Dr.
Seby Torrisi
Psicologo
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Psicologo clinico
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Sono il Dott. Seby Torrisi Psicologo clinico ad approccio analitico transazionale. Ho conseguito la laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche e in Psicologia presso l'Università Degli Studi di Catania. Lavoro per migliorare la qualità di vita dei miei pazienti offrendo supporto psicologico ad adulti, adolescenti e bambini. Mi occupo, inoltre, di supporto alla genitorialità, gestione dell'ansia e di comportamenti problematici, disturbi dell'umore, psicologia dello sport, dipendenze comportamentali e difficoltà scolastiche. "Affronta il cambiamento con coraggio, perché ogni passo verso la comprensione di te stesso è un passo verso la felicità"
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
Principali patologie trattate
- Ansia
- Stress
- Depressione
- Attacco di panico
- Disturbo d'ansia generalizzato
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
50 € -
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Consulenza online
40 € -
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Psicoterapia
50 € -
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Colloquio individuale
50 € -
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Colloquio psicologico di coppia
50 € -
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Indirizzi (3)
Via Duca Degli Abruzzi 21, Catania 95127
Disponibilità
Telefono
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Assicurazioni non accettate
Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che accetti la tua assicurazione
Recensioni
33 recensioni
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M
Mario Stanganelli
Trovare uno psicologo con cui aprirsi non è sempre facile, ma con il Dott. Torrisi è stato naturale. Grazie alla sua grande capacità di ascolto e alla sua costante disponibilità, ho trovato un ambiente sicuro in cui lavorare su di me. Mi sento davvero seguito e compreso
• Studio di Psicologia, 95125 • consulenza psicologica •
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E
E.B.
Mi sono sentita accolta e compresa fin dal primo incontro. Un professionista umano, attento e capace di mettere davvero a proprio agio. Lo consiglio con sincerità.
• Studio di Psicologia, 95127 • psicoterapia •
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G
G.S.
La mia prima visita con il Dott. Torrisi è stata davvero un'esperienza illuminante! Mi sono sentita subito accolta e compresa, come se potessi finalmente iniziare a dare un senso a ciò che provo. Il dottore è estremamente empatico, professionale e attento, mi ha messo a mio agio fin dal primo istante.
• Studio di Psicologia, 95127 • colloquio psicologico •
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M
Mary
Molto competente. Mi sta aiutando molto, in poco più di un mese i miei attacchi di panico e la mia ansia sono diminuti tantissimo, La sua gentilezza, il suo modo di porsi, di spiegare aiutano tantissimo e anche nei momenti bui riesco a pensare a quello che mi dice durante i nostri incontri e a calmarmi. Non posso far altro che ringraziarlo..
• Consulenza online • consulenza online •
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T
TB
Dopo diversi mesi di difficoltà sono tornato finalmente a vivere le mie giornate senza ansia. Professionista super consigliato.
• Studio di Psicologia, 95127 • colloquio psicologico individuale •
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M
Mary Cavallaro
Dottore super professionale, puntale e gentile. Lo consiglio vivamente.
• Studio di Psicologia, 95127 • colloquio psicologico •
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R
R.O.
Mi sono trovato molto bene durante la visita, ho avuto a che fare con una persona molto attenta e preparata, la giovane età del dottore ti porta a non sentirti giudicato durante la visita. Lo consiglio sicuramente!
• Studio di Psicologia, 95127 • colloquio psicologico •
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A
A.M.
Il dottor Torrisi sin dal primo incontro mi ha fatto sentire a mio agio, creando un ambiente sicuro ed accogliente.
La sua capacità di ascolto e la sensibilità nei confronti delle mia difficoltà hanno reso questo percorso piacevole e risolutivo e costruttivo• Studio di Psicologia, 95127 • colloquio psicologico •
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A
A.G.
Non sono nuovo a questo tipo di consulenze e posso affermare che il Dott. Torrisi è un professionista, puntuale, ricco di conoscenze accademiche e con un’unanimità sviluppata, che gli ha permesso di entrare in empatia con me in poco tempo, favorendo di fatti il mio percorso.
Lo consiglio vivamente.• Consulenza online • consulenza online •
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F
F.F
Lo psicologo mi ha accolto con delicatezza e professionalità, elementi che cerco e non scontati durante un colloquio. Mi sono sentita a mio agio. Assolutamente consigliato!
