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ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore
dopo 50 anni di matrimonio che credevo idilliaco (a detta di lui unico e di essere stato molto fortu
dopo 50 anni di matrimonio che credevo idilliaco (a detta di lui unico e di essere stato molto fortunato) ho scoperto casualmente e inaspettatamente con molto stupore che ha avuto in questo periodo degli incontri con una prostituta. Nel comunicargli la mia scoperta sono stata molto equilibrata, tranquilla, ma lui ha dichiarato di volersi fare del male se lo abbandono (per il fallimento) (un suo fratello l'ha fatto a 40 anni, non si conosce il motivo) Mi sento ovviamente ricattata e incastrata, non so che atteggiamento assumere (lui ha 77 anni seppure in buona salute fisica). Non so nemmeno che senso possa avere una separazione a questa età, ma questo fatto mi ha sconvolta. Cosa fare?
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco profondamente quanto questa scoperta possa averla sconvolta. Dopo tanti anni di matrimonio, trovarsi di fronte a una verità così dolorosa mette in crisi certezze, fiducia e significato condiviso. È naturale sentirsi smarrita e insieme intrappolata, soprattutto di fronte alla minaccia di autolesionismo del marito, che suona come un ricatto emotivo.
In questo momento la priorità è la sua sicurezza emotiva e quella di suo marito: non affronti da sola questo peso. È opportuno coinvolgere il medico di base o un professionista della salute mentale, così che suo marito possa essere seguito e sostenuto adeguatamente. Parallelamente, le sarebbe utile uno spazio di ascolto psicologico solo per sé, per elaborare lo shock e chiarire i propri bisogni e confini, indipendentemente dalle decisioni future.
Non è necessario decidere subito se separarsi o restare: l’urgenza ora è prendersi cura di sé e riportare stabilità, prima dentro di sé e poi nella relazione.
Buon Pomeriggio, Ho 25 anni e non trovo più nulla per cui andare avanti, ogni giorno è diventato sem
Buon Pomeriggio, Ho 25 anni e non trovo più nulla per cui andare avanti, ogni giorno è diventato sempre lo stesso e ogni volta che provo a rimettermi in gioco mi blocca l'ossessione di fallire e ricominciare di nuovo un percorso formativo/lavorativo. Principalmente sono sempre stato un cameriere da sala (non uno dei migliori) che si è sempre impegnato ma che non si sentiva mai appagato. l'ultimo lavoro da cameriere è stato per un nuovo ristorante a tema dove io ero praticamente una specie di caposala. il lavoro non durò tanto e per vari problemi dovuti a una mia amica di lunga data e i proprietari fui costretto ad uscirne. Da quel momento passarono mesi prima che mi rimisi di nuovo in gioco poiché tutto ciò che è accaduto mi aveva profondamente toccato passando alcuni giorni in crisi più totale e perdite di controllo. Dopo essermi escluso dal mondo iniziai una guerra di logoramento fra me e l'indipendenza economica che tanto attingevo. cambiai letteralmente 6 lavori differenti eppure non riuscivo mai a rimanere stabile in un punto. infatti mi licenziarono spesso mentre prima non era mai accaduto, sono sempre stato io ad andarmene poiché nel mondo della ristorazione lo sfruttamento è dietro l'angolo. continuai a cercare altre soluzioni anche imparare lavori completamente da zero, ma niente c'è sempre qualcosa che tende ad affossarmi e inizio a sentirmi sempre abbattuto, ogni volta che mi si presenta una nuova occasione mi spaventa affrontarla non tanto per l'ambiente lavorativo ma per principio. iniziai anche a evitare le mie amicizie siccome provavo una grande invidia nei loro confronti e mi ritrovai sempre di più da solo. Provai anche a partecipare a qualche programma di volontariato, ma anche lì iniziai ad avere paura e ad affossarmi al colloquio. mentre continuavo a cambiare lavoro e prospettive di vita in modo confusionario, mia nonna iniziò a non stare bene e qualcuno doveva rimanere a casa siccome i miei lavoravano e mia madre era finalmente uscita da un periodo dove non riusciva più a trovare lavoro. da qui iniziano i lunghi mesi del lockdown e praticamente mi impegno a badare a lei. letteralmente l'anno più lungo della mia vita. Non ho mai sopportato mia nonna in realtà l'ho sempre odiata perché si è sempre approfittata della sua posizione