Domande del paziente (6)
Volevo ringraziare i Dottori che hanno fornito risposte molto giuste e sensate al problema che sto vivendo e che mi causa ansia e malessere, e angoscia. Non escludo di aver bisogno di essere aiutata poichè l'ansia mi causa anche disturbi fisici con cui ho iniziato a convivere quando ero molto giovane e che ora si riaffacciano con senso di instabilità nel camminare e difficoltà ad addormentarmi. Per lunghissimo tempo ho intrapreso una terapia di tipo cognitivo/comportamentale che, se non mi ha messa in grado di costruire una vita sentimentale per me soddisfacente mi ha tuttavia fornito una fortissima spinta verso cambiamenti che poi sono avvenuti in me, dandomi la possibilità di restare in piedi da sola. Ciò che mi è accaduto oggi e che ho raccontato, è l'esempio di come, da persona sempre ipercontrollata nel manifestare emozioni e sentimenti, io per la prima volta nella vita mi sia "lasciata andare". Non me ne pento, poichè se non l'avessi fatto, oggi, anzichè convivere con i rimorsi, mi sarei trovata a fare i conti con i rimpianti. Avevo scritto ancora per chiarire alcuni punti che a voi non sembravano più di tanto esplicitamente espressi, ma non potevo, ci sono regole da osservare nei forum, le mie considerazioni non è stato ritenuto potessero essere pubblicate ed ovviamente mi attengo alle regole dei moderatori. Ma non so come formulare diversamente le domande, le mie parole sono da qualcuno di Voi state definite perfino delicate ed io ho cercato di esprimermi rispettando l'anonimato. Sono consapevole che in qualche modo devo uscire da una situazione che mi crea disagio e malessere profondo e forse in questo riconoscerete il problema che ho esposto e che gentilmente è stato pubblicato. Ma prima di prendere una decisione al riguardo ritengo sia necessario prendermi ancora un po' di tempo, non fare passi avventati di cui potrei pentirmi in seguito, soprattutto trovare modi e parole giuste nel caso dovessi ancora comunicare con questa persona, ribadendo le mie necessità e..stare a guardare. Sono diventata una persona ancora più fragile, timorosa di rapportarsi ancor peggio che in passato, di dire la cosa sbagliata, di discutere. Vivo cioè in stato di soggezione dal punto di vista psicologico. Forse ora mi riconoscerete, siete stati tutti bravissimi nel rispondermi ma anche nella ricerca di un terapeuta continuo a privilegiare la figura maschile perchè in essa è contenuto il mio problema. Le donne hanno fornito risposte molto precise e puntuali, impeccabili, direi, dal punto di vista della competenza professionale. Non me ne vogliano dunque le dottoresse bravissime (almeno due in particolare) che mi hanno perfino ringraziato dell'opportunità che fornivo loro raccontando la mia esperienza. Sono io, a ringraziare loro. Ma anche nella scelta del terapeuta che mi seguì in passato scelsi una figura maschile. Forse ciò ha un significato. Per me, e magari sbaglio, una terapeuta ragiona da...donna e dunque non molto diversamente da me che pure lo sono. Ed io ho bisogno di confrontarmi con una figura maschile accogliente e comprensiva, per poter meglio capire. Spero che ora riconosciate il mio problema, spero di non essere ancora censurata, ma se anche lo fossi ringrazio anche i moderatori.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
ciò che dice è molto importante, la scelta di iniziare un percorso passa proprio dal poter scegliere come, quando e con chi esplorare ciò che ci accade, ed è una scelta che necessita della massima libertà. Senza dubbio anche le preferenze in termini di terapeuta portano con sé significati che hanno il bisogno di essere esplorati ma con i tempi che solo lei può dettare.
Augurandole il meglio, se dovesse avere bisogno, può sempre contattarmi.
