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Esperienze

Sono una psicologa, sessuologa e musicoterapeuta. Mi occupo sia di consulenze che di eventi di divulgazione, in particolar modo inerenti la sessuologia.

L'approccio che utilizzo è orientato alla consapevolezza di sé e alla promozione del benessere psicologico e sessuale. Per farlo è innanzitutto fondamentale creare una relazione sana e un clima di fiducia tra me e il/la mio/a paziente.
Durante i colloqui emergono spesso disagi rispetto alla sfera relazionale e sessuale, e mi piace l'idea che chi viene in consulenza possa sentirsi libero di esplorare questo aspetto, se lo desidera. Vivere in maniera sana la propria sessualità ha un impatto positivo sul nostro benessere psicologico, per questo nel mio lavoro assume un ruolo fondamentale.
"La sessualità non è solo una questione di corpi, ma anche di emozioni e relazioni. E' profondamente intrecciata con la nostra psicologia, la nostra intimità e il nostro senso di sé" (V. Johnson).

Sono anche esperta in Psiconcologia, posso quindi offrire supporto psicologico sia a pazienti che hanno ricevuto diagnosi di cancro che ai loro famigliari. In un momento di grande fragilità, il supporto di professionistə può fare davvero la differenza.

Nel mio lavoro come musicoterapeuta, invece, mi occupo soprattutto di autismo, ma è un lavoro a 360° che si integra molto bene anche con bambinə con disturbi del comportamento e ADHD, con adolescenti e nel lavoro con pazienti oncologici.

Posso, inoltre, offrire valutazione psicodiagnostiche.

Nel mio lavoro mi occupo di bambinə, adolescenti, adultə, coppie e relazioni allargate.
Altro Su di me

Approccio terapeutico

Musicoterapia

Aree di competenza principali:

  • Psicodiagnostica
  • Psiconcologia
  • Sessuologia

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3 recensioni

Tutte le recensioni contano e non possono essere rimosse o modificate dai dottori a proprio piacimento. Scopri come funziona il processo di moderazione delle recensioni. Per saperne di più sulle opinioni
  • D

    Dopo solo una seduta conoscitiva è presto per parlare di risultati, ma una cosa è certa: appena entri in quello studio capisci subito di essere nel posto giusto per ricominciare a sorridere.

     • We Care colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Pierangela Vinci

    Ti ringrazio molto per queste parole e per la fiducia riposta! Significano tanto


  • M

    Mi sono rivolta alla dottoressa in un momento di grande difficoltà. Con lei mi sono sentita accolta e compresa, il percorso mi sta aiutando molto. La consiglio davvero.

     • We Care  • 

    Dott.ssa Pierangela Vinci

    Grazie per questa recensione! Mi fa piacere esserle stata d’aiuto!


  • G

    Ottima esperienza con la dottoressa Pierangela, la consiglio vivamente.

     • Ali e Radici  • 

    Dott.ssa Pierangela Vinci

    Grazie mille per queste parole!


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 12 domande da parte di pazienti di MioDottore

Ciao, voglio fare provare piacere alla mia ragazza, ci stiamo provando da un bel po' di tempo ma lei alla stimolazione con le dita mi dice che prova troppo dolore e bruciore. Nel mentre siamo tanto presi dalla situazione ma lei è sempre un po' rigida e dopo due minuti mi dice di smettere perché prova solo dolore e questo ne risente troppo nella coppia. Non abbiamo mai provato a fare l'amore perché già le dita le danno fastidio, può essere che con il sesso si possa risolvere? Inoltre ci sarebbero delle soluzioni anche inerenti a cose per rilassare il corpo e la muscolatura interna durante la penetrazione? Aiutatemi grazie.

Gentile utente,

ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza. È importante affrontare la situazione con delicatezza, evitando di forzare il momento intimo, soprattutto se la tua partner riferisce dolore o bruciore. Può essere utile utilizzare un lubrificante, se non l'avete già fatto, e lasciarsi guidare da lei nel tipo di tocco o nella zona che preferisce essere stimolata.

