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Esperienze

Sono una psicologa clinica con un background in comunicazione, risorse umane e mediazione culturale, arricchito da esperienze internazionali e vissuti in Spagna, Svizzera, Francia e USA.

Mi occupo di supporto psicologico per individui, esteso a bambini e adolescenti, anche in ambito scolastico, coppie e famiglie, con un particolare interesse per l’integrazione di approcci terapeutici come la Gestalt, il Sistemico-Relazionale e l'Arteterapia. Mossa da personale esperienza in ipnosi eriksoniana e fautrice dalla sinergia tra mente e corpo, mi sono specializzata in Neurofeedback, sostenendo i miei pazienti, anche attraverso questo prezioso strumento, nel miglioramento del loro benessere psicofisico.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Arteterapia

Aree di competenza principali:

  • Neurotraining

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Dott.ssa Rosalia Paternoster

Lo sapevi che il NeurOptimal Dynamical Neurofeedback ® può aiutare i bambini e i ragazzi con DSA a potenziare concentrazione e autoregolazione emotiva in modo naturale e graduale?
Il software NeurOptimal®, grazie alla sua tecnologia di 'allenamento cerebrale', aiuta il sistema nervoso a funzionare in modo più efficiente, favorendo una maggiore:
- capacità di attenzione e concentrazione,
- memoria di lavoro,
- gestione dello stress.
Questi sono aspetti spesso fragili nei bambini con disturbi specifici dell’apprendimento, come dislessia, disortografia, ecc., che vivono ogni compito scolastico con un carico di fatica ed emozioni frustranti.
Allenando il cervello a riconoscere e riorganizzare spontaneamente i propri schemi di funzionamento, il Neurofeedback può rendere lo studio meno faticoso e migliorare la fiducia in sé stessi, creando un impatto positivo sia sul rendimento scolastico che sul benessere emotivo.

24/07/2025

Prestazioni e prezzi

  • Consulenza online

    70 €

  • Consulenza psicologica

    70 €

  • Arteterapia

    70 €

  • Brain training

    70 €

  • Colloquio di coppia

    90 €

Indirizzi (2)

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Studio privato dr.ssa Paternoster

Via Junipero Serra 13, Bari 70125

Disponibilità

Telefono

080 999...

Pazienti accettati

  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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29 recensioni

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  • S

    Gentile ed ospitale. Si è sempre preoccupata di descrivere nel dettaglio e con parole semplici ciò che non era particolarmente chiaro. Mi ha aiutata a capirmi un po' meglio e a capire anche il possibile punto di vista degli altri e mi ha incoraggiata a non arrendermi ad ogni difficoltà

     • Studio privato dr.ssa Paternoster colloquio individuale  • 

    Dott.ssa Rosalia Paternoster

    La ringrazio per le sue parole. È sempre prezioso affiancare chi sceglie consapevolmente di osservare sé stesso e le proprie relazioni. Ogni piccolo passo verso una maggiore comprensione di sé rappresenta già un cambiamento che ciascuno di noi può scegliere di portare con sé lungo il proprio percorso di vita.


  • M

    Ho fatto un primo colloquio con la dottoressa, sono arrivata che ero smarrita,
    Lei mi ha accolto e piano piano mi sono aperta e con il suo aiuto mi sono sbloccata,
    Continuo ad andare ma la mia vita rispetto alla scorsa estate è proprio un'altra,sono felice finalmente ho capito cosa e come gestire delle emozioni che mi rendevano instabile!

     • Studio privato dr.ssa Paternoster colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Rosalia Paternoster

    Grazie per la sua recensione. Le sue parole mostrano come, passo dopo passo, imparare a riconoscere e gestire le emozioni possa trasformare profondamente la percezione di sé e il proprio modo di essere al mondo. Quando l’autostima è fragile, ci si può sentire “invisibili” o intrappolati in pensieri ed emozioni difficili, ma scoprire il proprio valore apre nuove possibilità di stabilità e benessere.
    Spesso, senza accorgercene, portiamo con noi pesi ereditati da chi ci ha preceduto: modi di pensare, emozioni e comportamenti che si ripetono di generazione in generazione. Rompere questa catena significa non dover continuare ciò che non ci appartiene più e aprire la strada a scelte più libere e funzionali per sé e per le proprie relazioni.
    La sua condivisione è preziosa perché può offrire incoraggiamento a chi sta attraversando un momento di incertezza e sente il bisogno di ritrovare fiducia e desiderio di tornare ad essere o di diventare attore e non più spettatore della propria vita.
    Dr.ssa Rosalia Paternoster


