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Esperienze

Dott. Pietro Pignatelli – Psicologo clinico

Benvenuto/a, sono il dott. Pietro Pignatelli. Credo che ogni persona abbia una storia unica che merita di essere ascoltata e compresa. Nel mio lavoro come psicologo clinico offro uno spazio sicuro, empatico e non giudicante, in cui poter esplorare il proprio mondo interiore e dare nuovo significato ai propri vissuti.

Il mio approccio è di orientamento psicodinamico: insieme non ci limiteremo ad analizzare solo i sintomi o le difficoltà più evidenti, ma esploreremo le radici profonde e i modelli relazionali che influenzano il tuo presente. Comprendere ciò che accade dentro di te è il primo passo per costruire un cambiamento autentico e duraturo.

Ogni percorso che propongo è personalizzato, costruito su misura per la tua storia, i tuoi tempi e le tue esigenze. Non esistono protocolli standard: esisti tu, con la tua unicità e le tue risorse.

L’obiettivo del nostro lavoro è accompagnarti nello sviluppo di una consapevolezza profonda, una vera e propria “bussola interiore” che possa guidarti nelle sfide della vita con maggiore libertà, autenticità e serenità.

Un percorso di questo tipo non è solo una risposta a un problema, ma un investimento su di te: un modo per comprendere, crescere e vivere meglio.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicologia clinica-dinamica

Aree di competenza principali:

  • Psicologo
  • Psicologia clinica
  • Psicologia del lavoro

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Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    60 €

  • Colloquio psicologico online

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  • Orientamento scolastico

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  • Colloquio psicologico clinico

    60 €

  • Consulenza online

    60 €

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Studio di Psicologia Dott. Pietro Pignatelli

Via Istria 16, Bari 70121

Disponibilità

Pagamento online

Accettato

Telefono

351 455...

Pazienti accettati

  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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6 recensioni

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  • R

    Il Dott. Pietro Pignatelli è un ottimo professionista capace di unire competenza clinica e profonda umanità. Ogni incontro è uno spazio sicuro, dove l’ascolto è autentico e lo sguardo professionale aiuta a dare senso anche alle esperienze più complesse. Con delicatezza e chiarezza accompagna nel cambiamento, favorendo consapevolezza, autonomia e benessere reale. Un punto di riferimento serio e affidabile per chi desidera conoscersi e stare meglio.

     • Studio di Psicologia Dott. Pietro Pignatelli colloquio psicologico individuale  • 

  • D

    Quando ho contattato Il dottore ero a pezzi. L'università era diventata un incubo, l'ansia mi mangiava viva. Passavo da momenti di agitazione incontrollabile a momenti di blocco totale davanti ai libri e mi sentivo sola e spaventata.
    Ho trovato uno spazio sicuro, un'ora alla settimana in cui potevo essere me stessa senza filtri e buttare fuori tutto quello che avevo dentro. Il dottore mi ha guidata con una pazienza e una delicatezza incredibili. All'inizio ero scettica, pensavo: cosa vuoi che cambi parlando e basta.
    Mi sbagliavo. Non solo ho capito cos’era quest’ansia, ma sto imparando a volermi più bene, a essere meno dura con me stessa. È un viaggio faticoso, ma il cambiamento è tangibile. I miei amici e la mia famiglia mi dicono che sembro una persona diversa, più serena e io effettivamente mi sento così. Consiglio questo percorso a chiunque prova quello che ho provato io.

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  • F

    Il percorso terapeutico intrapreso è stato estremamente efficace e ricco di risultati concreti. Grazie alla competenza e all’approccio attento del Dott. Pietro Pignatelli, ho acquisito maggiore consapevolezza e strumenti utili per affrontare le mie difficoltà. Ogni incontro è stato un passo avanti significativo nel mio percorso di crescita personale. Un’esperienza positiva che ha avuto un impatto reale e duraturo sul mio benessere.

