Domande del paziente (55)

    Gentilissimi Dottori, volevo chiedervi un parere circa una problematica: circa quattro mesi fa a questa parte, d’improvviso, dopo accumulamento di stress, tensioni, problemi, nel momento in cui mi sto per addormentare, quando spengo la Tv, c’è silenzio assoluto, inizio a percepire quelle che in medicina dovrebbero chiamarsi acufeni complessi oppure MES/Pareidolia Uditiva (tuttavia mi sembra più corretto parlare di allucinazioni ipnagogiche/ipnopompiche), percezione di “sentire” o reinterpretare dentro la testa frammenti di parole a caso, rumore…
    Ora se fosse solo per questi due episodi, di addormentamento e di risveglio (poiché mi sveglio anche con questo stesso problema)… ho un sintomo che anche durante la giornata somiglia molto: sempre o nel silenzio o in presenza di rumori/ronzii/suoni bianchi ho sempre quella sensazione amplificata di pareidolia. Dopo questo episodio sono iniziato ad avere ansia e sto da un mesetto seguendo un percorso di psicoterapia. Mi potrebbe aiutare a mettere in ordine questi sintomi, da cosa potrebbe dipendere? Stress/ansia somatizzata? Io sono anche di mio molto ansioso e iper controllo il mio stato di salute. Ho fatto una visita neurologica e psichiatrica (per scrupolo) e nessuno dei due era preoccupato per i sintomi in sé, oppure altro tipo di problematiche? Insomma basta un minimo suono in un momento che percepisco un suono/parola familiare. Ripeto lo psichiatra e il neurologo non erano sospettosi. Da quattro mesi la sintomatologia sembra essere la stessa, ma di conseguenza ci sono stati momenti di ansia, preoccupazione, fatica a riposare.
    Saluti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Gentile utente, quello che descrive può essere molto angosciante da vivere, soprattutto in persone con una forte attenzione ai segnali corporei e uno stato d’ansia elevato. Da come racconta i sintomi, e considerando anche le valutazioni neurologica e psichiatrica già effettuate, sembrerebbe più compatibile con fenomeni legati a iperarousal ansioso, stress protratto, alterazioni del sonno e meccanismi percettivi accentuati nei momenti di silenzio o ipervigilanza, piuttosto che con quadri psicotici strutturati.
    Le esperienze ipnagogiche/ipnopompiche e i fenomeni di pareidolia uditiva possono comparire anche in soggetti senza patologie psichiatriche gravi, soprattutto in periodi di forte stress, insonnia, affaticamento mentale o intensa auto-osservazione. Il fatto che la sintomatologia sia stabile da mesi, senza deterioramento del contatto con la realtà, e che gli specialisti consultati non abbiano rilevato elementi di particolare allarme è un dato rassicurante.
    Sta facendo bene a intraprendere un percorso psicoterapeutico. Probabilmente in questo momento il lavoro più importante è ridurre il livello di allerta costante verso il sintomo, perché più l’attenzione si focalizza sui fenomeni percettivi, più questi tendono ad amplificarsi e diventare invasivi nella quotidianità. In caso di persistenza o peggioramento, può comunque essere utile mantenere un monitoraggio specialistico nel tempo.


    Ciao stavo per avere una domanda ho un basso livello dı zucchero nel sangue che non è stato dıvıso da me per 2 mesi il medico mı ha dato la medıcına ma non mı e passata e molto ıngıusto stanco mı sento sempre affamato non e ho mai abbastanza ho paura dı pensare a queste cose stress e non riesco a dormire ma fa cosi male la testa non voglio uscire dı casa

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buongiorno, i sintomi che descrive meritano attenzione sia dal punto di vista medico internistico, sia dal punto di vista psicologico/psichiatrico perché una condizione di stress/ansia protratta può amplificare molto la percezione del malessere fisico e può portare a insonnia, isolamento e pensieri continui legati alla salute. Le consiglio di non affrontare tutto da solo e di effettuare una valutazione specialistica mirata per inquadrare meglio la situazione. Un caro saluto.


    Lolanzapina da sospensione crea ansia irritabilità disturbo d'umore pensieri ossessivi rimuginamenti aggressività disturbo del sonno evitamento tremore

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    La sospensione dell’olanzapina, soprattutto se rapida o dopo trattamenti prolungati, in alcune persone può associarsi a sintomi come ansia, insonnia, irritabilità, agitazione, tremori o riacutizzazione di pensieri ossessivi e rimuginazione. Tuttavia è importante distinguere ciò che può essere legato alla sospensione del farmaco da una possibile riemersione del quadro clinico di base.
    Per questo motivo modifiche o sospensioni della terapia dovrebbero sempre essere monitorate dallo specialista, valutando tempi, dosaggi e sintomi comparsi. Se il disagio è significativo o sta peggiorando, è opportuno effettuare una rivalutazione clinica senza gestire la situazione autonomamente.