  • G

    Ho avuto il piacere di conoscere la dottoressa Paternoster quest’anno, in un momento di grande difficoltà personale in cui mi sentivo persa.
    La dottoressa ha saputo cogliere i miei stati d'animo e le mie preoccupazioni aiutandomi ad indagare sull’origine degli stessi.
    Mi ha aiutata a comprendere i pattern di pensiero e comportamento che mi stavano bloccando e a sviluppare strategie per superarli.
    Il suo supporto è stato fondamentale e mi ha aiutata a vivere ed agire con maggiore consapevolezza.
    La consiglio vivamente a chiunque si trovi in un momento di difficoltà o abbia semplicemente bisogno di un supporto.
    Professionale ed empatica, per me è stata letteralmente un’ancora di salvezza.

     • Studio privato dr.ssa Paternoster colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Rosalia Paternoster

    La ringrazio per le sue parole e per la fiducia che mi ha accordato in questo percorso. La sua condivisione è preziosa non solo per me, ma anche per chi si trova in una fase di difficoltà e si chiede se intraprendere un percorso psicologico possa davvero fare la differenza. Ciò che esprime mette inoltre in luce un aspetto molto importante del lavoro psicologico: riconoscere i propri schemi di pensiero e comportamento è un primo passo fondamentale per sentirsi meno bloccati, conoscersi e accogliersi nell’espressione della propria essenza … un primo passo per iniziare a vivere davvero!
    Ogni persona ha il proprio tempo e le proprie risorse: il suo impegno e la sua apertura al percorso hanno reso possibile questo cammino di maggiore consapevolezza, perché chiedere supporto non è un segno di debolezza, ma un modo per prendersi cura di sé e aprirsi a nuove possibilità di cambiamento. Grazie!
    Dr.ssa Rosalia Paternoster


  • V

    Ho avuto la fortuna di intraprendere un percorso con la Dott.ssa Paternoster, e non posso che consigliarla con tutto il cuore. È una professionista attenta, empatica e sempre presente, capace di creare uno spazio sicuro in cui potersi esprimere liberamente. Grazie al suo ascolto profondo e alla sua competenza, sono riuscita a comprendere meglio me stessa, affrontare momenti difficili e ritrovare un equilibrio che credevo perduto. Ogni seduta è stata un piccolo passo avanti, sempre accompagnata dalla sua sensibilità e dalla sua capacità di far luce anche nei momenti più bui.
    Una vera guida, umana e professionale.

     • Studio privato dr.ssa Paternoster colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Rosalia Paternoster

    Le sue parole ricordano quanto sia importante riconoscere e dare significato anche ai più piccoli passi verso sé stessi. Ogni movimento verso una maggiore comprensione personale e relazionale apre la strada a nuovi equilibri, spesso inaspettati, che ci permettono di vedere risorse già presenti dentro di noi e attorno a noi. La sua esperienza testimonia come il cambiamento profondo possa partire dall'interno e, gradualmente, trasformare anche ciò che ci circonda. Grazie per aver condiviso con generosità il valore del suo percorso.


  • M

    La dottoressa Paternoster è stata una salvezza quest’anno. È una persona attenta, precisa, empatica, non mi ha mai messa a disagio. Mi ha aiutata tanto a gestire al meglio le relazioni interpersonali e familiari. C’è tanto altro lavoro da fare e sono più che certa che grazie a lei, al suo supporto, avrò tante soddisfazioni personali.

     • Studio privato dr.ssa Paternoster colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Rosalia Paternoster

    La motivazione e la disponibilità che ha messo nel lavoro fatto insieme hanno avuto un ruolo centrale nell’affrontare le difficoltà e nell’aprire nuove prospettive sulle relazioni interpersonali e sulle dinamiche familiari. L’accogliere strumenti e modalità diverse, mettendoli in pratica con impegno, aiuta a rafforzare la fiducia nelle proprie risorse e dà forza al cambiamento. È un percorso che parla di consapevolezza, autonomia e desiderio autentico di evolversi, e che può essere d’ispirazione per chi sta pensando di intraprendere un cammino simile. Grazie!


