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Esperienze

Sono la Dott.ssa Agnese Massinelli, psicologa laureata in Psicologia Clinica (triennale e magistrale) presso l’Università degli Studi di Perugia.

Durante il tirocinio post-laurea ho approfondito in particolare le aree

  • disturbi del comportamento alimentare,

  • l’approccio sistemico-relazionale.

Questo orientamento ad oggi guida il mio modo di lavorare. Attualmente frequento la Scuola di Specializzazione I.P.R. di Roma ad indirizzo sistemico-relazionale.

Credo fortemente nell’importanza dell’individuo come parte di un sistema di relazioni – famiglia, coppia, contesto sociale – all’interno del quale i problemi non sono solo “dentro” la persona, ma emergono dalle dinamiche tra i membri. In quest’ottica, il sintomo viene inteso come una forma di comunicazione o di adattamento del sistema, un segnale che merita ascolto e comprensione.

Lavoro principalmente con adulti, adolescenti e bambini, insieme alle loro famiglie, offrendo uno spazio di ascolto e accompagnamento volto a promuovere consapevolezza, cambiamento e benessere.

Il mio obiettivo è costruire, insieme alla persona, percorsi che valorizzino le risorse individuali e relazionali, favorendo nuove modalità di stare con sé stessi e con gli altri.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologo
  • Psicologia clinica

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Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    50 €

  • Prima Visita

    50 €

  • Supporto psicologico

    50 €

  • Sostegno psicologico adolescenti

    50 €

  • Sostegno psicologico

    50 €

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Studio Di Psicologia

Strada Perugia - San Marco, 87, ingresso B, Perugia 06131

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Pazienti accettati

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  • S

    Molto professionale, competente, empatica e attenta. Fin dal primo incontro mi sono sentita accolta e ascoltata senza giudizio.
    La consiglio vivamente.

     • Studio di consulenza online consulenza online  • 

    Dott.ssa Agnese Massinelli

    Grazie mille per la sua fiducia e per il suo feedback.


  • E

    Ho 30 anni e ho seguito un percorso con la dottoressa Massinelli trovandomi molto bene. Lo studio è facile da raggiungere e il parcheggio è comodo. L’ambiente è accogliente e lei molto empatica e professionale, capace di mettere subito a proprio agio. Esperienza positiva, la consiglio.

     • Studio Di Psicologia consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Agnese Massinelli

    Grazie mille per il suo feedback.


  • C

    Professionista eccellente. La Dottoressa Massinelli si distingue per la sua grande umanità ed empatia, doti che rendono ogni seduta un momento di reale valore. Mi ha colpito molto la sua preparazione tecnica e la naturalezza con cui riesce a far sentire il paziente accolto e compreso. La consiglio vivamente a chiunque cerchi un supporto psicologico di alto livello in un clima di totale fiducia.

     • Studio Di Psicologia consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Agnese Massinelli

    La ringrazio sinceramente per la recensione e per la fiducia che mi ha accordato.


  • M

    La Dottoressa é stata molto attenta ed empatica, capace di mettermi subito a mio agio.
    Mi sono sentita ascoltata con rispetto e sensibilità.
    Gli incontri per me sono un supporto prezioso che consiglio sinceramente.
    Lo studio in cui si svolgono gli incontri é accogliente e raccolto.

     • Studio Di Psicologia consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Agnese Massinelli

    Sono felice che il percorso sia stato per lei utile. Grazie per averlo condiviso.


  • R

    Grande professionalità e profonda empatia.
    Un connubio che trasmette sicurezza e fiducia.

     • Studio Di Psicologia consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Agnese Massinelli

    Grazie per la fiducia


  • A

    La dottoressa Massinelli mi ha accolto con empatia e mi ha fatto sentire subito a mio agio. È attenta e accogliente. Grazie dottoressa!

     • Studio Di Psicologia consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Agnese Massinelli

    Grazie per le sue parole e per il tempo dedicato a scrivere questa recensione.


  • V

    Ho trovato una professionista seria, sensibile e preparata. La sua capacità di ascolto e la chiarezza con cui accompagna il percorso fanno davvero la differenza. Anche l’ambiente dello studio è curato e contribuisce a creare fin da subito un clima di comfort e fiducia. Consiglio.