In ogni caso, vi e le consiglierei di consultare un* ginecolog* per escludere eventuali infezioni o infiammazioni. Se le difficoltà dovessero persistere, anche un percorso con un* sessuolog* potrebbe offrire uno spazio utile per esplorare insieme o individualmente questi vissuti.

Un caro saluto

Dott.ssa Pierangela Vinci

Gentili dottori,

vorrei raccontarvi una situazione che mi riguarda e che da molti mesi non mi fa essere tranquilla con me stessa, creando una sensazione di insoddisfazione e malessere costante. È la storia di un amore che non è mai diventato realtà, ma che ha segnato la mia vita più di tanti altri che invece ho vissuto fino in fondo.

Tanti anni fa, ero fidanzata con un ragazzo con cui avevo costruito un progetto concreto: avevamo comprato una casa. Avevamo iniziato i lavori di ristrutturazione, sognavamo il matrimonio, una vita insieme. Poi, a pochi mesi dal fatidico "sì", mi ha lasciata. È stato un colpo durissimo ma col tempo credo di aver superato (non stavamo più bene insieme, non eravamo felici).
Ma non mi sono arresa: ho deciso di portare avanti il progetto della casa con le mie forze, come un atto di riscatto, di indipendenza.
Comunque dopo poco tempo, mi sono avvicinata ad un ragazzo che già lavorava nel mio stesso posto di lavoro ed è diventato il mio attuale fidanzato. Con lui ho ricostruito una stabilità, una quotidianità. Dopo 2 anni siamo andati finalmente a convivere.

Ma proprio in quel momento, pochi mesi dopo l'inizio della nostra convivenza, nella mia vita è entrato Paolo.

Era stato assunto nella mia stessa azienda, lui lavorava in un’altra divisione del mio ufficio. All’inizio ci salutavamo appena, con cordialità. Poi, per lavoro, abbiamo iniziato a scambiarci email per chiarimenti lavorativi. E quegli scambi, pian piano, con una battuta o una riflessione, sono diventati qualcosa di più: un appuntamento quotidiano, un momento di respiro, di leggerezza, di complicità.
In breve abbiamo iniziato a pranzare insieme, anche solo pochi minuti rubati al resto.
Ed in un altrettanto breve periodo mi sono ritrovata a ridurre il tempo a pranzo a casa dei miei genitori per stare con lui.
Dopo un po' anche dopo il lavoro ci fermavamo insieme, prima davanti alla mia macchina e poi avevamo iniziato a passeggiare per le vie meno frequentate della città, parlando di tutto e di niente, come due persone che si riconoscono nell’anima. Camminavamo senza meta sulle stesse vie, in un senso e nell'altro, con il solo scopo di stare li a raccontarci, a conoscerci.

Paolo non mi ha mai forzata era sempre attento a non esagerare mai.
Dopo un anno, mi ha detto chiaramente quello che provava. Mi amava, voleva un futuro insieme. Io non ho rifiutato le sue attenzioni, i suoi regali. Anzi; anche se non ho mai permesso un bacio, anche se in ascensore stavamo attaccati, ci sfioravamo, respirandoci addosso, non ho mai oltrepassato quel limite. Ma qualcosa c'era, la voglia di stare con lui era costante. Gli dedicavo le canzoni che amavo e gli facevo scoprire i testi in cui c'erano parole d'amore, amori che nascevano, sentimenti di rinascita e immagini simili. Messaggi inconsci probabilmente, forse di un sentimento che non osavo dichiarare nemmeno a me stessa.

Durante i momenti insieme i miei sorrisi verso di lui erano enormi, pieni. Ma vedevo anche la sua tristezza ogni volta che mi salutava e io tornavo a casa dal mio compagno. Poi, in me, qualcosa è cambiato. Ho iniziato ad aprirmi di più verso di lui; a parlare di futuro insieme a casa mia.
Un giorno d'estate non so dove abbia trovato il coraggio, invece di passare la pausa pranzo insieme su una panchina nel solito parchetto, l’ho invitato a pranzo dai miei genitori! Lui era entusiasta ed ha accettato subito. Il pranzo è andato benissimo, mia mamma sembrava piacevolmente colpita da lui, mio padre più titubante (ma anche di carattere non lascia trasparire nulla).

