Domande del paziente (5)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, quello che sta provando è un dolore molto profondo e comprensibile: quando un legame così lungo e significativo cambia improvvisamente forma, è naturale sentirsi spiazzati, feriti e messi in discussione.
La...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, ha fatto una scelta comprensibile in una situazione molto confusa e delicata. Quando una persona vive attacchi di panico intensi e stati dissociativi, può davvero sentirsi disorientata al punto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la situazione che descrive appare emotivamente complessa e merita innanzitutto di essere accolta senza giudizio. È comprensibile che lei si senta confuso e coinvolto: quando l’intimità...
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Buongiorno,
ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
Grazie in anticipo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la sua riflessione è profonda e denota un buon livello di consapevolezza emotiva. È importante partire da un punto fondamentale: non c’è “qualcosa di sbagliato” in lei. Le dinamiche che descrive sono più comuni di quanto si possa pensare e spesso affondano le radici nella propria storia personale e nei bisogni affettivi costruiti nel tempo.
Dal suo racconto emerge come lei si senta particolarmente compresa, vista e riconosciuta nella relazione con questa persona più grande. Questo tipo di esperienza può avere un forte impatto emotivo, soprattutto quando si associa a vissuti precedenti in cui alcune figure di riferimento sono state assenti o poco disponibili. In questi casi, è possibile che relazioni con partner significativamente più grandi attivino un senso di sicurezza, contenimento e validazione che risulta profondamente gratificante.
Il fatto che lei si percepisca “più matura” rispetto ai suoi coetanei merita una riflessione: crescere rapidamente, spesso in risposta a eventi familiari complessi, può portare a sviluppare competenze adattive importanti, ma anche a ricercare, nelle relazioni, interlocutori che rispecchino tale maturità. Tuttavia, questo non significa necessariamente che relazioni con una marcata differenza d’età siano più funzionali o equilibrate nel lungo periodo.
Un altro aspetto rilevante riguarda il contesto della relazione: lei stessa riconosce alcuni elementi di criticità (come il coinvolgimento con una persona più grande e la consapevolezza di una situazione “non del tutto giusta”). Questa ambivalenza — tra il sentirsi bene emotivamente e il percepire dei limiti o dei rischi — è un segnale importante da ascoltare.
La domanda che pone potrebbe essere riformulata in modo più utile: non tanto “cosa c’è di sbagliato in me?”, ma “quali bisogni sto cercando di soddisfare attraverso questo tipo di relazione?”. Spostare il focus su questo piano permette di uscire da una logica giudicante e di entrare in una prospettiva più esplorativa e costruttiva.
Potrebbe essere utile, inoltre, interrogarsi su cosa desidera da una relazione nel medio-lungo termine e se questa situazione è realmente in grado di offrirglielo. Il sentirsi compresi è un elemento fondamentale, ma da solo potrebbe non essere sufficiente a garantire una relazione soddisfacente e sostenibile.
Infine, considerata la complessità dei vissuti che porta, un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla ad approfondire questi aspetti, a dare significato alle sue scelte relazionali e a costruire modalità più consapevoli e tutelanti di stare in relazione.
Un cordiale saluto.
Buongiorno, ho una figlia che soffre di binge eating da moltissimi anni, ora è due anni che convive e io la vedo poco, ma ogni volta che la vedo noto chiaramente (e non solo io) che mette sempre più peso. Ormai sarà oltre i 100 kg. Non so proprio da dove iniziare per aiutarla. Nel passato abbiamo provato psicoterapia, psichiatria, farmaci di tutto, ma dopo pochissime sedute si mollava. E’ arrivata a dirmi stop, attraverso una terapeuta che mi ha chiamata e abbiamo fatto colloquio insieme, mi hanno chiesto di lasciarla stare. Da lì ho mollato. Mi sono arresa. Peccato che a distanza di un anno e mezzo la sua situazione sia decisamente peggiorata. Grazie a chi mi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione e il senso di impotenza che sta vivendo. Nei disturbi come il binge eating, il cambiamento può avvenire solo se parte da una motivazione interna della persona: forzare o insistere, anche con le migliori intenzioni, spesso porta a una maggiore chiusura.
Il fatto che in passato le sia stato chiesto di “lasciarla stare” va letto proprio in questa direzione: proteggere la relazione e ridurre la pressione. Questo non significa però essere indifferenti. Può continuare a esserci per sua figlia in modo non giudicante, mostrandole affetto, ascolto e disponibilità, evitando commenti su peso o cibo.
Se si presenterà uno spiraglio, anche piccolo, potrà incoraggiarla con delicatezza a riprendere un percorso, magari diverso da quelli già provati. Nel frattempo, può essere molto utile che sia lei a trovare uno spazio di supporto per sé, per essere accompagnata nel modo migliore in questa situazione complessa.
Non è sola, e il suo ruolo resta importante, anche se oggi può sembrare limitato.