Cordialmente
dott. Lorenzo Pascazi
Sento il mio io diviso, come due persone, io e un io più interno. Sono sempre io, ma se parlo a voce alta parlo per parlare con lui, mi vedo allo specchio e lo saluto, mi fa le battute e rido. Si potrebbero vedere più semplicemente come io come pensiero dialogato e io come pensiero spontaneo. So la differenza, ma comunque sento una divisione radicale in me stesso. Mi sento depersonalizzato quando non sto pensando a me stesso o parlando con me stesso, come quando sto facendo qualcosa di spontaneo o sono fuori con altri e soprattutto se parlo con altri. Mentre invece ritrovo il pensiero molto più potente e profondo se penso considerando anche me stesso, se penso e allo stesso tempo penso che io sono io. Se lo faccio, mi sento più partecipe o attivo. È difficile da spiegare e da intendere. È come se, ad esempio, mentre sto parlando con qualcuno, se allo stesso tempo oltre a pensare a quello che dico a quella persona, che è un pensiero spontaneo, penso anche all'altro me che è più interno, io sia più presente o mi senta più identificato. Ma questa cosa è molto radicalizzata. Quell'io che parla con gli altri non sono io. Questo che scrive sono io. Sono io solo quando sono con me stesso. Oppure se penso a me stesso mentre sto con altri. Anche se parlo con uno ma penso a me stesso e penso a una risposta suggerita dal me stesso e non dal me, allora quella risposta è più presente e più autentica. Come se dovessi ogni volta ricordarmi chi sono.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
la ringrazio per la condivisione. Da ciò che scrive arriva forte la sua sensazione di divisione interna: un “io” profondo che si esprime nel dialogo con sé stesso, e un “io” che interagisce con gli altri percepito come meno autentico, accompagnato da sensazioni di depersonalizzazione quando non è focalizzato su di sé.
A volte organizziamo questo doppio binario come tentativo di proteggere un nucleo di identità in situazioni sociali che generano disorientamento o ansia. Sotto un certo punto di vista, tale movimento potrebbe essersi formato lentamente e aver avuto una funzione protettiva, come il mantenere il controllo su ciò che, altrimenti, rischia di far sentire “persi”. Il punto (seppur è decisamente impossibile definirne uno da un singolo messaggio) è che forse tale movimento oggi sta perdendo la sua funzione, e i sintomi da lei descritti potrebbero essere l'inizio di un cambiamento che ha bisogno di essere ascoltato e accolto.
Elaborare da soli un’esperienza così complessa è molto complicato da sostenere e considerato il peso di ciò che riporta (e l'impossibilità di entrare più nello specifico per messaggi), potrebbe esserle utile concedersi uno spazio di ascolto e riflessione; spesso i primi colloqui conoscitivi sono gratuiti e servono proprio per iniziare a orientarsi senza impegno.
Salve dottore volevo raccontarle una cosa che mi è successa nella mia vita amorosa visto che da sola non sono riuscita a trovare una spiegazione magari lei mi può aiutare
Ho conosciuto un ragazzo che abita davanti casa mia al palazzo di fronte l ho conosciuto perché sono scesa giù qualche volta per mettermi alle panchine lui è venuto da me e ci provava e se non mi vedeva mi citofonava per farmi scendere e vedermi mi cercava spesso, fino a che un giorno decide lui di presentarmi addirittura come la sua fidanzata
Mi ha presentato praticamente a tutta la sua famiglia inserendomi nella sua vita
La storia sembra andare bene per qualche tempo fino a che lui incomincia a trattarmi in modo strano e a umiliarmi e offendermi con frasi del tipo ( io volevo una donna con seno grande e occhi verdi) caratteristiche fisiche che io non ho mai avuto perché io ho il seno piccolo e occhi scuri
Mi chiedo come dovrei interpretare questo comportamento?
Io ho sempre saputo che due persone si fidanzano per attrazione fisica ma se io non ero il suo tipo fisicamente parlando sin dal inizio perché si è voluto fidanzare con me e presentarmi alla sua famiglia come la fidanzata?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile,
la ringrazio per aver condiviso questa sua esperienza. Da ciò che scrive arriva forte la confusione e il disorientamento di fronte ad un cambiamento così netto nella relazione.
Potrebbe essere utile, in questo momento, provare a spostare l'attenzione dal perché questa persona si sia comportata in questo modo, al come lei si sente trovandosi dentro questa dinamica. Come la fa stare questo improvviso cambio di rotta? E come intende usare queste sensazioni per rimettere al centro sé stessa? Questo senso di confusione può essere ascoltato e accolto come un segnale prezioso per riflettere sui confini di ciò che ritiene accettabile per sé in una relazione.
Trovare da sola le risposte a queste domande, o elaborare vissuti così faticosi, spesso può non essere affatto semplice. Le consiglio di valutare un primo consulto gratuito per concedersi uno spazio di esplorazione ulteriore. Un caro saluto, Dott. Lorenzo Pascazi
Salve. Oggi pomeriggio la mia ragazza ha sognato che io morivo. Poche ore prima avevamo fatto una visita di lutto a casa di un mio caro amico scomparso ieri. Il suo sogno può essere legato alla situazione esterna in cui mi sto trovando da un paio di giorni?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Potrebbe, i sogni possono legarsi sia alle esperienze di vita recenti ma anche a movimenti interni della persona stessa. Da ciò che descrive e con così poche informazioni non è possibile andare oltre delle supposizioni.