    Salve, sono donna e ho 33 anni, sono in cura da otto anni con una psicoterapeuta e da cinque con uno psichiatra, ho iniziato la terapia con Zarelis, Tolep e Neuleptil( poi passato ad Aripiprazolo e infine al Rxulti). La terapia mi ha letteralmente salvato la vita e migliorato la qualità della stessa. Negli ultimi tre anni abbiamo scalato lo Zarelis da 225 mg a 37,5mg (da Aprile 2026) mentre il Tolep lo abbiamo completamente sospeso a Settembre 2025( senza nessun effetto collaterale, praticamente non me ne sono accorta). Il Rxulti invece il mio psichiatra lo mantiene invariato a 2mg e non lo vuole toccare( anche se dice che potremmo con il tempo valutare di abbassarlo a 1mg). La mia domanda e preoccupazione che non trovano risposta nel mio psichiatra che vedo molto riluttante a rispondere è se potrò mai sospendere del tutto il Rxulti o se è un farmaco talmente forte che me lo porterò a vita. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Salve, comprendo la sua preoccupazione, soprattutto dopo un percorso terapeutico così lungo e importante. Da quello che racconta, negli anni c’è stato un netto miglioramento clinico e anche una progressiva riduzione della terapia, e questo è già un dato molto positivo.
    Il Rxulti non è un farmaco “forte” nel senso in cui spesso le persone lo immaginano, ma è uno strumento terapeutico che probabilmente il suo psichiatra ritiene ancora utile per mantenere il suo equilibrio clinico. Il fatto che abbia già ipotizzato in futuro una riduzione da 2 mg a 1 mg fa pensare che la situazione venga monitorata con gradualità e prudenza, non che sia una terapia immutabile.
    Provi a pensare a come avviene per altre condizioni croniche come ipertensione o diabete: a volte le terapie vengono mantenute per lunghi periodi, altre volte ridotte o modificate nel tempo in base alla stabilità della persona. In psichiatria spesso facciamo qualcosa di simile, cercando il miglior equilibrio possibile tra benessere, prevenzione delle ricadute e qualità della vita.
    La cosa più importante è che ogni eventuale modifica venga fatta con gradualità e monitoraggio specialistico, senza avere l’idea che assumere una terapia significhi “essere definiti” da quella terapia o dalla diagnosi. Un caro saluto.


    salve io assumo ezequa insieme quietapina ed alloccorrenza alprazolam ma lo stress da lavoro è enomrme ed il mio psichiatra dell'Usl nn risponde e nnn riceve quasi mai. nn avendo possibilità economiche mi ricolgo a voi per un aiuto grazie, sto assumendo la mattina i 5 tipi di magnesio e poi ho comprato aswaganda ma mi ha fatto un effetto strano pertanto ho sospeso , è un effetto psicologico o è andato in contratsto con ezequa? gra zie di cuore della risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Salve, prodotti “naturali” come l’ashwagandha non sono sempre neutri. In alcune persone possono aumentare sedazione, agitazione, sensazione di confusione o dare effetti soggettivi strani, soprattutto in periodi di forte stress o stanchezza mentale o se associati a psicofarmaci.
    Da quello che descrive non sembra una reazione grave, ma ha fatto bene a sospenderla se si è sentita peggio. Più che un vero “contrasto” con Ezequa, può esserci stata una sensibilità individuale o un effetto amplificato dalla situazione di stress che sta vivendo.
    Anche il fatto di assumere molti integratori insieme può rendere più difficile capire cosa le fa realmente bene e cosa no. Il magnesio in genere è meglio tollerato, ma eviterei aggiunte "fai-da-te" continue senza un confronto medico.
    Dal suo messaggio emerge soprattutto un livello di stress lavorativo molto elevato che probabilmente in questo momento sta incidendo parecchio anche sul suo equilibrio psicofisico. Se riesce, provi a parlarne nuovamente con il suo specialista o con il medico curante, senza sentirsi “debole” per questo. Un Caro saluto.


    Buonasera sono la mamma di un ragazzo di 21 anni con ADHD, disturbo oppositivo provocatorio,e disturbo ossessivo compulsivo.Purtroppo mio figlio non si vuole curare,ed è aggressivo e a tratti violento con me che sono invalida all' 80 per cento e anche con mio marito.Ho anche un altra figlia di 19 anni che ha una vita normale,e non ce la fa più,ho preso una casa in affitto con mia figlia, anche per farla stare più tranquilla e per proteggere anche me stessa perché mio figlio è pericoloso per me.Mio marito si sta prendendo lui cura di mio figlio,ma non ce la fa più neanche lui .Come dobbiamo fare .Noi vogliamo nominare un amministratore di sostegno.Facciamo bene,ho preso la decisione giusta di allontanarmi?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buonasera, da quello che descrive emerge una situazione di forte sofferenza familiare che non dovrebbe essere gestita da soli, soprattutto se sono presenti aggressività, comportamenti violenti e paura per la propria sicurezza. Proteggere sé stessa e sua figlia non significa “abbandonare” suo figlio, ma riconoscere un limite umano e la necessità di tutelare tutti i componenti della famiglia.
    L’amministrazione di sostegno può essere uno strumento utile in alcuni casi, ma prima ancora credo sia importante che vostro figlio venga rivalutato in un contesto specialistico strutturato, soprattutto se rifiuta le cure e il funzionamento familiare è diventato così compromesso. Situazioni di questo tipo richiedono spesso una presa in carico multidisciplinare e un supporto anche ai familiari, che tendono a vivere per anni in uno stato di allerta e logoramento emotivo.
    Ha fatto bene a chiedere aiuto e a non minimizzare la situazione. Quando in una famiglia entra la paura, è importante intervenire in modo serio e protetto, senza aspettare che le cose peggiorino ulteriormente. Un caro saluto.


