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ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore
A 24 anni, senza traumi importanti e senza aver mai praticato sport, ho iniziato ad avere dolore al
A 24 anni, senza traumi importanti e senza aver mai praticato sport, ho iniziato ad avere dolore al ginocchio sinistro. La risonanza evidenziò una cisti parameniscale associata a una lesione orizzontale del menisco esterno, definita degenerativa, oltre a una piccola lesione del menisco interno. Ho quindi effettuato una meniscectomia selettiva del menisco esterno, ma il dolore è persistito e la fisioterapia non ha dato risultati soddisfacenti.
Successivamente la cisti risultava ancora presente e una risonanza evidenziò anche una lesione del menisco interno del ginocchio destro. Dopo diversi pareri ortopedici ho quindi effettuato una sutura meniscale a sinistra; durante l’intervento il chirurgo ha riferito di aver trovato una situazione molto compromessa.
Oggi ho 26 anni. Dopo la riabilitazione ho perso circa 20 kg e da quasi un anno mi alleno in palestra. Il rinforzo muscolare mi aiuta, ma continuo ad avere dolori intermittenti a entrambe le ginocchia, soprattutto sotto carico.
Mi chiedo se possa esserci una componente biomeccanica, considerando anche un lieve valgismo del piede sinistro e un alluce deviato, e se sia utile una valutazione completa della catena dell’arto inferiore, dalla postura e appoggio del piede fino ad anca, forza, mobilità e controllo del movimento.
Quale professionista sarebbe più indicato e quali eventuali esami potrebbero essere utili? Vorrei continuare ad allenarmi e mantenere una buona muscolatura, proteggendo il più possibile le ginocchia nel lungo periodo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La tua situazione merita sicuramente una valutazione approfondita e multidisciplinare. La presenza di lesioni meniscali bilaterali, gli interventi effettuati sul ginocchio sinistro e la persistenza di dolore sotto carico rendono importante partire dalla situazione articolare già documentata, senza attribuire automaticamente i sintomi a un singolo fattore biomeccanico.
Una componente funzionale e biomeccanica può comunque essere presa in considerazione. Il lieve valgismo del piede e la deviazione dell’alluce, ad esempio, possono essere elementi da valutare all’interno di un quadro più ampio, ma non è possibile stabilire a priori che siano la causa del dolore.
Per questo motivo, a mio avviso, sarebbe indicata una valutazione integrata che consideri l’intera catena dell’arto inferiore: appoggio e mobilità del piede e della caviglia, mobilità dell’anca, allineamento, forza e simmetria muscolare, controllo neuromuscolare, capacità di carico e qualità del movimento durante gli esercizi e le attività funzionali.
Come primo riferimento sceglierei un ortopedico o un fisiatra con esperienza specifica nella patologia del ginocchio e nella medicina dello sport. Una valutazione fisioterapica funzionale può poi essere molto utile per impostare e modulare il lavoro di forza e di movimento. Anche una valutazione osteopatica può rappresentare un’integrazione, soprattutto per ricercare eventuali disfunzioni di mobilità e adattamenti funzionali dell’intera catena, sempre all’interno di un percorso condiviso e senza sostituire la valutazione medica.
Per quanto riguarda gli esami, non è detto che sia necessario ripetere automaticamente una risonanza. La necessità di nuovi esami di imaging o di eventuali ulteriori approfondimenti dovrebbe essere stabilita dal medico sulla base dei sintomi attuali, dell’esame obiettivo e della storia clinica.
Il fatto che il rinforzo muscolare ti dia beneficio è invece un elemento interessante. In assenza di controindicazioni specifiche, non vedrei necessariamente la soluzione nel ridurre drasticamente l’attività fisica. Al contrario, può essere utile costruire progressivamente una maggiore capacità di tollerare il carico.
Oltre alla palestra, possono essere prese in considerazione attività a minore impatto, come il nuoto, la bicicletta o la cyclette e, se ben tollerata, l’ellittica. Il nuoto consente di allenare il sistema cardiovascolare riducendo sensibilmente il carico articolare rispetto alle attività terrestri; anche qui, però, alcuni stili, come la rana, possono sollecitare maggiormente il ginocchio e andrebbero valutati in base alla risposta individuale.
L’obiettivo, quindi, non dovrebbe essere semplicemente quello di “non caricare” il ginocchio, ma di individuare quale livello di carico sia attualmente tollerabile e aumentarlo progressivamente attraverso un programma adeguato.
In sintesi: sì, una valutazione completa dell’arto inferiore e della sua funzione può essere assolutamente sensata. Ma la valutazione dovrebbe partire dalla condizione articolare già presente e integrare aspetti strutturali, biomeccanici, neuromuscolari e funzionali, evitando di cercare una sola causa del problema.
E soprattutto: continuare a muoversi e ad allenarsi, quando possibile e con i giusti adattamenti, può essere molto diverso dal “mettere a riposo” un ginocchio. La chiave è trovare il carico giusto e renderlo progressivamente più tollerabile.
Salve , ho un dolore già da più di una settimana, la parte bassa della schiena a sinistra, sono un t
Salve , ho un dolore già da più di una settimana, la parte bassa della schiena a sinistra, sono un tatuatore, proprio durante una seduta di un tatuaggio ho riscontrato questo dolore , quando sto steso oppure riposo sto bene non mi fa male , poi mi alzo dal letto oppure se devo allacciare le scarpe o mi devo abbassare ho dolore , pensavo fosse un infiammazione, ma non passa. Che ne pensate? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, dalla descrizione non parlerei necessariamente di una semplice “infiammazione”. Il fatto che il dolore compaia soprattutto quando ti alzi, ti pieghi o assumi determinate posizioni, mentre a riposo e da sdraiato stai bene, può essere compatibile con una componente di tipo meccanico, ma senza una valutazione diretta non è possibile stabilirne con certezza l’origine.
Nel tuo caso prenderei in considerazione anche il tipo di lavoro che svolgi: durante una seduta di tatuaggio si possono mantenere a lungo posture statiche, spesso con il tronco flesso o ruotato e con un carico non perfettamente simmetrico. Se il dolore è comparso proprio durante una seduta, vale quindi la pena valutare non solo la zona lombare, ma anche il modo in cui colonna, bacino e anche partecipano al movimento.
Una valutazione fisiatrica, fisioterapica o osteopatica può aiutare a capire se esistono limitazioni di mobilità, sovraccarichi o alterazioni funzionali che possono contribuire alla sintomatologia. L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente individuare “dove fa male”, ma comprendere perché determinati movimenti o posture provocano il dolore.
Dopo più di una settimana, soprattutto se il disturbo non sta mostrando una tendenza al miglioramento, farei comunque una valutazione professionale prima di continuare a trattarlo autonomamente come una semplice infiammazione. Non è detto che siano necessari esami strumentali: la loro eventuale indicazione dipende dai risultati della valutazione clinica.
Nel frattempo, salvo indicazioni diverse da parte di un medico, eviterei sia il riposo assoluto sia di forzare i movimenti dolorosi. Meglio mantenere una normale attività compatibile con i sintomi e cercare di interrompere frequentemente le posture mantenute durante il lavoro.
Se invece comparissero dolore che scende lungo la gamba, formicolii o perdita di sensibilità, debolezza, alterazioni della funzione di vescica/intestino, anestesia nella zona perineale, febbre o un peggioramento importante e improvviso, sarebbe opportuno rivolgersi tempestivamente a un medico.
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