato questa crisi, ma ho continuato a usare il lexotan (ne prendo in genere 10 gocce prima di dormire) anche combinandolo con un po’ di melatonina in camomilla (meno di 1 grammo) perché comunque il mio sonno rimane quello che è, cioè veramente difficoltoso. Dopo questo preambolo, aggiungo il mio problema principale: il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.

    Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.

    Grazie per le eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    grazie per aver descritto così chiaramente quello che sta vivendo.
    Da come descrive, sembra che il suo sonno sia molto sensibile dopo il periodo di forte ansia. Il corpo può rimanere in uno stato di attivazione che rende il sonno leggero, frammentato e ricco di sogni intensi.
    È importante però non modificare autonomamente il dosaggio dei farmaci e confrontarsi con il medico che li ha prescritti, così da gestirli in modo sicuro e adeguato.
    Allo stesso tempo, può essere utile provare a dare un senso a ciò che sta vivendo: più che eliminare i sintomi, comprendere cosa esprimono può aiutarla a ridurre gradualmente l’attivazione interna. Anche i sogni e gli incubi possono essere un modo con cui il corpo e la mente esprimono e rielaborano ciò che è stato vissuto, e lavorarci in modo guidato può aiutare a ridurne l’intensità e il disagio.
    Se questa difficoltà persiste, un percorso psicoterapeutico può accompagnarla in questo processo e favorire un sonno più stabile e ristoratore.

    Resto a disposizione


    Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. 2/3 mesi fa ho attraversato una sorta di crisi di ansia a seguito della quale ho sentito il medico che mi ha dato circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (anche 3 volte al giorno per 5 gocce). Ho superato questa crisi ma continuo ad avere problemi.
    il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.

    Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.

    Grazie per le eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    deve essere davvero faticoso affrontare notti così poco riposanti.
    Da come lo descrive, sembra che il suo corpo sia ancora un in allerta dopo il periodo di ansia che ha attraversato, e questo può influenzare molto il sonno, rendendolo leggero, frammentato e accompagnato da sogni intensi o disturbanti.
    La buona notizia è che non è una situazione rara e si può lavorare su questi aspetti.
    Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a ritrovare maggiore tranquillità interna e, di conseguenza, migliorare anche il sonno in modo graduale e stabile.
    Le consiglierei anche di non modificare da sola le dosi dei farmaci, ma di confrontarsi sempre con il suo medico.
    Se sente che può essere il momento giusto, una prima consulenza può aiutarla a capire meglio cosa sta succedendo e a trovare insieme un modo per tornare a dormire con più serenità.

    Resto a disposizione


    Vado da uno psicoterapeuta (anche psichiatra) da quando ho 19 anni, ora ne ho 33. All'inizio non uscivo di casa e mi coricavo alle 4 per poi alzarmi tardi, avevo molti pensieri e impiegavo tanto tempo per vestirmi perché pensavo.
    Ora continuo a non vedermi sciolto, certo non è come prima, ma le difficoltà nelle relazioni sono evidenti, la rigidità si vede anche quando mi muovo: cerco sempre di non far spostare i vestiti specialmente quando mi abbasso per esempio per prendere qualcosa.
    Anche il rimuginio si è ridotto, ma continua a non farmi stare sereno.
    All'ultimo appuntamento ho chiesto esplicitamente un piano operativo, degli esercizi pratici tra una seduta e l'altra.
    Il terapeuta dice che per la rigidità non c'è un esercizio ma una volontà di lasciar andare determinati pensieri.
    Poi ha fatto questo discorso: da un lato devo rispettare chi sono (di essere in un certo modo). La rigidità non la devo cambiare ma modellare perché non è sbagliata, mi aiuta a raggiungere degli obiettivi che le persone che non sono così rigide non riescono ad ottenere.
    Poi ha detto che molte volte ho perso occasioni per la mia rigidità e ha fatto un esempio: se esco con gli amici e vanno a ballare in discoteca e fanno le 3 di notte, ovviamente ho replicato che poi mi rovinerei il giorno dopo e dunque uscirei e me ne tornerei prima. Secondo lui potrei anche tornare all'una a casa, come se non riuscisse a rendersi conto che se mi corico tardi, anche solo una volta, il giorno dopo non riesco a fare niente, nemmeno andare in palestra.
    Non ho mai capito perché omologarmi possa farmi risolvere i miei problemi che mi hanno portato dallo psicoterapeuta.
    Ho come la sensazione che continuare con l'attuale terapeuta non potrà mai portarmi ad un cambiamento perché mi viene chiesto ciò che è impossibile.
    Non capisco cosa devo fare per cambiare quella che definisco rigidità.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    Quello che descrive come “rigidità” può essere letto non come un difetto da eliminare, ma come una modalità con cui, nel tempo, ha organizzato la Sua esperienza per mantenere un senso di controllo e continuità. In una prospettiva fenomenologica, non si tratta tanto di cambiarla direttamente, quanto di comprendere come si manifesta nel Suo vissuto (nel corpo, nei pensieri, nelle situazioni) e quale funzione ha per Lei.
    Il lavoro terapeutico non è quindi “omologarla” a fare ciò che sente impossibile, ma ampliare gradualmente il Suo margine di esperienza: introdurre piccole variazioni tollerabili e osservare, in modo più aperto, cosa accade quando non segue rigidamente le Sue regole.
    La Sua richiesta di indicazioni pratiche è legittima, ma queste hanno senso se inserite in un lavoro di consapevolezza dell’esperienza, non solo come esercizi da eseguire. Le suggerisco di portare in seduta anche il senso di non essere compreso: è parte centrale del processo terapeutico.
    Il cambiamento, in questa direzione, non avviene per imposizione, ma attraverso una progressiva trasformazione del modo in cui vive e abita le Sue esperienze.

