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Sono il Dott. Michele Scarpato, psicologo clinico e membro associato presso: "Il Laboratorio di Polis-Analisi". Nel mio lavoro aiuto le persone lavorando su tre dimensioni essenziali: la consapevolezza emotiva, la capacità di agire concretamente nel mondo e l'ascolto del corpo ( Grazie a una solida esperienza in contesti clinici ad alta complessità, adotto un approccio aggiornato e multidisciplinare. Questo si traduce in una terapia capace di lavorare a diversi livelli di profondità, utilizzando tecniche e strumenti che velocizzano e amplificano il processo di guarigione. Offro percorsi personalizzati per il trattamento di ansia, stress, attacchi di panico e difficoltà relazionali, fornendo strumenti pratici per migliorare
Aree di competenza principali:
- Psicologia breve e strategica
- Psicologia clinica-dinamica
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ha risposto a 4 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buonasera, sono una studentessa all'ultimo anno di liceo e in generale non ho mai avuto grossi problemi con lo studio (tranne alcuni molto grossolani e generici come il prendere insufficienze perchè non avevo capito l'argomento, insomma cose comuni). Premessa che soffro di un disturbo d'ansia e di attacchi di panico da parecchi anni. Questi problemi hanno iniziato a mostrarsi nella prima adolescenza ma pure quando ero più piccola avevo alcuni sintomi. Detto ciò, insieme a questi problemi nell'ultimo periodo sto iniziando a manifestare anche una persistente disattenzione e deconcentrazione legate soprattutto allo studio e alla scuola Faccio un esempio: inizio a studiare e provo a leggere una pagina, ma la pagina è come se...non si leggesse, come se le parole non assumessero senso. Alla fine mi accorgo di non aver capito nè ricordato nulla, quindi devo rileggerla almeno altre 5 volte per poter capire qualcosa. Continuo a distrarmi, il mio cervello non vuole proprio processare le informazioni è come se le parole fossero vuote e prive di significato. Inoltre non riesco mai a organizzare i compiti/lo studio, non riesco a portare a termine vari lavori/progetti da quelli più basilari a quelli che richiedono più impegno, continuo a procrastinare ma allo stesso tempo ho momenti in cui vorrei fare tutte le cose contemporaneamente, solo che così non concludo un bel niente.
Ma questo non è un problema solo della scuola, si sta rivoltando su tutta la mia vita quotidiana. Ma accade anche un'altra cosa: finisco per avere dei periodi in cui mi "fisso" su un determinato argomento, mi informo solo su quello e parlo unicamente di quello, scordandomi persino di mangiare da tanto che sono concentrata su quella determinata cosa che mi piace tanto...in realtà questo comportamento ce l'ho dall'infanzia, da quel che io ricordi: mi vengono delle "fisse" periodiche e riesco a sapere tutto a riguardo e a parlarne anche per ore e ore, anche per questo mi è sempre stato detto che sono noiosa, che parlo troppo, che interrompo gli altri quando parlano, che finisco le loro frasi e non rispetto i turni a parlare, che mi concentro solo su qualcosa che mi piace, che sono fissata, che i miei discorsi non hanno senso e sono disorganizzati, che ho la testa tra le nuvole eccetera...tutto ciò capita fin da quando sono piccola, ma per quanto riguarda la disattenzione legata alla scuola è una cosa che sto sperimentando solo da quest'anno e prima d'ora non mi era mai veramente capitato, almeno non così intensamente...non so più che fare, perchè il mio comportamento sia a scuola che nella vita quotidiana non viene più accettato o tollerato. Ho sempre avuto dei sospetti che potessi avere qualcosa di diverso o strano rispetto agli altri, almeno così mi hanno sempre fatto notare...non so che fare! Cosa mi suggerite?
Salve,
da ciò che racconta emerge molta fatica, ma anche una grande capacità di osservare se stessa e descrivere con precisione ciò che sta vivendo. E questo è già molto importante.
Alcuni aspetti che descrive: la difficoltà a mantenere l’attenzione su ciò che non la coinvolge, la sensazione di “blocco” durante lo studio, la procrastinazione, il sentirsi sopraffatta, ma anche i periodi di forte concentrazione su interessi specifici e la tendenza a parlare impulsivamente , meritano sicuramente ascolto e approfondimento, soprattutto perché sembrano accompagnarla da molti anni e oggi stanno incidendo sul suo benessere quotidiano.
Per la mia formazione e secondo il modello a cui faccio riferimento, queste difficoltà sembrano voler richiamare la sua attenzione su aspetti più profondi che sono stati a lungo accantonati e che ora chiedono di essere riconosciuti e ascoltati.
