Maria De Domenico, psicoterapeuta Castellammare del Golfo

Dott.ssa Maria De Domenico

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Sono una psicologa ad indirizzo Clinico e di Comunità. Mi sono laureata presso l'Università degli studi di Palermo. Abilitata alla professione e iscri...

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Patologie trattate

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  • Buongiorno, sono una donna di 33 anni e vi scrivo perché penso di avere a che fare con una "famiglia disfunzionale". Ho un lavoro part time nel campo sociale, che mi dà tante soddisfazioni a livello umano, però la paga non è molto alta e di conseguenza devo vivere ancora a casa con mia madre e mia sorella di 31 anni (nostro padre si è lavato le mani di noi quando eravamo piccole, ma ciò non è mai stato un problema perché non lo sopportavamo). Mia madre tratta me e mia sorella come se fossimo ancora bambine piccole; finora noi le abbiamo permesso di farlo. Da circa 6 mesi mi rendo conto che in questa casa e in questo paese mi sento letteralmente soffocare; sono riuscita a guardarmi dentro e credo proprio che la causa sia la continua convivenza con mia madre e mia sorella da cui mi sento ogni giorno sempre più distante emotivamente. Mia sorella, nonostante sia adulta a sua volta, si fa ancora trattare come una bambina piccola. Quando le ho detto che secondo me è sbagliato lei mi ha risposto che sono "esagerata" e che dovrei tranquillizzarmi così smetterei di dire queste cose. Lei si fa lavare i capelli da nostra madre, a tavola è nostra madre a fare tutto, non possiamo nemmeno tagliare un pezzo di pane che lei dice "faccio io", abbiamo entrambe la patente ma siccome è nostra madre a pagare il bollo ecc e ad aver comprato la macchina anni fa non ce la fa mai guidare sostenendo che non siamo capaci di andare fino al centro del paese, figurarsi fuori dal paese... nostra madre non ha alcuna ambizione o interesse, non li ha mai avuti. Non ha neanche amicizie ma solo conoscenze di cui parla male, però poi le va a cercare per un caffè o due passi insieme, solo per tornare a casa e lamentarsi di quanto quelle donne siano stupide e noiose; allora che non le cerchi! Più di una volta le ho proposto di provare a iscriversi a qualche corso poco costoso o gratuito così avrebbe potuto provare a farsi delle amicizie vere ma lei ha sempre detto di non avere tempo (non è vero, perché lavora pochissime ore il giorno e neanche tutti i giorni) e comunque non le interessa nessun corso. Questa è un'altra causa di attrito perché da sempre io amo viaggiare, fare cose nuove e sperimentare mentre a lei davvero non interessa niente. Se per esempio voglio andare al cinema mia madre dice "ma cosa ci vai a fare, a vedere quel film che è anche brutto?". Da sempre ho la passione del canto, non potendomi permettere lezioni di canto individuali quando posso mi esercito in garage (insonorizzato, quindi non do fastidio a nessuno). Mia madre ha da ridire anche in quel caso, sostenendo che butto via tempo, che sposto gli oggetti in garage... "ma cosa lo fai a fare?" quando rispondo che lo faccio perché cantare mi piace e mi fa sentire bene lei borbotta qualcosa. Non può capire perché non c'è niente, neanche un semplice hobby, che risvegli il suo interesse. Oltre a questo, lei vuole controllare me e mia sorella; con questa storia che non possiamo usare l'auto siamo costrette a farci accompagnare ovunque (gli autobus sono pochissimi e a orari assurdi), a mia sorella questa cosa non pesa, anzi le fa comodo e dice che non c'è niente di male a essere accompagnata, anzi, così lei è furba perché si fa portare in auto standosene tranquilla e senza la tensione della guida. Io e mia sorella siamo sempre andate d'accordo, entrambe abbiamo studiato un anno all'estero (nella stessa città, stesso periodo, condividendo la stessa casa) e sin da piccole abbiamo vissuto come in simbiosi; facevamo