Domande del paziente (15)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buongiorno
    L'ansia non è una patologia. Fa parte di noi, tutte le emozioni sono parte del nostro modo di reagire agli stimoli esterni. Spesso però ci capita di percepirla in modo eccessivo, tanto da starci... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buongiorno
    per aiutarla sarebbe utile avere altre informazioni
    Nel frattempo ci sono molti metodi che potrebbero fare al caso suo, come l'utilizzo dei suoni bianchi o di esercizi di meditazione o altro... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buongiorno
    Stai passando un periodo di confusione, come spesso accade alla tua età. Lascia che scorra in modo naturale, vedrai che capirai chi sei e cosa desideri, senza forzature.
    Quando ti sentirai... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Cara ragazza. La tua richiesta di aiuto esprime tutto il disagio che stai provando. Sai, non è strano alla tua età sentirsi diversi. Stai crescendo e tante parti di te emergono adesso e quando ci sentiamo... Altro


    Salve, grazie in anticipo delle risposte.

    Recentemente ho subito una rottura di 5 anni di relazione con la mia compagna (ha voluto interrompere lei), che a parte i soliti sintomi post-rottura moltiplicati esponenzialmente, mi sta portando ad una fase di analisi della mia vita. In questi recenti mesi infatti ho avuto:

    - Dipendenza emotiva totale dalla relazione
    - picchi di ansia /depressione /apatia dovuta a insoddisfazione cronica
    - pensieri ricorrenti di suicidio
    - annullamento del desiderio sessuale
    - confusione continua su direzione di vita e lavoro
    - autostima pessima

    Vorrei capire visto l'insieme qual'è la terapia che consigliate migliore per la mia situazione e chi può svolgerla (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, ecc.),
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buonasera, la psicoterapia sembrerebbe quella più adatta alla sua situazione. In base alla durata e all'intensità dei sintomi, sarà lo stesso psicoterapeuta che consiglierà un consulto psichiatrico per permettere alla terapia di avere maggiore efficacia, ma non sempre si rivela necessario. Buona serata


    Buongiorno,

    ho 38 anni, donna, e sette mesi fa mi è stata diagnosticata positività a hpv18. Ho avviato tutto l'iter di vaccini, colposcopie, pap test, fermenti e chi più ne ha. Il problema adesso resta relazionale. Ho 38 anni e sono single. Mi chiedevo come si comunica una cosa del genere (perché si deve comunicare e siamo d'accordo su questo) a un'eventuale conoscenza, sapendo che al 99 percento quella persona si rifiuterà di avere una qualsivoglia relazione sessuale e quindi relazionale, dal momento che l'hpv si trasmette anche con preservativo? Devo smettere di conoscere gente finché non mi negativizzo? La gente oggi come oggi, durante gli incontri sparisce per molto molto meno. Grazie a chiunque mi risponderà

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buon pomeriggio, potremmo iniziare chiedendoci cosa ci porta ad identificarci con la nostra diagnosi. Lei è una donna, ha 38 anni, è single. La positività a hpv è una condizione transitoria che al momento non possiamo modificare, non la identifica. Capisco che adesso questo problema venga percepito così grande da nascondere dalla nostra percezione tutto il resto. Ci sentiamo sbagliate nel rapporto con gli altri? Quanta fatica mettiamo in ciò che non possiamo controllare?!


    Domande su consulenza psicologica

    Salve,
    scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.

    Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
    Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
    Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
    Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
    Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
    Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buonasera, sicuramente dopo 6 anni di relazione, i litigi, le rotture e le bugie, le ferite che ti porti sono tante. Penso siate cambiati entrambi. Da quello che scrivi, però, sembra che tutto ruoti attorno a ciò che vuole lui. Non possiamo sapere come si comporterà lui. Potresti però provare a concentrarti su chi sei tu adesso, cosa è importante per te adesso, quali ferite ha provocato questa situazione e quali sono i motivi per continuare a provare.