  • G

    La dottoressa mi è sembrata da subito una terapeuta qualificata. Ha saputo unire l'approccio psicoterapeutico con l'arteterapia per offrire un percorso del tutto nuovo per me e la mia compagna. Il suo metodo ha favorito una maggiore comprensione reciproca. Abbiamo apprezzato la sua empatia, professionalità e capacità di creare uno spazio sicuro dove esprimerci liberamente. Un punto di riferimento per chi cerca un supporto terapeutico efficace e innovativo.

     • Studio privato dr.ssa Paternoster colloquio di coppia  • 

    Dott.ssa Rosalia Paternoster

    La ringrazio per aver condiviso la vostra esperienza. Il percorso intrapreso dimostra ancora una volta come un approccio integrato possa offrire strumenti preziosi per riscoprire modalità autentiche di comunicazione e presenza nella relazione. Il fatto che abbiate scelto di esplorare e valorizzare le vostre specificità di coppia, al di là dei modelli relazionali standard, è un esempio significativo per tante altre coppie che desiderano rafforzare la complicità, la fiducia e il rispetto reciproco. Aprirsi a un cammino condiviso di crescita può diventare un’opportunità concreta per costruire un legame più consapevole e profondo. Grazie


  • C

    Ero stanca e frustrata e mi sentivo totalmente inadeguata come genitore.. grazie all'aiuto della dottoressa Rosalia Paternoster sono riuscita a comprende meglio i bisogni emotivi di mio figlio e a comunicare con lui. La consiglio per la sua empatia, rispetto mai colpevolizzate.
    Consiglio x tutti quei genitori che come me si sono sentiti persi. Ottimo supporto. Grazie

     • Studio privato dr.ssa Paternoster consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Rosalia Paternoster

    La ringrazio sinceramente per aver condiviso la sua esperienza. Aver riconosciuto la fatica, la frustrazione e il senso di inadeguatezza come genitore è già un atto di grande forza, e il percorso intrapreso per comprendere meglio i bisogni emotivi di suo figlio e comunicare con lui in modo più efficace è un segnale importante di cura e responsabilità. La sua testimonianza può davvero essere d’aiuto a tanti altri genitori che si sentono smarriti, che magari non hanno mai preso in considerazione l’idea di chiedere supporto psicologico, o che restano scettici rispetto a un percorso che coinvolga anche il sistema familiare. É importante sentirsi accolti, affinché ci si possa aprire con maggiore fiducia, esplorarsi in profondità e trovare nuove modalità per vivere la relazione genitore-figlio in modo più sereno e autentico.


  • G

    La dottoressa Paternoster mi fa sentire sempre a mio agio, è professionale e gentilissima. Il mio acufene è molto migliorato grazie al trattamento del neurofeedback.

     • Studio privato dr.ssa Paternoster brain training  • 

    Dott.ssa Rosalia Paternoster

    Grazie mille per la sua condivisione, utilissima per chi ha ormai perso le speranze con quel fastidioso ronzio, fischio, fruscio a seconda di come esso venga percepito dal singolo individuo. È infatti proprio sulla percezione di questo costante suono, presente anche in assenza di uno stimolo esterno, che vanno ad intervenire le sessioni di Neurofeedback, tanto da apportare un cambiamento percettivo che migliora la qualità di vita nel quotidiano.


  • V

    La dottoressa Paternoster è sensibile, attenta e capace di mettere a proprio agio. Inoltre, si comprende che è una persona umile e disposta a mettersi in gioco facendo percorsi per la sua evoluzione personale che, inevitabilmente, si ripercuotono positivamente sulla sua professionalità. Per me sono qualità imprescindibili per un professionista del benessere e della salute.

     • Studio privato dr.ssa Paternoster Altro  • 

    Dott.ssa Rosalia Paternoster

    La ringrazio per il suo riscontro che mi permette di esprimere qualcosa in cui credo profondamente: darsi l’opportunità di sperimentarsi riflette la volontà di chi vuole riconnettersi alle proprie risorse e a quegli aspetti spesso messi in secondo piano nella quotidianità. È in quei momenti che si entra in un contatto autentico con sé stessi e con gli altri.


