Domande del paziente (11)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    Innanzi tutto le sono vicino umanamente e mi dispiace molto per la sua condizione attuale. Per dare una risposta realistica alla sua domanda occorrerebbe avere alcune informazioni in più come gli esiti... Altro


    Domande su Coccigodinia

    Buongiorno, ho 51 anni e da due anni soffro di coccigodinia e sacralgia. Non mi posso sedere senza avere un forte dolore e in piedi ho un costante dolore nell'osso sacro. Dalla diagnostica effettuata risulta un dismorfismo congenito con sinostosi delle vertebre coccigee e vertebra di transizione sacro caudale, un lipoma intraosseo e il coccige prominente posteriormente. Potenziali evocati sacrali e multisensoriali nella norma. Ho fatto diverse terapie farmacologiche, infiltrazioni, ozono terapia, fisiokinesiterapia, osteopata e chinesiologo. Diverse visite ortopediche, neurochirurgiche, proctologiche, ginecologiche e reumatologiche. Il mio caso sembra essere di difficile risoluzione e il dolore mi compromette la normale vita quotidiana, di relazione e lavorativa. Ho provato tutte le ciambelle ortopediche che non mi danno nessun sollievo. Potete, cortesemente, darmi delle indicazioni per risolvere il mio problema? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    Buongiorno,

    mi dispiace per la situazione che descrive. Quando una coccigodinia persiste da anni e non risponde a farmaci, fisioterapia, infiltrazioni e altre terapie conservative, è importante rivalutare attentamente la causa del dolore e verificare se il coccige sia effettivamente il principale generatore del dolore.

    Nel suo caso, la presenza di anomalie anatomiche congenite e di un coccige prominente posteriormente potrebbe avere un ruolo significativo nella sintomatologia, soprattutto considerando il dolore marcato in posizione seduta. Tuttavia, a distanza e senza visionare gli esami, non è possibile stabilire con certezza quale sia il trattamento più indicato.

    Nei casi di coccigodinia cronica refrattaria come il suo, può essere utile una valutazione presso un centro di terapia del dolore o un'équipe dedicata alla patologia del coccige. Oltre alle infiltrazioni tradizionali, esistono procedure più specifiche, come il blocco del ganglio impar o la radiofrequenza del ganglio impar, che in alcuni pazienti consentono un controllo significativo del dolore. Nei casi selezionati, quando è documentata una chiara correlazione tra alterazione anatomica e sintomi e tutte le terapie conservative hanno fallito, può essere presa in considerazione anche una valutazione chirurgica specialistica.

    Le suggerisco quindi di raccogliere tutta la documentazione (RMN, TAC, radiografie dinamiche, referti delle infiltrazioni già eseguite) e richiedere una valutazione presso un centro con esperienza specifica nel trattamento del dolore pelvico e della coccigodinia cronica.

    Le auguro di trovare finalmente una soluzione adeguata al suo problema.


    Domande su Dolore alla spalla

    Buongiorno, ho 75 anni e soffro di molte patologie attualmente sto facendo una terapia d Nicetile fiale 2 volte al giorno, perché ho delle ernie lombari e cervicali che premono sul midollo procurandomi dolori parastesie notturne e fascicolazioni alla gamba , da qualche giorno sono subentrati anche dolori di artrosi, volevo sapere se era possibile abbinare alla terapia che stó facendo con nicetile se potevo fare nello stesso giorno, distanziandoli di qualche ora,anche 2 volte al giorno voltaren, premetto che tra le mie patologie soffro anche di insufficienza renale moderata.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    Buongiorno,

    in presenza di un'insufficienza renale moderata è opportuno prestare particolare attenzione all'assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come il Voltaren (diclofenac), poiché possono contribuire a un peggioramento della funzione renale, soprattutto nelle persone anziane e in caso di utilizzo ripetuto o prolungato.