    Resto a disposizione


    Salve , mia figlia 7 anni mangia solo pasta bianca, carne e pollo.niente frutta niente verdure niente legumi. Ho provato in tutti i modi niente non assaggia se insisto vomita. Come posso approcciarmi a lei per stimolarla ad assaggiare qualcosa? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Salve,

    quello che descrive è abbastanza comune nei bambini: spesso non è “capriccio”, ma una vera difficoltà ad accettare certi sapori o consistenze. Se viene forzata, può reagire con chiusura o addirittura con il vomito, proprio perché lo vive come qualcosa di sgradevole.
    Di solito aiuta non insistere troppo, ma permetterle di avvicinarsi ai cibi nuovi con i suoi tempi, anche solo vedendoli o toccandoli, senza obbligo di assaggio.
    Col tempo, questo può renderli meno “estranei”.
    Se però la situazione resta molto limitata, può essere utile un confronto con uno specialista dell’età evolutiva.

    Resto a disposizione


    Salve ho iniziato da poco una terapia di tipo schema therapy con l'obiettivo di uscire dai miei schemi psicologici radicali dopo aver affrontato CCT, soffro di umore tendente al basso con stati depressivi ed ansia generalizzata, difficolta a socializzare,autostima bassa, mancanza di motivazione, procrastinazione, ecc. Vorrei però provare ad iniziare un percorso
    parallelo di trattamento di adhd con un altro/a terapeuta, perchè la mancanza di motivazione mi sta creando gravi ripercussioni. La mia attuale terapeuta non si occupa di adhd. Ma non so neanche, se i miei gravi problemi motivazionali siano legati al disturbo adhd o come conseguenza di anni ed anni di montagne russe di stati emotivi. Ho effettuato già in passato un test adhd, ma non ho potuto avere la conferma di disturbo, perché né io né i miei parenti hanno ricordi precisi sulla mia prima infanzia, perciò il test(ufficiale) è risultato poter corrispondere alla diagnosi di adhd senza però conferma definitiva. Non mi interessa nenache avere conferma, ma curare il sintomo, vorrei che qualcuno mi aiutasse a migliorare la motivazione e intraprendere un percorso di costanza. È possibile che il disturbo motivazionale sia solo conseguenza di stati depressivi e quindi riuscirei ad uscirne anche solo con la schema therapy oppure avrei bisogno di un trattamento specifico? E se si, al trattamento di adhd specifico, potrei fare due psicoterapie contemporaneamente e che tipo di psicoterapia per adhd? Grazie per la vostra risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    La ringrazio per la condivisione della sua esperienza.
    Non esiste un percorso perfetto, ma esiste la relazione terapeutica come luogo di trasformazione. La Sua attuale sfiducia e il dubbio sull'ADHD non sono ostacoli al lavoro, ma il materiale più prezioso da portare in seduta.
    Invece di frammentare la cura con un secondo percorso, porti questa urgenza e il senso di stallo alla sua attuale terapeuta. Lavorare sulla sfiducia nel "qui ed ora" della stanza di terapia è l'unico modo per capire se la demotivazione sia un tratto neurobiologico o l'esito dei suoi schemi difensivi.
    Solo attraversando questa crisi all'interno della terapia in corso potrà scoprire potenzialità che oggi la sofferenza le impedisce di vedere.
    Sente di poter tradurre questa sua urgenza di risposte in una domanda diretta alla Sua terapeuta nel prossimo incontro?

