Dott.ssa
Danila Bardi
Psicologa
·
Psicologa clinica
Psicoterapeuta
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sulle specializzazioni
Napoli 1 indirizzo
Esperienze
3770492955 (primo contatto whatsapp)
Sono la Dott.ssa Danila Bardi, psicologa ad orientamento sistemico-familiare e lavoro con individui, coppie e famiglie nei momenti in cui qualcosa si blocca, si rompe o diventa difficile da comprendere.
Credo che il disagio non nasca mai per caso: spesso è il segnale di un equilibrio che non funziona più, di emozioni non espresse o di dinamiche relazionali che si sono irrigidite nel tempo. Per questo il mio lavoro non si limita al sintomo, ma si concentra sul significato più profondo di ciò che sta accadendo, all’interno della persona e delle sue relazioni.
Accompagno persone che vivono ansia, rabbia, difficoltà emotive o momenti di confusione, aiutandole a ritrovare chiarezza, stabilità e una maggiore consapevolezza di sé.
Lavoro con coppie in crisi, difficoltà comunicative, conflitti ricorrenti, distanze emotive e situazioni di tradimento. In questi casi aiuto entrambi i partner a comprendere cosa sta succedendo nella relazione e a costruire, insieme, un nuovo modo di stare in contatto, oppure a prendere decisioni importanti con maggiore lucidità e rispetto reciproco.
Mi occupo anche di famiglie, soprattutto quando emergono tensioni tra genitori e figli, difficoltà educative o momenti di cambiamento che mettono in discussione gli equilibri familiari.
Il mio approccio è accogliente, non giudicante e profondamente rispettoso dei tempi di ciascuno. In seduta creo uno spazio sicuro in cui potersi esprimere liberamente, sentirsi compresi e iniziare a dare un senso a ciò che si sta vivendo.
Ogni percorso è unico: costruisco insieme alla persona (o alla coppia-famiglia) un lavoro su misura, che non si limita a stare meglio, ma che permette di comprendere davvero ciò che accade e di sviluppare nuove modalità più funzionali e autentiche di stare nelle relazioni.
Ricevo su appuntamento, in presenza e online.
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicologia del lavoro
Principali patologie trattate
- Autostima
- Attacco di panico
- Dolore
- Trauma
- Ansia
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Prestazioni e prezzi
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Consulenza online
50 € -
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Colloquio psicologico individuale
50 € - 60 € -
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80 € - 100 € -
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100 € -
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Mindfulness
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Via dell'Epomeo 59, Napoli 80126
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Recensioni
59 recensioni
Più menzionato dai pazienti
- Attenzione durante la visita
- Spiegazioni dettagliate
- Efficacia del trattamento
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M
Maria D.
Molto attenta , gentile ,riesce a capire lo stato d'animo di una persona e trae da esso i lati positivi
• Studio Di Psicologia • colloquio psicologico di coppia •
Dott.ssa Danila Bardi
Maria ringrazio di cuore per questo feedback così positivo. Un caro saluto
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M
Mdb
La dottoressa è molto gentile ed empatica. Sono all’ inizio del mio percorso ma mi ha messo subito a mio agio . Sono felice di aver iniziato con lei .
• Studio Di Psicologia • colloquio psicologico individuale •
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A
A.M.
Che dire la dottoressa riesce a capire bene la situazione in cui mi trovo e cerca di darmi delle indicazioni su come comportarmi.
• Studio Di Psicologia • colloquio psicologico individuale •
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C
C.D.
La dottoressa Bardi ha un metodo di lavoro molto professionale, è ben capace di ascoltare i problemi presentati e di entrare nella questione offrendo un supporto psicologico profondo ed efficace, senza trascurare l'aspetto umano: è una persona oltre che una professionista e utilizza entrambi questi aspetti in modo empatico.
• Consulenza online • consulenza online •
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M
Mariano E.
Ormai da qualche mese ho iniziato il mio percorso di introspezione con la dottoressa Bardi, una delle scelte migliori che abbia mai fatto. Connessione nata immediatamente, non posso che consigliare a tutti di intraprendere un percorso con lei. Un ottimo investimento per il vostro benessere (e non solo).
• Studio Di Psicologia • colloquio psicologico •
Dott.ssa Danila Bardi
Grazie, grazie per queste parole, di cuore. Un caro saluto, a presto.