    Buonasera dottori faccio questo post perchè vorrei porvi una domanda io sto assumendo oramai da ben 15 anni il daparox che mi è stato dato dal mio medico di famiglia... solo che da un periodo non so se dovuto al farmaco oppure perchè passo quasi tutta la giornata al pc per lavoro mi sento come confuso, cioè quando faccio qualcosa è come se non mi riesco a concentrare al 100% oppure dopo che sono stato al pc ed esco fuori è come se mi sento disorientato... vorrei capire mi devo preoccupare di questa cosa?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buonasera, sintomi come confusione, difficoltà di concentrazione o sensazione di “disorientamento” possono avere diverse cause e non necessariamente dipendono direttamente dal farmaco, soprattutto dopo molti anni di terapia stabile. Anche stress prolungato, affaticamento mentale, molte ore al PC, qualità del sonno o livelli elevati di ansia possono incidere molto su attenzione e percezione mentale.
    Detto questo, se questi sintomi sono comparsi o peggiorati nell’ultimo periodo, il consiglio è di effettuare una rivalutazione clinica, senza sospendere autonomamente la terapia, per capire se si tratti di un effetto collaterale, di un periodo di sovraccarico psicofisico o di qualcosa che meriti ulteriori approfondimenti. Un caro saluto.


    Buongiorno a tutti,
    sto vivendo un periodo molto difficile: dopo un incidente soffro di una forte derealizzazione e di un’ansia intensa, soprattutto quando devo uscire di casa. Mi sento spesso senza energie.

    Allo stesso tempo, però, ho paura di rivolgermi a uno specialista e di iniziare una terapia farmacologica, sia per il timore degli effetti collaterali sia per la paura di ingrassare, dato che in passato ho sofferto di un disturbo del comportamento alimentare. Che ne pensate? Potrebbe aiutare solo la piscoterapia? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buongiorno, quello che descrive dopo un evento traumatico come un incidente può succedere più spesso di quanto si pensi: derealizzazione, ansia intensa, sensazione di distacco dalla realtà, paura di uscire e forte stanchezza mentale sono sintomi che meritano attenzione, ma non significano automaticamente “stare impazzendo”.

    Capisco anche la paura verso i farmaci, soprattutto avendo avuto un disturbo del comportamento alimentare. È una preoccupazione che molte persone portano in visita ed è importante parlarne apertamente con lo specialista, senza sentirsi giudicati. Va anche detto che non tutti i percorsi prevedono necessariamente una terapia farmacologica immediata o obbligatoria: in alcuni casi la psicoterapia può essere molto utile, soprattutto se c’è una buona capacità di lavorare sui sintomi e sul trauma vissuto.

    La valutazione psichiatrica, inoltre, non serve solo a “dare medicine”, ma anche a capire insieme quale sia il percorso più adatto, rispettando la storia, le paure e la sensibilità della persona. A volte già sentirsi compresi e avere un inquadramento corretto riduce molta dell’angoscia che si accumula intorno ai sintomi. Un caro saluto.


    Buongiorno Dottori,
    soffro di disturbo d'ansia e pensieri ossessivi/ intrusivi,in cura con Zoloft è possibile che dopo il ciclo io possa stare peggio? Ho avuto il ciclo il 29 Aprile 2026 ad oggi sto male, ansia pensieri ossessivi intrusivi? Grazie per i vostri pareri.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buongiorno, sì, in alcune donne le oscillazioni ormonali durante il ciclo possono influenzare anche sintomi ansiosi, pensieri ossessivi, sensibilità emotiva e percezione dello stress, anche se si è già in terapia con farmaci come lo Zoloft.
    Molte persone notano periodi del mese in cui i sintomi tendono temporaneamente ad accentuarsi, senza che questo significhi necessariamente che la terapia non stia funzionando. Tenere traccia della comparsa dei sintomi in relazione al ciclo può essere utile da riferire allo specialista.
    Se questi peggioramenti diventano molto intensi o invalidanti, può comunque essere utile una rivalutazione clinica per capire meglio il legame tra assetto ormonale, ansia e andamento dei sintomi ossessivi.


    Buongiorno Dottori, soffro di disturbi d'ansia con pensieri ossessivi intrusivi, in cura con Zoloft, è possibile che 8 giorni dopo il ciclo io possa sperimentare l'aumento dei sintomi e dei pensieri?
    Grazie Dottori

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buongiorno, sì, in alcune donne le oscillazioni ormonali durante il ciclo possono influenzare anche sintomi ansiosi, pensieri ossessivi, sensibilità emotiva e percezione dello stress, anche se si è già in terapia con farmaci come lo Zoloft.