per manipolare mia madre e mio zio o la famiglia, infatti è sempre stata falsa e furba, ma per rispetto e principio iniziai a badare a lei. Gestirla iniziava a diventare sempre più pensate settimana dopo settimana, iniziava a perdere totalmente il controllo lanciava vasi, nascondeva sempre qualcosa per farti del male, la notte ti svegliava e ti incolpava perché non eri lì con lei. insomma i soliti problemi di chi si stava avvicinando alla demenza (credo) ma tutto questo stress mi porto a mangiare sempre di meno e a ridurmi ad un pasto al giorno, in quel periodo credo di aver perso si e no dai 5 ai 10 kili. col tempo iniziai a odiare meno mia nonna e a capire che stava letteralmente in difficoltà e praticamente mi sono ridotto a farle da madre. il tempo passa e i problemi in famiglia crescono mia madre e mio zio tendono a evadere il problema anche se loro pensavano a lavarla e a gestirla con le medicine. Mentre io invece mi sorbivo tutti i momenti più brutti della giornata. Iniziavo a non sopportare la situazione e desideravo che morisse. infatti a febbraio verso l'una di notte la trovai stesa a terra, credo mi fermai 30 secondi a guardarla li per terra per realizzare cosa stava succedendo. Poco dopo chiamai i miei e tutti si misero a piangere mentre io invece piansi per lo spavento. poco dopo
mi sedetti e inizio a fissare il vuoto al terrazzo per un ora fumando 5 sigarette in silenzio cercando di realizzare ciò che è successo. il pronto soccorso disse che gli si è fermato il cuore e si era trascinata piano piano per terra. iniziai ad arrabbiarmi perché mi sentivo in colpa per non essere riuscito a farla stare meglio o comunque a limitarle il dolore, quando aveva i momenti di lucidità si scusava e mi parlava di alcune cose particolari. da lì iniziai un periodo di lutto e smisi di mangiare. poco dopo trovai un altro lavoro, ma per alcuni problemi interni all'attività non potevo più lavorare lì. Ora mi ritrovo che ogni giorno è sempre lo stesso, ogni tanto esco con i miei amici ma tutto sembra più sterile e mi sento fuori luogo anche se gli voglio bene, l'invidia nei loro confronti mi logora perché lavorano, studiano, o si appassionano per ciò che gli piace mentre io invece rimango nel mio limbo. La mia famiglia non la sento mia, e quando sto da solo o nessuno mi sente ho iniziato ad attuare dei comportamenti molto strani: continuo a camminare per le varie stanze pensando a varie cose continuando a dare dei pugni sui mobili o comunque toccando tutto ciò che mi stimola parlando da solo. inizio ad essere ossessionato dal cambiare ogni parte del mio corpo con arti meccanici e non capisco realmente il perché. e ogni cosa che mi piaceva non ha più lo stesso sapore di una volta, anche quando guardo il frigorifero mi viene la nausea e mangio 2 volte al giorno solo perché non voglio stare sottopeso. Tutto ciò condito dalla paura di invecchiare e diventare come mia nonna. Credo di aver bisogno di aiuto ma non so dove andare e a chi chiedere.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Dalle sue parole emerge un profondo senso di smarrimento, di fatica esistenziale e di solitudine, ma anche una parte di lei che vuole capire e chiede aiuto
Ha attraversato lutti, traumi familiari, perdita di punti di riferimento, e ha cercato in molti modi di resistere. Il corpo, il cibo, la rabbia, l’invidia, i pensieri ossessivi sono segnali di un disagio che merita ascolto e cura, non giudizio.
Le consiglio con fermezza di rivolgersi quanto prima a un centro di salute mentale (CSM) della sua zona: sono servizi pubblici gratuiti dove potrà trovare psicologi e psichiatri che la prenderanno in carico e la aiuteranno a ritrovare stabilità, a partire dal suo dolore attuale. Se preferisce, può anche iniziare da un consultorio o da uno psicoterapeuta privato.
Se dovesse sentirsi sopraffatto o con il pensiero di farsi del male, non resti solo: chiami subito il 112 o il numero verde per la salute mentale 988 (attivo 24 ore su 24). Parlare con qualcuno in quei momenti può letteralmente salvarle la vita.
Lei non è il suo fallimento, né la sua paura: è una persona che ha sofferto molto e che ora ha bisogno e diritto di essere aiutata. È possibile stare meglio, ma serve non affrontare più tutto da solo
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