    Il Nicetile non presenta generalmente interazioni significative con il diclofenac; tuttavia, il problema principale nel suo caso non è la compatibilità tra i due farmaci, ma la sicurezza del diclofenac in relazione alla funzione renale e alle altre patologie eventualmente presenti.

    Per questo motivo non è possibile consigliarle con sicurezza l'assunzione di Voltaren due volte al giorno senza conoscere il quadro clinico completo, i valori della funzionalità renale e le altre terapie in corso. Le suggerisco di confrontarsi con il medico curante o con lo specialista che la segue prima di iniziare il farmaco.

    Inoltre, è importante precisare che parestesie, fascicolazioni e dolore agli arti non sempre dipendono esclusivamente dalle ernie discali e, qualora i sintomi fossero in peggioramento o associati a deficit di forza, potrebbe essere utile una rivalutazione specialistica.

    Cordiali saluti.


    Buongiorno dottore volevo un suo consulto per quando riguarda la mia situazione. Ho fatto l intervento di artrodesi lombare l5 s1 5 mesi fa, ma ho ancora dolori cronici lombosacrale e ogni tanto nella gamba e nell anca sinistra, Ogni qual volta che sto all'impiedi o seduta e mi da sollievo quando mi sdraio. I dolori non sono cambiati, piuttosto sono aumentati. Ho fatto risonanza standard ma negativa. Analisi al sangue, del ves pcr e sono alti. Anca ana fattore reumatoide negativi. Ho preso farmaci antidolorici, antinfiammatori e cortisone ma nessun miglioramento. Al tatto quando tocco dei punti vicinissimo le ferite mi fanno malissimo come se bruciassero. Cosa può essere successo? Il dottore neurochirurgo mi ha mandato dal dottore della terapia del dolore e mi ha detto che può provare con delle infiltrazioni nelle articolazione sacroiliache per vedere se c'è l'infiammazione li. Ma non è sicuro!
    Lei cosa ne pensa?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    uongiorno signora, comprendo la sua frustrazione. Il quadro che descrive rientra spesso nella Sindrome da Fallimento Chirurgico Spinale (FBSS), un'evenienza clinica non rara dopo un'artrodesi L5-S1.

    La Risonanza Magnetica standard purtroppo fatica a rilevare l'infiammazione delle terminazioni nervose inglobate nella cicatrice chirurgica, che è spesso la causa del forte "bruciore" al tatto e che giustifica i suoi indici infiammatori alterati (VES e PCR). Inoltre, avendo bloccato il movimento tra L5 e S1, le articolazioni sacroiliache si trovano a sopportare un carico meccanico anomalo, infiammandosi (ecco perché il dolore aumenta quando sta in piedi o seduta).

    L'intuizione del collega di indagare l'articolazione sacroiliaca è molto valida. In questi casi il protocollo d'elezione prevede un "blocco diagnostico": un'infiltrazione di precisione eseguita rigorosamente sotto guida ecografica o radioscopica.

    Tuttavia, prima di procedere con qualsiasi terapia interventistica, è indispensabile un inquadramento clinico accurato e la visione diretta delle immagini del CD della Risonanza Magnetica (il solo referto cartaceo non è mai sufficiente). Le consiglio di consultare uno specialista in neurochirurgia e terapia del dolore interventistica per programmare questo percorso in sicurezza. Un cordiale saluto