Ma forse quella mia apertura verso di lui, ha creato più problemi che benefici. Sono stata troppo superficiale, dovevo preparare meglio il terreno?
L'ho presentato come un collega/amico che lavorando lontano da casa spesso mangia da solo e quindi volevo offrirgli un pasto più normale; dopotutto l'avevo fatto anche con altre persone dell'ufficio in anni precedenti, anche per farle ambientare in un contesto nuovo.
Credo che in quel momento i miei abbiano capito che c’era qualcosa di diverso stavolta, qualcosa che non era come al solito. Mia madre dopo poco ha iniziato a controllarmi di più chiedendomi di tornare prima per pranzare a casa e farmi vedere la sera dopo l'ufficio; poi mi ha detto chiaramente che non avrei dovuto "creare problemi".

Ad un certo punto ho scelto di cambiare lavoro (anche Paolo mi ha spinta ad andare in una situazione più sicura economicamente), dal lavoro di ufficio, ad un negozio a contatto coi clienti.
Mi sono spostata di un chilometro o poco più, ma con orari diversi. Paolo, quasi ogni sera, aspettava un’ora e mezza dopo il suo orario di lavoro solo per poter stare con me. Nelle pause pranzo lui veniva da me o io andavo da lui. Fortunatamente entrambi lavoravamo vicinissimi a degli splendidi parchi pubblici; anche se fossero stati solamente dieci minuti insieme in un parco entrambi saremmo corsi.

Poi anche lui ha cambiato lavoro, trasferendosi in un’altra città — anche su mio invito, perché così avrebbe dimostrato ai miei genitori che era una persona che voleva impegnarsi e crescere — le nostre occasioni di vederci si sono drasticamente ridotte.
Ma lui faceva comunque il possibile: si spostava, si organizzava, trovava spazio per venire da me, ogni tanto a pranzo, ogni tanto dopo lavoro.
Per poter mandarci più messaggi in quel periodo ho comprato una sim nuova, per poterlo contattare e ricevere messaggi senza rischiare che i arrivassero in momenti inopportuni.

E proprio in quel periodo, mia padre è stato colpito da un grave problema di salute. Tutto si è spostato: la mia attenzione, il mio tempo, la mia energia sono andati alla famiglia.

Poi è successo: Paolo si è sentito solo. Mi ha scritto una mail straziante, in cui diceva che così non si sentiva veramente amato, capiva la situazione, ma gli sembrava che ogni volta "gli altri" avessero sempre la priorità su noi due; non poteva più vivere di promesse, di “un giorno capirai”. Probabilmente aveva ragione.

Ma davanti ai suoi dubbi, invece di affrontare la situazione, ho avuto paura, mi sono raffreddata. Ho iniziato a distanziarmi. Dovevo capire cosa volevo.
Quindi ho ridotto i contatti con lui, e continuavo la mia vita tra lavoro, casa dei mie e casa mia con il mio fidanzato che faceva di tutto per ripristinare le cose tra noi, visto che inevitabilmente da tempo avevo trascurato e si trascinavano avanti senza slancio. Paolo poteva solo scrivermi, cercarmi e arrabbiarsi perchè io sparivo, rispondevo a singhiozzo e con poca voglia, non gli ho dato alternative; chissà cosa pensava in quel periodo.

Qualche mese dopo, verso Natale, Paolo mi ha regalato un libro sull'amore che conteneva anche un invito con una nostra foto occhi negli occhi e una data: validità fino a Capodanno.

Penso fosse un ultimatum travestito da speranza. Ma per me è stato troppo. Mi ha messo di fronte a una scelta che non ero pronta a fare.
Arrabbiato per i miei tentennamenti mi ha tempestato di messaggi per trovare il modo di dialogare e parlare. Ma non riuscivo a fare nulla. Gli altri attorno a me hanno capito che i messaggi erano troppi. Ho fatto finta di niente, ho spento il cellulare e l'ho chiuso fuori dal mio mondo. Lì ho deciso di chiudere tutto.

