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COSA SI INTENDE PER DOLORE PELVICO CRONICO?
Per parlare di dolore pelvico cronico bisogna partire dalla definizione di
dolore:
Il dolore è una sensazione sgradevole associata a un danno tissutale attuale
o potenziale.
(International Society For The Study of Pain).
Il dolore può essere acuto o cronico fino a diventare sindrome del dolore
pelvico cronico.
Il dolore auto è il segnale che sta avvenendo danno tissutale, è proporzionale all'entità del danno, è utile perché ci avverte che dobbiamo
intervenire.
Si parla di dolore cronico quando il dolore dura da oltre sei mesi.
Il dolore cronico non ha alcuna funzione biologica e non ci offre alcun
vantaggio, talvolta può durare anche quando la causa del dolore stesso non è
più presente.
Alla fine, il dolore da sintomo diventa la malattia stessa.
Il dolore pelvico cronico costituisce il 10% delle visite ginecologiche, il 20%
delle laparoscopie, ma il 61% delle pazienti con dolore pelvico cronico rimane
senza diagnosi.
Nella sindrome del dolore pelvico cronico la depressione le scarse risposte
alle comuni terapie fanno sì che spesso le pazienti si guadagnino l'etichetta di
“matta”, anche da parte di molti medici.
MA PERCHE’ SUCCEDE?
Il dolore viscerale è percepito attraverso l'attivazione di recettori del dolore
che per la maggior parte sono silenti e che si attivano in caso di stimolo
prolungato causando la cosiddetta iperalgesia.
Attraverso una serie di neuroni e di sinapsi lo stimolo raggiunge il cervello, le
sinapsi funzionano come cancelli che al perdurare del dolore si aprono
sempre di più facendo passare un maggior numero di stimoli dolorosi
contribuendo all’iperalgesia.
Il dolore viscerale è spesso percepito anche in zone molto distanti dal punto
di origine. (vedi infarto) per cui spesso il dolore dell’endometriosi infiltrante
viene percepito a livello anale. Viene definito dolore riferito.
Inoltre, può essere casa di contratture muscolari riflesse a loro volta causa di
ulteriore dolore (muscoli Puborettale, Psoas, Piriforme).
Il dolore pelvico può essere la concausa di altre patologie quali vestibolite e
cistite Interstiziale.
Il sistema nervoso centrale tende a modulare, attraverso vie
discendenti la trasmissione del dolore, formando a livello di ogni
sinapsi dei “GATES” che però col perdurare del dolore tendono a
rimanere sempre più aperti.
Tale meccanismo rende il dolore pelvico cronico sproporzionato alla
causa che lo ha generato e talvolta persistente anche dopo la
cessazione della stessa.
Anche la depressione conseguente al persistere del dolore può ridurne
la modulazione.
QUALE è UN CORRETTO APPROCCIO DIAGNOSTICO?
Diagnosi
Data la natura multifattoriale del dolore pelvico cronico (DPC), che può
coinvolgere sistemi ginecologico, urologico, gastrointestinale, muscolo-
scheletrico e neurologico, l'approccio diagnostico-terapeutico più efficace è
quello multidisciplinare e personalizzato.
1. Diagnosi e inquadramento: Prima di iniziare qualsiasi trattamento, è
fondamentale una diagnosi accurata per identificare le cause sottostanti del
DPC. Questo include:
Anamnesi approfondita: Raccogliere informazioni dettagliate sul tipo
di dolore, durata, intensità, fattori scatenanti e sintomi associati (urinari,
intestinali, sessuali, psicologici).
Esame obiettivo: Valutazione ginecologica, urologica,
gastroenterologica e muscolo-scheletrica (con particolare attenzione al
pavimento pelvico, ricerca di "tender points" o "trigger points").
Esami strumentali e di laboratorio: Esami urine, urinocoltura,
citologia urinaria, Markers tumorali, test per le intolleranze alimentari
(Es. Glutine e Lattosio) Ecografia pelvica dinamica e tridimensionale,
Urotac e Enterotac con Colonscopia virtuale, Risonanza Magnetica e in
casi particoari laparoscopia o altri esami specifici per escludere o
individuare le patologie organiche causa del dolore
E per quanto riguarda la terapia?
Trattamento del DPC
2. Approccio Multidisciplinare: Il trattamento del DPC richiede la
collaborazione di diversi specialisti:
Ginecologo/Urologo/Gastroenterologo: Per gestire patologie
specifiche (Fibromi,Endometriosi, Adenomiosi, Cistite interstiziale,
Chron, sindrome dell'intestino irritabile, intolleranze alimentari, Ernie
ecc.).