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    Dott. Pietro Pignatelli

    Grazie per le sue belle parole. Il raggiungimento di una maggiore consapevolezza e l’impatto concreto e duraturo sul suo benessere rappresentano per me un riscontro estremamente significativo


  • M

    Ho iniziato il percorso in un momento in cui mi sentivo completamente scarico. Non c'era un motivo preciso, avevo la sensazione di trascinarmi nelle giornate. Il lavoro era un peso enorme e le cose che prima mi facevano stare bene (uscire con gli amici, giocare) erano diventate a volte quasi uno sforzo. Non credevo di poter risolvere un problema che mi sembrava così fisico come una stanchezza cronica. Il dott Pignatelli è stato incredibile. Con una calma e una professionalità che mi hanno messo subito a mio agio, mi ha aiutato a ritrovare il senso di piacere che non sentivo più. Non mi ha dato soluzioni pronte, ma mi ha aiutato a capire cosa succedeva dentro di me quando mi sentivo spento. Abbiamo lavorato tanto sul senso del dovere e sul riconoscere i miei bisogni e le mie emozioni. È stato un percorso graduale, ho ricominciato a provare interesse per le cose, a sentire l'energia per affrontare la quotidianità ed a provare di nuovo piacere nelle piccole cose. Un aiuto fondamentale.

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    Dott. Pietro Pignatelli

    La ringrazio per la sua testimonianza e per la fiducia riposta nel percorso svolto insieme. Sono lieto che il lavoro di ascolto e comprensione dei suoi bisogni le abbia permesso di ritrovare gradualmente energia, interesse e piacere nella quotidianità


  • G

    Il percorso terapeutico con il Dott. Pietro Pignatelli è stato un’esperienza profondamente trasformativa. Grazie alla sua grande professionalità, empatia e capacità di ascolto, sono riuscito a superare difficoltà che mi sembravano insormontabili. Il Dott. Pignatelli crea un ambiente accogliente e sicuro, dove è facile aprirsi e sentirsi compresi. Lo consiglio vivamente a chiunque desideri intraprendere un vero percorso di crescita personale e benessere interiore.

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    Dott. Pietro Pignatelli

    La ringrazio sinceramente per la sua testimonianza. Sapere che il percorso sia stato per lei un riferimento sicuro e significativo rappresenta per me un riscontro di grande valore


  • A

    Ho svolto un primo colloquio con il dott. Pignatelli e mi sono sentito subito accolto e a mio agio. È stato molto attento nell’ascolto della mia situazione e mi ha aiutato a fare un pò di ordine a pensieri e vissuti che percepisco come confusi da diverso tempo. Mi ha colpito la sua calma e la capacità di comprendere quello che cercavo di esprimere anche quando faticavo a trovare le parole giuste. Dopo l’incontro ho deciso di iniziare un percorso con lui mi ha trasmesso fiducia e la sensazione di poter finalmente lavorare su me stesso in uno spazio sicuro e accogliente.

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    Dott. Pietro Pignatelli

    La ringrazio sinceramente per le sue parole. Sono felice che si sia sentito accolto e compreso fin dal primo incontro e lieto della sua decisione di intraprendere un percorso insieme