     • Studio Di Psicologia consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Agnese Massinelli

    Grazie per la fiducia


  • A

    Una professionista davvero brava, attenta e umana. Fin dal primo incontro mi sono sentita ascoltata e accolta, senza giudizio. Il percorso con lei mi sta aiutando molto a comprendermi meglio e a stare bene. La consiglio vivamente a chi cerca una psicologa competente e attenta alla persona anche online.

     • Studio di consulenza online consulenza online  • 

    Dott.ssa Agnese Massinelli

    Grazie per questo gentile riscontro, significa davvero tanto.


  • A

    La Dottoressa Massinelli è stata molto empatica durante la seduta,di grande professionalità e cordialità!

     • Studio Di Psicologia consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Agnese Massinelli

    La ringrazio di cuore


  • C

    Esperienza pienamente positiva, un luogo accogliente e una professionista con cui poter esprimere se stessi. Ogni incontro é stato un piacevole momento da dedicarmi con l’aiuto della Dottoressa. Attraverso questo percorso sono stata accompagnata verso la consapevolezza che prenderci cura di noi é il regalo più bello che possiamo farci.

     • Studio Di Psicologia consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Agnese Massinelli

    Grazie per il suo riscontro.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore

Vorrei chiedere un parere su una situazione lavorativa che mi a profondamente turbata e non riesco a capire come mi devo comportare.
Ho iniziato a lavorare in questa azienda, tramite agenzia interinale, da solo 15 giorni.
La mia postazione e insieme a una collega che a iniziato sempre lo stesso giorno e proveniente della mia estesa agenzia.
Dobbiamo lavorare in squadra, e per i primi giorni tutto è andato bene. Già dai primi giorni ho capito che era una persona che voleva distaccare, prendeva l'iniziativa su tutto, decideva cosa si doveva fare e come farla e non contava per niente con la mia opinione.
Per il quieto vivere e perché e da pochissimo che lavoriamo in questa azienda, ho evitato entrare in discussioni e conflitti , notando che se li facevo presente una mia opinione diversa della sua per cose anche banali, subito si innervosiva e rispondeva aggressivamente. Quando questo succedeva io lasciavo perdere per porre fine alla discussione, perché non si poteva ragionare con lei, e il giorno seguente con calma intentava farli capire che potevamo pensarla diversamente ma che ognuna di noi doveva rispettare l'opinione dell'altra. Al momento sembrava che capiva ma quando si ripeteva di nuovo una situazione con opinioni diverse l'attitudine era sempre la stessa.
Mentre continuavano le risposte sgarbate i denigranti anche davanti a qualche collega.
Fino a qualche giorno fa quando davanti a un diverbio li ho detto "cavolo, ma perché ti innervosisci cosi?" lei si è avvicinata e a bassa voce mi a detto "il cavolo te lo metti fino in fondo, dove tu sai" ,ho rimasto senza parole, perché davanti a un commento del tutto normale e per niente offensivo da parte mia non capivo il senso di una risposta tanto offensiva. Le ho detto che era maleducata e che non capivo il perché di un frase cosi.
Non ho riportato niente al supervisore, perché ho avuto il timore di creare problemi dopo solo 15 giorni di lavoro.
Ma la tensione si notava e soprattutto il responsabile si è reso conto che non c'era comunicazione, perché io sono andato a chiederli delle direttive su un lavoro che dovevamo effettuare, e queste informazioni erano state date a lei (senza io saperlo) ,che doveva riportarle anche a me.
Il responsabile e venuto a chiederli come mai non mi aveva informato delle direttive, e l'ha rimproverata dicendoli che quando dava delle informazioni a una o al altra si dovevano compartire perché lavoravamo in squadra tutte e due.
Dopo che il capo riparto è andato via, lei si è messo a urlarmi contro, dicendomi "domani sera io e te parliamo fuori" "tu non mi fotti il lavoro" con attitudine moooolto aggressiva. Io le ho detto che non mi minacciasse e lei continuava. Sono arrivata al limite e ho detto basta, cosi non si poteva andare avanti, e soprattutto dopo le offese subite non tollererò le minacce.
Ho chiamato il capo riparto, dicendo che mi stava minacciando e che non riuscivo più a tollerare determinati comportamenti.
Sono venuti il capo reparto e il responsabile, io ero mortificata della situazione, ma non sapevo più cosa fare...
Dopo tutto il discorso che ci hanno fatto di collaborare e comunicare , hanno chiesto il perché non riuscivamo a comunicare, e lei a detto che parlava lei e che io mi lamentava sempre, quando io ho voluto ribattere, davanti a tutti mi a detto "stai zitta". Era un spettacolo lamentabile... e la conclusione e stata che se non riuscivamo a comunicare, rimaniamo tutte e 2 a casa.
Più tardi ho parlato con il capo reparto da sola, esplicandoli le offese, le maniere aggressive che lei aveva , i tentativi che ho fatto per potere avere un rapporto civile. Ha detto che li dovevo aver detto lo de la frase offensiva e che si mi diceva qualche altra cosa lo dovevo riportare subito, di stare tranquilla, perché io ero mortificata per tutta la situazione, che loro hanno capito il carattere di tutte e 2, che lei aveva un carattere più conflittuale e io era più calma e tranquilla, ma che dovevamo trovare una soluzione per comunicare
Il giorno dopo continuava tutto uguale, i toni più sommessi ma sempre sprezzanti, e se io facevo referenza a che dovevamo comunicare, i suoi toni si alzavano.
Il capo reparto mi a chiesto come andava e io gli ho detto che avevo provato tutto ma non sapevo come fare perché la comunicazione non c'era , e lui a detto che ci dovrà dividere, e che a me mi sposterà in un altro riparto. Ho rimasto malissimo perché adesso già ho imparato questo lavoro, conosco i colleghi e mi trovo benissimo con loro. Io le ho detto che non voglio essere spostata, ho chiesto perché delle due devo essere io a essere spostata , a me va bene collaborare e che ho provato di tutto per potere instaurare una comunicazione con l'altra persona, ma se dall'altra parte non si vuole, io no posso farci niente. Lui a detto che se mi sposta a me come ho un carattere più tranquillo e so collaborare non avrà problemi se mi inserisce in questo nuovo gruppo, invece lei con il carattere che ha può destabilizzare il gruppo.
Si no voglio essere spostata e continuammo uguale, ci dovranno lasciare a casa a tutte e 2.
Non so cosa fare. Sono arrabbiata e delusa, perché il conflitto non l'ho provocato io, non posso risolvere la situazione perché dall'altra parte non si vuole risolvere, sono stata minacciata e offesa e devo essere io a cambiare reparto come si fosse la colpevole di tutto quanto.