  • T

    Dottoressa preparatissimo,ottima impressione,ho ricevuto un eccellente trattamento. La consiglio a tutti

     • Studio privato dr.ssa Paternoster consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Rosalia Paternoster

    Cogliere il valore del proprio percorso di supporto psicologico indica già l'impegno attivo che ci si mette e la propria disponibilità al cambiamento, parti fondamentali del proprio processo di crescita. Grazie.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno sono sposata da 7 anni è il secondo matrimonio. Io ho un figlio di 26 anni e il mio attuale marito ha una figlia di quasi 22 anni.
Sua figlia (orfana di madre dalla età di 10 anni) da un anno mangia e dorme dal fidanzato, viene a casa solo per farsi la doccia e cambiarsi , praticamente usa la casa come appoggio…non aiuta in casa , quando fa la lavoratrice la fa solo con i suoi panni, se il padre dice di pulire casa , pulisce solo la sua camera e uno dei bagni il resto dice che non usa nulla quindi non pulisce, fino ad un mese fa il padre le aveva chiesto 200€ da lasciare in casa x farle capire che ci sono bollette da pagare e tutto il contorno di una famiglia. si è presa un auto, la ragazza lavora ed è indipendente, ma il padre continua a pagarle le spese della macchina, (deve portarla dal meccanico perché deve rifare i freni), dato che ha la
Residenza con noi per non pagare molto ha usato l assicurazione della nostra auto con la legge bersani ….insomma oltre ad usare la casa come un albergo, non contribuisce alle spese di casa, dobbiamo anche mantenerla?! Ma secondo voi è corretto tutto questo? Io sono del parere che non si può stare con un piede in due scarpe, troppo comodo, come fa ad imparare cosa significa vivere la realtà? Poco tempo fa , siccome io non posso dirle nulla perché mi dice “cosa vuoi che non sei nessuno” le ho solo detto noi lavoriamo dalla mattina alla sera e se devo venire a casa e vedere te sul letto con il cellulare e la casa un casino, non sposti nemmeno una carta, forse è meglio che prendi una decisione su dove andare a vivere…sarò cattiva, ma vivere così a me non piace..suo padre invece la tratta come una bambina adulta.:.con me dice “basta da oggi deve arrangiarsi” quando arriva il momento di dirle fai le cose da sola, niente da fare gliele fa lui brontolando poi con me..:e all fine litighiamo noi due .. cosa possiamo fare? Grazie mille

Buongiorno,
quando si forma una nuova famiglia dopo una separazione o un divorzio, tutti – adulti e figli – si trovano a vivere un processo complesso, in cui i legami, i ruoli e le abitudini devono essere in parte ripensati. Non si tratta solo di “stare insieme” sotto lo stesso tetto, ma di costruire nuove relazioni, spesso mentre si cerca di mantenere in equilibrio quelle del passato.
Per chi è genitore, è naturale provare un senso di responsabilità verso i figli nati da una relazione precedente. A volte, però, questo può portare a un carico emotivo difficile da gestire: sensi di colpa, desiderio di “compensare” la separazione, timore di far soffrire ancora. In molti casi, ciò porta il genitore a essere meno chiaro nei confini educativi, magari diventando più permissivo, o evitando di esercitare una funzione normativa per paura di essere rifiutato e questo tipo di dinamica può creare confusione anche nei figli, che nel processo di crescita verso l’autonomia, si sentono legati da una lealtà profonda, spesso silenziosa, che li trattiene.
Il passaggio dei figli dall’adolescenza alla vita adulta, anche se biologicamente concluso, non avviene automaticamente in termini emotivi e relazionali. Alcuni figli restano più a lungo legati a dinamiche di dipendenza o evitamento, specialmente se percepiscono che da quella posizione ricevono protezione, attenzione o privilegi che temono di perdere nel diventare autonomi. Tuttavia, quando una figlia adulta mantiene atteggiamenti adolescenziali (come usare la casa solo come punto d’appoggio, non collaborare, non contribuire alle spese, evitare il confronto), diventa più faticoso definire con chiarezza ruoli e confini. In molte famiglie ricomposte, il partner del genitore può trovarsi in una posizione difficile, non riconosciuto come figura adulta legittimata a dire la sua, soprattutto se il genitore tende a tenere fuori il nuovo compagno o compagna dalle decisioni che riguardano il figlio, per evitare tensioni o sensi di colpa. Il genitore biologico che mantiene un atteggiamento accudente e protettivo anche con una figlia ormai adulta, va incontro al rischio che la ragazza fatichi a confrontarsi con la realtà e a maturare un senso di responsabilità. Se manca quindi un’alleanza educativa tra i due adulti, si può creare una frattura che rende difficile trovare una linea condivisa, e questo finisce per pesare ancora di più su chi si sente messo da parte, sulla fratria, sulla coppia e su tutto l’assetto familiare.
Parlare di tutto questo in uno spazio terapeutico può essere l’occasione per mettere ordine nei ruoli, nei vissuti, nelle aspettative, e aiutare ogni membro della famiglia a occupare il posto che gli è più utile per crescere e vivere relazioni più sane ma anche per prendersi cura della sua coppia! Riconoscere ciò che si prova – rabbia, stanchezza, senso di esclusione – non è solo legittimo, ma è anche un punto di partenza importante per poter fare scelte più consapevoli e meno sofferte. Le relazioni familiari, anche quando complesse, possono evolvere in modo positivo, se si riesce ad ascoltare con attenzione i segnali che emergono e a dare nuovi significati a ciò che si vive.
Dr.ssa Rosalia Paternoster