    Resto a disposizione
    Saluti


    Salve, sono un ragazzo di 27 anni che circa un anno fa gli hanno diagnosticato "una possibile ADHD prevalentemente sulla sfera attentiva". Il centro è nella lista consigliati dall'AIFA quindi sono piuttosto certo che sia un buon centro. Il fatto è che la mia storia clinica è molto complessa e quindi credo che non se la sono sentiti di sbilanciarsi troppo. Ho rifiutato la terapia medica perchè per la mia situazione clinica complessa gli effetti collaterali del farmaco potrebbero portare a problemi grossi. Il mio grosso problema da anni è che non riesco ad essere costante nello studio per l'università. A Settembre 2025 ho rinunciato agli studi ma ho intenzione di riprenderli. Negli anni ho provato tantissimi approcci psicoterapeutici diversi come cognitivo comportamentale, strategica integrata, breve strategica, post razionalista, cognitivo costruttivista, breve focale integrata senza grossi risultati per il problema citato in precedenza. Sono una persona molto consapevole di come funziono grazie anche a tutte le terapie provate negli anni ma gli insight non sono bastati per portare un vero e proprio cambiamento in me. Il problema credo che sia stratificato su più livelli:
    1) ADHD
    2) l'attrito dell'iniziare l'attività dello studiare è veramente grosso
    3) se nella cosa che sto studiando non ci trovo una utilità subito il mio cervello inizia a fumare
    4) Spesso provo tanta frustrazione mentre studio e per non provare più questa sensazione smetto di studiare
    5) ho sviluppato negli anni meccanismi di difesa molto raffinati
    6) Essere costante nello studio e cioè studiare con una certa continuità è molto difficile per me

    Ho bisogno del vostro aiuto per capire quale possa essere il miglior percorso per me per risolvere questo problema che sento perchè sono molto in difficoltà.

    grazie

    G.T.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    La ringrazio per aver condiviso con tale lucidità e coraggio il senso di scacco che sta vivendo. Quelli che lei definisce 'meccanismi di difesa raffinati' sono stati, finora, il modo necessario in cui ha cercato di proteggersi.
    In questa fase di profonda difficoltà, la invito a riflettere su quali siano le sue reali priorità attuali: non solo in termini di prestazione, ma come persona che aspira a un modo diverso di abitare la propria quotidianità.
    Esistono professionisti pronti ad accogliere il suo vissuto senza giudizio, per aiutarla a integrare questa sofferenza e a non arrendersi. Oltre il blocco che avverte, abitano potenzialità e risorse di cui forse non ha ancora consapevolezza, ma che attendono solo lo spazio relazionale corretto per poter finalmente emergere.

