Rosita Marzano, psicologo Teverola

Dott.ssa Rosita Marzano

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R
Presso: Studio di psicologia sostegno psicologico

Che grande scoperta!
Professionalità e tanta tanta passione!
Ho ritrovato la mia dimensione di serenità!
La consiglio sempre a tutti


M
Presso: Studio di psicologia consulenza psicologica

Cortesia, puntualità e disponibilità...la dottoressa mi ha accompagnato nel mio percorso con professionalità e competenza...consigliatissima


R
Paziente verificato
Presso: Studio di psicologia consulenza psicologica

L'attenzione che ha avuto la Dottoressa nei miei confronti mi ha aiutato ad allontanare il periodo buio che stavo vivendo.


G
Paziente verificato
Presso: Studio di psicologia consulenza psicologica

Ho da poco concluso un ciclo di terapie dalla dottoressa, ed al contrario di quello che pensavo è stato breve e mi ha aiutato molto. Ci tornerò sicuramente se ne avrò bisogno.


G
Presso: Studio di psicologia sostegno psicologico

Con la Dottoressa Marzano ho trovato serietà e professionalità, mi ha aiutata tantissimo nel mio percorso. Consigliatissima!



G
Paziente verificato
Presso: Studio di psicologia consulenza psicologica

Si è dimostrata molto competente, seria e professionale, mi ha messo subito a mio agio. Consigliatissima.


C
Presso: Studio di psicologia consulenza psicologica

Seria, professionale e molto empatica... È stata in grado di mettermi da subito a mio agio. Consigliatissima!


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 1 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno, ho 32 anni e per 8 mesi ho frequentato una ragazza di 26 la quale sta vivendo - da quando aveva 14 anni circa - in una condizione di accudimento invertito: madre che abbandona la famiglia e padre che l’ha relegata in un rapporto morboso al ruolo di moglie surrogata. Lo stesso schema si è ripetuto più di recente (circa 2 anni fa) alla morte della nonna, per cui si ritrova oggi e dover badare anche al nonno non più completamente autosufficiente. Questa ragazza soffre di afefobia in quanto - per sua dichiarazione - da bambina veniva sempre respinta dai genitori ogni volta che cercava abbracci e coccole. Tutto questo ha portato a sviluppare in lei ansia, eccessiva rigidezza di ragionamento, profondi sensi di colpa e malessere al solo di abbandonare il tetto e altre fobie legate a ordine, igiene e socialità. La relazione si è bruscamente interrotta per l’impossibilità di riuscire a trovare qualunque compromesso con questa ragazza. Tengo molto a questa persona e vorrei porvi alcune domande per comprendere meglio il suo punto di vista e se possibile aiutarla. Chi soffre di afefobia pensate che potrebbe provare maggiore disagio nel momento in cui riceve gesti intimi oppure per il fatto di non riuscire a riceverli come vorrebbe? Con un eventuale figlio questa persona pensate che potrebbe concedersi almeno con lui gesti di intimità oppure potrebbe risultare anaffettiva e distaccata? Nel caso di accudimento invertito, il partner e l’eventuale nucleo famigliare che questa persona si creerà ritenete che potrebbero essere sempre relegati ad un ruolo marginale? Questa persona risulta conscia di tale situazione, pensate sia possibile intraprendere un percorso con uno specialista? Grazie fin da ora per la pazienza e disponibilità ad analizzare il caso. Saluti

Salve! Intanto mi sento di dirle che qualsiasi osservazione fatta qui in risposta al suo messaggio viene avanzata solo sulla base di quanto lei ha riportato scrivendo, pertanto, cerchi di attribuirle il giusto peso, senza farne una questione di verità assoluta .
In merito a quanto riporta, è percepibile la sofferenza che prova e me ne dispiaccio. Mi colpisce l'utilizzo che lei fa nel racconto dei termini diagnostici per descrivere la ragazza e per formulare i quesiti a cui chiede risposta, si comprende l'importanza che ricopre "il sintomo" all'interno della vostra relazione. In risposta a quanto chiede, credo che non sia possibile sapere a priori se la ragazza possa o non possa riuscire a svincolarsi dalle dinamiche scomode a cui è soggetta, così da poter vivere a pieno e in maniera soddisfacente un rapporto di coppia o creare un nucleo familiare a sé. Inoltre, non credo che la risposta dipenda tanto dal nome (diagnosi) che è stata attribuita al suo comportamento. Piuttosto, credo che questa "possibilità di ripresa" dipenda da tanti aspetti diversi, tra l'altro non deducibili da questo messaggio e in assenza di una conoscenza diretta della persona in questione. Il punto è che non è un'etichetta diagnostica a decidere dell'evoluzione di vita di una persona, ma la disponibilità o meno di risorse interne ed esterne a cui la persona potrebbe attingere per risolvere certe questioni, sempre che ci sia un barlume di consapevolezza e di motivazione da parte della stessa.
Spero di aver un minimo saturato il suo desiderio di risposte.
Saluti, Psicologa Marzano Rosita.

Dott.ssa Rosita Marzano

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