Dott.ssa Rosalia Paternoster

Gentili dottori,

vorrei raccontarvi una situazione che mi riguarda e che da molti mesi non mi fa essere tranquilla con me stessa, creando una sensazione di insoddisfazione e malessere costante. È la storia di un amore che non è mai diventato realtà, ma che ha segnato la mia vita più di tanti altri che invece ho vissuto fino in fondo.

Tanti anni fa, ero fidanzata con un ragazzo con cui avevo costruito un progetto concreto: avevamo comprato una casa. Avevamo iniziato i lavori di ristrutturazione, sognavamo il matrimonio, una vita insieme. Poi, a pochi mesi dal fatidico "sì", mi ha lasciata. È stato un colpo durissimo ma col tempo credo di aver superato (non stavamo più bene insieme, non eravamo felici).
Ma non mi sono arresa: ho deciso di portare avanti il progetto della casa con le mie forze, come un atto di riscatto, di indipendenza.
Comunque dopo poco tempo, mi sono avvicinata ad un ragazzo che già lavorava nel mio stesso posto di lavoro ed è diventato il mio attuale fidanzato. Con lui ho ricostruito una stabilità, una quotidianità. Dopo 2 anni siamo andati finalmente a convivere.

Ma proprio in quel momento, pochi mesi dopo l'inizio della nostra convivenza, nella mia vita è entrato Paolo.

Era stato assunto nella mia stessa azienda, lui lavorava in un’altra divisione del mio ufficio. All’inizio ci salutavamo appena, con cordialità. Poi, per lavoro, abbiamo iniziato a scambiarci email per chiarimenti lavorativi. E quegli scambi, pian piano, con una battuta o una riflessione, sono diventati qualcosa di più: un appuntamento quotidiano, un momento di respiro, di leggerezza, di complicità.
In breve abbiamo iniziato a pranzare insieme, anche solo pochi minuti rubati al resto.
Ed in un altrettanto breve periodo mi sono ritrovata a ridurre il tempo a pranzo a casa dei miei genitori per stare con lui.
Dopo un po' anche dopo il lavoro ci fermavamo insieme, prima davanti alla mia macchina e poi avevamo iniziato a passeggiare per le vie meno frequentate della città, parlando di tutto e di niente, come due persone che si riconoscono nell’anima. Camminavamo senza meta sulle stesse vie, in un senso e nell'altro, con il solo scopo di stare li a raccontarci, a conoscerci.

Paolo non mi ha mai forzata era sempre attento a non esagerare mai.
Dopo un anno, mi ha detto chiaramente quello che provava. Mi amava, voleva un futuro insieme. Io non ho rifiutato le sue attenzioni, i suoi regali. Anzi; anche se non ho mai permesso un bacio, anche se in ascensore stavamo attaccati, ci sfioravamo, respirandoci addosso, non ho mai oltrepassato quel limite. Ma qualcosa c'era, la voglia di stare con lui era costante. Gli dedicavo le canzoni che amavo e gli facevo scoprire i testi in cui c'erano parole d'amore, amori che nascevano, sentimenti di rinascita e immagini simili. Messaggi inconsci probabilmente, forse di un sentimento che non osavo dichiarare nemmeno a me stessa.

