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Psicologo Clinico specializzando in Psicoterapia Gestalt Analitica

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Sento il mio io diviso, come due persone, io e un io più interno. Sono sempre io, ma se parlo a voce alta parlo per parlare con lui, mi vedo allo specchio e lo saluto, mi fa le battute e rido. Si potrebbero vedere più semplicemente come io come pensiero dialogato e io come pensiero spontaneo. So la differenza, ma comunque sento una divisione radicale in me stesso. Mi sento depersonalizzato quando non sto pensando a me stesso o parlando con me stesso, come quando sto facendo qualcosa di spontaneo o sono fuori con altri e soprattutto se parlo con altri. Mentre invece ritrovo il pensiero molto più potente e profondo se penso considerando anche me stesso, se penso e allo stesso tempo penso che io sono io. Se lo faccio, mi sento più partecipe o attivo. È difficile da spiegare e da intendere. È come se, ad esempio, mentre sto parlando con qualcuno, se allo stesso tempo oltre a pensare a quello che dico a quella persona, che è un pensiero spontaneo, penso anche all'altro me che è più interno, io sia più presente o mi senta più identificato. Ma questa cosa è molto radicalizzata. Quell'io che parla con gli altri non sono io. Questo che scrive sono io. Sono io solo quando sono con me stesso. Oppure se penso a me stesso mentre sto con altri. Anche se parlo con uno ma penso a me stesso e penso a una risposta suggerita dal me stesso e non dal me, allora quella risposta è più presente e più autentica. Come se dovessi ogni volta ricordarmi chi sono.

Gentile,
la ringrazio per la condivisione. Da ciò che scrive arriva forte la sua sensazione di divisione interna: un “io” profondo che si esprime nel dialogo con sé stesso, e un “io” che interagisce con gli altri percepito come meno autentico, accompagnato da sensazioni di depersonalizzazione quando non è focalizzato su di sé.

A volte organizziamo questo doppio binario come tentativo di proteggere un nucleo di identità in situazioni sociali che generano disorientamento o ansia. Sotto un certo punto di vista, tale movimento potrebbe essersi formato lentamente e aver avuto una funzione protettiva, come il mantenere il controllo su ciò che, altrimenti, rischia di far sentire “persi”. Il punto (seppur è decisamente impossibile definirne uno da un singolo messaggio) è che forse tale movimento oggi sta perdendo la sua funzione, e i sintomi da lei descritti potrebbero essere l'inizio di un cambiamento che ha bisogno di essere ascoltato e accolto.

Elaborare da soli un’esperienza così complessa è molto complicato da sostenere e considerato il peso di ciò che riporta (e l'impossibilità di entrare più nello specifico per messaggi), potrebbe esserle utile concedersi uno spazio di ascolto e riflessione; spesso i primi colloqui conoscitivi sono gratuiti e servono proprio per iniziare a orientarsi senza impegno.

Dott. Lorenzo Pascazi

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