Domande del paziente (4)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco bene l'ansia che stai provando: quando c'è il dubbio, la mente tende a riempire i vuoti con scenari che fanno paura.
Adesso mettiamo in ordine insieme; il rapporto è avvenuto il primo giorno di...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Dal punto di vista pratico, la pillola del giorno dopo e l'Eltroxin non hanno interazioni rilevanti note: possono essere assunti entrambi. Tuttavia, è importante mantenere le corrette modalità di assunzione.... Altro
Buongiorno, vorrei un parere.
Mio figlio ha 7 anni e da circa due settimane presenta un comportamento che mi sta preoccupando.
Prima delle vacanze di Pasqua entrava a scuola tranquillamente: lo accompagnavo fino alla classe, ci salutavamo con un abbraccio e un bacio, e poi entrava senza problemi. Sorridente e contento di andarci. (fa la prima elementare).
Dopo le vacanze (quindi inizio aprile), al rientro il primo giorno mi ha detto di non stare bene e l’ho tenuto a casa. Nei giorni successivi ho capito che probabilmente non era un malessere reale, quindi ho ripreso a portarlo regolarmente a scuola.
Da quel momento, ogni mattina davanti alla porta della classe inizia a piangere in modo intenso, dicendo che vuole stare con me. Le maestre devono intervenire per prenderlo e portarlo dentro, mentre io vado via. Questo momento è emotivamente molto forte, anche se so di star facendo la cosa giusta.
Tuttavia, dopo circa 20–30 minuti le insegnanti mi confermano sempre che si è calmato, è sereno, lavora normalmente ed è tranquillo durante tutta la mattinata.
Invece, in occasioni diverse (ad esempio una gita) è stato capace di salutarmi senza problemi e andare verso i compagni.
Quando gli chiedo il motivo del pianto, risponde semplicemente “non lo so”.
Le insegnanti mi riferiscono inoltre che questo comportamento si verifica solo quando lo accompagno io, mentre con la madre non succede. (Siamo una coppia separata e nostro figlio è prevalente a me).
Non presenta febbre, dolori o altri sintomi fisici evidenti, se non occasionali lamentele al mattino che però non sembrano avere una base reale.
Il tragitto verso la scuola è calmo, ascoltiamo la musica, parliamo di giochi e di vita quotidiana. La salita delle scale è tranquilla, ma come arriva davanti la porta della classe scatta questo meccanismo.
Vorrei capire se questo comportamento può avere una componente legata all’ansia o al distacco e se è qualcosa di fisiologico oppure se è il caso di approfondire con uno specialista.
Grazie mille.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi non è affatto raro nei bambini di 6/7 anni, e per come si manifesta ha tutte le caratteristiche di una ansia da separazione situazionale, non di un problema più grave. Questo indica che non è la scuola il problema ne tantomeno un disagio generalizzato, piuttosto, è un meccanismo appreso legato al momento del distacco con te. Dopo le vacanze che spesso rafforzano il legame, può essersi innescato un piccolo cortocircuito. Quindi, non è un problema profondo, ma un pattern relazionale e situazionale che può essere risolto cambiando il rituale del distacco:
1. Riduci il tempo del saluto
2.Niente saluti lunghi ed emotivi
3. Saluto breve, sempre uguale, prevedibile
4. Non trattare il pianto come un problema da risolvere
Più si cerca di calmare più si rafforza il meccanismo.
Meglio invece assumere la consapevolezza che riconoscere e non fermarsi sia meglio.
Importante non cambiare strategia giorno per giorno ma mantenere un equilibrio.
Buonasera dottore, le scrivo perché vorrei parlarle di una situazione che mi sta creando molta ansia. Da mesi sto cercando di convincere mia madre a farmi studiare scienze umane, ma lei è contraria perché ritiene il percorso troppo difficile per me e che non sarei in grado di affrontarlo. Questa situazione mi sta pesando molto, soprattutto perché ora sono iscritta a un indirizzo che non mi interessa minimamente e nemmeno la classe mi piace. Mi sento bloccata e non so come andare avanti. Nonostante la mia psicologa ne ha parlato già con mia madre, ma lei non vuole sentire ragioni. Ho paura per il mio futuro, di non trovare lavoro e di rimanere senza soldi. Il mio sogno è diventare psicologa e acculturarmi, e questa situazione mi deprime tantissimo. Sono sicura che verrò bocciata, e mia madre continua a ripetermi che mi boccerebbero anche a scienze umane. Inoltre, quando sono triste ho pensieri negativi come: pensieri di suicidio o farmi del male.
Come posso affrontare questa situazione? Quali alternative ho per il mio futuro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco perfettamente questa situazione possa farti sentire intrappolata e sotto pressione. Non è solo una scelta scolastica, per te rappresenta identità, futuro e autonomia. E' normale che, quando queste parti vengano bloccate , emergono ansia, tristezza e pensieri molto negativi.
In questo momento si è creato un circolo:
1. Tua madre ti scoraggia
2. Tu ti senti incapace e bloccata
3.Aumenta la paura di fallire
4.Ti senti ancora meno in grado di agire
Il punto è: non la difficoltà del percorso che ti blocca, ma il dubbio continuo su di te.
Spostiamo il focus:da dover convincere tua mamma a sbloccare te
Più cerchi di convincerla, più lei si irrigidisce. E' una dinamica molto comune. Strategicamente, serve cambiare obbiettivo: Non convincerla, ma dimostrarle progressivamente che sei in grado. Ti consiglio di studiare ogni giorno come se fossi già nel percorso che desideri, scegli argomenti inerenti alle materie. Questo aumenta la fiducia reale, da voglia a sto già facendo.
Non pensare più che verrai bocciata.
Quando dici che nei momenti di tristezza compaiono pensieri suicidi o autolesivi, significa che la pressione ha superato la soglia gestibile. Non va ignorato.
In questi questi momenti :
1.Non rimanere da sola
2.Contatta qualcuno ( amici, parenti, psicologa)
3.Se senti che aumenta, rivolgiti subito ad un servizio di supporto( anche telefonico)
Questi pensieri non sono una soluzione, sono un segnale che qualcosa va cambiato subito.
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