    Domande su Ernia del disco

    Buonasera sono una donna di 57 anni e da circa 6 anni ho ernia discale nonostante ho avuto già due interventi in l5 s1 nel 2001 e 2002+sindrome delle faccette articolari, all'inizio la terapia farmacologica funziona,ma oramai non funziona più,ho provato di tutto,persino infiltrazioni articolari ecoguidate,fisioterapia,esercizi, ma nemmeno quelli servono, non sono in grado di svolgere nessuna attività, non riesco a stare in piedi ferma nemmeno per mezz'ora, tantomeno fare una passeggiata, devo passare quasi tutto il giorno dal stare stesa sul divano a una sedia comoda in plastica, ogni volta mi fanno fare sempre RMN nuova,ma non mi viene detto cosa devo fare. Che ne pensate? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    Il quadro che descrive è purtroppo emblematico di quella che in ambito specialistico definiamo "Sindrome da fallimento chirurgico spinale" (FBSS), spesso associata a una sofferenza cronica delle faccette articolari. Comprendo perfettamente la sua frustrazione: eseguire ripetutamente nuove Risonanze Magnetiche senza che queste si traducano in una reale proposta terapeutica genera solo un forte senso di impotenza.

    Il motivo per cui le terapie farmacologiche e le infiltrazioni standard non funzionano più risiede nella natura del suo dolore, che dopo anni e due interventi è diventato "cronico e strutturato". In questi casi l'infiammazione non è più solo temporanea, ma i nervi stessi si sono sensibilizzati e trasmettono un segnale di dolore continuo.

    Quando le terapie di primo livello falliscono, il passo successivo non è quasi mai un terzo intervento chirurgico tradizionale, né la prescrizione di una nuova RM. Le linee guida indicano il ricorso a procedure algologiche avanzate come la "Neuromodulazione": tecniche mininvasive di secondo livello che mirano a spegnere la trasmissione del dolore direttamente sul nervo interessato o sulle vie nervose interessate.

    Il consiglio clinico più utile che posso darle oggi è di interrompere questo circolo vizioso di esami e rivolgersi a un centro superspecializzato in Terapia del Dolore complessa o a un Neurochirurgo dedicato. Serve una revisione critica del suo caso clinico per valutare la fattibilità di queste procedure avanzate e aiutarla a recuperare una mobilità dignitosa. Un cordiale saluto, Dr. Alessandro Giammarusti.


    Uso Busette da10 mg da cica una settimana, ho dolori alle gambe e dolori diffusi e dormo pochissimo ,grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    Buongiorno. Comprendo la fatica di questi giorni; è una situazione delicata ma purtroppo frequente quando si impostano queste terapie. Faccio prima una piccola precisazione tecnica: il farmaco che sta utilizzando (Busette) rilascia 10 microgrammi all'ora, non milligrammi, ed è un oppioide transdermico.

    I sintomi che riferisce — insonnia severa, irrequietezza e dolore che non passa — ci danno due indicazioni cliniche importanti. Da un lato, in alcuni pazienti, questa classe di molecole può creare un "effetto paradosso" sul sistema nervoso centrale, causando proprio agitazione e perdita del sonno. Dall'altro, se il suo dolore alle gambe è di origine "neuropatica" (legato per esempio a una radice nervosa sofferente o infiammata nella colonna vertebrale), l'oppioide agisce a livello generale ma fatica a spegnere l'infiammazione locale sul nervo.

    Continuare ad assumere un farmaco così forte perdendo il sonno e senza trarre reale beneficio sul dolore è una strada che andrebbe rivalutata. Per sbloccare quadri clinici di questo tipo, la via più sicura non è procedere per tentativi farmacologici, ma visionare direttamente le immagini della Risonanza Magnetica ed eseguire un attento esame neurologico. Questo permette di capire se è possibile intervenire alla radice del problema, magari con procedure mininvasive mirate.

    Le consiglio caldamente di programmare a breve una visita neurochirurgica o algologica approfondita per inquadrare la sua situazione. Un cordiale saluto, Dr. Alessandro Giammarusti.


