Dott.ssa
Ilaria Quattrociocche
Psicologo clinico
·
Psicoterapeuta
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sulle specializzazioni
Sant'Apollinare 1 indirizzo
Esperienze
Sono una Psicologa Clinica, abilitata all'esercizio della professione (Albo A), specializzata in Trattamento Funzionale Antistress e tecniche di comunicazione efficace. Laureata in Pedagogia e Psicoterapeuta breve strategica ad orientamento neuroscientifico. Mi occupo delle maggiori problematiche psicologiche: depressione, disturbi ossessivi compulsivi, disturbi d’ansia, disturbi correlati ad eventi traumatici e stressanti, disturbi da sintomi somatici, disturbi di personalità, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, disturbi del sonno - veglia, disturbi di abuso di sostanze e disturbi della sfera sessuale. Attualmente svolgo la libera professione presso il mio studio sito in Sant'Apollinare (FR) oppure on line. Utilizzo procedure di comunicazione efficace e protocolli empatici, nel rispetto delle caratteristiche uniche ed irripetibili della persona che chiede supporto psicologico. Percorsi individuali e di gruppo per risolvere le problematiche e/o potenziare le abilità in modo creativo e flessibile, ponendo attenzione ai personali tempi ed modalità, alla ricerca collaborativa di quelle risorse e strumenti utili per vivere una vita più felice ed appagante.
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicologia breve e strategica
Principali patologie trattate
- Ansia
- Stress
- Depressione
- Attacco di panico
- Fobia
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Foto e video
Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
50 € -
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Colloquio psicologico età evolutiva
50 € -
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Consulenza online
50 € -
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Sostegno psicologico
Da 50 € -
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Terapia di coppia
80 € -
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Indirizzi (2)
Corso G. Mazzini, Sant'Apollinare 03048
Disponibilità
Telefono
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Assicurazioni non accettate
Questo dottore accetta solo pazienti privati. Verrà richiesto un pagamento da parte tua per la prestazione o puoi ricercare un altro dottore che accetti la tua assicurazione
Recensioni
60 recensioni
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M
Maurizio
Molto professionale, mi sono trovato subito a mio agio.
Grazie
• Dottoressa Ilaria Quattrociocche Psicologa Clinica e Pedagogista - consulenza online • consulenza online •
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P
Patrizia
Dottoressa veramente stupenda..spiegazione dettagliate consigli e attenta nel farti parlare e sfogarti
• Dottoressa Ilaria Quattrociocche Psicologa Clinica e Pedagogista - consulenza online • consulenza online •
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F
Francesca Longo
Buongiorno, colloquio online molto empatico. Dottoressa capace di instaurare una comunicazione efficace, entrare in sintonia con il paziente attraverso uno schermo non è una cosa scontata. Consiglio vivamente.
• Dottoressa Ilaria Quattrociocche Psicologa Clinica e Pedagogista • valutazione psicologica in chirurgia bariatrica •
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M
Maria chiara
Molto professionale e competente mi sta aiutando a prendere una decisione importante per me
• Dottoressa Ilaria Quattrociocche Psicologa Clinica e Pedagogista - consulenza online • consulenza online •
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I
Ilenia
Cordiale, empatica e professionale.
Ci si sente subito capiti e tranquillizzati.• Dottoressa Ilaria Quattrociocche Psicologa Clinica e Pedagogista • colloquio psicologico •
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G
G.R.
Mi sono trovata molto bene con la dottoressa, mi ha fatto sentire a mio agio ed è stata molto empatica.
• Dottoressa Ilaria Quattrociocche Psicologa Clinica e Pedagogista • consulenza online •
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V
Valentina
Psicologa davvero molto competente ed empatica, nonostante io non ami fare consulenze online e preferisco farle di presenza (in questo caso non si poteva dato che ha lo studio in un altra città lontana da dove abito io) mi sono trovata davvero molto bene e a mio agio. È stata molto gentile e mi ha dato dei preziosi consigli per il mio presente e futuro, mi sento di consigliarla a chiunque! Grazie ancora
• Dottoressa Ilaria Quattrociocche Psicologa Clinica e Pedagogista - consulenza online • consulenza online •
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Paolo Iovine
La dottoressa Quattrociocche è una grande professionista,molto empatica,simpatica e soprattutto comprensiva!