Durante i momenti insieme i miei sorrisi verso di lui erano enormi, pieni. Ma vedevo anche la sua tristezza ogni volta che mi salutava e io tornavo a casa dal mio compagno. Poi, in me, qualcosa è cambiato. Ho iniziato ad aprirmi di più verso di lui; a parlare di futuro insieme a casa mia.
Un giorno d'estate non so dove abbia trovato il coraggio, invece di passare la pausa pranzo insieme su una panchina nel solito parchetto, l’ho invitato a pranzo dai miei genitori! Lui era entusiasta ed ha accettato subito. Il pranzo è andato benissimo, mia mamma sembrava piacevolmente colpita da lui, mio padre più titubante (ma anche di carattere non lascia trasparire nulla).

Ma forse quella mia apertura verso di lui, ha creato più problemi che benefici. Sono stata troppo superficiale, dovevo preparare meglio il terreno?
L'ho presentato come un collega/amico che lavorando lontano da casa spesso mangia da solo e quindi volevo offrirgli un pasto più normale; dopotutto l'avevo fatto anche con altre persone dell'ufficio in anni precedenti, anche per farle ambientare in un contesto nuovo.
Credo che in quel momento i miei abbiano capito che c’era qualcosa di diverso stavolta, qualcosa che non era come al solito. Mia madre dopo poco ha iniziato a controllarmi di più chiedendomi di tornare prima per pranzare a casa e farmi vedere la sera dopo l'ufficio; poi mi ha detto chiaramente che non avrei dovuto "creare problemi".

Ad un certo punto ho scelto di cambiare lavoro (anche Paolo mi ha spinta ad andare in una situazione più sicura economicamente), dal lavoro di ufficio, ad un negozio a contatto coi clienti.
Mi sono spostata di un chilometro o poco più, ma con orari diversi. Paolo, quasi ogni sera, aspettava un’ora e mezza dopo il suo orario di lavoro solo per poter stare con me. Nelle pause pranzo lui veniva da me o io andavo da lui. Fortunatamente entrambi lavoravamo vicinissimi a degli splendidi parchi pubblici; anche se fossero stati solamente dieci minuti insieme in un parco entrambi saremmo corsi.

Poi anche lui ha cambiato lavoro, trasferendosi in un’altra città — anche su mio invito, perché così avrebbe dimostrato ai miei genitori che era una persona che voleva impegnarsi e crescere — le nostre occasioni di vederci si sono drasticamente ridotte.
Ma lui faceva comunque il possibile: si spostava, si organizzava, trovava spazio per venire da me, ogni tanto a pranzo, ogni tanto dopo lavoro.
Per poter mandarci più messaggi in quel periodo ho comprato una sim nuova, per poterlo contattare e ricevere messaggi senza rischiare che i arrivassero in momenti inopportuni.

E proprio in quel periodo, mia padre è stato colpito da un grave problema di salute. Tutto si è spostato: la mia attenzione, il mio tempo, la mia energia sono andati alla famiglia.

Poi è successo: Paolo si è sentito solo. Mi ha scritto una mail straziante, in cui diceva che così non si sentiva veramente amato, capiva la situazione, ma gli sembrava che ogni volta "gli altri" avessero sempre la priorità su noi due; non poteva più vivere di promesse, di “un giorno capirai”. Probabilmente aveva ragione.

Ma davanti ai suoi dubbi, invece di affrontare la situazione, ho avuto paura, mi sono raffreddata. Ho iniziato a distanziarmi. Dovevo capire cosa volevo.
Quindi ho ridotto i contatti con lui, e continuavo la mia vita tra lavoro, casa dei mie e casa mia con il mio fidanzato che faceva di tutto per ripristinare le cose tra noi, visto che inevitabilmente da tempo avevo trascurato e si trascinavano avanti senza slancio. Paolo poteva solo scrivermi, cercarmi e arrabbiarsi perchè io sparivo, rispondevo a singhiozzo e con poca voglia, non gli ho dato alternative; chissà cosa pensava in quel periodo.

Qualche mese dopo, verso Natale, Paolo mi ha regalato un libro sull'amore che conteneva anche un invito con una nostra foto occhi negli occhi e una data: validità fino a Capodanno.

Penso fosse un ultimatum travestito da speranza. Ma per me è stato troppo. Mi ha messo di fronte a una scelta che non ero pronta a fare.
Arrabbiato per i miei tentennamenti mi ha tempestato di messaggi per trovare il modo di dialogare e parlare. Ma non riuscivo a fare nulla. Gli altri attorno a me hanno capito che i messaggi erano troppi. Ho fatto finta di niente, ho spento il cellulare e l'ho chiuso fuori dal mio mondo. Lì ho deciso di chiudere tutto.