    Molte persone notano periodi del mese in cui i sintomi tendono temporaneamente ad accentuarsi, senza che questo significhi necessariamente che la terapia non stia funzionando. Tenere traccia della comparsa dei sintomi in relazione al ciclo può essere utile da riferire allo specialista.

    Se questi peggioramenti diventano molto intensi o invalidanti, può comunque essere utile una rivalutazione clinica per capire meglio il legame tra assetto ormonale, ansia e andamento dei sintomi ossessivi. Un caro saluto


    Oggetto:Buongiorno sono il Sig Roberto di Torino e volevo fare una domanda sugli psicofarmaci che sto prendendo

    buongiorno sono il sig Roberto di Torino volevo fare una domanda sugli psicofarmaci che sto prendendo da più di 12 anni. Allora spiego tutto: io ho sempre preso da prescrizione del mio csm.: tavor al mattino compesse. poi la sera prima di dormire dopo tutta la giornata prendo tavor di nuovo poi la duloxetina( cymbalta) capsula poi prendo compressa di quietapina ( seroquel) e poi taloifen goccie goccie come da prescrizione e poi mi addormento. e fino qui tutto bene.Ma ultimamente al risveglio il mio panico è diventato insostenibile ( Prima ne ho sempre avuto ma non così!) perché sto attraversando un periodo stressante.Allora per istinto da piu di 1 mese ho cominciato appena sveglio a riprendere tutti i farmaci della sera tavor ,poi talofen gocce,seroquel , poi di nuovo cymbalta ecc ecc.in preda al panico e dopo un po' il panico sparisce e mi riaddomento per altre 4 ore.e quando mi sveglio non ho più panico per tutta la giornata e poi riprendo il ciclo prima di dormire. è vero che il " trucco" funziona ma così facendo prendo 2 volte i farmaci anziché una volta sola la sera..e che mi potrebbe succedere? a lungo andare? cosa rischio? un intossicazione? o cose letali? o altro di peggio?rassicuratemi vi prego! o non succede nulla? premetto che finora non sto male non ho disturbi di nessun tipo.So che la terapia non è corretta ma è rischiosa? da 10 anni prendo il talofen e il resto e li reggo bene. comunque per ora il mio csm non mi ha saputo dare risposte esaurienti se voi esperti potreste darmi una risposta vi ringrazio! sono molto preoccupato! e se rischio cose gravi.Al momento non riesco a scalarli perché mi sono abituato e non riesco a farne a meno.quando sarà ditemi poi come posso scalarli senza troppi traumi e/ o panico forte.Grazie! so che forse mi rispoderete si rivolga al suo csm ma come ho detto per oranon mi danno risposte esaurienti.Quindi vi prego datemi una risposta Voi esperti almeno se ciò che sto facendo non è una cosa grave o pericolosa nell' immediato.Grazie! spero che non rischio grosso( morte, intossicazioni o qualcosa di grave) anche perché nell' immediato non riesco a scalarli! Grazie! attendo fiducioso una vostra risposta In fede il Sig Roberto di Torino.Grazie ancora!

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Gentile Roberto, capisco che il panico al risveglio la stia portando a cercare un sollievo immediato, ma riprendere autonomamente tutta la terapia della sera non è una modalità corretta né sicura da mantenere nel tempo.
    Nell’immediato non sta descrivendo sintomi che facciano pensare a un’intossicazione acuta grave, ma assumere doppie dosi di farmaci sedativi può aumentare il rischio di eccessiva sedazione, rallentamento, confusione, cadute, aumento della tolleranza e maggiore dipendenza dalla terapia.
    Il fatto che il panico migliori dopo la riassunzione dei farmaci indica però anche un’altra cosa importante: probabilmente in questo momento il suo equilibrio terapeutico va rivalutato. Un po’ come succede con diabete o pressione alta, ci sono fasi della vita in cui la terapia va “aggiustata” in base ai sintomi e allo stress che la persona sta vivendo.
    Per questo le consiglio davvero di parlarne apertamente con lo specialista che la segue, spiegando esattamente quello che sta facendo senza paura di essere giudicato. Situazioni così non si risolvono togliendo o modificando tutto di colpo, ma con una riorganizzazione graduale e guidata della terapia. Un caro saluto.


