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Esperienze


Ogni persona è unica nel suo modo di vivere le emozioni e le sfide che le presenta il mondo. È unica anche nel modo di vivere la sofferenza mentale, dimensione del vivere che appartiene a tutti in maniera più o meno transitoria, più o meno intensa.

Quando la mente si ammala, compaiono i segni di quella sofferenza, segni che noi chiamiamo sintomi (ansia, paura, depressione, pensieri invadenti...). È proprio grazie a questi segni che una persona si sente invitata ad approfondire la conoscenza di sé per trovare, insieme al terapeuta, alternative, strategie e significati che rendano vitale la sua vita.

Dunque in terapia non entra un sintomo, ma una persona che deve dare un senso a quel sintomo. La terapia può essere più o meno breve, a seconda delle necessità, e sempre accompagnata da una sana e salda alleanza terapeutica volta al raggiungimento di uno scopo comune che è il benessere di quella persona.

Durante il mio percorso professionale mi sono formata a un metodo terapeutico ibrido (sistemico e psicodinamico) e all'uso del sogno come strumento clinico. Questo mi consente di accompagnare il paziente a una riedizione più sana e felice sia delle relazioni che ha col mondo esterno (compagno, famiglia, genitore, lavoro...) sia con quelle che ha col suo mondo interno (bisogni, emozioni e comportamenti).

Alcuni anni fa sono diventata una formatrice autobiografica rispondendo a un duplice bisogno: scrivere e raccontare. Il fine è sempre la cura per la propria inquietudine ma con un atteggiamento filosofico che invita a uno sguardo di sintesi e a una ricerca di senso della propria esperienza di vita.

Oggi lavoro soprattutto con adulti e adolescenti nel mio studio privato a Napoli, nei pressi di p.zza Giambattista Vico, e conduco periodicamente gruppi o sessioni individuali di scrittura autobiografica guidata, privatamente o per conto di terzi.

Lavoro molto anche online utilizzando al massimo e con successo le nuove risorse tecnologiche al servizio della terapia.

Antonella D'Orlando

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Dott.ssa Antonella D'Orlando

Via Filippo Cavolino 7, Napoli 80137

Benvenuto!
Se sei in un momento difficile e stai pensando di cominciare un percorso di psicoterapia, il primo passo è quello di chiedere un appuntamento; sarà il primo di quattro incontri di consulenza che ci consentiranno di fare conoscenza, mettere a fuoco il tuo problema e valutare insieme se e come procedere.
Sono a Napoli, nei pressi di piazza Gian Battista Vico.
Puoi consultare la mia agenda e fissare il tuo primo colloquio in uno dei giorni e degli orari disponibili oppure puoi inviarmi un messaggio wapp al 338 913 19 06. Sono qui per risponderti!
Ricorda che la terapia si può fare anche online da qualsiasi luogo ti trovi, basta avere un po' di privacy e una connessione stabile.
Buona terapia!
A.D.

19/11/2025

Prestazioni e prezzi

  • Psicoterapia

    70 €

  • Psicoterapia individuale

    70 €

  • Psicoterapia di coppia

    90 €

  • Psicoterapia online

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  • Psicoterapia per adolescenti

    70 €

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Studio privato di Psicologia e Psicoterapia

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Disponibilità

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081 1928...

Pazienti accettati

  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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12 recensioni

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  • C

    Da un primo impatto a mio parere molto professionale

     • Studio privato di Psicologia e Psicoterapia colloquio psicologico  • 

  • D

    Una dottoressa molto attenta e professionale
    Sono contento di iniziare il mio percorso con lei

     • Studio privato di Psicologia e Psicoterapia psicoterapia  • 

  • S

    Conosco la dottoressa da poco però sono fiduciosa. Mi trovo bene. Mi sono subito sentita a mio agio. Si vede che ha molta esperienza.

     • Psicoterapia Online  • 

  • P

    La dottoressa è stata molto gentile e attenta, ho notato che ha prestato attenzione a molte cose di cui le ho parlato. Spero possa aiutarmi nel brutto momento che sto attraversando.

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  • A

    Grande attenzione e disponibilità . Personalmente immediata empatia e fiducia nel raccontare la mia storia

     • Studio privato di Psicologia e Psicoterapia psicoterapia individuale  • 

  • M

    La dott.ssa Orlando mi è sembrata immediatamente accogliente, disponibile e soprattutto in grado di fare sentire a proprio agio la persona che ha di fronte. La sua empatia mi ha colpito molto e credo che, attraverso il suo aiuto, si possano scoprire e fortificare molti aspetti di se stessi

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  • F

    Mi sono sentita subito a mio agio , dalla prima seduta già ho avuto dei risultati cambiando il mio approccio mentali a delle situazioni per me complicate. Continuerò sicuramente la terapia .