• Studio di Psicologia, 95127 • colloquio psicologico •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 11 domande da parte di pazienti di MioDottore
Gentili dottori,
vorrei raccontarvi una situazione che mi riguarda e che da molti mesi non mi fa essere tranquilla con me stessa, creando una sensazione di insoddisfazione e malessere costante. È la storia di un amore che non è mai diventato realtà, ma che ha segnato la mia vita più di tanti altri che invece ho vissuto fino in fondo.
Tanti anni fa, ero fidanzata con un ragazzo con cui avevo costruito un progetto concreto: avevamo comprato una casa. Avevamo iniziato i lavori di ristrutturazione, sognavamo il matrimonio, una vita insieme. Poi, a pochi mesi dal fatidico "sì", mi ha lasciata. È stato un colpo durissimo ma col tempo credo di aver superato (non stavamo più bene insieme, non eravamo felici).
Ma non mi sono arresa: ho deciso di portare avanti il progetto della casa con le mie forze, come un atto di riscatto, di indipendenza.
Comunque dopo poco tempo, mi sono avvicinata ad un ragazzo che già lavorava nel mio stesso posto di lavoro ed è diventato il mio attuale fidanzato. Con lui ho ricostruito una stabilità, una quotidianità. Dopo 2 anni siamo andati finalmente a convivere.
Ma proprio in quel momento, pochi mesi dopo l'inizio della nostra convivenza, nella mia vita è entrato Paolo.
Era stato assunto nella mia stessa azienda, lui lavorava in un’altra divisione del mio ufficio. All’inizio ci salutavamo appena, con cordialità. Poi, per lavoro, abbiamo iniziato a scambiarci email per chiarimenti lavorativi. E quegli scambi, pian piano, con una battuta o una riflessione, sono diventati qualcosa di più: un appuntamento quotidiano, un momento di respiro, di leggerezza, di complicità.
In breve abbiamo iniziato a pranzare insieme, anche solo pochi minuti rubati al resto.
Ed in un altrettanto breve periodo mi sono ritrovata a ridurre il tempo a pranzo a casa dei miei genitori per stare con lui.
Dopo un po' anche dopo il lavoro ci fermavamo insieme, prima davanti alla mia macchina e poi avevamo iniziato a passeggiare per le vie meno frequentate della città, parlando di tutto e di niente, come due persone che si riconoscono nell’anima. Camminavamo senza meta sulle stesse vie, in un senso e nell'altro, con il solo scopo di stare li a raccontarci, a conoscerci.
Paolo non mi ha mai forzata era sempre attento a non esagerare mai.
Dopo un anno, mi ha detto chiaramente quello che provava. Mi amava, voleva un futuro insieme. Io non ho rifiutato le sue attenzioni, i suoi regali. Anzi; anche se non ho mai permesso un bacio, anche se in ascensore stavamo attaccati, ci sfioravamo, respirandoci addosso, non ho mai oltrepassato quel limite. Ma qualcosa c'era, la voglia di stare con lui era costante. Gli dedicavo le canzoni che amavo e gli facevo scoprire i testi in cui c'erano parole d'amore, amori che nascevano, sentimenti di rinascita e immagini simili. Messaggi inconsci probabilmente, forse di un sentimento che non osavo dichiarare nemmeno a me stessa.
Durante i momenti insieme i miei sorrisi verso di lui erano enormi, pieni. Ma vedevo anche la sua tristezza ogni volta che mi salutava e io tornavo a casa dal mio compagno. Poi, in me, qualcosa è cambiato. Ho iniziato ad aprirmi di più verso di lui; a parlare di futuro insieme a casa mia.
Un giorno d'estate non so dove abbia trovato il coraggio, invece di passare la pausa pranzo insieme su una panchina nel solito parchetto, l’ho invitato a pranzo dai miei genitori! Lui era entusiasta ed ha accettato subito. Il pranzo è andato benissimo, mia mamma sembrava piacevolmente colpita da lui, mio padre più titubante (ma anche di carattere non lascia trasparire nulla).
Ma forse quella mia apertura verso di lui, ha creato più problemi che benefici. Sono stata troppo superficiale, dovevo preparare meglio il terreno?
L'ho presentato come un collega/amico che lavorando lontano da casa spesso mangia da solo e quindi volevo offrirgli un pasto più normale; dopotutto l'avevo fatto anche con altre persone dell'ufficio in anni precedenti, anche per farle ambientare in un contesto nuovo.