    Io non so che fare possibile che al secondo mese di cura con zoloft brintellix e Depakin per un disturbo ossessivo compulsivo,io mi sento impassibile a ciò che mi circonda,nulla ha più senso senza emozioni un umore a pezzi una confusione mentale e pause come in una bolla chiunque mi parli nn riesco a guardare negli occhi e m blocco a parlare gliel'ho detto chiaramente al medico mi ha aumentato il dosaggio ma non so se sia la cura adatta m sento.scoraggiata e persa in qst momento faccio tutto con gran faticaa ma nn perché lo sento davvero....a volte mi sento bipolare a period d un umore altissimo ad altri come la mia vita potesse anche finire qui... Consigli?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Capisco il disagio che sta vivendo. In alcuni casi, soprattutto nelle prime fasi di trattamento, può essere necessario rivalutare attentamente terapia, dosaggi e andamento clinico, soprattutto quando compaiono sensazioni di “distacco”, confusione o importanti oscillazioni dell’umore. Il consiglio è di non modificare autonomamente la terapia ma di effettuare una visita di controllo approfondita, così da comprendere meglio se si tratti di effetti della terapia, dell’andamento del disturbo o della necessità di una rivalutazione clinica più ampia. Un caro saluto.


    Buongiorno dottori. sono stato al pronto soccorso diverse volte per attacchi di panico e ansia e aumento della pressione. mi avevano dato gocce di xanax in pronto soccorso ma ovviamente è durato poco..adesso sono in cura psichiatrica e dal 18 aprile prendo l'en.. dopo una settimana, all' en ho aggiunto la sertralina.. il problema è che i primi giorni stavo bene poi oltre gli attacchi di panico si è aggiunta una forte tachicardia che non ho mai avuto.. consigli? sono un pò spaventato per il cuore

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buongiorno, nelle prime settimane di trattamento con antidepressivi come la sertralina può capitare, in alcune persone, un iniziale aumento dell’ansia fisica con tachicardia, agitazione o sensazione di allarme corporeo. Questo però va sempre valutato nel contesto clinico complessivo e non ignorato, soprattutto se il sintomo è intenso o molto diverso dal solito.
    Il consiglio è di confrontarsi quanto prima con lo specialista che la sta seguendo, senza modificare autonomamente la terapia, così da capire se si tratta di una fase transitoria, di un dosaggio da rivalutare o della necessità di ulteriori approfondimenti. Comprendo la preoccupazione, ma nella maggior parte dei casi è possibile gestire questi sintomi con un corretto monitoraggio clinico.


    Buongiorno, volevo chiedere se Faxilex aumenta il peso. Ho letto di sì ma Internet non è sempre attendibile.. però ci tengo a esserne sicura.
    Grazie
    Elena

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buongiorno Elena, internet purtroppo spesso parla in modo molto generale e tende a far passare il messaggio che “quel farmaco fa ingrassare” come se fosse automatico, ma nella realtà clinica le cose sono molto più individuali.
    Farmaci come Faxilex possono in alcune persone associarsi a variazioni del peso, ma non succede a tutti e non dipende solo dal farmaco. Entrano in gioco metabolismo, stile di vita, alimentazione, livello di ansia, qualità del sonno e anche il semplice fatto di stare meglio. A volte una persona che viveva da mesi con ansia forte, nausea o stress continuo riprende appetito ed energie una volta stabilizzata, e questo può riflettersi anche sul peso.
    È un po’ come quando si ha una febbre alta o una malattia che destabilizza l’organismo: ci si cura per ritrovare un equilibrio e stare meglio, non per “rovinarsi” e poi c'è una fase di recupero e ripresa lenta e graduale in cui tutto va ridimensionato e ristabilizzato. Per questo è importante valutare sempre il rapporto tra benefici, qualità della vita ed eventuali effetti collaterali senza spaventarsi troppo leggendo esperienze generiche online.
    Se questo tema le crea ansia, ne parli serenamente con lo specialista che la segue così da monitorare la situazione nel tempo in modo personalizzato. Un caro saluto.


    Buonasera vorrei sapere se la visita psichiatrica può essere utile per curare disturbi menopausa come sbalzi di umore e tristezza. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buonasera, sì, una visita psichiatrica può essere utile anche in menopausa, soprattutto quando compaiono sintomi come sbalzi d’umore, tristezza, irritabilità, ansia, insonnia o sensazione di non sentirsi più “sé stesse”.
    La menopausa è una fase di grande cambiamento ormonale e psicofisico e in alcune donne può avere un impatto importante sul tono dell’umore e sulla qualità della vita. La valutazione psichiatrica non serve solo a prescrivere farmaci, ma anche a capire quanto i sintomi stiano incidendo sul benessere generale e se possa essere utile un supporto terapeutico mirato.
    Spesso il lavoro migliore nasce proprio dalla collaborazione tra ginecologo, medico curante e psichiatra, valutando la persona nel suo insieme. Un caro saluto.