Algologo (Specialista in Terapia del Dolore): Per la gestione
farmacologica del dolore e l'implementazione di tecniche più avanzate.
Psicologo/Sessuologo: Per affrontare le conseguenze emotive,
cognitive e comportamentali del dolore cronico (ansia, depressione,
disfunzioni sessuali) e fornire supporto psicologico. Ricordiamo che in
alcuni casi la vulvodinia è legata a pregressi abusi sessuali.
Dietologo/Nutrizionista: In caso di comorbidità con disturbi
gastrointestinali.
Fisioterapista
3. Terapie Farmacologiche: I farmaci vengono scelti in base al tipo di dolore
e alle patologie sottostanti. Possono includere:
Farmaci specifici per condizioni associate: Es.
farmaci per l'endometriosi (Es: Dienogest),
per la cistite interstiziale (es. pentosano polisolfato, acido ialuronico),
per la sindrome dell'intestino irritabile,
per le infezioni pelviche ( Doxiciclina o altri antibiotici),
Antidolorifici tradizionali: Paracetamolo, FANS.
Antidepressivi triciclici (es. Amitriptilina): A basse dosi, hanno
proprietà analgesiche e possono migliorare il sonno.
Gabapentinoidi (es. Gabapentin, Pregabalin): Efficaci nel dolore
neuropatico.
Miorilassanti: Per la spasticità muscolare ( Es: Eperisone Cloridrato).
Tossina botulinica: Proposta per il trattamento della vulvodinia e
dell'ipertono muscolare.
4. Terapie Non Farmacologiche:
LE TERAPIE NON FARMACOLOGICHE comportano cambiamenti dello
stile di vita e modifiche comportamentali come: adeguata alimentazione,
giusto apporto di liquidi, regolarizzazione delle abitudini intestinali e
minzionali e gestione dello stress attraverso tecniche di rilassamento.
La figura del FISIOTERAPISTA è essenziale per affrontare l'iperattività
dei muscoli del pavimento pelvico, le disfunzioni posturali e le tensioni
muscolari. Le tecniche includono:
o Fisiochinesiterapia perineale: manovre endocavitarie che
mirano al rilassamento della muscolatura pelvica, con particolare
attenzione ai trigger
o Biofeedback: aiuta la paziente a prendere coscienza e
controllare la muscolatura pelvica attraverso impulsi visivi o
sonori.
TENS: Stimolazione elettrica nervosa transcutanea che utilizza
impulsi elettrici per rilassare la muscolatura pelvica e ridurre il
dolore.
Elettroporazione è una tecnica che utilizza impulsi elettrici per
aumentare temporaneamente la permeabilità della membrana cellulare
e veicolare al suo interno sia principi attivi sia farmaci.
RADIOFREQUENZA agisce attraverso l’emissione di onde radio ad alta
frequenza che interagiscono con i tessuti generando un cambiamento
termico: diatermia.
La diatermia agisce stimolando il metabolismo sia generale che locale aumentando
la funzionalità degli organi ed il loro consumo di ossigeno.
5. Interventi Invasivi (selettivi): In casi selezionati e quando le altre terapie
non sono state sufficienti:
Infiltrazioni: Blocco dei nervi periferici (es. nervo pudendo, nervo
genito-femorale), infiltrazioni di anestetici locali o corticosteroidi nei
trigger points.
Neuromodulazione: Stimolazione del nervo sacrale o del nervo tibiale
posteriore.
Chirurgia: Solo se c'è una causa chirurgicamente correggibile (es.
fibromi, adenomiosi, endometriosi severa, aderenze che causano
dolore, ernie),
Punti chiave per un approccio efficace:
Personalizzazione: La terapia deve essere "CUCITA SU MISURA" sul
singolo paziente, considerando i sintomi prevalenti, le cause identificate
e l'impatto sulla sua vita. (Es. endometriosi-DPC-Fertilità)
Comunicazione: Un buon rapporto medico-paziente e una chiara
comunicazione delle aspettative sono fondamentali, poiché il DPC è
una condizione cronica che richiede un percorso di cura spesso lungo e
complesso.
Educazione del paziente: Fornire al paziente informazioni sulla sua
condizione e sulle strategie di gestione è cruciale per il successo del
trattamento.
Supporto continuo: Il DPC può avere ricadute significative sulla sfera
psicologica e sociale; un supporto continuo è essenziale.
09/12/2025