    Domande su Incontinenza urinaria

    cosa significa sognare ad essere a praticare una chiesa ad un tratto scappa la pipi e andare fuori a farla in un luogo con delle bariere bianche e dei bambini ti chiedono delle foto davanti una statua. è un sogno positivo o negativo cosa posso fare

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Salve
    I sogni potrebbero essere un mix di emozioni, sensazioni, ricordi, fatti realmente accaduti o raccontati, film o video visti sui social potrebbero influenzarli.
    Alla luce di ciò non darei un valore positivo o negativo ad un sogno.
    Mi soffermerei piuttosto sulla sensazione che ci ha suscitato al risveglio.
    Buona serata


    Gentile Terapeuta,

    Ho 67 anni e sono un uomo laureato, separato con una figlia, pensionato.
    Sono stato diagnosticato con ipotiroidismo, ipertensione e leucemia linfatica cronica.
    Inoltre, sono stato diagnosticato con AuDHD (ADHD e Autismo di livello 1), nonché con un Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso (C-PTSD).

    La mia infanzia è stata segnata da un ambiente difficile, con un padre con schizofrenia residuale e una madre con narcisismo patologico. Questo ha portato a un trauma indotto che ha avuto conseguenze profonde sulla mia vita.
    Il meccanismo del trauma ha coinvolto il rifiuto e l'anaffettività da parte dei genitori, aggressioni fisiche e psicologiche, violenze fisiche e verbali, isolamento autoindotto come difesa e isolamento subito come punizione, svalutazione subita.

    Le conseguenze del trauma sono state numerose, tra cui un bisogno impulsivo di valutazione e accettazione esterna, disforia sensibile al rifiuto, costante sensazione di pericolo, stato persistente di iperallerta, stress elevato, disgrafia reattiva, isolamento sociale e difficoltà a gestire ed esprimere le emozioni.

    Ho studiato a fondo il mio caso e le mie conclusioni nascono da diagnosi specialistiche oltre che da un'analisi logica dei fatti.
    Non cerco un terapeuta che metta in dubbio la mia diagnosi, ma qualcuno che parta da queste basi per aiutarmi a gestire il corpo e le emozioni. Io porto la conoscenza di me, il terapeuta porta gli strumenti tecnici per la regolazione del mio sistema nervoso.

    Ho già affrontato anni di terapia della parola che hanno portato solo a re-traumatizzazione e svalutazione intellettuale.
    Non voglio raccontare storie o ricevere consigli morali, ma vorrei lavorare sulla neurobiologia del trauma.
    Cerco un lavoro puramente bottom-up basato sulla titolazione delle sensazioni fisiche.

    Mi chiedo se Lei sia in grado di guidarmi in una sessione di desensibilizzazione somatica senza che io debba esporre la narrazione dei miei traumi e riaprire ancora una volta il Vaso di Pandora.
    La mia anamnesi è contenuta nelle diagnosi ricevute (ADHD, PTSD).
    Per ogni dettaglio tecnico ulteriore, posso fornire documentazione clinica, ma non intendo procedere con un resoconto verbale degli eventi traumatici, poiché il mio sistema nervoso reagisce con re-traumatizzazione e shutdown.

    Spero di trovare un terapeuta che possa aiutarmi a lavorare sulla mia neurobiologia del trauma e a gestire il mio sistema nervoso in modo più efficace.

    Grazie.
    Cordiali saluti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buonasera
    Certo, è possibile lavorare in terapia su ciò che la fa sta male nel qui e ora, senza necessariamente forzare l'approfondimento della sua storia personale. Qualora emergano spontaneamente elementi del suo vissuto verrebbero accolti e ascoltati, senza indugiare più del necessario. La terapia può aiutarla a prendere consapevolezza di se stesso, delle sue emozioni e imparare a conoscere quelle altrui e molto altro. Lei non è solo la sua sofferenza, c'è molto altro e si può partire proprio da lì.
    Col tempo acquisirà gli strumenti necessari per gestire in autonomia i momenti difficili.
    Le auguro una Buona serata