La consiglio!• Dottoressa Ilaria Quattrociocche Psicologa Clinica e Pedagogista - consulenza online • sostegno psicologico •
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P
Pina
Ottima impressione,piacevole ascoltarla,molto professionale
• Dottoressa Ilaria Quattrociocche Psicologa Clinica e Pedagogista • colloquio psicologico •
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R
Rita
Ho trovato che la Dott. Ilaria sia molto professionale e cortese. Sguardo solare che dà fiducia, molto specifica nelle domande alle quali risponde in maniera approfondita, anche se è stato poco necessario farne! Molto chiara e competente!
• Dottoressa Ilaria Quattrociocche Psicologa Clinica e Pedagogista - consulenza online • valutazione psicologica in chirurgia bariatrica •
Dott.ssa Ilaria Quattrociocche
Grazie mille per le sue parole! Sono felice che si sia sentita a suo agio e che abbia apprezzato il nostro incontro.
Risposte ai pazienti
ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore
La mia compagna ha guardato sistematicamente il mio cellulare, a mia insaputa, per più di un anno. Lo ha "confessato" lei, dandomi addosso per una conversazione con un amica in cui esprimevo la mia stanchezza rispetto all' andamento del nostro rapporto. Naturalmente il problema, a suo modo di vedere era questo sfogo e non che avesse avuto accesso al mio telefono senza il mio permesso. So ancora, da lei, che ha fotografato col suo telefono le mie conversazioni (queste di cui vi sto parlando), per riferirle in stanza di terapia alla sua terapeuta; inoltre so, sempre da lei, )che riferisce le cose come chi ha finalmente e vittoriosamente trovato quello che cercava, a dimostrazione della mia mancanza di interesse nei suoi confronti), che ha anche guardato lo scambio di messaggi e conversazioni (sempre nei momenti di maggior difficoltà), con la mia terapeuta.
Io trovo che tutto questo sia il limite oltre al quale non è più possibile andare. La nostra relazione è sempre stata burrascosa ed altalenante, io sono la "stolta" crocerossina che deve salvare il mondo (e mai sé stessa) e lei, ahimè, ha un "funzionamento borderline" piuttosto consolidato in quanto mai realmente affrontato(ha 62 anni). Vorrei chiedervi come reputate questo comportamento che io non so perdonare; se pensate che alla sua età possa davvero rimettere i sintomi e come giudicare il comporto di una terapeuta (la sua) che accoglie e argomenta in seduta (lo so dalla mia compagnia, sempre) ciò che viene estrapolato con l'inganno ed in modo arbitrario ciò che sono le argomentazioni con mie amiche o addirittura con la mia TERAPEUTA. So anche che, in seduta, le legge i nostri scambi di messaggi(solo quelli esasperati ovviamente) addirittura gli audio, (miei) al fine di lavorare, a suo dire, sulla nostra metodologia di comunicazione.
Io trovo tutto questo assurdo, controproducente e assolutamente devastante per la nostra relazione. E mi riferisco anche al comportamento della sua terapeuta!
Vorrei sapere cosa ne pensate. Vorrei esprimere la sensazione frustrante legata al non potersi più fidare per nulla della persona che si ama.
Grazie per la disponibilità almeno a leggermi.
Quello che descrivi è un vissuto di profonda violazione della fiducia e dell’intimità, non solo come partner ma anche come persona. Quando qualcuno accede al telefono del compagno o della compagna — e quindi al suo spazio più privato — in modo sistematico e segreto, per un periodo prolungato, siamo davanti a un comportamento intrusivo e di controllo che ha una valenza importante sul piano psicologico e relazionale. Non è “solo” gelosia o insicurezza: è un tentativo di gestire l’angoscia attraverso il controllo, un meccanismo difensivo che spesso si riscontra in funzionamenti di tipo borderline o con gravi difficoltà di regolazione emotiva.