Potrebbe essere utile procedere su un doppio binario: da un lato lavorare per alleviare la sintomatologia e migliorare il benessere quotidiano, dall’altro affrontare gradualmente i temi più profondi che oggi la appesantiscono e ne influenzano l’equilibrio emotivo.
In ogni caso il mio suggerimento è di rivolgersi a un professionista che possa aiutarla a intraprendere un percorso di comprensione e cura, offrendole uno spazio sicuro in cui dare senso a ciò che sta vivendo e affrontarlo con il giusto sostegno.
Buonasera, scrivo perché sento come se il rapporto con mio padre influenzasse la mia vita, ma in modo particolare la mia vita sentimentale. Chiedo scusa se il tutto sarà un po’ lungo, ma non ho mai avuto modo di parlare di questo con nessuno. Io e mio padre non abbiamo mai avuto un bel rapporto sin da quando ero piccola, è sempre stato distante, mi sgridava in continuazione e ha sempre detto di preferire mia sorella a me; non mi ha mai incoraggiata, non mi è mai stato vicino emotivamente, aveva sempre dei modi per darmi contro ed è per questo motivo che io sono arrivata a maturare crescendo varie cose: l’idea che forse lui non mi abbia mai voluta sin dal momento in cui io sono nata, il fatto che se mio padre non mi ha mai voluta, amata e accettata allora nessun maschio lo farà perché non importa cosa io faccia, non sarò mai abbastanza per lui. Vorrei poter cambiare questi pensieri, ma penso che il dolore causato rimarrà per sempre e non so se mi trovo davanti a un caso di trauma infantile o meno perché questa situazione continua a influenzarmi , ne sono consapevole ma ho un atteggiamento di arresa perché credo che tutto ciò non possa andar via. Attualmente sono in una relazione, sono felice ma sento che questo “trauma” mi stia condizionando: non credo che una persona come me possa essere amata perché sono convinta di non essere abbastanza per il mio fidanzato, penso “sicuramente mi sostituirà con una ragazza migliore, non sarò mai abbastanza per lui”, faccio difficoltà a credergli (ma in generale a tutto il genere maschile) e a credere alle sue dimostrazioni amorose e se lui si mostra un minimo distaccato per motivi suoi, iniziò a pensare che lui si sia stancato di me e mi sento di nuovo bambina mentre supplicavo piangendo mio padre di amarmi e ciò mi arreca dei problemi severi di gelosia che mi porta ad assumere atteggiamenti molto possessivi e so che questo è un qualcosa di tossico per entrambi. Mi scuso ancora se il messaggio è troppo lungo, ma questo “trauma” mi logora dentro da quando sono piccola e non so come superarlo. Grazie in anticipo per la risposta.
Salve! E’ difficile rispondere in modo accurato perché vorrei chiederle di approfondire alcune sue informazioni personali e alcuni aspetti della sua storia ma le sue parole mi hanno colpito e vorrei farle un piccolo rimando sperando che possa esserle utile.
Prima di tutto non deve scusarsi per la lunghezza del messaggio: nelle sue parole si sente quanto dolore abbia portato dentro per molto tempo, spesso da sola, ed è importante che abbia trovato il coraggio di esprimerlo.
Da ciò che racconta, sembra che lei sia cresciuta con la sensazione di non sentirsi vista, scelta e accolta emotivamente da una figura molto importante come suo padre. Quando queste esperienze si ripetono negli anni (si interrogava se potessero essere dei traumi: esiste un tipo di trauma chiamato trauma complesso che descrive esperienze traumatiche non necessariamente intense sul singolo episodio, ma ripetute nel tempo e capaci di avere un impatto profondo e cumulativo) possono lasciare ferite profonde nell’autostima e nel modo in cui viviamo i rapporti affettivi, portandoci a credere di non essere abbastanza o di poter essere abbandonati da un momento all’altro.
Il fatto che oggi, nella relazione con il suo fidanzato, lei si senta “di nuovo bambina” nei momenti di distanza emotiva è un elemento molto significativo: spesso il passato continua a riattivarsi nel presente, soprattutto nelle relazioni in cui desideriamo sentirci amati e sicuri.
Vorrei però dirle una cosa importante: il fatto che queste ferite la influenzino oggi non significa che debba restare così per sempre. La consapevolezza che dimostra nel riconoscere i suoi vissuti come: la paura dell’abbandono, la glosia e la possessività disfunzionale, è già un primo passo molto prezioso. Questi aspetti possono essere compresi e affrontati in un percorso psicologico, senza giudizio e senza dover “combattere da sola” contro ciò che prova.
Credo che meriterebbe uno spazio sicuro in cui poter dare finalmente voce a quella bambina che per anni si è sentita non abbastanza, così da costruire relazioni più serene e meno dolorose, prima di tutto con se stessa.
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