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 27 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buona sera , voglio raccontare le mie esperienze lavorative. Ho 42 anni e sono una persona talmente buona e gentile che non sono mai stata capace di mettere paletti, da nessuna parte e con nessuno. Il mio tasto più dolente e' il lavoro. Dopo tre anni in fabbrica decido di andare a lavorare in uno studio commercialista , non mi trovavo benissimo però per imparare ci stavo, ogni giorno "regalavo " un'ora e mezzo fino a quando il titolare si rivolge a me con queste parole : non mi sta bene che fai solo queste ore ( 9,5 al GG) tu devi stare fino alle 22:30 come la tua collega, dimentica gli amici e gli hobby tutto questo per 900 euro al mese , fuggo da li e trovo lavoro in una piccola azienda familiare dove io prendo il posto di un membro della famiglia venuto a mancare. sono stata maltrattata e non accettata per 11 anni.... Io per farmi volere bene ho fatto per questa famiglia favori lavorativi che pochi avrebbero fatto. Dopo 11anni riescono a farmi mollare nonostante ero incinta. Dopo questa esperienza sono stata per il periodo natalizio in una Onlus che io adoravo ma non sono piaciuta perché avevo legato troppo.... E a qualcuno questa cosa e' andata di traverso.... Dopo qualche mese mi chiama un commercialista a coprire una maternità, anche qui trovo due colleghe che mi hanno fatto un mobbing terribile....me ne vedo e mi chiama un altro studio. Speravo che questo fosse l'ultimo... Orario che voglio , colleghi adorabili e lavoro interessante, il problema qui era la mia titolare con chiari problemi psichiatrici. Per 5 anni ha sfogato tutte le sue frustrazioni su di me e ogni problema. Ogni cosa che succedeva se la prendeva con me e mi urlava , ai miei colleghi zero, fino a quando sono andata in bornout. Ho chiesto tregua, essere trattata meglio e avere un po' meno lavoro perché mi stava uccidendo. All' inizio e" stata felice di venirmi incontro ma poi ha cominciato di nuovo a trattarmi male e rinfacciarmi di tutto. Al che ho dato le dimissioni e a lei e" caduto il mondo addosso. In ogni posto di lavoro io ho dato tutta me stessa , non ho mai creato problemi , ho lavorato gratis durante le maternità, ho continuato ad aiutare tutti nonostante ero già licenziata o .mi ero dimessa. Ma non merito un posto di lavoro dove vedono chi sono? Perché nessuno mi apprezza. Ora non so che fare ho paura di ritrovarmi ancora nella stessa situazione . Sono veramente a pezzi.

Gentilissima, dal suo racconto emerge una traiettoria lavorativa lunga e faticosa, segnata da un tratto che lei stessa riconosce come centrale: la tendenza a dare moltissimo, spesso oltre il dovuto, nella speranza di essere accolta, riconosciuta e trattata con rispetto. In più contesti, invece, si è trovata esposta a richieste eccessive, svalutazioni, maltrattamenti, dinamiche persecutorie o apertamente mobbizzanti, fino ad arrivare a un punto di rottura che descrive come un: “stare a pezzi”, lei sembrerebbe infine spaventata all’idea di ripetere lo stesso copione, svuotata dall’aver investito energie, tempo e speranza senza ricevere un riscontro umano e professionale adeguato.

Lei pone una domanda che ha un peso emotivo molto rilevante: “Perché nessuno mi apprezza? Non merito un posto di lavoro dove vedono chi sono?”. È comprensibile che, dopo anni di esperienze in cui il suo impegno non è stato solo poco riconosciuto ma addirittura usato contro di lei, si sia costruito un vissuto di impotenza e di sfiducia, come se ogni nuova possibilità rischiasse di trasformarsi nell’ennesima delusione. In questi casi il dolore non riguarda soltanto il lavoro in sé, ma tocca un bisogno profondo: sentirsi legittimata, rispettata, al sicuro, senza dover “comprare” l’accettazione attraverso il sacrificio o il dover “dare”.