Dal tuo racconto emerge chiaramente un ribaltamento dei ruoli di responsabilità: la tua compagna, anziché interrogarsi sul proprio comportamento invasivo, sposta il focus sul contenuto del tuo sfogo — come se la tua stanchezza o i tuoi pensieri privati fossero la “prova” di qualcosa che giustifica il suo agire. Questo è tipico di dinamiche proiettive e persecutorie, dove l’altro viene percepito come la fonte del male da cui difendersi, anche con mezzi disfunzionali.
Capisco profondamente la tua impossibilità a perdonare: non è una questione morale, ma esperienziale. La fiducia, una volta spezzata da un atto così invasivo e reiterato, difficilmente può ricostituirsi se non c’è una presa di consapevolezza profonda e un lavoro terapeutico serio, continuativo e motivato dalla persona che ha agito l’invasione.
Sul piano della sua età (62 anni): non è mai troppo tardi per cambiare, ma la modificazione di pattern di personalità strutturati richiede motivazione autentica e un livello di insight che non sempre si riesce a raggiungere, soprattutto se il focus resta sull’altro (“ho ragione io”) e non su di sé (“perché ho bisogno di controllare?”).
Per quanto riguarda la condotta della terapeuta della tua compagna, la situazione che descrivi solleva interrogativi etici seri. L’utilizzo in seduta di materiale privato (messaggi, audio, conversazioni estrapolate senza consenso) può essere clinicamente comprensibile solo se la terapeuta lavora chiaramente con la paziente sui significati del gesto — cioè sul bisogno di controllo, sulla paura dell’abbandono, sulla sfiducia, ecc. — e non sui contenuti estratti di nascosto. Se invece il materiale viene accolto e discusso come se fosse “prova oggettiva” dei comportamenti del partner, ciò rischia di rinforzare le dinamiche persecutorie e di confermare il pensiero distorto della paziente, anziché contenerlo.
La tua sensazione di devastazione e impotenza è coerente con ciò che hai vissuto: quando l’altro viola i confini in questo modo, si subisce una vera e propria ferita narcisistica e relazionale, che tocca il senso di sicurezza e la fiducia di base.
È importante che tu tuteli te stesso e ti conceda uno spazio per elaborare quanto accaduto, anche in terapia, per evitare di restare intrappolato nel ruolo della “crocerossina” che cerca di comprendere e aggiustare l’altro a discapito del proprio benessere.
Buonasera dottori,
Non so se sono nella sezione giusta ma ho veramente bisogno di aiuto.
Sono una Donna di 40 anni che sta con suo marito da 17 anni, purtroppo ho sviluppato una gelosia iper controllante da circa un anno. Mio marito guarda e fissa spesso altre donne da sempre, di recente gli ho controllato il telefono (mai fatto prima d'ora) dove ho trovato chat con un amico del calcetto dove parlavano solo di femmine. Si i nviavano reel di donne mezze nude e provocanti, premetto che i commenti non erano volgari ma tutti del tipo (questa ha due bombe esagerate). Ad oggi gli ho privato di tutto non va più a giocare a calcetto, non esce più con i colleghi a cena perché ho paura dei suo continui sguardi ad altre donne mentre è fuori. Sto in ansia anche quando è a lavoro perché lavora con ragazze molto giovani. Litighiamo spesso, lo accuso sempre di volermi tradire visto gli sguardi insistenti verso tutte, dalle giovani alle grandi senza distinzione. Mi sto ammalano ed ho perso molti kg perché non mi sento abbastanza. Tuttavia mio marito a sua volta si sta provando forzatamente di tutto, anche di un semplice caffè al bar prima di entrare a lavoro. Come posso fare a tornare come ero prima? Perché il mio pensiero è solo quello di lasciarlo per via degli atteggiamenti, ma abbiamo un figlio di 15 anni ed io dovrei tornare nella mia città natale a 1000 km da qui. Lui dice che mi ama, che anche se guarda non prov a desiderio sessuale, che non riesce a immaginare la sua vita senza di me e non mi tradirebbe mai, ma io non riesco a credergli. Sto sbagliando a privargli tutto perché entro in ansia? Per favore aiutatemi a capire cosa è successo e se ho bisogno di fare terapia per non prendere una decisione sbagliata . Grazie infinitamente a tutti.