tutto insieme. Nostra madre ci ha impedito i normali passaggi dell'adolescenza (uscite con i compagni di scuola, feste, ragazzi...) e noi, al sicuro nel nostro bozzolo di duo, non abbiamo mai obiettato. Adesso mi rendo conto di tutte le esperienze che ho perso finora e di come io e mia sorella siamo arrivate a essere due donne adulte senza però avere le capacità emotive e le esperienze alle spalle che hanno le nostre coetanee cresciute in maniera sana. Ciò che mi secca è anche l'atteggiamento di mia sorella che preferisce continuare a fare la bambina piuttosto che uscire dalla propria comfort zone e prendersi delle responsabilità. Anche lei ha un lavoro part time che le piace dove però la paga non è molto alta, e sostiene che, siccome lavora, è adulta e indipendente. Ho provato a spiegarle che lavorare è solo una parte dell'essere indipendente (che poi non è nemmeno indipendente economicamente) e che a 31 anni non è normale farsi fare tutto dalla mamma, andare in braccio alla mamma una dozzina di volte il giorno e farsi coccolare parlando come una bambina piccola, chiamare la mamma al telefono ogni pochi minuti, andare in giro sempre e solo con lei, sentire l'esigenza di spiegarle e raccontarle tutto, non battere ciglio quando lei si impunta con assurdità o vuole che regoliamo i nostri impegni in base ai suoi e ancora mia sorella ha degli "amici immaginari", ogni tanto la scopro a parlare fra sé e sé e da voce a persone immaginarie che hanno più o meno la sua età e vivono tutto ciò che lei non ha il coraggio di vivere ovvero hanno figli, sono sposate, sono indipendenti dai genitori... Inoltre sia lei sia mia madre sono estremamente negative in tutto ciò che faccio; lavoro con persone che soffrono e hanno gravi problemi e loro li chiamano "gli imbecilli", ho cercato di spiegare loro che queste persone vanno avanti a dispetto delle difficoltà quotidiane e sono esempi di resilienza, ma loro continuano a dire "Quante ore stai stamani da quegli imbecilli?" e cose simili e ciò mi fa ribollire il sangue nelle vene perché la maggior parte di quelle persone ha così tanta forza di volontà e bellezza dentro come loro non ne avranno mai. Questo succede un po' in qualunque cosa io faccia; per esempio qualche mese fa mi hanno mandata con delle colleghe a Roma per un congresso di lavoro, siamo state lì quattro giorni. Io adoro Roma e quindi l'ho detto in casa tutta contenta e loro "Ma sarà sicuro, condividere la stanza con quelle imbecilli (le mie colleghe, persone assolutamente apposto e alcune le hanno pure conosciute)?" oppure " Non buttare via tanti soldi per questa cavolata" ecc... nessun "divertiti" o condivisione del mio entusiasmo. Per loro tutti quelli con cui ho a che fare sono "imbecilli" e tutto quello che faccio è "una cavolata". Ovviamente, quando si tratta di viaggi di lavoro o di qualsiasi altra cosa di mia sorella la mamma è subito pronta a partecipare entusiasta, anche quando la sua presenza non è richiesta, e ovviamente in quei casi mia sorella se la porta dietro ben contenta di farsi vedere sempre con la mamma. A me questo non secca, è semplicemente assurdo. Mi rendo conto che a ogni giorno che passa non ne posso più, che quando ho la possibilità di trascorrere un pomeriggio senza di loro mi sento libera. Altro esempio che fa capire tutto: qualche settimana fa sono andata in un paese vicino per comprare il regalo di compleanno per una collega (sono andata in bus, ovviamente, con la mamma che diceva "chiamami quando arrivi, fammi sapere a che ora torni, ecc..."), sono stata benissimo girovagando per negozi che mi interessano, senza nessuna pressione, nessun commento (sì, perché ovviamente non c'è privacy in casa nostra, se compro un libro devono vedere cos'è, se lascio il computer acceso devo stare attenta che non vadano a vedere le mie e-mail o la ricerca che stavo svolgendo, se mi rimane il cellulare in sala e io sono in bagno e ricevo un