    Salve, sono un ragazzo di 27 anni che circa un anno fa gli hanno diagnosticato "una possibile ADHD prevalentemente sulla sfera attentiva". Il centro è nella lista consigliati dall'AIFA quindi sono piuttosto certo che sia un buon centro. Il fatto è che la mia storia clinica è molto complessa e quindi credo che non se la sono sentiti di sbilanciarsi troppo. Ho rifiutato la terapia medica perchè per la mia situazione clinica complessa gli effetti collaterali del farmaco potrebbero portare a problemi grossi. Il mio grosso problema da anni è che non riesco ad essere costante nello studio per l'università. A Settembre 2025 ho rinunciato agli studi ma ho intenzione di riprenderli. Negli anni ho provato tantissimi approcci psicoterapeutici diversi come cognitivo comportamentale, strategica integrata, breve strategica, post razionalista, cognitivo costruttivista, breve focale integrata senza grossi risultati per il problema citato in precedenza. Sono una persona molto consapevole di come funziono grazie anche a tutte le terapie provate negli anni ma gli insight non sono bastati per portare un vero e proprio cambiamento in me. Il problema credo che sia stratificato su più livelli:
    1) ADHD
    2) l'attrito dell'iniziare l'attività dello studiare è veramente grosso
    3) se nella cosa che sto studiando non ci trovo una utilità subito il mio cervello inizia a fumare
    4) Spesso provo tanta frustrazione mentre studio e per non provare più questa sensazione smetto di studiare
    5) ho sviluppato negli anni meccanismi di difesa molto raffinati
    6) Essere costante nello studio e cioè studiare con una certa continuità è molto difficile per me

    Ho bisogno del vostro aiuto per capire quale possa essere il miglior percorso per me per risolvere questo problema che sento perchè sono molto in difficoltà.

    grazie

    G.T.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buonasera
    Visto che conosci bene il tuo modo di funzionare, hai provato ad adattare le tue routine di studio al tuo funzionamento?
    hai provato a renderlo più attivo? Cambiare il setting e il materiale di studio, ad esempio, potrebbero aiutarti a rendere tua la materia e non provare noia, sorprendendo la tua mente.
    Come avrai imparato negli anni di terapia, la staticità non ti aiuta, mentre la flessibilità e la creatività possono essere tuoi alleati, in tutti gli ambiti della tua vita, non solo per lo studio. Bisogna solo utilizzarla anche nei contesti in cui solitamente non è contemplata.
    Spero di averti dato degli spunti validi.
    Buona serata


    Buongiorno sono in una relazione da oltre 20 anni tra fidanzamento, convivenza e matrimonio con la nascita di un figlio ormai grande...la nostra storia è come quella di tanti, alti e bassi, caratterizzata ad intermittenza da assenze più o meno lunghe (fino a oltre 4 anni) di intimità e quasi totale assenza di dialogo, ma andiamo avanti...
    Tempo addietro scopro dalle sue ricerche Google che ha guardato molto materiale su come riconoscere l'interesse di una donna, cose da dire ad una donna, segnali per capire se piaci ad una donna...ci sono state ricerche per regali da fare ad una collega di lavoro, ci sono state molte ricerche su alberghi e motel nella città vicino alla nostra, quello che mi ha scioccato sono molte informazioni prese su vari tipi di preservativi che noi non usiamo da almeno un decennio...(Alla mia richiesta di chiarimento mi è stato detto fossero per un collega, il regalo e l' albergo mentre sulle altre ricerche dice che c' è stato un momento in cui pensava che una collega stesse flirtando con lui e voleva capire e poi si sono chiariti) Ora io ovviamente non gli credo, anche soprattutto dopo aver trovato una chat nascosta da impronta digitale, chat che mi ha fatto leggere e fino a quel punto assolutamente innocua a meno che non siano stati cancellati dei messaggi...ma se innocua perché nascondere?????
    Pochi giorni dopo aver effettuato le ricerche per gli alberghi e motel mi dice che probabilmente faranno una cena tra colleghi proprio in quella città...
    Non sono più riuscita a trattenermi e ho detto che sapevo di tutte le sue ricerche e ha liquidato tutto appunto come ho spiegato poco sopra, che alcune erano ricerche per un collega e altre per potersi chiarire con questa donna presumibilmente interessata a lui ... ripeto io non riesco a credergli, non mi ha tradita e di questo sono certa, se non cose di poco conto, ma quello che mi fa male è pensare che stesse pianificando di poterlo fare, che l' interesse non fosse di una donna verso di lui ma di lui verso questa donna che poi alla fine deve avergli dato il benservito...oppure tutto non è andato avanti perché io ho scoperto....ora io vorrei superare questa cosa, mi sento una pazza a volte per dare così tanto peso a qualcosa che poi in fine non è successo ma più ci penso più lo sento comunque un tradimento...in cosa sbaglio? Riuscirò mai a superare? Ci sono molti altri dettagli meno importanti in questa storia che però sommati al tutto mi fanno sentire ancora più male, lui mi fa sentire spesso sbagliata, sottolineando talvolta dei miei comportamenti io non so che fare, non vorrei buttare alle ortiche una storia che comunque fa parte di me da più di metà della mia vita, ma con questo logorio sento di non poter andare avanti per molto, ho bisogno di superare questa cosa, sarà possibile con una persona che non comunica ed evita l'argomento?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Salve,
    probabilmente prima di ogni altra cosa, potreste capire da cosa nasce e come si mantiene questa mancanza di dialogo, per poi chiedersi cosa vi spinge a stare insieme dopo tanti anni. Condividete ancora gli stessi valori? Si cresce, si cambia, chi siete diventati in questi anni? Una relazione sana ha bisogno di essere "coltivata" e curata da entrambe le parti. Ci saranno momenti in cui le circostanze della vita portano a momentanei allontanamenti, ma la relazione resta sempre il primo figlio di una coppia e come tale bisogna prendersene cura, per essere felici entrambi.
    Vi consiglio una terapia di coppia.