    Resto a disposizione
    Saluti


    Salve a tutti, ho un dubbio su come muovermi. Ho un fratello di quasi 21 anni, che è nato con un cuore uno ventricolare destro, ha subito vari interventi nel corso degli anni. Questa sua condizione ha influenzato enormemente il suo stile di vita e oggi a 21 si ritrova isolato per scelta sua, non lavora, ha lasciato gli studi a metà per cui non ha neanche un diploma, sta chiuso in casa tutti i giorni tutto il giorno a giocare al pc, ha iniziato da dopo il covid a soffrire di attacchi di ansia e/o panico. Lui non si rende conto di questa sua condizione e ha un umore molto altalenante, che influenza molto anche lo stile di vita di tutti noi familiari. Non sappiamo come comportarci, ho provato più volte a convincerlo a intraprendere almeno un percorso di psicoterapia per cercare di modificare alcune sue condizioni ma lui non ha forza di volontà e nè di iniziativa. Stavo pensando di prenotare una prima visita con un esperto ma non saprei neanche bene a chi rivolgermi se a uno psicologo o a uno psichiatra, tant’è che non saprei neanche quale approccio potrebbe andare bene per lui. È anche molto molto testardo e convincerlo è veramente difficile ma noi in casa non viviamo più a causa di questa sua condizione mentale. Spero che qualcuno mi possa dare qualche suggerimento in più, grazie a chi risponderà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente, è chiaro che suo fratello sta usando l’isolamento come uno scudo protettivo.
    Gli proponga di fare il primo passo insieme, non come paziente e accompagnatore, ma come due fratelli che cercano una bussola
    Gli garantisca che, dopo quel primo incontro, sarete voi due a valutare con calma se seguire i consigli ricevuti o se rivolgersi a strutture più specifiche come lo psichiatra o il CSM. Mettersi in gioco in prima persona, offrendo la propria presenza costante, è spesso l'unico modo per vincere la resistenza di chi si sente troppo stanco per chiedere aiuto da solo

    Resto a disposizione
    Saluti


    Salve sono la nonna paterna di una bimba di 30 mesi che da sempre mi adora e profondamente amo!, al punto che quando insieme preferisce un rapporto esclusivo con me preferendomi in quei momenti ai genitori e questo provoca gelosie da perte di mio figlio , la cosa mi mette profondamente a disagio poiché’ mi fa sentire di troppo ! Questo di contro non avviene con la nonna materna con la quale è costretta a stare dopo l’asilo nido . Ultimamente a scuola presenta un po’ di aggressività’ , potrebbe esserci correlazione con il tipo di rapporti con i nonni , premesso che ha ottimi rapporti genitoriali ed e’ figlia unica come mio figlio d’altronde.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    Si sente quanto amore c’è nel rapporto con sua nipote, e anche quanto la ferisca sentirsi a volte “di troppo”. A 30 mesi preferire a tratti una figura, essere possessivi o mostrare qualche comportamento aggressivo può rientrare in passaggi normali della crescita, quindi non leggerei subito un legame diretto con i rapporti con i nonni.
    Forse più che preoccuparsi di questo, può essere utile guardare a cosa questa situazione muove in lei. Per esempio chiedersi come vivere questo legame così bello con sua nipote senza sentirsi in colpa per la gelosia di suo figlio. Questo può essere un piccolo lavoro interiore importante.
    Il punto forse non è ridurre la vicinanza con la bambina, ma stare dentro questo affetto con più serenità, senza viverlo come una competizione tra adulti. I bambini sentono molto il clima emotivo intorno a loro, e la cosa più preziosa è che questo amore possa essere vissuto con tranquillità.
    Resto a disposizione


    Ho 29 anni e mi sento una fallita. Nessun aspetto della mia vita sta andando come speravo. Non sono riuscita ancora a laurearmi perché ogni qualvolta io debba preparare un esame e mi trovi a dover approcciare lo studio vengo letteralmente assalita da un'ansia micidiale e inarrestabile. Avrei dovuto avere il coraggio di rinunciare agli studi già da qualche anno ma al tempo stesso, se avessi preso questa decisione, avrei pensato di aver perso sia tempo che soldi e la paura di deludere i miei genitori è stata più forte, anche se per loro non avrebbe importato niente, solo la mia felicità. Non ho ancora un lavoro stabile perché da una parte ho procrastinato a causa dello studio e poi perché ho paura di dovermi accontentare di un lavoro che non mi appaghi o che non mi faccia sentire all’altezza e, ciliegina sulla torta, il mio ragazzo mi ha lasciata dopo 10 anni perché già da qualche anno sarebbe voluto andare a convivere per “scappare” da una situazione familiare complicata (premetto che lui sarebbe potuto andare intanto a vivere da solo avendo un lavoro a tempo indeterminato e ben retribuito) ma non lavorando non avrei potuto ancora assecondarlo in questo passo e sostiene che non abbia fatto abbastanza per cambiare questa situazione e in qualche modo a “salvarlo” facendomi sentire sbagliata e la causa della nostra rottura, anche se gli ho espresso più volte che anch’io sentivo questo desiderio, tanto che stavo mandando curriculum su curriculum per trovare un qualsiasi lavoro… forse avrei dovuto farlo prima per fargli capire che era davvero la persona con cui immaginavo il mio futuro, ma avrei voluto da parte sua un po’ più di comprensione e di sostenimento. Non ho mai avuto un briciolo di autostima, anzi, ho sempre denigrato me stessa e le mie capacità, e mi sento costantemente inadeguata e frustrata, non riesco a capire cosa fare per prendere davvero in mano la mia vita. Sono davvero stanca di tutto questo perché, non avendo mai avuto il coraggio di andare da un* psicolog*, non so cosa mi stia succedendo, qualcuno potrebbe aiutarmi a vederci più chiaro? Grazie mille!