Credo che in quel momento i miei abbiano capito che c’era qualcosa di diverso stavolta, qualcosa che non era come al solito. Mia madre dopo poco ha iniziato a controllarmi di più chiedendomi di tornare prima per pranzare a casa e farmi vedere la sera dopo l'ufficio; poi mi ha detto chiaramente che non avrei dovuto "creare problemi".
Ad un certo punto ho scelto di cambiare lavoro (anche Paolo mi ha spinta ad andare in una situazione più sicura economicamente), dal lavoro di ufficio, ad un negozio a contatto coi clienti.
Mi sono spostata di un chilometro o poco più, ma con orari diversi. Paolo, quasi ogni sera, aspettava un’ora e mezza dopo il suo orario di lavoro solo per poter stare con me. Nelle pause pranzo lui veniva da me o io andavo da lui. Fortunatamente entrambi lavoravamo vicinissimi a degli splendidi parchi pubblici; anche se fossero stati solamente dieci minuti insieme in un parco entrambi saremmo corsi.
Poi anche lui ha cambiato lavoro, trasferendosi in un’altra città — anche su mio invito, perché così avrebbe dimostrato ai miei genitori che era una persona che voleva impegnarsi e crescere — le nostre occasioni di vederci si sono drasticamente ridotte.
Ma lui faceva comunque il possibile: si spostava, si organizzava, trovava spazio per venire da me, ogni tanto a pranzo, ogni tanto dopo lavoro.
Per poter mandarci più messaggi in quel periodo ho comprato una sim nuova, per poterlo contattare e ricevere messaggi senza rischiare che i arrivassero in momenti inopportuni.
E proprio in quel periodo, mia padre è stato colpito da un grave problema di salute. Tutto si è spostato: la mia attenzione, il mio tempo, la mia energia sono andati alla famiglia.
Poi è successo: Paolo si è sentito solo. Mi ha scritto una mail straziante, in cui diceva che così non si sentiva veramente amato, capiva la situazione, ma gli sembrava che ogni volta "gli altri" avessero sempre la priorità su noi due; non poteva più vivere di promesse, di “un giorno capirai”. Probabilmente aveva ragione.
Ma davanti ai suoi dubbi, invece di affrontare la situazione, ho avuto paura, mi sono raffreddata. Ho iniziato a distanziarmi. Dovevo capire cosa volevo.
Quindi ho ridotto i contatti con lui, e continuavo la mia vita tra lavoro, casa dei mie e casa mia con il mio fidanzato che faceva di tutto per ripristinare le cose tra noi, visto che inevitabilmente da tempo avevo trascurato e si trascinavano avanti senza slancio. Paolo poteva solo scrivermi, cercarmi e arrabbiarsi perchè io sparivo, rispondevo a singhiozzo e con poca voglia, non gli ho dato alternative; chissà cosa pensava in quel periodo.
Qualche mese dopo, verso Natale, Paolo mi ha regalato un libro sull'amore che conteneva anche un invito con una nostra foto occhi negli occhi e una data: validità fino a Capodanno.
Penso fosse un ultimatum travestito da speranza. Ma per me è stato troppo. Mi ha messo di fronte a una scelta che non ero pronta a fare.
Arrabbiato per i miei tentennamenti mi ha tempestato di messaggi per trovare il modo di dialogare e parlare. Ma non riuscivo a fare nulla. Gli altri attorno a me hanno capito che i messaggi erano troppi. Ho fatto finta di niente, ho spento il cellulare e l'ho chiuso fuori dal mio mondo. Lì ho deciso di chiudere tutto.
Era la cosa più dolorosa e contemporaneamente più semplice per me: tagliare quel ramo, tornare nei soliti binari, non creare problemi agli altri, fare di tutto per dimenticarlo.
Gli ho scritto un messaggio sicuramente freddo, forse ingiusto, in cui dicevo che non era più il caso di continuare a sentirci ed era meglio non vederci più. Mi sono sentita più leggera.
Da allora però c'è il vuoto. Un vuoto enorme. So che col tempo passerà, che riuscirò a rimettere in ordine le cose, a tornare totalmente dentro la vita che avevo prima di incontrarlo.
Ma penso a Paolo ogni giorno. Lui continua a scrivermi. Leggevo i messaggi, ma non rispondevo, chiedeva perchè si era rotto tutto così, perchè non un chiarimento guardandosi, forse chiedeva solamente più rispetto.
Ora non li leggo più i messaggi che ancora sporadicamente arrivano. Perché leggerli e magari rispondere vorrebbe dire riaprire una porta che non so più se voglio davvero aprire. Vedersi sarebbe qualcosa di troppo grande: un passo che non so se ho il coraggio di compiere. Non saprei nemmeno spiegare il mio modo di fare.