    Buongiorno, mi hanno cambiato la cura due giorni fa perché non riesco a star al lavoro e sono sempre con ansia e attacchi. Mi ha aggiunto questo medicinale Pregabalin eg stada italia insieme a xanax e zarelis da prendere a colazione e dopo pranzo. La sera ho solo lo xanax .. Volevi chiedere se è normale aver giramenti di testa, sonnolenza e essere un po stordita ecc. Perché non ho mai preso il Pregabalin e con questa combinazione di medicinali mi farà effetto dopo quanto? E in piu volevo chiedere è meglio non fare neanche un aperitivo? Grazie Cordiali Salu

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buonasera
    Le consiglio di parlarne con il suo Psichiatra. Sicuramente lui/lei saprà darle tutte le informazioni mediche necessarie.
    A volte ci sono effetti collaterali che si evidenziano a inizio somministrazione del farmaco, bisogna dare il tempo al corpo di equilibrarsi.
    Inoltre sarebbe utile, a lungo termine, affiancare un percorso psicoterapeutico, per superare definitivamente il periodo difficile che sta attraversando.


    Buongiorno a tutti, e grazie in anticipo per le vostre opinioni.
    Sono in cura con una psicoterapeuta da circa 13 anni, con una frequenza di un incontro ogni tre settimane. Per me è stata una figura fondamentale nell’affrontare temi molto complessi legati sopratutto alla mia infanzia.
    Oggi, però, dopo tanto tempo, avverto una sensazione diversa: è come se la mia vita fosse in qualche modo scandita dagli appuntamenti terapeutici, e mi accorgo di portare il “ragionamento terapeutico” anche nella quotidianità, con una sensazione di sovraccarico mentale.
    In questo momento sento anche una certa resistenza interna al confronto terapeutico e il desiderio di vivere le mie decisioni con maggiore naturalezza e spontaneità.
    Sto quindi pensando di proporre alla mia terapeuta una pausa oppure una diversa dilazione degli incontri.
    So che ogni percorso e ogni professionista sono diversi, ma mi farebbe piacere conoscere il vostro punto di vista: come affrontereste una richiesta di questo tipo? Cosa consigliereste?
    Grazie a tutti per l’ascolto.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buonasera
    Provi ad esporre apertamente quello che prova al suo terapeuta, sicuramente troverete la soluzione più adatta. Anche questo tipo di informazioni possono essere molto preziose al suo percorso terapeutico.