    Buonasera, avrei un quesito:
    Ho una diagnosi di depressione e ADHD, trattato con antidepressivi vari antipsicotici catastrofici e stabilizzanti dell umore. Al momento dopo tanti anni cipralex e depakin sono i miei migliori alleati, senza di loro non funziono. Dopo la diagnosi di ADHD ho usato ritalin per 3 anni ma non funzionava bene, nel senso che ogni giorno era diverso e mi sentivo “drogato” la metà delle volte. Avendo un passato da abuso di sostanze e facendomi sentire svuotato completamente alla sera l’ho interrotto. Ho provato a chiedere ultimamente di provare con il modafinil come ultimo tentativo ma nessuno, né al cps dell ADHD ne a quello per la depressione me lo vuole prescrivere, senza nemmeno giustificare la decisione, basata solo su “non è indicato per questa patologia” quando mi sembra di leggere molti studi che dimostrano che in alcuni casi funzioni più del metilfenidato

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buonasera,
    quello che descrive è una situazione clinica abbastanza complessa e comprensibilmente frustrante, soprattutto dopo numerosi tentativi terapeutici e con la sensazione di aver trovato solo parzialmente un equilibrio. Va detto però che la scelta di non prescrivere modafinil non dipende necessariamente da “chiusura mentale” o mancanza di aggiornamento. In Italia il modafinil non è approvato per il trattamento dell’ADHD e il suo utilizzo in questo contesto sarebbe off-label. Inoltre, nel suo caso specifico, la presenza di un pregresso abuso di sostanze e di una storia psichiatrica articolata può rendere molti colleghi più prudenti rispetto all’utilizzo di farmaci ad azione stimolante o attivante.
    È vero che in letteratura esistono studi sull’impiego del modafinil nell’ADHD, soprattutto in pazienti adulti o in casi selezionati, ma i risultati non sono così solidi o superiori al metilfenidato da renderlo un trattamento standard. Inoltre il fatto che il Ritalin le abbia dato oscillazioni marcate, sensazione di “essere drogato” e svuotamento serale è un elemento clinicamente importante e va considerato con attenzione.
    Detto questo, il punto centrale secondo me non è tanto “ottenere il modafinil”, quanto capire meglio quali sintomi siano ancora predominanti oggi: deficit attentivi puri? apatia? rallentamento? instabilità dell’umore? anedonia? affaticabilità cognitiva? effetti collaterali della terapia? Perché sintomi apparentemente simili possono avere origini diverse e richiedere approcci differenti.
    In alcuni casi, infatti, ciò che viene percepito come “ADHD non trattato” può intrecciarsi con aspetti depressivi residui, disregolazione emotiva, burnout o esiti legati alla storia di abuso di sostanze.
    Il consiglio che le darei è di portare queste osservazioni in modo molto concreto allo specialista che la segue, descrivendo meno “la richiesta del farmaco” e più il funzionamento quotidiano: attenzione, motivazione, energia mentale, organizzazione, oscillazioni durante la giornata, sonno, impulsività, tolleranza allo stress. Questo spesso aiuta molto di più a ragionare sulla terapia rispetto al focalizzarsi sul singolo principio attivo.


    Domande su Depressione

    Buongiorno ho assunto escitalopam per 5 anni per depressione e distimia , purtroppo sono ingrassata di 20 kg, però funzionava. A ottobre 2025 ho chiesto allo psichiatra di poterlo sospendere naturalmente scalando. Ora sono passati i mesi ed è da gennaio che non lo assumo più. Però ora sto di nuovo male. Ho telefonato al cim di competenza ma il mio psichiatra fino a luglio non è disponibile. L'infermiera mi ha detto di ricominciare a prendere escitalopamda 5 e vedere come va. Cosa faccio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buongiorno,
    la ricomparsa dei sintomi dopo alcuni mesi dalla sospensione di Escitalopram non è rara, soprattutto dopo una terapia protratta per anni e in presenza di una storia di depressione/distimia. L’aumento ponderale che descrive è sicuramente un aspetto da considerare seriamente, perché incide molto sulla qualità di vita e spesso porta i pazienti a desiderare la sospensione anche dopo un buon beneficio clinico.
    Detto questo, riprendere la terapia solo tramite indicazione telefonica senza una rivalutazione completa rischia di essere un approccio un po’ troppo semplificato. Andrebbe capito bene quali sintomi sono ricomparsi, con quale intensità e se si tratta di una vera ricaduta depressiva oppure di una fase diversa sul piano ansioso/adattivo.
    In alcuni casi può essere corretto riprendere escitalopram a basso dosaggio, in altri si può valutare anche un’alternativa terapeutica con minore impatto metabolico. La scelta però va fatta sulla base della storia clinica complessiva e della situazione attuale.
    Visto che il suo specialista non sarà disponibile ancora per diversi mesi e riferisce un nuovo peggioramento del tono dell’umore, le consiglierei una rivalutazione psichiatrica senza attendere luglio, così da impostare la terapia in maniera più mirata e monitorata.