Capisco quanto questa situazione l’abbia turbata, e non solo per ciò che è accaduto, ma per il significato relazionale che porta con sé. In un’ottica sistemico-relazionale, qui non siamo davanti a un “problema tra due persone”, ma a una dinamica di squadra disfunzionale che si è strutturata molto rapidamente: ruoli rigidi, comunicazione asimmetrica, escalation del conflitto e assenza di uno spazio reale di mediazione.

Lei, fin dall’inizio, ha occupato una posizione di contenimento: ha evitato lo scontro, cercato il dialogo, abbassato i toni. L’altra persona, al contrario, ha assunto un ruolo dominante e svalutante, reagendo in modo aggressivo ogni volta che la relazione veniva messa in discussione. Quando un sistema entra in questa polarizzazione, spesso chi è più riflessivo viene visto come “quello che si può spostare”, non perché abbia colpa, ma perché è percepito come più adattabile.

È importante però distinguere tra responsabilità e funzionamento del sistema. Lei non è responsabile delle offese né delle minacce, e ha fatto bene a segnalarle. La proposta di spostamento non è una punizione, ma un tentativo organizzativo di ridurre il conflitto. Capisco che questo la faccia sentire ingiustamente penalizzata, ed è una reazione legittima.

La domanda ora non è “chi ha ragione”, ma che cosa tutela di più il suo equilibrio e la sua sicurezza, anche emotiva. Restare in un contesto dove il conflitto è cronico e l’altro non mostra alcuna disponibilità al cambiamento rischia di logorarla ulteriormente. Accettare lo spostamento può essere letto non come una sconfitta, ma come una scelta di protezione e di continuità lavorativa, soprattutto considerando la precarietà del contratto.

Se decide di accettare, può farlo chiarendo il senso: non perché lei “non va bene”, ma perché è una persona capace di inserirsi e collaborare. Se invece rifiuta, è consapevole che il sistema, così com’è, potrebbe escludere entrambe. In entrambi i casi, non sta sbagliando: sta scegliendo.

Il punto centrale è questo: lei ha già fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità sul piano relazionale. Oltre quel confine, il cambiamento non dipende più da lei. E riconoscerlo è un atto di lucidità, non di resa.

Dott.ssa Agnese Massinelli

Buonasera,sono una signora che ha scritto circa 20 gg fa ,ed ho ricevuto molti consigli da parte vostra,che in qualche modo mi hanno fatto sentire per un momento piu tranquilla...nel momento in cui vi ho scritto,ero abbattuta ed ho scritto in una maniera molto sintetica.avrei piacere di raccontare la mia parte di vita che non sono riuscita a scrivere,perche'magari altre donne possono capire che siamo davvero forti se vogliamo e che per i figli soprattutto siamo disposte a tutto...ho 54 anni,sono cresciuta in una famiglia molto semplice.ma la mia ambizione e la mia grande forza di volonta' di fare,imparare,mi ha portata gia'a 24 anni a buttarmi in una gestione di bar,dopo avere fatto diverse esperienze stagionali gia' dai 16 anni e aver contemporaneamente frequentato la scuola alberghiera.ho trascinato i miei genitori con me nella gestione del bar,ed insegnai loro il mestiere.i miei avevano circa 50 anni.li lasciai soli dopo 4 anni a gestirlo,per poi andare a gestirne un altro da sola ,e lavoravo 18 ore al gg.premetto che tutti i locali da me gestiti ,pagando un affitto,funzionavano.avevo a mio avviso,un buon modo,e adoravo il mio lavoro.e ammettiamo anche che