Gentile utente, quello che descrivi potrebbe essere letto come un vissuto di gelosia patologica, cioè una forma di gelosia che va oltre la normale preoccupazione di perdere una persona amata e diventa un pensiero intrusivo, costante e incontrollabile, che produce ansia, sospetto e bisogno di controllo.
La tua gelosia sembra essere esplosa in un contesto in cui alcune insicurezze personali sono state riattivate: il tuo sentirti “non abbastanza”, la paura di non essere più desiderata, forse anche il cambiamento del corpo o della relazione dopo tanti anni insieme. In queste situazioni, la mente cerca di ridurre l’angoscia controllando — il telefono, i contatti, gli spostamenti — ma in realtà, più si controlla, più cresce l’ansia e più il bisogno di controllo diventa forte. È un circolo vizioso.
Il comportamento di tuo marito — guardare altre donne, commentare in modo superficiale con gli amici — può certamente ferire e farti sentire svalutata, ma il punto centrale non è tanto ciò che fa lui, quanto ciò che accade dentro di te quando ti senti in pericolo o non vista. È come se si attivasse un meccanismo di allarme costante, che ti fa vivere in uno stato di allerta e ti spinge a limitare tutto ciò che potrebbe minacciare la relazione.
Di fatto, questo meccanismo difensivo di controllo non ti protegge, ma ti isola e ti consuma. Ti sta già facendo male fisicamente e psicologicamente — lo dici chiaramente quando parli del dimagrimento, dell’ansia e della perdita di serenità. È come se la paura avesse preso il comando e la relazione fosse diventata il campo di battaglia di questa paura.
Dal punto di vista clinico, questo tipo di dinamica può essere collegato a:
• insicurezze profonde legate all’autostima o all’attaccamento, spesso radicate molto prima della relazione attuale;
• paure di abbandono o tradimento, che si riattivano in momenti di fragilità o cambiamento;
• distorsioni cognitive, come l’interpretazione automatica che “guardare = desiderare = tradire”;
• e talvolta anche a una condizione ansiosa o depressiva sottostante.
La buona notizia è che tutto questo si può affrontare in terapia. Una psicoterapia, soprattutto di tipo cognitivo-comportamentale o focalizzata sull’attaccamento, ti aiuterebbe a:
• comprendere da dove nasce questo bisogno di controllo;
• riconoscere e gestire l’ansia prima che diventi ingestibile;
• imparare a distinguere ciò che senti da ciò che accade realmente;
• ricostruire la fiducia in te stessa e nella relazione, se vorrai farlo.
In questo momento, non serve “decidere” se lasciarlo o restare. Serve prima di tutto capire e curare la parte di te che soffre. Solo da lì potrai vedere con più lucidità se questa relazione può proseguire o meno.
Non stai “sbagliando” perché entri in ansia — stai soffrendo. Ma privare tuo marito di libertà (come calcetto, amici, colleghi, bar) non ridurrà la tua paura: la sposterà solo su un altro terreno, fino a farti sentire ancora più sola e colpevole.
La tua frase “come posso tornare come ero prima?” è molto importante: la risposta è che puoi farlo, ma con un aiuto professionale. La gelosia non è un difetto morale, ma un segnale che c’è una ferita interiore che chiede ascolto e cura.
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