    Domande su Spondilolistesi

    Salve sono una signora di 72 anni, due anni fa sono stata operata di artrodesi L5/L5. Piede cadente. Dolori inenarrabili subito post intervento e a tutt’oggi. Fatto intervento trasposizione tendinea perone longus andato bene, ma ora a 5 medi sciatica fatta ex e riscontrato allentamento viti L3. Dolori mai visti. Posso evitare ulteriore intervento?(L3/5)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    Le rispondo con la franchezza con un caso complesso come il suo.
    Prima di tutto: la situazione che descrive non è “banale” dopo un’artrodesi lombare. Un intervento come la stabilizzazione L3–L5 (immagino questo sia il tratto coinvolto) può, nel tempo, andare incontro a problemi meccanici come l’allentamento delle viti, soprattutto in presenza di osteoporosi o sovraccarico del segmento. Quando questo si associa a dolore severo e a sintomi radicolari (la “sciatica”), il quadro va preso molto seriamente.
    Cosa significa davvero “allentamento delle viti”
    Non è solo un dato radiologico. Può indicare:
    perdita di stabilità del segmento
    micro-movimenti dolorosi
    possibile irritazione delle radici nervose
    Questo spiega perché il dolore possa essere “mai visto” rispetto a prima.
    Si può evitare un nuovo intervento?
    La risposta onesta è: dipende, ma spesso è difficile evitarlo se ci sono certe condizioni.
    Può tentare una gestione conservativa se:
    non c’è peggioramento neurologico (nuova debolezza, peggioramento del piede cadente)
    il dolore è controllabile, almeno parzialmente
    non c’è instabilità marcata documentata (serve valutazione con TAC e/o radiografie dinamiche)
    In questi casi si può provare:
    terapia farmacologica mirata (non solo antidolorifici generici, ma modulazione del dolore neuropatico)
    infiltrazioni selettive o procedure antalgiche (es. blocchi radicolari, radiofrequenza)
    eventuale neuromodulazione (stimolazione midollare) nei casi refrattari
    Quando invece l’intervento diventa difficile da evitare
    Ci sono segnali che orientano verso una revisione chirurgica:
    dolore meccanico e continuo, non controllabile
    evidenza chiara di mobilità delle viti
    compressione nervosa documentata
    peggioramento funzionale
    In questi casi, non intervenire significa spesso cronicizzare ulteriormente il dolore e peggiorare la qualità di vita.
    Ma attenzione: non tutti gli interventi sono uguali
    Un’eventuale revisione oggi non è “rifare tutto” in modo standard. Si deve valutare:
    se è davvero necessario estendere la stabilizzazione
    se si può correggere solo il problema meccanico
    qualità dell’osso (fondamentale a 72 anni)
    approcci meno invasivi quando possibile
    Un punto cruciale nel suo caso
    Lei ha già avuto:
    dolore severo post-operatorio
    deficit neurologico (piede cadente)
    un secondo intervento (trasposizione tendinea)
    Questo impone massima prudenza: prima di qualsiasi decisione serve una valutazione altamente specialistica multidisciplinare (neurochirurgo + terapista del dolore).


    Salve, sono un paziente uomo di 44 anni con buona salute ed una vita attiva senza problemi di salute evidenti. Ormai da 20 giorni ho dolore alla schiena in zona dorsale destra più o meno tra le costole che si irradia fino alla parte alta del rene. È un dolore che risponde al tatto e al movimento e ha dei trigger point abbastanza superficiali, inoltre la parte si contrae molto quando è sofferente.
    Ho fatto RX lombo sacrale all'inizio con questo referto:
    "accentuata cifosi dorsale atteggiamento scoliotico destro-convesso del rachide dorsale manifestazioni spondilodiscartrosiche con piccoli osteofiti marginali anteriori. ridotta lordosi lombare. manifestazioni spondilodiscartrosiche con piccoli osteofiti marginali anteriori. Ristretto lo spazio intersomatico compreso tra L5-S1. Non segni di listesi." L'ortopedico ha escluso possa essere questa la causa del dolore essendo posizionato più su.