Sul piano pratico, è difficile e poco responsabile darle indicazioni specifiche su che lavoro cercare o quale scelta fare senza conoscerla meglio, senza sapere quali competenze desidera valorizzare, quali vincoli ha oggi e quale tipo di contesto lavorativo potrebbe essere realisticamente sostenibile cerco tuttavia di condividerle alcuni spunti generali. Mentre valuta i prossimi passi, potrebbe essere utile procedere con gradualità, senza pretendere da sé la stessa disponibilità totale di sempre, e provare a costruire da subito criteri minimi non negoziabili: orari sostenibili, confini chiari, rispetto nella comunicazione, ruolo e mansioni definite. Non perché lei debba diventare “dura”, ma perché ha il diritto di lavorare senza dover rinunciare a sé stessa.
Al di là della dimensione concreta, il punto più importante sembrerebbe essere la dimensione emotiva e relazionale. Lei descrive un pattern che si ripete: entra in un contesto, investe moltissimo, tollera oltre misura, si adatta, si assume responsabilità non sue, e nel tempo finisce per essere bersaglio o per sentirsi usata. Questo può accadere anche a persone competenti e volenterose, soprattutto quando la disponibilità diventa una modalità di protezione: “se do di più, forse mi vorranno bene, forse mi riconosceranno, forse eviterò il conflitto”. Il problema è che, in alcuni ambienti, questa qualità viene letta come assenza di confini e finisce per attirare richieste sempre più invasive. A lungo andare, ciò che nasce come gentilezza e dedizione rischia di trasformarsi in sovraccarico, risentimento, autosvalutazione e, come nel suo caso, burnout.
Per questo le suggerirei seriamente di considerare un percorso psicologico, non come “ultima spiaggia”, ma come uno spazio protetto in cui rimettere ordine, recuperare energie e soprattutto comprendere come si attivano certe dinamiche nelle relazioni di lavoro. Un lavoro terapeutico potrebbe aiutarla a riconoscere in anticipo i segnali di un contesto tossico, a distinguere tra collaborazione e sfruttamento, a tollerare il senso di colpa che spesso emerge quando si prova a dire “no”, e a costruire una modalità di assertività che non tradisca la sua identità gentile, ma la renda finalmente “autotutelante”. In parallelo, potrebbe anche restituirle una cosa che oggi sembra molto compromessa: la fiducia nel fatto che esistano contesti in cui si può essere apprezzati senza annullarsi.
Lei non è “sbagliata” perché ha dato tanto; semmai, ha pagato un prezzo altissimo per un modo di stare nelle relazioni che, in alcuni luoghi, è stato sfruttato. Il fatto che oggi sia stanca e spaventata non significa che non ci sia via d’uscita: significa che è arrivato il momento di prendersi sul serio, mettere al centro la sua salute e fare in modo che il prossimo lavoro non sia solo “un nuovo posto”, ma un’esperienza compatibile con la sua dignità e con i suoi limiti.

Dott. Pietro Pignatelli

salve, sono francesco ed ho 23 anni. L'anno scorso mi sono trasferito a Lisbona, sperando in cambiamento di vita personale, dato che a casa ero chiuso, senza amici e in completa solitudine. Specialmente gli ultimi mesi mi avevano portato ad una depressione fortissima, non lavoravo, non facevo le cose basilari ed avevo ripreso 20 kg persi l anno prima con la dieta , cosa che pensavo risolvesse un problema che mi porto dietro da sempre ma che in realta non aveva dato modifiche emotive importanti. Arrivaato a lisbona ero carico, avevo ed ho imparato afare le cose piu stuide come le lavatrici e cucinare, ma rimangono e rimanevano sempre delle basi caratteriali come la tendenza ad isolarsi e la difficolta ad esprimere le emozioni soprattutto con le donne. Tutto sommato, ho degli amici, forse i primi della vita, anche perche io io i miei problemi me li curo da solo e cerco sempre di curare gli altri, ma con alcuni mi sono aperto anche se non del tutto. Ho imparato sicuramente delle lingue comde spagnolo e portoghese, e mi trovo bene a vivere qua, anche il fatto di lavorare in contesti internazionali mi fa ben , il fatto di essere indipendente al 100 percento mi piace, era una cosa che sognavo da sempre. Pero la cosa che mi fa soffrire e l amore; mi sono innamorato di una ragazza che cìha 6 anni in piu di me anche se all inizio eravamo sempre insieme, grande sintonia, io ero quasi stupito perche nonostante lei mi dicesse che stavo bene io dicevo ma una bella ragazza come fa a dirmi che le piaccio? Clamorosamente piglio coraggio e usciamo un paio di volte oltre a mangiare sempre a lavoro, pero alcune volte mi chiudo in me stesso per paura di innamorarmi troppo, per cose che non so. La coccolo, le cucino quello che vuole facendo finta di non sapere , ma io in realta ogni volta che apre bocca o che cammina attivo i radar. Ma alla fine , penso abbia scelto un altro, per colpa mia che mi sono chiuso a volte, an che se in fin dei conti abbiamo sempre riso e scherzato. Ci sarebbe molto da scrivere, la vera considerazione e che molto spesso sono solo, mi sento inadeguato, gente intorno che vuole solo festeggiare e scopare a destra e a manca mentre invece io no. Ci ho provato ad essere meno serio ma mi sento solo di perdere tempo e in questo caso anche una ragazza preziosa come lei. Non riesco a guardare nessun altra, e nonostante lei mi abbia detto che mi vede come un fratellino la porticina l ha sempre rimasta aperta, e io come un illuso ci sono cascato.