     • Studio privato di Psicologia e Psicoterapia primo colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Antonella D'Orlando

    Sono felice di poterle essere utile.
    A presto.


  • A

    Ho cominciato da poco la psicoterapia con la dottoressa D'Orlando, ma, sin da subito, mi sono sentita accolta e a mio agio. Trovo la sua figura rassicurante e ho tanta fiducia che tutto andrà bene.

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    Dott.ssa Antonella D'Orlando

    La cura e l'impegno che sta mettendo per se stessa la ripagheranno certamente. A presto.


  • M

    Con la dottoressa D'Orlando ho instaurato immediatamente un ottimo rapporto terapeutico. Avevo paura di cominciare la psicoterapia perché ho avuto sempre problemi a fidarmi, ma con la dottoressa è stato tutto così immediato e naturale. Mi ha aiutato a gestire la mia ansia verso le persone e a migliorare i rapporti con i miei figli. È bravissima!!!

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    Dott.ssa Antonella D'Orlando

    Stiamo facendo un bellissimo lavoro insieme perché lei, a fronte dei suoi timori, ha tantissimo coraggio. A presto.


  • R

    La dottoressa mi ha seguito durante la mia separazione. È stata un punto di riferimento fondamentale in un momento della mia vita in cui mi sentivo veramente perso. Le sarò sempre grato.

     • Studio privato di Psicologia e Psicoterapia psicoterapia individuale  • 

    Dott.ssa Antonella D'Orlando

    Lei ha superato la sua crisi perché ha avuto sempre fiducia nel fatto che anche le relazioni cariche di odio e rancore possono trasformarsi in qualcosa che può trovare uno spazio comodo nel nostro cuore. Sia grato a se stesso.
    Cari saluti.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 55 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve, racconto la mia esperienza molto brutta che sto vivendo. Mi scuso se sarà abbastanza lunga ma cerco di essere breve. È iniziato tutto 2 mesi fa quando fumai una canna ho avuto un’attacco di panico e seguire sempre ansia decisi appunto di smettere all’istante però è come se non passasse, pochi giorni dopo è entrando in gioco anche insonnia pensavo a sintomi di astinenza ma a distanza di giorni non risolvevo. Quando dopo passato un mese ho avuto momenti di depersonalizazzione/derealizzazione decisi di fare una visita da un psicoterapeuta che la sua diagnosi del caso fu ansia acuta su base tossica mi prescisse EN-Zolpidem-Citalopram. I primi tempi mi convincevo che sarebbe stato un periodo difficile che passerà ma giorno dopo l’altro sto morendo dalla paura e angoscia e disperazione che questa cosa non si risolva andando a finire a fare ricerche su internet cosa più sbagliata ma volevo avere risposte. che questa cosa mi abbia danneggiato completamente lasciando qualcosa di permanente avendo grandissimo senso di colpa. Vi domando allora consigli sul caso e se c’è possibilità di recuperare? Grazie

La sua esperienza riflette un fenomeno che incontro spesso nel mio lavoro clinico. Quello che sta attraversando ha un nome: si chiama disturbo d'ansia indotto da sostanze, e non rappresenta affatto un danno permanente al suo cervello o alla sua mente.
Quando ha avuto quell'attacco di panico durante l'uso della cannabis, il tuo sistema nervoso ha subito un'attivazione intensa. Il cervello, in risposta, ha creato una forte associazione tra quella sensazione e il pericolo. Da quel momento, è entrato in uno stato di ipervigilanza, sempre all'erta, sempre in cerca di segnali di allarme nel suo corpo.
La depersonalizzazione e la derealizzazione che descrive sono meccanismi protettivi. Quando l'ansia diventa travolgente, la mente crea una sorta di "distanza" dalla realtà percepita come minacciosa. È come se il cervello dicesse: "Se non posso gestire questa realtà, mi distacco temporaneamente da essa".
Il trattamento che le è stato prescritto ha senso. Il Citalopram agisce sui livelli di serotonina e aiuta a interrompere il ciclo dell'ansia, mentre lo Zolpidem affronta l'insonnia. Ricordi però che gli antidepressivi come il Citalopram richiedono alcune settimane per sviluppare pienamente il loro effetto terapeutico, ma questo il suo medico glielo avrà detto. Dunque, pazienza!
Il senso di colpa che prova è comprensibile, ma non è suo alleato in questo momento. Ha fatto una scelta, ha avuto una reazione, ora sta cercando aiuto. Questo percorso di consapevolezza ha un valore enorme.
Le suggerisco di accogliere questa esperienza come un messaggio del suo corpo. Forse le sta dicendo che ha bisogno di cura, di attenzione verso se stesso, di rallentare. L'ansia spesso emerge quando viviamo disconnessi dai nostri bisogni più profondi.
La ricerca ossessiva di risposte su internet è comprensibile, ma tende ad alimentare ulteriormente l'ansia. È come cercare di spegnere un incendio con la benzina. Provi invece a orientarsi verso pratiche che riconnettano mente e corpo: la respirazione consapevole, il movimento gentile, il contatto con la natura.
La guarigione non è un processo lineare. Ci saranno giorni migliori e giorni più difficili. Con il giusto supporto terapeutico, la pazienza e alcune pratiche quotidiane che nutrono il suo sistema nervoso, ritroverà gradualmente un senso di stabilità e presenza.