    È stata fatta una RM rachide dorsale con il seguente referto:" Esame effettuato mediante utilizzo di acquisizioni secondo piani sagittali ed assiali con tecnica SE-FSE, T1-T2 pesate e STIR. Si osserva una modesta accentuazione della fisiologica curvatura in cifosi. Si apprezzano alterazioni dell'intensità di segnale con ipo-intensità e modesta riduzione dell'ampiezza dei dischi intersomatici del tratto dorsale medio-superiore e presenza verosimilmente tra D3-D4 di una modesta ernia discale mediana-paramediana che determina una limitata compressione sulle contigue strutture nervose. Non sono evidenti nel tratto dorsale inferiore significative protrusioni o ernie discali né riduzione dell'ampiezza degli spazi intersomatici. Il canale vertebrale ha un'ampiezza nei limiti della norma. Non si osservano alterazioni strutturali o del segnale, di tipo focale, a carico dei corpi vertebrali. Normale rappresentazione del midollo dorsale."

    L'ortopedico ha escluso cause "gravi" e quell' accenno di ernia sembra essere troppo alto rispetto alla zona di dolore percepito.

    Sì è ipotizzato anche uno Zoster sine herpete in quanto non ho mai avuto eruzioni cutanee ma l'idea non è mai stata portata avanti.
    È stato per ora escluso un problema al rene in quanto non ho problemi urinari di alcun tipo e colore delle urine assolutamente normali.
    Si è pensato quindi ad una causa meccanica.

    Sto facendo:
    - cura di una settimana di cortisone deflazacort 30 che ora sto scalando
    - miorilassante expose
    - integratore milesax al magnesio
    - integratore Normast MPS con PEA
    - vitamine B12
    - terapia con Laser HILT, onde d'urto radiali e magnetoforesi con Fenizon (ne ho fatte 2 al momento)

    La condizione diurna è migliorata leggermente, probabilmente sono sotto effetto di cortisone ma di notte è ormai matematico il risveglio a causa del dolore che devo per forza di cose calmare con paracetamolo per permettermi almeno di chiudere gli occhi e riposare un minimo.
    Inoltre sento una sorta di scatti meccanici su respiri profondi o movimenti particolari.

    Sto spendendo un sacco di soldi tra medicine e terapie, cosa che andrebbe bene se avessi dei risultati migliori di quelli che ho attualmente, che purtroppo sono minimi.

    Vorrei avere gentilmente un parere medico, altre idee o consigli su figure a cui rivolgersi diverse dall'ortopedico che magari possano avere una visone del problema da altri punti di vista .

    A 44 anni sto in malattia da lavoro da un mese e non riesco più ad avere una vita normale a causa di questa altalena di dolore giorno notte e tutto ciò sta influenzando pesantemente il mio morale in quanto non vedo una via d'uscita e non riesco neanche a sapere di preciso cosa io abbia.
    Ho iniziato a prendere mezza pasticca di Xanax al bisogno per calmarmi.
    Vi ringrazio molto.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    La sua descrizione è lucida e riflette una condizione che, a 44 anni, impatta pesantemente sulla vita quotidiana.

    L’inquadramento del collega ortopedico è stato fondamentale per escludere cause 'maggiori' o urgenze chirurgiche. Una volta escluso il danno strutturale grave, la sfida si sposta sulla funzionalità. Gli 'scatti' respiratori e il dolore evocabile suggeriscono che il problema non sia l'ernia (reperto accessorio), ma un’irritazione biomeccanica delle articolazioni costali o dei tessuti miofasciali.
    Cosa fare concretamente ora?
    Per uscire dall'impasse le suggerirei questo percorso:
    Diagnosi di 'Blocco': Invece di altri farmaci per bocca, si potrebbe valutare un'infiltrazione ecoguidata mirata (con un minimo di anestetico locale) sul punto di massimo dolore (trigger point o articolazione costale). Se il dolore scompare istantaneamente, abbiamo trovato il 'colpevole' e confermato il bersaglio.
    Non si rassegni a una vita a metà: a 44 anni la soluzione esiste, va solo cercata.
    Un cordiale augurio di pronta guarigione,
    Dott. Alessandro Giammarusti


