Esperienze

Sono una psicologa clinica, attualmente in formazione come psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Ho conseguito il training EMDR di I livello e un Dottorato di Ricerca (PhD) in Psicologia, esperienza che ha arricchito il mio modo di comprendere il funzionamento umano con uno sguardo scientifico e approfondito.

Nel corso della mia formazione e della mia esperienza professionale ho lavorato con adolescenti, giovani adulti, adulti, coppie e famiglie, accompagnando ciascuno nei momenti di difficoltà o cambiamento.

Nel lavoro clinico attribuisco grande valore alla costruzione di una relazione empatica, autentica e accogliente. Credo che sentirsi ascoltati e compresi sia il primo passo per affrontare la sofferenza e attivare nuove risorse. Metto a disposizione le mie competenze per aiutare la persona a definire obiettivi chiari e a muoversi verso un maggiore equilibrio e benessere.

La ricerca mi ha insegnato a comprendere i processi; la clinica mi ha insegnato quanto sia fondamentale la relazione. Credo in uno spazio terapeutico fatto di ascolto, rispetto e collaborazione, in cui affrontare insieme ciò che fa soffrire e aprire nuove possibilità.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia cognitivo comportamentale

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicoterapia cognitivo interpersonale

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2 recensioni

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  • F

    Non ho niente di negativo da dire. Mi sono sempre sentita a mio agio, è molto attenta durante il colloquio e mi da delle spiegazioni molto dettagliate. Mi sta aiutando tantissimo.

     • Eterna Polimedico psicoterapia  • 

    Dr. Luisa Almerico

    Grazie mille


  • M

    La dott.ssa mi ha messa subito a mio agio, per me è stato difficile iniziare un percorso ma ho riscontrato già sollievo lavorando sulla mia ansia. Pienamente soddisfatta, la consiglio vivamente

     • Eterna Polimedico colloquio psicologico  • 

    Dr. Luisa Almerico

    Grazie mille


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore

Ciao! Sono passati 2 mesi da quando mi sono lasciata col mio ragazzo. Con lui ho avuto la mia prima relazione, ed è stato la prima persona di cui mi sono innamorata. Ci siamo lasciati dopo 1 anno e mezzo di relazione in cui tutto sembrava andare bene. Una cosa che ho sempre apprezzato di noi è stata la comunicazione: si parlava di tutto, con calma e serenità. Lui negli ultimi mesi purtroppo ha subito un lutto importante. Io ho fatto del mio meglio per stargli più accanto possibile. Ci siamo lasciati la prima volta prima di Natale: lui in quell'occasione motivò con il fatto che non riuscisse a darmi l'amore che secondo lui meritavo. Solo che a me non risultò chiaro: forse lui si è spiegato male o forse perchè io non avevo la mente lucida. Per cui gli scrissi chiedendogli il vero motivo. Io volevo solo una cosa: sincerità. Volevo capire se avessi sbagliato qualcosa, oppure se avesse perso i sentimenti nei miei confronti...volevo un perchè chiaro. Lui mi richiamò dicendomi che "non poteva dire di non amarmi, perchè avrebbe mentito" e che anzi mi aveva lasciato proprio perche mi amava, pentendosi subito dopo averlo fatto. Siamo tornati insieme e tutto sembrava andar bene. Un mese dopo mi ha lasciato dicendomi che non era sicuro dei suoi sentimenti, che non lo era già da tempo e che a dicembre ha voluto fare un ultimo tentativo. Da allora non ci siamo più ne visti nè sentiti. Mi manca tantissimo, tutti i giorni. Ma soprattutto mi ha lasciato molto confusa il suo comportamento: perchè dirmi di amarmi a dicembre (nel mentre, piangendo: mi sembrava molto sincero) per poi invece dirmi un mese dopo che in realtà eri confuso. Perchè non essere sincero fin da subito. Ma sopratutto perchè non parlarmene e fingere che tutto stesse andando bene tra di noi. Sono domande che mi pongo praticamente tutti i giorni. Domande a cui io purtroppo non posso dare una risposta. Solo lui (forse) potrebbe. Sono tentata di scrivergli. Ma allo stesso tempo ho paura di scoprire la verità. Adesso, anche se continuo a starci male, sto decisamente meglio rispetto anche solo ad 1 mese fa e ho paura che scoprire come sono andate davvero le cose mi faccia solo star peggio. Senza contare che ho paura di risultare "egoista". Nel senso, magari lui è andato avanti e gli farei solo del male ricontattandolo. Non so proprio cosa fare. I miei amici mi dicono costantemente di non farlo. Che la storia ormai è chiusa. E che devo andare avanti. Ma non riesco a farlo. C'è come qualcosa che mi blocca. Ci sono molte cose che non tornano. Ma, come ho già detto, ho paura di scoprire cose. Perchè la risposta alle mie domande potrebbe farmi stare ancora peggio del "non saperlo". Non so cosa fare