Auguri
Antonella D'Orlando

Dott.ssa Antonella D'Orlando

Salve ho 28 anni e studio archeologia alla Magistrale. Vorrei chiederle un parere su una situazione che sto vivendo. Sono due anni che non parlo e non sento più una mia amica e collega, ci siamo allontanati perché ci sono stati dei problemi. Mi ero ossessionato tanto a lei e avevo sviluppato una dipendenza affettiva e in quel periodo avevo un malessere generale che riversavo su di lei. Oggi la situazione è diversa, ho iniziato un percorso di psicoterapia, mi sono laureato o iniziato un nuovo percorso, ho iniziato un corso di recitazione e sto cercando di fare nuove amicizie. Nel frattempo con questa ragazza non ho più avuto contatti non l'ho più cercata, non li ho più mandato messaggi. Da qualche mese la sto vedendo all'università ormai siamo colleghi lavoriamo con la stessa professoressa. Abbiamo fatto anche insieme una visita a Roma ma io mi sto comportando benissimo non mi avvicino non le parlo non la saluto non la guardo non cerco attenzione niente di niente. Ho notato che lei mi ha guardato e mi ha sorriso due volte poi da quel giorno niente più. Adesso nessuno dei due saluta nessuno dei due parla. Lei abbassa lo sguardo si gira di spalle addirittura cambia strada cioè mi evita del tutto. Ho paura non so cosa fare. Posso salutarla? Cosa può succedere? È arrabbiata? Mi ha perdonato? È possibile che mi odi così tanto? Il suo fidanzato potrebbe minacciarmi e allontanarmi? Che devo fare? La vedo ormai quasi sempre e c'è imbarazzo, disagio, paura. Non voglio tornare indietro assolutamente, vorrei solo cercare un rapporto di umanità e di convivere pacificamente. Poterla salutare e se capita scambiare due chiacchiere altrimenti non fa niente. Ormai ho un nuovo equilibrio e mi sento molto meglio, ma rimane una paura così forte e praticamente sto evitando anche io ogni forma di contatto con lei. Che devo fare?

Gentile signore,
lei racconta con grande sincerità il disagio e la fatica che sta vivendo nel vedersi nuovamente travolto da pensieri riguardo l’altra persona dopo che la vostra relazione – a quanto riferisce – è finita non bene. Ora la sua mente è affollata di domande che, viene facile dire, basterebbe porre direttamente alla persona interessata, oppure riguardo le quali potrebbe orientarsi fidandosi del suo comportamento che, da come lei descrive, non sembra indirizzato a una riparazione. Ma così si esporrebbe al rischio di una conferma dolorosa: “No, non ho perdonato” oppure “Non sono interessata a riprendere la conoscenza”. Invece lei preferisce porre qui quelle domande - probabilmente per mitigare la sua ansia - dove ci sono colleghi che, compresa me, non hanno la minima idea di quale possa essere la risposta. Evidentemente è più sostenibile per lei restare un passo indietro dal possibile.
Quando si parla di dipendenza affettiva - e lei ne parla e si riconosce in quest’aura -, la sfida evolutiva è tutta lì: prendersi il rischio di un rifiuto e abbracciare il senso di vuoto e di solitudine che ne deriva come una tra le più umane delle esperienze; intravedere nell’altro un mondo in cui non abbiamo “diritto” di cittadinanza solo perché lo desideriamo; riuscire a sopravvivere all’idea che non siamo sempre e solo amabili e che le vite delle persone non si allineano per magia.
È una sfida importante, necessaria quanto faticosa per chi tende a delegare la propria vita emotiva. Si tratta di prendersi la responsabilità di sè, dove la parola “responsabilità” intende prendere su di sé il proprio peso.
Un caro saluto.
Antonella D’Orlando

Dott.ssa Antonella D'Orlando
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