Domande del paziente (4)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Innanzi tutto le sono vicino umanamente e mi dispiace molto per la sua condizione attuale. Per dare una risposta realistica alla sua domanda occorrerebbe avere alcune informazioni in più come gli esiti... Altro
Buongiorno dottore volevo un suo consulto per quando riguarda la mia situazione. Ho fatto l intervento di artrodesi lombare l5 s1 5 mesi fa, ma ho ancora dolori cronici lombosacrale e ogni tanto nella gamba e nell anca sinistra, Ogni qual volta che sto all'impiedi o seduta e mi da sollievo quando mi sdraio. I dolori non sono cambiati, piuttosto sono aumentati. Ho fatto risonanza standard ma negativa. Analisi al sangue, del ves pcr e sono alti. Anca ana fattore reumatoide negativi. Ho preso farmaci antidolorici, antinfiammatori e cortisone ma nessun miglioramento. Al tatto quando tocco dei punti vicinissimo le ferite mi fanno malissimo come se bruciassero. Cosa può essere successo? Il dottore neurochirurgo mi ha mandato dal dottore della terapia del dolore e mi ha detto che può provare con delle infiltrazioni nelle articolazione sacroiliache per vedere se c'è l'infiammazione li. Ma non è sicuro!
Lei cosa ne pensa?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
uongiorno signora, comprendo la sua frustrazione. Il quadro che descrive rientra spesso nella Sindrome da Fallimento Chirurgico Spinale (FBSS), un'evenienza clinica non rara dopo un'artrodesi L5-S1.
La Risonanza Magnetica standard purtroppo fatica a rilevare l'infiammazione delle terminazioni nervose inglobate nella cicatrice chirurgica, che è spesso la causa del forte "bruciore" al tatto e che giustifica i suoi indici infiammatori alterati (VES e PCR). Inoltre, avendo bloccato il movimento tra L5 e S1, le articolazioni sacroiliache si trovano a sopportare un carico meccanico anomalo, infiammandosi (ecco perché il dolore aumenta quando sta in piedi o seduta).
L'intuizione del collega di indagare l'articolazione sacroiliaca è molto valida. In questi casi il protocollo d'elezione prevede un "blocco diagnostico": un'infiltrazione di precisione eseguita rigorosamente sotto guida ecografica o radioscopica.
Tuttavia, prima di procedere con qualsiasi terapia interventistica, è indispensabile un inquadramento clinico accurato e la visione diretta delle immagini del CD della Risonanza Magnetica (il solo referto cartaceo non è mai sufficiente). Le consiglio di consultare uno specialista in neurochirurgia e terapia del dolore interventistica per programmare questo percorso in sicurezza. Un cordiale saluto
Buonasera sono una donna di 57 anni e da circa 6 anni ho ernia discale nonostante ho avuto già due interventi in l5 s1 nel 2001 e 2002+sindrome delle faccette articolari, all'inizio la terapia farmacologica funziona,ma oramai non funziona più,ho provato di tutto,persino infiltrazioni articolari ecoguidate,fisioterapia,esercizi, ma nemmeno quelli servono, non sono in grado di svolgere nessuna attività, non riesco a stare in piedi ferma nemmeno per mezz'ora, tantomeno fare una passeggiata, devo passare quasi tutto il giorno dal stare stesa sul divano a una sedia comoda in plastica, ogni volta mi fanno fare sempre RMN nuova,ma non mi viene detto cosa devo fare. Che ne pensate? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il quadro che descrive è purtroppo emblematico di quella che in ambito specialistico definiamo "Sindrome da fallimento chirurgico spinale" (FBSS), spesso associata a una sofferenza cronica delle faccette articolari. Comprendo perfettamente la sua frustrazione: eseguire ripetutamente nuove Risonanze Magnetiche senza che queste si traducano in una reale proposta terapeutica genera solo un forte senso di impotenza.
Il motivo per cui le terapie farmacologiche e le infiltrazioni standard non funzionano più risiede nella natura del suo dolore, che dopo anni e due interventi è diventato "cronico e strutturato". In questi casi l'infiammazione non è più solo temporanea, ma i nervi stessi si sono sensibilizzati e trasmettono un segnale di dolore continuo.
Quando le terapie di primo livello falliscono, il passo successivo non è quasi mai un terzo intervento chirurgico tradizionale, né la prescrizione di una nuova RM. Le linee guida indicano il ricorso a procedure algologiche avanzate come la "Neuromodulazione": tecniche mininvasive di secondo livello che mirano a spegnere la trasmissione del dolore direttamente sul nervo interessato o sulle vie nervose interessate.
Il consiglio clinico più utile che posso darle oggi è di interrompere questo circolo vizioso di esami e rivolgersi a un centro superspecializzato in Terapia del Dolore complessa o a un Neurochirurgo dedicato. Serve una revisione critica del suo caso clinico per valutare la fattibilità di queste procedure avanzate e aiutarla a recuperare una mobilità dignitosa. Un cordiale saluto, Dr. Alessandro Giammarusti.
Uso Busette da10 mg da cica una settimana, ho dolori alle gambe e dolori diffusi e dormo pochissimo ,grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Comprendo la fatica di questi giorni; è una situazione delicata ma purtroppo frequente quando si impostano queste terapie. Faccio prima una piccola precisazione tecnica: il farmaco che sta utilizzando (Busette) rilascia 10 microgrammi all'ora, non milligrammi, ed è un oppioide transdermico.
I sintomi che riferisce — insonnia severa, irrequietezza e dolore che non passa — ci danno due indicazioni cliniche importanti. Da un lato, in alcuni pazienti, questa classe di molecole può creare un "effetto paradosso" sul sistema nervoso centrale, causando proprio agitazione e perdita del sonno. Dall'altro, se il suo dolore alle gambe è di origine "neuropatica" (legato per esempio a una radice nervosa sofferente o infiammata nella colonna vertebrale), l'oppioide agisce a livello generale ma fatica a spegnere l'infiammazione locale sul nervo.
Continuare ad assumere un farmaco così forte perdendo il sonno e senza trarre reale beneficio sul dolore è una strada che andrebbe rivalutata. Per sbloccare quadri clinici di questo tipo, la via più sicura non è procedere per tentativi farmacologici, ma visionare direttamente le immagini della Risonanza Magnetica ed eseguire un attento esame neurologico. Questo permette di capire se è possibile intervenire alla radice del problema, magari con procedure mininvasive mirate.
Le consiglio caldamente di programmare a breve una visita neurochirurgica o algologica approfondita per inquadrare la sua situazione. Un cordiale saluto, Dr. Alessandro Giammarusti.