ho sempre avuto una bella presenza che non guasta.in questo bar ,conobbi il mio futuro marito,che dopo 9 mesi di conoscenza mi misecincinta .avevo 29 anni.dovetti dopo neanche due anni di gestione,con gran dispiacere lasciarlo.mi sposai e lui mi porto a vivere vicino a milano che ero di 7 mesi.pensai di costruirmi una nuova vita,ma con la nascita di mia figlia ,iniziarono i problemi.lui aveva gia un altra o altre,e io feci venire a milano i miei per 5 mesi per aiutarmi con mia figlia.un gg che i miei erano fuori,lui torno e mi pesto'mandandomi all ospedale con un timpano perforato,e dovetti andarmene con mia figlia di due anni,i miei testimoniarono in tribunale per me ,fu denunciato,ma spari,ed economicamente non ho risolto ,perche non ho mai avuto aiuti,nonostante una sentenza.portai mia figlia dai miei nel veneto,ed io tornai dopo qualche mese al mio lavoro a 200 km dai miei,per poter iniziare da capo,senza che mi conoscesse nessuno.dopo 6 mesi trovai tre lavori in contemporanea e trovai casa in affitto e mi portai mia figlia e i miei,perche mi permettessero di lavorare e crescermi la figlia.cosi feci per otto anni,sempre solo lavoro per me.i miei d altri tempi mi dicevano noi ti cresciamo la figlia e "tu paghi",cosi mantenevo tutti e il tutto...arrivai a 38vanni a gestire un terzo bar con 22 ore di apertura al gg,lavorava e molto,ma le invidie dei bar vicini e le cattiverie,tra finanza,controlli,furti,ispettorato,mi esaurirono,e a 40 anni dallo stress ,dovetti mollare un po la presa,perche mi scoppio questo ipotiroidismo,che mi dava stanchezza cronica,perdita di capelli ecc...prima di lasciare questo bar,conobbi un uomo che mi fece andare a vivere con lui ma che dopo 8 mesi mori'di un male fulminante.nel frattempo avevo lasciato il bar ,i miei tornarono a casa loro,anche se non volevano,e mia figlia dopo anni chiesi a suo padre che si era fatto vivo poco tempo prima,di tenermela per un paio d anni per riprendermi io.lui aveva un altra famiglia.io mi trovai senza lavoro e senza casa...e non potei fare altro che iniziare il lavoro piu antico del mondo.trovai un piccolo appartamento dove facevo incontri,e nonostante tutto,mi sentivo che potevo respirare,pensare un po a me stessa e anche se puo sembrare non normale,conobbi uomini,che divennero alcuni poi conoscenti,amici,e ho sempre portato rispetto e sono stata comunque rispettata .quando avevo 42 anni conobbi in un altro contesto il mio attuale compagno,che dopo 8 mesi mi disse di mollare tutto e che avrebbe pensato lui a me.cosi e stato.l anno dopo venne anche mia figlia che aveva fatto 4 anni con il papa ma non essendo considerata.quando mi trasferii da lui,la sua ex moglie,forse gelosa,inizio a farci cattiverie,creando insofferenze e motivi di litigio tra di noi le acque si calmarono dopo un paio di anni,ma nel 2020 mori mio papa,poi tutti i fratelli di mia mamma e nel 2022 anche il papa di mia figlia.mia mamma dal dispiacere ha perso la memoria ,ed essendo diabetica,ho dovuto portarla con me con i suoi 53 anni di vita insieme a mio papa.cioe pirtando via tutto .ora e con me da tre anni...un disastro...non vivo piu'...e l unica peraona sulla quale pensavo di poter un attimo fare conto,cioe il mio compagno,mi ha tradita virtualmente e nascosto altre cose...e tutto cio l ha scoperto mia figlia...percio io sono andata giu moralmente,fermandomi a letto una settimana.ora sto meglio.ma il mio cuore e' un po spezzato....