    Domande su Nevralgia

    Sono stato operato da due mesi per un neurinoma al trigemino di 29 mm con accesso transorbitario. Inizialmente ho sofferto di tensioni nella branca oftalmica, ora sto soffrendo di formicolii e sensazione di punture di aghi nella medesima area. Dopo l' ntervento non é stata prescritta alcuna terapia con anticonvulsivi. Che percentuale vi é che questi ulteriori sintomi spariscano da soli e quali potrebbero essere eventualmente le tempistiche? Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    I sintomi che descrive (formicolii, sensazione di punture di aghi e alterazioni della sensibilità nella regione della branca oftalmica del trigemino) possono comparire dopo un intervento per neurinoma del trigemino e non indicano necessariamente una complicanza o una recidiva.
    Dopo la rimozione di una lesione che comprime o coinvolge il nervo, le fibre nervose possono impiegare molti mesi per recuperare. Durante questa fase di “guarigione nervosa” è relativamente frequente avvertire parestesie, formicolii, sensazioni di scossa elettrica o punture, che talvolta rappresentano proprio un segno di riorganizzazione e recupero della funzione nervosa.
    A soli due mesi dall’intervento è generalmente ancora presto per considerare stabilizzato il quadro neurologico. In molti casi l’evoluzione continua per 6-12 mesi e talvolta anche oltre.
    Non è possibile prevedere con precisione la probabilità che i sintomi scompaiano completamente, poiché il recupero dipende da diversi fattori: dimensioni del tumore, grado di coinvolgimento del nervo prima dell’intervento, eventuale manipolazione chirurgica delle fibre trigeminali e andamento postoperatorio individuale.
    La mancata prescrizione di anticonvulsivanti non è necessariamente anomala. Farmaci come gabapentin, pregabalin o carbamazepina vengono generalmente utilizzati quando il dolore neuropatico è particolarmente intenso o invalidante, non come terapia obbligatoria per tutti i pazienti operati.
    Se i sintomi dovessero aumentare progressivamente, diventare dolorosi o interferire con la qualità di vita, è opportuno discuterne con il neurochirurgo o il neurologo di riferimento per valutare l’eventuale introduzione di una terapia specifica.
    In sintesi, a due mesi dall’intervento la presenza di parestesie nella branca oftalmica può rientrare nell’evoluzione postoperatoria e vi sono ancora ampi margini di miglioramento nei mesi successivi.


    Buongiorno dalla risonanza magnetica che ho fatto mi è uscita un ernia cervicale grossolana , il dottore mi ha fatto mettere il collare cervicale tutta la giornata piu una cura a base di cortisone e antinfiammatori . è normale che quando metto il collare mi da piu fastidio?
    E dopo quanti giorni inizio a provare sollievo dal dolore alla spalla e al braccio. Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    Buongiorno,

    sì, può capitare che il collare cervicale provochi una sensazione di maggiore fastidio, soprattutto nei primi giorni. Molti pazienti si aspettano un sollievo immediato, ma in realtà il collare serve principalmente a limitare alcuni movimenti del collo e a ridurre lo stress meccanico sulle strutture cervicali.

    Se il collare è troppo stretto, non perfettamente adattato o viene indossato per molte ore consecutive, può aumentare la rigidità muscolare e creare una sensazione di disagio. Questo non significa necessariamente che stia peggiorando la situazione.

    Per quanto riguarda il dolore alla spalla e al braccio, molto dipende da quanto l'ernia sta irritando o comprimendo la radice nervosa. Il cortisone ha lo scopo di ridurre l'infiammazione attorno al nervo e spesso i primi miglioramenti compaiono dopo alcuni giorni di terapia. In molti casi il dolore inizia a diminuire nell'arco di 1-2 settimane, mentre il recupero può richiedere più tempo quando sono presenti formicolii, bruciore o alterazioni della sensibilità.