Gentile Francesco, dal suo messaggio emerge con chiarezza quanto l’ultimo anno sia stato faticoso e significativo. Lei racconta un periodo precedente segnato da uno stato affettivo negativo e intenso, caratterizzato da un senso di isolamento, dalla perdita di energie e di motivazione, e descrive il trasferimento a Lisbona come un tentativo speranzoso di rimettere in moto la sua vita. È importante riconoscere che, nonostante la sofferenza, lei ha effettivamente costruito molte cose concrete: autonomia, lavoro, contesti internazionali, nuove competenze, qualche amicizia. Questi non sono dettagli “di contorno”, ma segnali di risorse reali e di una parte di lei che desidera (e riesce) a crescere e rialzarsi.
Allo stesso tempo, anche lei sembra accorgersi che cambiare scenario non basta a sciogliere alcuni nodi e alcune modalità di funzionamento più profonde: la tendenza a chiudersi, la sensazione ricorrente di solitudine, l’inadeguatezza, la difficoltà a esprimere ciò che prova, soprattutto nelle relazioni affettive. Quando parla dell’amore, il tono del suo racconto cambia: emerge un coinvolgimento intenso, come dice lei, con i “radar sempre accesi”, e insieme anche la paura di esporsi troppo, di dipendere, di perdere il controllo. Sono tutti movimenti degni di riflessione: desiderare vicinanza e, proprio quando la vicinanza diventa possibile, sentire il bisogno di ritirarsi per proteggersi rappresenta una dinamica che, molto probabilmente, nella sua storia personale ha avuto una risonanza e un significato. In una situazione del genere, non si tratta tanto di “aver sbagliato” qualcosa con questa ragazza, quanto di osservare un modo abituale con cui lei sperimenta di stare in relazione con l’altro: avvicinarsi, sentire molto, temere la propria intensità emotiva e, allora, chiudersi. Questo può generare fraintendimenti, lasciare l’altro incerto e, soprattutto, lasciare lei in balìa di speranza e rimpianto, con una quota di autocritica molto severa; ma, soprattutto, non le permette di vivere pienamente la reale dimensione sentimentale ed emotiva di un rapporto significativo.
Mi colpisce anche un altro elemento: lei dice di “curarsi da solo” e di cercare spesso di prendersi cura degli altri. Questo aspetto, tuttavia, quando entrano in gioco determinati bisogni affettivi, può assumere altri significati e diventare un movimento difensivo rispetto all’aprirsi all’altro e all’entrare realmente in relazione, anche qui sullo sfondo della paura di “dipendere”. Tutto ciò può trasformarsi in solitudine, perché chiedere, mostrarsi fragile e desiderare apertamente espone al rischio di sentirsi rifiutati o non all’altezza.
Inoltre, per aiutarla davvero, le suggerirei di chiedersi che cosa l’ha portata a scrivere questo messaggio: scaricare il peso di questo momento, comprendere meglio la dinamica con questa ragazza e come uscirne, oppure lavorare più in profondità su solitudine, autostima e modalità relazionali. In ogni caso, visto l’intreccio tra un periodo passato caratterizzato da affetti negativi rilevanti, il senso di inadeguatezza e il dolore affettivo attuale, valutare un percorso psicologico avrebbe molto senso: le suggerisco di concepirlo come uno spazio stabile in cui mettere ordine, riconoscere i passaggi emotivi significativi di queste interazioni che la portano a chiudersi e dare un significato personale a questi movimenti, così da costruire un modo più autentico e pieno di vivere le sue relazioni

Dott. Pietro Pignatelli
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