Era la cosa più dolorosa e contemporaneamente più semplice per me: tagliare quel ramo, tornare nei soliti binari, non creare problemi agli altri, fare di tutto per dimenticarlo.
Gli ho scritto un messaggio sicuramente freddo, forse ingiusto, in cui dicevo che non era più il caso di continuare a sentirci ed era meglio non vederci più. Mi sono sentita più leggera.

Da allora però c'è il vuoto. Un vuoto enorme. So che col tempo passerà, che riuscirò a rimettere in ordine le cose, a tornare totalmente dentro la vita che avevo prima di incontrarlo.

Ma penso a Paolo ogni giorno. Lui continua a scrivermi. Leggevo i messaggi, ma non rispondevo, chiedeva perchè si era rotto tutto così, perchè non un chiarimento guardandosi, forse chiedeva solamente più rispetto.
Ora non li leggo più i messaggi che ancora sporadicamente arrivano. Perché leggerli e magari rispondere vorrebbe dire riaprire una porta che non so più se voglio davvero aprire. Vedersi sarebbe qualcosa di troppo grande: un passo che non so se ho il coraggio di compiere. Non saprei nemmeno spiegare il mio modo di fare.

Vivo con il senso di colpa per non aver avuto il coraggio di sceglierlo. Con il senso di dovere verso il mio compagno, che non merita questo. Con il peso della famiglia, della casa, del passato che mi lega.
Ma soprattutto, vivo con la consapevolezza che forse ho perso l’unica persona che mi ha fatta sentire davvero me stessa: viva, libera, non mi voleva perfetta e non mi ha mai fatta sentire giudicata (se non nel finale del rapporto, quando potevo dargli briciole).

Se prima di lui avevo tutto (amore, casa, famiglia) perchè ho lasciato così tanto spazio a Paolo? E perchè se lui ha avuto così tanta importanza dentro di me, non sono mai riuscita ad andare oltre con lui? solo allusioni e qualche promessa non mantenuta?

Vorrei capire: cosa mi ha trattenuto? È stata paura? Lealtà? Abitudine? Vero amore verso il mio compagno? verso la famiglia? Sono sempre stata una figlia perfetta, una fidanzata perfetta, ma sono mai stata davvero felice? oppure facevo solo felici gli altri?

Forse mi sono sempre illusa di scegliere, ma credo invece di aver sempre scelto di non scegliere, scelto di non cambiare le cose.

Riuscirò mai ad andare davvero oltre, a dimenticare questi anni e a creare una famiglia con il mio fidanzato?

Grazie per avermi ascoltato.

Con la speranza di ricevere qualche utile suggerimento.
Buona giornata.

Grazie per aver condiviso con tanta sincerità la sua storia. Nelle sue parole emerge quanto forte sia il bisogno di approvazione e di sentirsi vista, così come il desiderio di dimostrare, per vie traverse, ai suoi genitori e a chi le è vicino di essere una persona che si impegna, sempre affidabile e che vuole crescere. Allo stesso tempo sembra esserci la difficoltà a scegliere e a chiudere una relazione prima di iniziarne un’altra, perché prendere una decisione significa inevitabilmente rinunciare a qualcosa di importante.
Può darsi che, senza rendersene conto, lei cerchi nell’altro conferma e amore, ma quando la situazione diventa troppo complessa o rischia di mettere in discussione gli equilibri familiari e relazionali, più in generale, scatti il bisogno di allontanarsi per proteggersi. Anche il non aprire i messaggi può avere il senso di non voler aprire uno spazio di relazione che la fa stare bene ma che la espone a conflitti interni ed esterni.
Lei racconta di essere sempre stata “perfetta” per gli altri, ma mai così se stessa come con questo ragazzo. Questo mi porta a una domanda importante: vivere sempre per rispondere alle aspettative altrui significa davvero vivere pienamente? Riconoscere questi automatismi, che possono avere radici profonde nelle dinamiche familiari, è già un passo importante per iniziare a scegliere non solo in base a ciò che gli altri si aspettano, ma anche a ciò che la fa sentire autentica e viva.
La sua riflessione mostra coraggio e profondità: aver dato voce a questi pensieri può essere il primo passo verso un percorso in cui sentirsi più libera di essere sé stessa, senza giudizio.
Dr.ssa Rosalia Paternoster

Dott.ssa Rosalia Paternoster
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