Dott.ssa
Ludovica Mestre
Psicologo
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San Donà di Piave 1 indirizzo
Esperienze
Sono una psicologa clinica, laureata all’Università degli Studi di Padova e attualmente specializzanda in psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Lavoro con adolescenti, adulti e anziani, accompagnando chi si rivolge a me in momenti di difficoltà e cambiamento.
Mi occupo principalmente di ansia, disturbi dell’umore, difficoltà relazionali, diagnosi e di situazioni di forte stress o dolore. Credo in un percorso costruito insieme, pensato per la singola persona e le sue risorse. Lo stile che propongo è collaborativo e concreto: non solo ascolto e accoglienza, ma anche strumenti pratici per poter lavorare su di sé anche al di fuori della seduta.
Il mio obiettivo è offrire uno spazio sicuro in cui ritrovare equilibrio e possibilità di scelta.
Succede a chiunque di sapere cosa fare/come affrontare un periodo complesso, ma mi piace ricordare che "anche quando non sai dove andare, fare un passo conta”.
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicodiagnostica
- Psicologia cognitiva
Principali patologie trattate
- Depressione
- Fobia
- Crisi
- Paura
- Autostima
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
60 € -
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Primo colloquio psicologico
60 € -
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Test di personalità
60 € -
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Tecniche di rilassamento
60 € -
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Studio clinico
60 € -
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Indirizzi (2)
Piazza IV Novembre, San Donà di Piave 30027
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Accettato
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Recensioni
4 recensioni
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C
Carla Z.
Con la dottoressa Mestre fin dal primo momento mi sono sentita accolta e a mio agio e quindi disposta ad aprirmi e confidare le mie difficoltà.
Molto professionale e competente, mi sta aiutando a comprendere aspetti finora a me sconosciuti.
La consiglio vivamente...• Dott.ssa Ludovica Mestre Psicologa Clinica • consulenza psicologica •
Dott.ssa Ludovica Mestre
La ringrazio di cuore per le sue parole.
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V
Vittorio R.
La dottoressa è molto professionale e allo stesso tempo delicata e gentile. Durante le mie sedute sento di poter parlare liberamente, capisce il mio malessere e non cerca di sminuirlo come mi è successo con amici e famiglia. La strada è ancora lunga ma sento che le cose stanno cambiando
• Dott.ssa Ludovica Mestre Psicologa Clinica • colloquio psicologico •
Dott.ssa Ludovica Mestre
La ringrazio. Il fatto che si senta compreso e non giudicato rappresenta un passo prezioso.
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M
M.B
Consiglio a tutti un percorso con la collega Ludovica Mestre, professionale ed empatica; con una formazione solida.
Fornisce la possibilità di sentirsi accolti e ascoltati, oltre a saper implementare il processo dello stare meglio, che è quello a cui tutti ambiamo.• Dott.ssa Ludovica Mestre Psicologa Clinica • colloquio psicologico •
Dott.ssa Ludovica Mestre
Gentile M.B. la ringrazio molto per queste sue parole di stima.
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G
Giada C.
Nella Dott.ssa Ludovica ho trovato una professionista (e una persona) empatica e davvero interessata alla mia storia.. non mi sono mai sentita giudicata.. gli strumenti, gli esercizi e le riflessioni che mi propone mi stanno aiutando concretamente nella gestione della mia ansia
• Dott.ssa Ludovica Mestre Psicologa Clinica • colloquio psicologico •
Dott.ssa Ludovica Mestre
La ringrazio di cuore per la sua condivisione. È un piacere accompagnarla in questo percorso e sapere che il lavoro svolto insieme sta avendo un impatto positivo nella sua vita.
Risposte ai pazienti
ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore
Ho 20 anni e sono in terapia da uno psicologo da più di 1 anno. Ho capito in questo periodo di terapia che è tutta la vita che combatto con comportamenti anomali/ disfunzionali nei miei confronti principalmente, ma anche nei confronti degli altri. Ho sempre avuto paura di non essere “normale” ma più il tempo passa più mi rendo conto che no, alcune cose non le pensano/fanno tutti, anzi (in passato mi aveva sempre dato conforto credere che tutti avessero pensieri intrusivi o ossessivi di tanto in tanto e via dicendo). Non so davvero se ho un disturbo specifico oppure no, non so se serva saperlo. Vorrei solo trovare una spiegazione. So che tra gli psicologi si “diffida” delle diagnosi, perché non è quello il punto, giusto? Ma, da paziente, come si può fare ad andare avanti senza una spiegazione? Credo che sia per questo che le diagnosi danno conforto, ci incasellano in una schiera di persone che in qualche modo ci assomigliano. Insomma, ci si sente meno soli. Premettendo che di queste cose ne parlo già con un professionista, gli altri cosa ne pensano?
All’interno della psicologia esistono diversi approcci, alcuni più centrati sulla diagnosi, altri meno. È vero che non sempre una sofferenza rientra perfettamente in una categoria del DSM, ma può comunque avere caratteristiche che si sovrappongono a determinati disturbi. Ad esempio, nell' approccio cognitivo-comportamentale è utile lavorare insieme al paziente per identificare i sintomi, capire se si collocano all’interno di una diagnosi specifica o se presentano tratti comuni, così da inquadrare meglio la sofferenza. Questo processo permette non solo di comprenderla più a fondo, ma anche di riconoscere che non si è soli: molte persone condividono esperienze simili, pur manifestando sintomi diversi. Basti pensare che, all’interno della stessa diagnosi come il disturbo ossessivo-compulsivo, possono esserci pazienti molto differenti tra loro, perché i criteri diagnostici includono aspetti vari e non sempre presenti tutti insieme. Per questo, se il paziente lo sente importante, può essere molto utile avere una diagnosi o un inquadramento diagnostico: dà un senso di orientamento, normalizza l’esperienza e permette poi di concentrarsi, in modo collaborativo, su come intervenire e migliorare la qualità di vita.
Buonasera,
Volevo farvi una domanda. Quali sono alcune tecniche che si possono utilizzare per non ricorrere al cibo come rifugio da alcune emozioni negative o dalla noia? Ogni tanto mi capita di "spiluccare" durante la giornata, soprattutto sotto stress e quando mi annoio. Vi ringrazio molto.
Buonasera,
quello che descrive è un comportamento molto comune: il cibo può diventare una forma di autoregolazione emotiva, cioè un modo per gestire emozioni spiacevoli o momenti di vuoto. E' un meccanismo appreso che in certi momenti “funziona” nel dare sollievo immediato.
Per iniziare a cambiare questo schema, può essere utile:
- Riconoscere l’emozione che precede lo spiluccare (stress, noia, ansia, tristezza...). A volte basta darle un nome per ridurre l’impulso.
-Creare una piccola pausa tra l’emozione e l’azione: respirare lentamente, bere un bicchiere d’acqua o spostarsi di stanza prima di mangiare qualcosa.
-Coltivare alternative di conforto, come una breve passeggiata, una telefonata, o un’attività che rilassi o distragga.
-Osservarsi senza giudizio: la consapevolezza è più utile del senso di colpa, perché apre la strada al cambiamento.
Se nota che il legame tra emozioni e cibo è frequente o difficile da gestire da sola, un percorso psicologico può aiutare a comprendere meglio le radici di questo comportamento e a trovare strategie più efficaci e personalizzate.
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