    Buongiorno sono un ragazzo di 38anni ed ho avuto 2 episodi psicotici indotti da cannabis sono stato in terapia per 17mesi e non faccio più uso di sostanze il mio psichiatra mi ha fatto fare lo scalaggio graduale di abilify ed ha 14 giorni che ho sospeso il farmaco sotto sua indicazione sto bene solo che ho ancora problemi di disfunzione erettile quando passerà questo disturbo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buongiorno,
    se la disfunzione erettile è comparsa durante la terapia con aripiprazolo (Abilify) è possibile che ci voglia ancora un po’ di tempo prima di vedere un recupero completo dopo la sospensione, soprattutto dopo un trattamento durato molti mesi.
    In generale, dopo 14 giorni dalla sospensione il farmaco può ancora non essere completamente “sparito” a livello funzionale e il sistema neurochimico può aver bisogno di settimane per ristabilizzarsi. In molti casi si osserva un miglioramento graduale nell’arco di alcune settimane o pochi mesi.
    Va però considerato anche che la funzione sessuale non dipende solo dal farmaco: ansia da prestazione, paura di “non funzionare”, tono dell’umore, stress e vissuto legato agli episodi psicotici possono contribuire a mantenere il disturbo anche dopo la sospensione della terapia.
    Il fatto che stia bene clinicamente, abbia sospeso sotto controllo specialistico e non faccia più uso di sostanze è sicuramente un elemento positivo.
    Le consiglierei comunque di monitorare l’evoluzione nelle prossime settimane e di confrontarsi con il suo psichiatra se il problema dovesse persistere, peggiorare o creare particolare disagio, così da valutare eventuali approfondimenti o strategie di supporto.


    Mi sento in trappola, sento di non avere vie d'uscita. Ho quasi 33 anni e ho passato gli ultimi 15 a fare cose senza aver mai raggiunto niente. Vengo dalla classica relazione familiare in cui i miei fino ai miei 17 anni sono stati separati in casa, penso (e ricordo) di aver voluto ad un certo punto di voler far loro del male cercando di diventare il peggio piuttosto che il contrario. È come se dai 17 anni mi fossi impegnato a fare tutto nel peggiore dei modi. Ho collezionato molte esperienze (ho vissuto quasi ogni anno in un posto diverso, sia in italia sia all'estero, sempre lavorando, ovviamente), anche se avessi avuto la possibilità di fare un percorso sicuro, diventando farmacista, ho abbandonato gli studi più volte. Ho fatto di tutto per distruggermi, anche lì, attraverso numerose rinunce agli studi. Dopo la prima volta che interruppi l'università, ho cominciato a viaggiare, quasi sentendomi senza pensieri, che ovviamente venivano a riprendermi successivamente. Ero una persona con una miriade di interessi, tante persone intorno e una voglia bestia di cambiare. Ho sempre fatto una vita quasi sana. Nessuno mi ha mai chiesto di fare il farmacista, ma sono il primo della mia famiglia, da almeno 3 generazioni che non lo è diventato. Per anni, chiedendo consigli agli altei, mi sono fatto convincere a tornare sui miei passi riiscrivendomi varie volte all'unibersità, per arrivare sempre a un momento di stallo in cui mi rendevo conto non fosse quello che mi facesse battere il cuore e di conseguenza abbandonavo. Essendo sempre stato convinto (almeno fino ai 27 anni) che quello sarebbe stato il mio posto nel mondo mi sono formato anche autonomamente su quello, inutile dire che durante il covid mi sia passata qualsiasi fantasia (lavoravo molto in farmacia).
    Scrivendo ho l'impressione che stia facendo un grande miscuglio di quelli che sono i miei pensieri, ma vorrei rendere partecipe chiunque possa leggere di quale sia stato il mio trascorso, per poter guardare alla grande immagine piuttosto che al mero recente. Sono sempre stato una persona con una fame di sapere incredibile ma che già dalle scuole superiori non è mai stato in grado di ottenere buoni risultati (penso di aver scelto la scuola sbagliata perchè mi sentivo in dovere di fare quella che avevano fatto tutti i miei familiari). In realtà, penso proprio che il liceo mi abbia annientato dentro. Ho cambiato tre scuole e ho davvero pochissini ricordi (uno tra i quali: la mia professoressa in gita cadde e si ruppe un braccio e io le dissi che era stato niente rispetto a quel che si meritava). Ho eliminato piano piano nel tempo tutte le conoscenze che avevo. Non ho mai avuto relazioni stabili o sane, seppure abbia avuto abbastanza frequentazioni. Dai 20 anni circa ho coninciato a fare una vita sportiva assidua, accompagnata da molte letture su crescita personale, filosofia (la prof che cadde in gita era di filosofia e me la fece odiare letteralmente, riuscii addirittura ad averla come debito formativo in 3°) e psicologia principalmente. Il tutto fatto con "l'intento" di cambiare, ma a questo punto mi viene il dubbio che piuttosto aspettassi che mi cadesse il cambio dal cielo. Finora ho vissuto in una decina di posti almeno (ho smesso di contarli), sono "abituato" a cambiare velocemente tutto e mi trovo più a mio agio a vivere in situazioni "di emergenza" piuttosto che a vivere la vita tranquilla. Di contro ho un'autostima bassissima (probabilmente non l'ho mai sviluppata) e non ho ancora capito quale sia la direzione da prendere quando la maggior parte delle persone con cui sono cresciuto iniziano a preoccuparsi dei figli o delle cose di cui anche i miei genitori si sono preoccupati alla mia età. Sono 8 mesi che non lavoro, ma avendo avuto la fortuna di guadagnare discretamente l'anno precedente facendo il venditore per un caseificio in abruzzo, "sono riuscito" a non schiantarmi completamente, ma non riesco a trovare un lavoro perchè non riesco a farmi andare bene niente. Faccio comunque una vita molto frugale, non esco praticamente, le mie uniche spese sono i libri e i corsi, anche se ultimamente mi sento davvero che non stia imparando piú nulla. Non riesco ad accettare di fare una vita normale. La mia ultima fidanzata era appassionata di ristoranti, vita comoda e viaggi che io reputo altamente disistruttivi, inutile dire che non sia andata come previsto. Sono appassionato di sport all'aperto, viaggi e sapere, ma ultimamente non sto facendo niente di tutto questo. Addirittura ho ripreso a fumare (avevo smesso per un lungo periodo). Mi sento quasi come se stessi cercando di farmi male, ma non ho comunque il coraggiondi porre fine alla mia esistenza (sono convinto che non sia l'unica scelta). Non vado dal barbiere da piú di 18 mesi, vesti tutti i giorni sempre uguake, guido una macchina che definirla fatiscente sarebbe un complimento. Non capisco se stia cercando di impressionare qualcuno o autoledermi. Non so piû che cosa devo fare, ma sento di aver finito le cartucce. Sono sempre andato in terapia, ma finora non mi ha mai aiutato (probabilmente sono io il mio ostacolo più grande). Leggonsoltanto ora che avrei dovuto essere conciso e che avrei dovuto porre una domanda chiara, quindi chiuderò scusandomi per lo sfogo, che comunque mi ha fatto davvero bene e chiedendovi: se vi sentiste un fallimento completo nella gollvostra vita, non sappiaste cosa fare perchè non avete nessun titolo riconosciuto, aveste l'autostima bassissima e aveste anche questa tendenza a farsi male, come vi comportereste?
    A breve andrò da una psichiatra per cominciare un nuovo percorso, ma ho paura che rimarrà tutto molto simile.
    P.s. non ho mai preso farmaci ma soltanto una volta mi furono prescritti dei sali di litio e a 18 anni mi fu "diagnosticata" l'adhd.
    P.p.s. Grazie ancora per la pazienza qualora foste arrivati fin qui a leggere