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    dalle sue parole non arriva l’immagine di una “fallita”, ma di una persona che sembra vivere da tempo una forte esperienza di blocco, attraversata da ansia, autosvalutazione e senso di inadeguatezza. Colpisce come descriva di sentirsi “assalita da un’ansia micidiale e inarrestabile” proprio quando si avvicina agli esami: quasi come se il movimento verso ciò che desidera si accompagni automaticamente a paralisi e ritiro. Questo, fenomenologicamente, fa pensare più alla paura del fallimento e del giudizio che a mancanza di capacità.
    Anche nel lavoro e nella relazione sembra emergere un tema ricorrente: il timore di “non essere all’altezza”, di “accontentarsi”, di deludere, fino a sentirsi responsabile perfino della rottura. Come se lo sguardo su di sé passasse soprattutto attraverso colpa e insufficienza.
    E sì, il pensiero di rivolgersi a uno psicologo potrebbe avere molto senso, proprio per dare spazio e comprensione a questo vissuto che porta da sola da tanto. Non tanto per “aggiustare” qualcosa che non va, ma per comprendere più a fondo cosa le succede quando prova a muoversi verso ciò che desidera.
    Resto a disposizione

    Saluti


    Figlia quasi 16 enne, mai avuto dubbi sul suo orientamento sessuale, almeno così sembrava. Ha sempre avuto interesse per i maschi, coetanei. Da un po' di tempo è "attaccata" ad un'amica, a cui anche io voglio bene, che è lesbica. Mia figlia dice di essere innamorata di lei. La cosa mi ha spiazzato. Parto dal presupposto che non giudico e sono favorevole a tutte le forme di amore, ma dico che mi ha spiazzato perché non avrei mai sospettato una cosa del genere non avendo mai visto atteggiamenti che potessero farlo pensare. Secondo voi, è possibile che sia infatuazione? Non so come spiegarmi meglio. Le ragazze stanno sempre insieme, ogni cosa che fanno se lo comunicano telefonicamente. Ho il sospetto che mia figlia sia confusa tra affetto amichevole e amore. La mia è una ragazza che, se vuole bene a qualcuno, si focalizza solo su quella persona. Faccio una domanda che può sembrare cattiva e cruda, ma non lo è.
    L'essere lesbica, le è scaturita stando sempre a contatto con l'amica? Perché so che i gay, comunque, sanno già da sempre dentro di sé cosa gli piace e cosa no. Ho parlato con lei a cuore aperto dicendo che a me importa solo della sua felicità. Non la giudico e sa che da parte mia c'è sempre il massimo sostegno.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Rosa Russiello

    Gentile utente,
    più che chiedersi se sia “solo infatuazione”, o se l’amica abbia influenzato sua figlia (l’orientamento non nasce per contatto), forse può essere utile spostare l’attenzione su cosa questa scoperta muove in lei come madre. Lo spiazzamento è comprensibile, e può diventare uno spazio di ascolto, non di interpretazione.
    In adolescenza sentimenti intensi, legami molto esclusivi e ricerca di sé possono intrecciarsi, senza dover definire tutto subito. Che sia amore, esplorazione o un’infatuazione, forse oggi conta più chiedersi: come posso restare presente e accogliente mentre mia figlia si comprende?
    A volte il lavoro più importante è coltivare una relazione in cui lei possa scoprirlo sentendosi libera e sostenuta


Domande più frequenti

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