Buonasera.
Nel leggere la sua storia emerge con forza non solo la quantità di eventi traumatici attraversati, ma soprattutto una continuità di ruolo: lei è stata, fin da giovanissima, la colonna portante del sistema familiare. In una prospettiva sistemico-relazionale, si vede come nel tempo lei abbia assunto la funzione di “regolatore” e “sostenitore”: ha tenuto insieme genitori, figlia, partner, spesso rinunciando ai propri bisogni per garantire la sopravvivenza e l’equilibrio degli altri.

La violenza subita, i lutti, le malattie, i tradimenti non sono episodi isolati, ma si sono inseriti in una trama relazionale in cui a lei è sempre stato implicitamente richiesto di resistere, adattarsi, riparare. Il corpo, con l’ipotiroidismo e la stanchezza cronica, sembra aver parlato quando non c’era più spazio perché lo facesse la parola: è spesso così quando una persona regge troppo a lungo carichi che non sono pensati per essere portati da sola.

È importante sottolineare che le sue scelte – anche quelle più controverse – vanno lette come tentativi di sopravvivenza, non come fallimenti. In ogni fase lei ha cercato una via possibile per continuare a vivere, proteggere sua figlia e non crollare. Questo racconta una grande competenza adattiva e una dignità profonda.

Oggi il dolore per il tradimento del compagno e per il coinvolgimento di sua figlia tocca un punto molto sensibile: proprio quando lei sperava, forse per la prima volta, di poter appoggiare il peso su qualcun altro, quell’appoggio ha ceduto. Il “fermarsi” a letto non è debolezza, ma un segnale: il sistema ha bisogno di una riorganizzazione, di confini nuovi, di uno spazio in cui anche lei possa essere accolta e non solo funzionare.

Il cuore spezzato di cui parla è comprensibile. Ma accanto a quel cuore c’è una donna che ha già dimostrato, più volte, di saper trasformare il dolore in possibilità. Il lavoro ora non è “tenere duro”, ma iniziare – anche gradualmente – a chiedersi di cosa ha bisogno lei, non solo in funzione degli altri. Questo passaggio, per quanto difficile, può diventare un atto profondamente generativo anche per sua figlia.

Dott.ssa Agnese Massinelli
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