    Buon pomeriggio, sono una mamma di due bambine la più grande a tre anni e mezzo e la più piccola sette mesi, veniamo da una situazione un po’ complessa dopo un anno e un mese dove vedo Mamma e il Papà ogni due settimane solo il weekend perché per motivi lavorativi si è trasferito all’estero, adesso in maniera definitiva ci siamo trasferiti da lui alla Grande è molto contenta di essersi avvicinato a lui, perché in questo anno lo ha cercato tanto giustamente, ma con Mio Marito abbiamo notato che nonostante durante l’arco della giornata gli facciamo fare molte attività tra parco ciò che a casa non giocare con la sorellina oppure portare fuori il cane ci rendiamo conto che non è mai contento nel senso che ha sempre atteggiamenti molto irrequieti, cosa che prima non aveva. Molto spesso urla cerco principalmente io di cercare di capire quale sia il problema di chiedergli come si sente come sta se le piace stare qui o se le manca qualcuno o qualcosa, ma la sua risposta è sempre quella che lei è contenta di essere qui con il papà e che vuole il papà sicuramente incide molto il fatto che a cui non conosce nessuno a parte quattro bambini, ma che andando a scuola li vede molto raramente quando incontra qualche bimbo al parco si vergogna e non vuole parlargli dovuto alla lingua e quindi è molto trattenuta. Durante la notte, nonostante avesse iniziato a dormire nella sua stanza, è molto contenta di dormirci da una settimana a questa parte ha iniziato a dormire nel lettone e quando do il latte alla piccola. Lei interviene sempre dicendo che vuole le coccole e inizia a lagnarsi . In certi momenti mi dispiace perché immagino anche per lei sia un grande cambiamento però allo stesso tempo non gli manca nulla perché è super coccolata e sempre fuori a giocare e fare 1000 attività, quindi non capisco come sia possibile che lei faccia ancora capricci e che si attacchi anche alla minima sciocchezza. Cosa posso fare? Avete qualche consiglio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buonasera
    Cambiare contesto può essere molto destabilizzante per adulti e bambini. I bambini hanno però uno strumento in più per capire se il posto in cui stanno è sicuro: guardare le espressioni facciali e i comportamenti delle figure di riferimento per sentirsi rassicurati. è possibile che percepisca in voi sensi di colpa, ansia o preoccupazione e li interpreti in modo del tutto egocentrico, come è giusto che sia per la sua età.
    Potreste provare a fare meno.
    Potreste provare a creare più routine a casa o intorno a casa, delle routine di famiglia, senza cercare per forza altri bambini con cui giocare in questo momento.
    Voi siete tutto ciò di cui ha bisogno adesso.
    Infine quando fa i capricci, non assecondate il contenuto di ciò che dice, piuttosto cercate di capire perchè li fa, che funzione hanno, cosa è successo prima, cosa si aspetta da voi.
    Col tempo e la coerenza genitoriale questo momento sarà solo un lontano ricordo.


    Buongiorno, sono turbata da una situazione che si è venuta a creare in casa. Mio figlio di 19 anni e suo padre hanno avuto una litigata tremenda. E' partita da una sciocchezza per la quale mio marito si è rivolto in tono sgradevole ai nostri figli. Mia figlia ha ignorato, mio figlio ha avuto uno scatto di rabbia sproporzionata e preteso scuse. Mio marito si è irrigidito e ha cominciato con attacchi personali molto cattivi nei confronti di mio figlio. Io cercavo di calmare entrambi senza riuscirci. E' intervenuta anche mia figlia per aiutarmi. Siamo riuscite a riportare mio figlio alla calma ma mio marito rilanciava di continuo, fino a quando mio figlio ha accettato che la sorella lo portasse fuori dalla stanza. Da allora sono passate 3 settimane e non si parlano più. Quando si trovano insieme si ignorano, fanno come se l'altro non fosse presente in stanza. Mio figlio è ancora pieno di rabbia e mio marito non vuole fare aperture, sembra preferire tagliare i ponti. Non so come aiutare alla ripresa del dialogo per ripartire e riparare il rapporto. Sarei grata se mi poteste dare suggerimenti in merito. vi ringrazio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Cynthia Villari

    Buonasera
    molto spesso i grandi litigi partono da sciocchezze apparenti, ma nascondono qualcosa di inespresso. Probabilmente entrambi non sanno come muoversi per esprimere ciò che provano o che hanno provato, tornando sempre a puntare il dito contro l'altro. Sarebbe utile indirizzarli verso le parte più emotiva, parlando di ciò che provano, spostandosi via da critiche e giudizi, mossi dall'affetto che sicuramente esiste tra padre e figlio.
    Così facendo le aperture potrebbero essere più semplici, ma devono essere pronti entrambi e magari potrebbe volerci del tempo, il loro tempo.


Autore

psicoterapeuta, psicologo clinico, psicologo

Domande più frequenti

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