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S
Sergio
Il cammino intrapreso con la Dott.ssa Bardi mi ha consentito di esplorare profondamente il mio io interiore, comprendendo appieno le dinamiche ormai logoranti che non mi permettevano più di vivere con serenità. Oggi mi sento più forte, la mia autostima è cresciuta e non mi percepisco più inadeguato nelle diverse situazioni della vita.
Grazie alla Dott.ssa, sono riuscito a conoscermi meglio e a non vedere più solo il bianco o il nero, ma a percepire le innumerevoli sfumature dell'esistenza. Una professionista accogliente, umana e preparata, alla quale sono grato.• Studio Di Psicologia • colloquio psicologico •
Dott.ssa Danila Bardi
La ringrazio per questa sua recensione scritta con cura e attenzione. Un saluto, Dott.ssa Bardi Danila
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K
Katia.M
La dottoressa Danila Bardi non è solo una psicologa dotata di grande empatia, ma anche una donna straordinaria. Da anni, cambio costantemente terapista perché è arduo trovare qualcuno che, come lei, riesca a farti sentire a tuo agio e a fornirti i giusti consigli per affrontare concretamente le sfide della vita quotidiana. La raccomando caldamente a chiunque desideri veramente risolvere i propri traumi, più o meno gravi. La sua capacità di ascolto e comprensione la rende una guida preziosa nel percorso di crescita personale.
• Studio Di Psicologia • colloquio psicologico •
Dott.ssa Danila Bardi
Le sono grata per queste sue parole e per la recensione che può essere utile a chiunque abbia problemi e crede di non poterli mai superare. Rivolgersi a un professionista è il primo passo per farcela. Un saluto, Dott.ssa Danila Bardi.
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G
Grazie
Parto dal presupposto che lei è stata la mia prima psicologa dalla quale sono andato.
Ero fiducioso, speravo in un risultato positivo dal momento che non riuscivo più a gestire determinate situazioni emotive da solo. Danila si è dimostrata più che all'altezza di aiutarmi ed in poco tempo di risollevarmi da una situazione non piacevole.
Danila è empatica, qualità che non molti dottori hanno, professionale e soprattutto ascolta e risponde attivamente, interviene e non ti lascia solamente parlare segnando sul classico foglio di carta cose a caso come uno psicologo qualsiasi fa.
Avrei ancora tanto da scrivere, ma non è necessario, la cosa più importante da scrivere è grazie. So che ci sarà sempre e so a chi rivolgermi in momenti di difficoltà.• Studio Di Psicologia • colloquio psicologico •
Dott.ssa Danila Bardi
Un viaggio ricco di tenacia e motivazione. Grazie per le parole utilizzate. Un caro saluto, Dott.ssa Bardi Danila.
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L
Luca
Fin dalla prima seduta, la Dott.ssa Bardi mi ha fatto sentire così a mio agio da poter condividere liberamente i miei bisogni e le mie difficoltà. Le nostre conversazioni scorrevano così facilmente e naturalmente, cosa che mi ha sempre stupito. Grazie a queste qualità ho potuto trovare equilibrio e affrontare gli obiettivi che mi ero prefissato. Avevo già visto altri psicologi, ma solo con lei ho potuto vedere miglioramenti reali e crescita personale. È sempre aggiornata professionalmente e ha un modo straordinario di spiegare tecniche e conoscenze in modo semplicissimo.