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Da quello che racconta nel suo messaggio emerge un senso di vuoto e di autosabotaggio che merita attenzione e non va banalizzato.
    La cosa che colpisce è che lei non descrive una persona priva di capacità o interessi. Anzi: emergono curiosità, intelligenza, adattabilità, voglia di capire e molte esperienze di vita. Il problema sembra essere soprattutto la difficoltà a costruire continuità, stabilità e un senso di identità solido nel tempo.
    Spesso chi cresce in contesti familiari emotivamente complessi sviluppa un rapporto difficile con sé stesso: desidera trovare il proprio posto, ma contemporaneamente tende a distruggere o abbandonare ciò che potrebbe aiutarlo a costruirlo. Col tempo ogni rinuncia finisce per confermare il pensiero di “essere un fallimento”.
    Nel suo racconto ci sono diversi aspetti che meritano una valutazione specialistica accurata: bassa autostima cronica, tendenza a trascurarsi, difficoltà a tollerare una vita stabile, bisogno continuo di cambiare, sensazione di sentirsi “vivo” soprattutto nelle situazioni di emergenza o instabilità, comportamenti autolesivi indiretti. Anche la diagnosi di ADHD ricevuta in passato meriterebbe probabilmente un approfondimento serio in età adulta.
    Il fatto che precedenti percorsi terapeutici non abbiano dato beneficio non significa necessariamente che non ci sia possibilità di stare meglio. A volte serve una rivalutazione più ampia e un lavoro terapeutico realmente continuativo e strutturato.
    In questo momento eviterei però di cercare subito la risposta definitiva alla domanda “cosa devo fare della mia vita”. Prima è importante recuperare una base minima di equilibrio: ritmo sonno-veglia, attività fisica regolare, riduzione dell’isolamento, cura personale e continuità nelle giornate.
    Una cosa però è importante: nel suo messaggio c’è molta sofferenza, ma non vedo rassegnazione completa. Il fatto stesso che lei abbia chiesto aiuto e abbia deciso di intraprendere un nuovo percorso psichiatrico è già un elemento significativo.
    Le consiglierei sinceramente di portare questo testo alla visita: contiene molte informazioni utili e autentiche su come si sente e su ciò che sta vivendo.


    Prendo sertralina e EN da un Mese e,i primi dì giugno dovrò estrarre due denti contemporaneamente.. avrà effetti con l'anestesia? Sentirò più dolore? Grazie a tutti/e

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melanie Di Salvatore

    Buongiorno,
    in genere Sertralina ed EN gocce non danno problemi con l’anestesia locale del dentista e non significano che sentirà più dolore.
    Avvisi comunque il dentista della terapia in corso e non sospenda i farmaci autonomamente. Al massimo può esserci un lieve aumento del sanguinamento o della sedazione, ma sono situazioni generalmente gestibili.


Domande più frequenti

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