Era la cosa più dolorosa e contemporaneamente più semplice per me: tagliare quel ramo, tornare nei soliti binari, non creare problemi agli altri, fare di tutto per dimenticarlo.
Gli ho scritto un messaggio sicuramente freddo, forse ingiusto, in cui dicevo che non era più il caso di continuare a sentirci ed era meglio non vederci più. Mi sono sentita più leggera.

Da allora però c'è il vuoto. Un vuoto enorme. So che col tempo passerà, che riuscirò a rimettere in ordine le cose, a tornare totalmente dentro la vita che avevo prima di incontrarlo.

Ma penso a Paolo ogni giorno. Lui continua a scrivermi. Leggevo i messaggi, ma non rispondevo, chiedeva perchè si era rotto tutto così, perchè non un chiarimento guardandosi, forse chiedeva solamente più rispetto.
Ora non li leggo più i messaggi che ancora sporadicamente arrivano. Perché leggerli e magari rispondere vorrebbe dire riaprire una porta che non so più se voglio davvero aprire. Vedersi sarebbe qualcosa di troppo grande: un passo che non so se ho il coraggio di compiere. Non saprei nemmeno spiegare il mio modo di fare.

Vivo con il senso di colpa per non aver avuto il coraggio di sceglierlo. Con il senso di dovere verso il mio compagno, che non merita questo. Con il peso della famiglia, della casa, del passato che mi lega.
Ma soprattutto, vivo con la consapevolezza che forse ho perso l’unica persona che mi ha fatta sentire davvero me stessa: viva, libera, non mi voleva perfetta e non mi ha mai fatta sentire giudicata (se non nel finale del rapporto, quando potevo dargli briciole).

Se prima di lui avevo tutto (amore, casa, famiglia) perchè ho lasciato così tanto spazio a Paolo? E perchè se lui ha avuto così tanta importanza dentro di me, non sono mai riuscita ad andare oltre con lui? solo allusioni e qualche promessa non mantenuta?

Vorrei capire: cosa mi ha trattenuto? È stata paura? Lealtà? Abitudine? Vero amore verso il mio compagno? verso la famiglia? Sono sempre stata una figlia perfetta, una fidanzata perfetta, ma sono mai stata davvero felice? oppure facevo solo felici gli altri?

Forse mi sono sempre illusa di scegliere, ma credo invece di aver sempre scelto di non scegliere, scelto di non cambiare le cose.

Riuscirò mai ad andare davvero oltre, a dimenticare questi anni e a creare una famiglia con il mio fidanzato?

Grazie per avermi ascoltato.

Con la speranza di ricevere qualche utile suggerimento.
Buona giornata.

Gentile utente,

grazie per aver condiviso una parte così profonda e delicata della tua storia. Le emozioni che descrivi — il senso di vuoto, i dubbi, il rimpianto, la paura di ferire e di scegliere — raccontano un conflitto interiore molto forte, che sembra averti lasciata sospesa tra due mondi: quello che hai costruito e quello che hai solo sfiorato, ma che ha smosso qualcosa di autentico dentro di te.

Non è facile distinguere tra le scelte fatte per fedeltà a un’idea di sé — come “la figlia perfetta”, “la compagna affidabile” — e quelle fatte per un bisogno più profondo di felicità. A volte, per anni, si può restare in equilibrio tra doveri e desideri senza riuscire a decidere, finché qualcosa dentro non ci spinge a porci domande difficili.

Il fatto che tu senta oggi il bisogno di riflettere su tutto questo è già un primo passo importante. Ti suggerirei di non affrontare da sola questa complessità, ma di valutare un percorso con un* professionista della salute psicologica: potrà offrirti uno spazio protetto dove esplorare con più chiarezza ciò che davvero desideri e meriti, senza giudizi, ma con strumenti per orientarti.

Ti auguro di poter ritrovare un senso di serenità, prima di tutto con te stessa.

Un caro saluto

Dott.ssa Pierangela Vinci
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