• Studio Di Psicologia • colloquio psicologico individuale •
Dott.ssa Danila Bardi
Luca la ringrazio per questa sua recensione e per la sua tenacia e il suo coraggio di intraprendere un nuovo percorso e dunque di potersi concedere un'altra possibilità. A presto, Dott.ssa Bardi Danila
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G
Giulia
Conclusa la prima seduta, posso dire che fin da subito mi sono sentita a mio agio nel parlare con lei. Mi hanno colpita in particolare i suoi metodi di approccio. Grazie
• Consulenza online • consulenza online •
Dott.ssa Danila Bardi
Giulia grazie di cuore, non posso che essere felice di questo feedback. A presto, Dott.ssa Danila Bardi
Risposte ai pazienti
ha risposto a 54 domande da parte di pazienti di MioDottore
Sento il mio io diviso, come due persone, io e un io più interno. Sono sempre io, ma se parlo a voce alta parlo per parlare con lui, mi vedo allo specchio e lo saluto, mi fa le battute e rido. Si potrebbero vedere più semplicemente come io come pensiero dialogato e io come pensiero spontaneo. So la differenza, ma comunque sento una divisione radicale in me stesso. Mi sento depersonalizzato quando non sto pensando a me stesso o parlando con me stesso, come quando sto facendo qualcosa di spontaneo o sono fuori con altri e soprattutto se parlo con altri. Mentre invece ritrovo il pensiero molto più potente e profondo se penso considerando anche me stesso, se penso e allo stesso tempo penso che io sono io. Se lo faccio, mi sento più partecipe o attivo. È difficile da spiegare e da intendere. È come se, ad esempio, mentre sto parlando con qualcuno, se allo stesso tempo oltre a pensare a quello che dico a quella persona, che è un pensiero spontaneo, penso anche all'altro me che è più interno, io sia più presente o mi senta più identificato. Ma questa cosa è molto radicalizzata. Quell'io che parla con gli altri non sono io. Questo che scrive sono io. Sono io solo quando sono con me stesso. Oppure se penso a me stesso mentre sto con altri. Anche se parlo con uno ma penso a me stesso e penso a una risposta suggerita dal me stesso e non dal me, allora quella risposta è più presente e più autentica. Come se dovessi ogni volta ricordarmi chi sono.
Quello che descrive sembra molto doloroso e faticoso da portare dentro ogni giorno. Dalle sue parole emerge la sensazione di vivere una frattura tra un “sé interno”, che sente autentico e vivo, e un “sé sociale”, che invece percepisce distante, automatico, quasi non del tutto suo.
È come se avesse bisogno di ricordarsi continuamente di esistere e di essere sé stesso per sentirsi davvero presente. E questo può portare a una forma di auto-osservazione continua che, invece di farla sentire più stabile, finisce per allontanarla dalla spontaneità e dal contatto naturale con gli altri.
Il fatto che lei mantenga consapevolezza di ciò che vive e riesca a descriverlo con lucidità è importante. Ma il livello di sofferenza e di isolamento interiore che traspare merita attenzione e ascolto profondo.
Per questo credo sia importante che possa parlarne apertamente con un professionista, senza paura di essere giudicato. Non per “etichettare” ciò che prova, ma per comprendere insieme da dove nasce questa sensazione di divisione interna e aiutarla a ritrovare un senso di continuità e presenza più stabile dentro di sé. Un caro saluto, Dott.ssa Danila Bardi
Buongiorno, mi chiamo Cristina, ho 49 anni e sono figlia unica. Sono sposata e senza figli. Da 12 anni vivo a 100 km dai miei genitori. Non ho un lavoro perché a cadenza quindicinale vado dai miei genitori anziani per almeno quattro o cinque giorni. Da anni però vivo un'angoscia che non mi lascia mai, perché ho il terrore nei confronti della malattia e della perdita dei miei genitori. Mia madre ha 79 anni e sta abbastanza bene. Mio padre ne ha 84, ha uno stent al cuore e un'endoprotesi all'aorta addominale. Purtroppo l'ultima visita medica ha riscontrato dei problemi alla protesi. A giorni avremo un ulteriore colloquio con degli specialisti per capire se si può intervenire chirurgicamente e con che rischi, oppure se non sia possibile. Non dormo più, non vivo più, la vita mi sembra senza senso, fatta solo di prove, di perdite e di dolore. Giro a vuoto. In apparenza faccio tutto come una persona normale, ma dentro mi sento risucchiare dentro un abisso di terrore, di angoscia, di buio. È tutto troppo pesante, non riesco a reggere. Non trovo appigli, sfoghi. Attualmente sto facendo Emdr con uno psicologo ma non vedo risultati. L'angoscia, i pensieri catastrofici, sono sempre con me, riempiono tutti i miei giorni. Inoltre mi sento in colpa perché non riesco ad essere di aiuto ai miei genitori. Non riesco ad essere forte per sostenerli, rassicurarli, dimostrare loro che sono in grado di cavarmela da sola. Quando sono con loro vorrei solo fuggire lontano, non vedere, non sapere. Piango di nascosto. E non riesco a nascondere il mio terrore, di fronte a ogni piccolo o grande malessere dei miei, che non mi fanno pesare, ma che, purtroppo, fa parte dell'invecchiamento, dell'età. Vorrei tanto essere forte, tornare quella che ero, ma non ci riesco. Non so più cosa fare. Non c'è nulla che mi dia anche un momentaneo sollievo, né l'Emdr, né la fede, né i video sulla meditazione e la mindfulness. La mia testa è un cavallo imbizzarito.