messaggio su whatsapp loro lo vanno a leggere...), come succede ogni volta che sto da sola, ero libera di essere me stessa, cosa che sono stata raramente da quando sono nata. Al ritorno, chiamo mia madre per dirle che sto per prendere l'autobus, e lei era infuriata con me perché prima di salutarla alla fermata dell'autobus all'andata secondo lei le avevo risposto male. Ha tenuto il muso, senza parlarmi per qualche ora. Dalla mia sensazione di libertà sono ripiombata subito nell'assurdità di una situazione che testimonia come mia madre mi tratti ancora da bambina, al massimo da adolescente di 14-15 anni. Me ne prendo le colpe perché, come ho accennato, vuoi per comodità o perché non conoscevo altro fino a 6 mesi fa, pur avendo avuto degli scoppi d'ira nei confronti della situazione in cui vivevo, l'ho sempre accettata, non ho mai fatto niente per dimostrare a mia madre di essere adulta o per cercare di allontanarmi definitivamente da qui e, onestamente, penso che, anche se lo avrei fatto, non sarebbe servito a niente. Qualche giorno fa ho preso una decisione e a fine anno mi trasferirò nella città estera dove studiai tanti anni fa; adesso sto mettendo da parte i soldi e, anche se mi spiacerà lasciare il lavoro che tanto mi piace, e magari all'inizio lì dovrò adattarmi a fare altro, sento che é un passo che devo fare. A volte la cosa mi innervosisce, ma in fondo ho già un'idea della città e il solo pensiero di poter vivere da sola, fare quello che voglio, assecondare i miei desideri, inseguire i miei sogni e conoscere nuova gente da tutto il mondo (gente positiva!) è sufficiente a tranquillizzarmi, anzi, sono come attraversata da una scossa di adrenalina e impazienza al solo pensiero. So che ci saranno delle difficoltà e le metto in conto ma non mi spaventano perché voglio anche cominciare a crescere, cosa che avrei dovuto fare almeno una decina di anni fa; inoltre recentemente purtroppo è morto un ragazzo di 25 anni del mio paese, infarto improvviso, e questo mi ha ricordato quanto sia precaria la vita. Il solo pensiero che domani potrei avere un infarto mi fa star male, non tanto per la paura della morte, quanto per la certezza che avrei vissuto ben poco. Voglio cambiare questo, voglio una vita degna di essere vissuta. Quando m'immagino la mia nuova vita all'estero perfino i problemi respiratori (che credo siano una somatizzazione del senso di soffocamento che provo in casa) spariscono. Ogni mattina, invece, mi sveglio con la consapevolezza di trovarmi in un posto che non offre niente (paese piccolo con gente con la mentalità piccola, dove non ho amici ma solo conoscenti) costantemente in compagnia di due persone con le quali ormai non ho niente in comune. Non so perché ho scritto tutto questo, forse per sfogarmi o per metterlo nero su bianco, oltre che ovviamente per accettare dei consigli da professionisti adesso che mi trovo in questa fase della mia vita, diciamo di passaggio, dove sto per fare un salto nel buio (quantomeno parziale) perché anche se conosco già la città non so chi incontrerò, che lavoro farò, se riuscirò a inseguire il mio sogno di cantare... io penso che sia la scelta giusta da fare e che dovrò dare poche spiegazioni in famiglia, semplicemente dirò loro di aver trovato un lavoro all'estero e che partirò. Grazie per aver letto questo messaggio così lungo.

    Una lunga riflessione, la sua lettera, che mi ha tolto il fiato...(il suo senso di soffocamento è significativo).
    Ci vuole un gran coraggio a prendere una decisione come la sua e voglio sostenerla rassicurandola che anche senza di lei sia sua madre che sua sorella sopravviveranno. E' un gesto sano, mi ha molto colpito la parentesi sull'abbandono paterno, lanciato lì...quasi accennato ma che sicuramente ha segnato la vostra famiglia. Le auguro di vivere fino in fondo questa sua decisione.

    Dott.ssa Maria De Domenico

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