Vivo con il senso di colpa per non aver avuto il coraggio di sceglierlo. Con il senso di dovere verso il mio compagno, che non merita questo. Con il peso della famiglia, della casa, del passato che mi lega.
Ma soprattutto, vivo con la consapevolezza che forse ho perso l’unica persona che mi ha fatta sentire davvero me stessa: viva, libera, non mi voleva perfetta e non mi ha mai fatta sentire giudicata (se non nel finale del rapporto, quando potevo dargli briciole).
Se prima di lui avevo tutto (amore, casa, famiglia) perchè ho lasciato così tanto spazio a Paolo? E perchè se lui ha avuto così tanta importanza dentro di me, non sono mai riuscita ad andare oltre con lui? solo allusioni e qualche promessa non mantenuta?
Vorrei capire: cosa mi ha trattenuto? È stata paura? Lealtà? Abitudine? Vero amore verso il mio compagno? verso la famiglia? Sono sempre stata una figlia perfetta, una fidanzata perfetta, ma sono mai stata davvero felice? oppure facevo solo felici gli altri?
Forse mi sono sempre illusa di scegliere, ma credo invece di aver sempre scelto di non scegliere, scelto di non cambiare le cose.
Riuscirò mai ad andare davvero oltre, a dimenticare questi anni e a creare una famiglia con il mio fidanzato?
Grazie per avermi ascoltato.
Con la speranza di ricevere qualche utile suggerimento.
Buona giornata.
Cara Utente,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità la tua storia. Quello che racconti mostra quanto tu abbia vissuto sentimenti profondi e contraddittori: amore, senso di dovere, paura, desiderio di libertà. Non è facile trovarsi davanti a scelte così intense, e il fatto che tu abbia agito cercando di rispettare gli altri non significa che tu abbia sbagliato, ma che stavi proteggendo te stessa e chi ti stava accanto. È naturale chiedersi “perché mi ha trattenuto?” o “ero felice davvero?”; spesso la risposta è fatta di più elementi insieme: paura, lealtà, abitudine, amore. Non è colpa, è la complessità di essere umani. Non devi dimenticare Paolo per vivere bene, ma puoi iniziare a fare pace con il tuo vissuto, accogliere i tuoi sentimenti senza giudicarli e ritrovare serenità dentro di te. Con il tempo, questo ti aiuterà a guardare al futuro con più chiarezza e leggerezza, senza sentirti sopraffatta dal rimpianto o dal senso di colpa.
Cari dottori vi volevo porre un questito sono sono un ragazzo nella mia vita ho raggiunto molti obbiettivi prefissati mi sento sereno e in equilibrio con il mio vivere , seguendo molto canali di psicologia mi sono imbattuto su un canale di un counseling filosofico , dove sosteneva l importanza di informarsi sulle questioni globali in corso guerra ecc ecc per far sì di essere immuni alla manipolazione e al condizionamento e di svegliarci al nostro vero sé e di non vivere come addormentati , io personalmente non seguo molto telegiornali giornali non mi interesso molto su fatti di cronaca guerra politica ecc ecc , ma per lo più mi interessa vivere la mia quotidianità di guardare le persone intorno a me e magari dove opportuno dargli una mano di non alimentari conflitti con persone vicine infatti prendo tutta con molta calma senza agitarmi troppo anche le cose brutte che mi possono capitare secondo voi dottori mi dovrei informare di più su questioni sopra citate ho va bene vivere come sto vivendo? Mi dovrei appunto risvegliare il mio vero se ? Grazie per un vostro chiarimento per me molto importante
Caro Utente,
da come racconti la tua vita, sembra che tu stia già vivendo in modo molto autentico, hai raggiunto obiettivi, coltivi serenità e relazioni pacifiche, affrontando le difficoltà con calma. Questo è un segno di equilibrio e consapevolezza. Informarsi sulle questioni globali può ampliare la prospettiva e aiutare a sviluppare pensiero critico, ma non è l’unica via per “risvegliare il vero sé”. Essere presenti, gentili e consapevoli nella vita quotidiana è altrettanto, se non più, importante. Non esiste un obbligo, se leggere certe notizie ti arricchisce senza appesantirti, fallo; se invece ti senti bene vivendo come fai ora, va benissimo così. Il tuo vero sé si manifesta nel modo in cui vivi, non solo in ciò che sai.
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