Gentile utente,
la fine di una prima relazione importante può lasciare molta confusione e il bisogno di trovare una spiegazione chiara, soprattutto quando i messaggi ricevuti sono sembrati contraddittori. È comprensibile che la mente torni spesso su ciò che non torna, nel tentativo di dare un senso a quanto accaduto.
Potrebbe essere utile provare a chiedersi: se lui le rispondesse oggi, sentirebbe di credere davvero alla sua risposta? Crederebbe a qualsiasi spiegazione, oppure solo a quella che si avvicina di più a ciò che in cuor suo teme possa essere la vera causa della rottura? Qual è la cosa più difficile che teme di sentirsi dire?
Momenti come la fine di una relazione significativa spesso riattivano alcune vulnerabilità profonde che, quando la relazione era presente, potevano sentirsi più protette o bilanciate (ad esempio il bisogno di sentirsi amabili, scelti, importanti per qualcuno). In questi casi, il rischio è di restare focalizzati sul “perché l’altro si è comportato così”, mentre può diventare molto utile spostare gradualmente l’attenzione su cosa questa esperienza ha significato per lei: cosa rappresentava questa relazione, cosa sente di aver perso, e cosa pensa oggi di sé alla luce di questa rottura.
Lavorare su questi aspetti permette spesso di andare al cuore del dolore, piuttosto che restare concentrati solo sulla “punta dell’iceberg”, rappresentata dalle spiegazioni dell’altro. Questo può aiutare, nel tempo, ad avvicinarsi alle relazioni future non tanto mossi dal bisogno di colmare un vuoto, ma guidati da ciò che si desidera costruire e condividere.
Se sente che queste domande continuano a restare molto presenti e faticose da gestire da sola, un percorso psicologico può aiutarla ad elaborare questa esperienza e a ritrovare maggiore chiarezza e stabilità emotiva.
Un caro saluto.

Dr. Luisa Almerico

Sono mamma di due bambini: 1 anno e 6 anni. Ho un’azienda mia motivo per il quale con la seconda gravidanza sono rientrata a lavorare appena 1 settimana dopo aver partorito. Nel frattempo sono diventata assessore nel comune in cui risiedo e da un po’ di mesi siamo alle prese con la ristrutturazione di casa. Mio marito ha iniziato ad allenare una squadra di calcio quindi oltre ad essere fuori casa tutto il giorno manca anche 2 sere durante la settimana e la domenica dall’ora di pranzo a sera. Ultimamente mi sento molto in difficoltà, quasi sopraffatta da tutto quello a cui devo pensare, a quello che devo fare, i bisogni e gli impegni della mia figlia grande da combaciare con i bisogni del figlio piccolo. Spesso mi sento molto stanca e ultimamente ho delle crisi di pianto che fatico a controllare. Non ne voglio parlare con nessuno, sono vista dal 99.9% delle persone che mi conoscono come una donna fortissima che non ha bisogno di niente ma non so come uscire dal tunnel in cui sento che sto entrando.

Gentile Signora,
da ciò che racconta emerge una grande ricchezza di risorse: è una donna molto attiva, impegnata e una mamma molto attenta ai bisogni dei suoi figli. Allo stesso tempo, però, sembra che in questo momento i suoi bisogni facciano più fatica a trovare spazio.
La situazione che descrive comporta un carico molto elevato di responsabilità e cambiamenti: anche chi è sempre stato forte può sentirsi sopraffatto quando le richieste sono così numerose. La stanchezza intensa e le crisi di pianto possono essere segnali importanti, che indicano il bisogno di fermarsi e non dover sostenere tutto da sola.
A volte chi è percepito come “forte” si abitua a non mostrare la propria fatica, ma concedersi momenti di fragilità o chiedere aiuto non significa essere meno capaci: significa riconoscere i propri limiti umani. Prendersi cura anche del proprio benessere spesso permette di sentirsi più presenti e disponibili anche come genitore; i figli, osservando questo, possono imparare che è possibile fermarsi quando si è stanchi e chiedere supporto quando necessario.
Se sente che questo momento sta diventando difficile da gestire da sola, uno spazio di ascolto può aiutarla a ritrovare maggiore chiarezza, alleggerire il peso che sta portando e individuare modalità più sostenibili per affrontare questa fase così intensa.
Un caro saluto

Dr. Luisa Almerico
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