Salve, sono un ragazzo di 24 anni e da un paio di anni mi sento sempre giù di morale, come se la mia vita avesse poco senso. Ho pochi amici ma non mi considerano più di tanto, passando spesso i sabati sera a casa. Tuttavia, la cosa più importante è che sono indietro con gli esami universitari e non mi piace la facoltà che frequento. Di quest'ultima cosa me ne sono accorto troppo tardi ma non ho avuto mai il coraggio di affrontare realmente la situazione e cambiare percorso per paura che i miei si potessero arrabbiare. Speravo di poter rimettermi in pari almeno con gli esami, ma ora è troppo tardi e più i giorni passano e più mi accorgo che sto perdendo solo tempo, oltre ai tanti soldi che i miei genitori hanno già speso per pagarmi gli studi. Loro non sanno nulla di questa situazione e non so come uscirne. Chiudi gentilmente un aiuto!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Un primo passo potrebbe essere quello di porsi e provare a rispondere ad alcune domande quali: Quando si sente giù di morale? Quali frasi interne o eventi caratterizzano questi momenti? in che modo questa situazione sta impattando e/o si lega alla sua frase di apertura "mi sento sempre giù di morale, come se la mia vita avesse poco senso"? E come la fa sentire l'idea di continuare a portare avanti una situazione che non sente appartenerle?
Questi vissuti, se accuratamente esplorati, potrebbero diventare uno stimolo prezioso per rimettere a fuoco i propri bisogni e capire che cosa realmente vuole oggi, al di là del senso di colpa.
Ci sono sicuramente dettagli e sfumature più complesse impossibili da approfondire in un messaggio, ma se dovesse averne bisogno, partire da un primo colloquio gratuito e senza impegno potrebbe essere il primo passo.
Cordialmente, dott. Lorenzo Pascazi
buongiorno dottori, sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da qualche mese con una persona più grande, lui 48, diciamo che ci sono stati vari motivi che mi hanno portato a chiudere..al momento io non voglio nessuna relazione seria o sentirmi impegnata con qualcuno..per quello per cui scrivo è che, in particolare a lavoro quindi ambito lavorativo, e in generale io sono una persona che ride e scherza con tutti quando si entra in confidenza, cerco sempre di avere un rapporto tranquillo con tutti..in particolare però mi capita con i ragazzi se riesco ad avere confidenza, ci scherzo, si ride ecc, ed è una cosa che mi piace, però è come se capita che poi con qualcuno sento come se dalla loro parte possa piacere questo e quindi sento che qualcuno vuole altro, mentre altri magari rimane lo scherzo e rapporto di lavoro, però allo stesso tempo sento anche io che magari anche ultimamente mi possa attrarre qualcuno, più di uno..solo che purtroppo io col mio ex mi sono continuata a vedere, mi attrae anche lui, e da qualche giorno lavoriamo insieme..purtroppo forse sono ancora legata a lui..ma allo stesso modo non vorrei farmi attrarre da altre persone per qualcosa di passeggero, perché potrei sembrare magari "scontata" o una che cede facilmente ecco..oppure anche il mio ex potrebbe venirmi a dire qualcosa se dovessi uscire con qualcuno..magari che con lui non devo piu parlare o non so, perché lui so che ancora mi vuole ma io non lo so, sono bloccata tra lui e il voler star da sola o semplicemente avere altre conoscenze..ma ripeto non vorrei essere vista cosi se dovessi uscire con altri..perché a me piace anche "provocare" nello scherzo..non so come può essere vista questa cosa..cosa dovrei fare o dovrei forse evitare tutto ciò? Non so come prenderla o come gestire questi sentimenti magari contrastanti anche se solo di attrazione momentanea..
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Spesso, quando ci si sente bloccati tra desideri contrastanti, si cerca una regola su cosa sia "giusto" o "sbagliato". Più che interrogarsi su come i colleghi potrebbero interpretare il suo modo di relazionarsi, potrebbe essere interessante provare a spostare il focus.
In che modo questa preoccupazione di risultare "scontata" sta limitando la sua spontaneità? E come la fa sentire l'idea di dover ancora calibrare le sue scelte affettive in base alle possibili reazioni del suo ex compagno? Questa sensazione di stallo, se accuratamente esplorata potrebbe diventare uno stimolo prezioso per rimettere a fuoco i propri bisogni e capire che cosa realmente vuole oggi. Ci sono sicuramente dettagli e sfumature più complesse difficilmente trattabili e/o riducibili in un messaggio ma, se dovesse sentire il bisogno di approfondire, partire da un primo colloquio senza impegno potrebbe essere il primo passo per provare a sbloccarsi. Cordialmente, dott.Lorenzo Pascazi
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