Cristina,
quello che sta vivendo arriva con una forza enorme, e dalle sue parole si sente tutta la fatica di questi anni trascorsi in uno stato di allerta continua. Lei è figlia unica, sente sulle spalle la responsabilità emotiva dei suoi genitori, vive la distanza, l’incertezza medica di suo padre, il confronto quotidiano con l’invecchiamento e con la possibilità della perdita. È comprensibile che il suo sistema emotivo sia esausto.
Spesso chi vive situazioni come la sua ha la sensazione di “non farcela più” non perché sia debole, ma perché da molto tempo sta cercando di reggere qualcosa di molto grande da sola, senza mai potersi davvero appoggiare. E allora la mente comincia a funzionare come un radar costantemente acceso: controlla, anticipa, immagina scenari catastrofici, cerca disperatamente di prepararsi al dolore. Ma così facendo non riesce più a riposare. Quell’angoscia che descrive il senso di abisso, il vivere tutto come una minaccia imminente, non è follia né incapacità: è il segnale di un organismo emotivo in sovraccarico.
Leggendola, emerge anche un altro aspetto molto importante: lei non sta soffrendo solo per la paura di perdere i suoi genitori. Sta soffrendo anche perché sente di non riuscire a essere la figlia che vorrebbe essere. Si colpevolizza perché non riesce a rassicurarli, a mostrarsi forte, lucida, capace di sostenerli. Ma il fatto che abbia paura non significa che non voglia abbastanza bene ai suoi genitori o che li stia deludendo. Anzi, spesso è proprio l’intensità del legame a rendere così difficile tollerare l’idea della fragilità e della perdita.
E c’è una cosa importante da dirle: il desiderio di fuggire quando è con loro non significa che lei voglia meno bene ai suoi genitori. È una reazione umana di fronte a qualcosa che sente emotivamente insostenibile. Una parte di lei vorrebbe proteggersi dal dolore anticipandolo o prendendone distanza. Succede molto più spesso di quanto si immagini.
Capisco anche la sua delusione rispetto all’EMDR, alla mindfulness, alla fede. Quando si vive un’angoscia così pervasiva si vorrebbe sentire un sollievo immediato, qualcosa che finalmente “spenga” la mente. Ma a volte il lavoro terapeutico, soprattutto quando c’è una paura profonda dell’abbandono, della perdita o della separazione, richiede tempo e anche la possibilità di sentirsi accolti nel dolore prima ancora che “curati” da esso. Non sempre il problema è eliminare l’angoscia subito; a volte il primo passo è non doverla attraversare da soli.
In questo momento forse sta chiedendo a sé stessa qualcosa di impossibile: essere contemporaneamente figlia spaventata, caregiver, donna forte, sostegno emotivo dei suoi genitori e persona perfettamente lucida. Ma nessun essere umano riesce a occupare tutti questi ruoli senza crollare un po’.
Vorrei che provasse, anche solo lentamente, a spostare lo sguardo da questa idea di “devo essere forte” a una domanda diversa: “Chi sostiene me mentre io cerco di sostenere tutti?”. Perché la sua sofferenza merita spazio, ascolto e cura tanto quanto quella dei suoi genitori.
E anche se adesso le sembra impossibile, il fatto stesso che riesca a raccontare con tanta lucidità il suo dolore significa che dentro di lei c’è ancora una parte viva che sta cercando un modo per non perdersi del tutto. Quella parte va accompagnata con delicatezza, non giudicata.
Non è sbagliata perché ha paura.
È una figlia molto spaventata, molto sola, e molto stanca.
Proprio per questo credo sia importante valutare sostegno psicologico o psicoterapeutico. A volte non è la persona a “non riuscire”, ma è necessario trovare tempi, modalità e strumenti più adatti al dolore che sta attraversando. Non deve sostenere tutto questo da sola. Un caro saluto, Dott.ssa Danila Bardi
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