    Un aspetto importante è osservare l'andamento dei sintomi: se il dolore rimane stabile o tende lentamente a migliorare, generalmente è un segnale rassicurante. Se invece dovessero comparire perdita di forza del braccio o della mano, difficoltà a sollevare oggetti oppure un peggioramento progressivo dei sintomi, è opportuno informare il medico che la sta seguendo.

    Nella maggior parte dei casi le ernie cervicali migliorano con le cure conservative e senza necessità di intervento chirurgico, ma è fondamentale che la terapia venga personalizzata in base ai sintomi e ai risultati della risonanza magnetica.

    Le auguro una pronta guarigione.


    Buongiorno, da diversi anni soffro di disturbi alla cervicale. Dall’ultima risonanza risultano due protrusioni nei tratti C4-C5 e C6-C7 con rettilinizzazione del tratto cervicale. Il problema più invalidante è provocato da sensazioni di vertigini, disequilibrio, sbandamento, confusione mentale, scarsa capacità di concentrazione e stanchezza cronica. La maggior parte delle volte i sintomi sono accompagnati da dolori alla spalla destra e alla mandibola. Ho anche un dente del giudizio che spesso si infiamma provocando dolore mandibolare. Da anni mi sottopongo a trattamenti fisioterapici, osteopatici, terapie con tens, tecar, ultrasuoni e anche cortisone intramuscolare, ma non trovo alcun giovamento. Potete consigliarmi quali approfondimenti posso fare? Sono andata anche da un fisiatra e da un neurochirurgo, ma l’unico suggerimento è stato: ginnastica posturale con metodo mezieres. È il caso che mi rivolga a un neurologo/reumatologo o mi sottoponga a esami più approfonditi che indaghino oltre la zona cervicale? Vi ringrazio in anticipo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Alessandro Giammarusti

    Buongiorno,

    i reperti che descrive alla risonanza (protrusioni cervicali e rettilinizzazione della lordosi) sono molto comuni e, da soli, non sempre sono sufficienti a spiegare sintomi come vertigini, senso di disequilibrio, annebbiamento mentale, difficoltà di concentrazione e stanchezza cronica.

    È importante distinguere il dolore cervicale dai sintomi associati. Il dolore alla spalla e alla regione mandibolare potrebbe essere correlato a problematiche muscolo-scheletriche cervicali o dell'articolazione temporo-mandibolare, soprattutto considerando la presenza di un dente del giudizio frequentemente infiammato. Tuttavia, i disturbi di equilibrio e le vertigini meritano un inquadramento più ampio.

    In questi casi può essere utile una valutazione neurologica e, soprattutto, otoneurologica/vestibologica, per escludere patologie dell'apparato vestibolare o altre condizioni che possono manifestarsi con sintomi simili. Anche una valutazione odontoiatrica o gnatologica potrebbe essere indicata per chiarire il ruolo della mandibola e del dente del giudizio nel quadro clinico.

    Se non sono presenti segni di compressione neurologica significativa agli arti superiori (perdita di forza, alterazioni della sensibilità, disturbi della deambulazione), la chirurgia cervicale generalmente non trova indicazione sulla base dei soli reperti descritti.

    La ginnastica posturale e l'esercizio terapeutico mirato rappresentano spesso il trattamento di prima scelta per la cervicalgia cronica, ma è fondamentale che la diagnosi sia corretta e che non si attribuiscano automaticamente tutti i sintomi alle alterazioni riscontrate alla risonanza.

    Le consiglio pertanto di approfondire il problema con una valutazione neurologica e vestibologica e di discutere con il suo medico curante l'eventuale necessità di ulteriori accertamenti sulla base della sua storia clinica completa.

    Cordiali saluti.


Domande più frequenti

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