Dott.ssa
Eleonora Rossini
Psicologa
·
Terapeuta
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sulle specializzazioni
Forlì 1 indirizzo
Esperienze
Sono una psicologa clinica e di comunità, psicologa giuridica e psicodiagnosta, coordinatore genitoriale sistemico relazionale e mediatore familiare sistemico in formazione, laureata nel 1996 a Roma e iscritta all'albo degli psicologi dal 1998. Ho approfondito i DSA, le tecniche per i disturbi di ansia, il sostegno alla genitorialità. Formata come CTU per tribunali e CTP. Ricevo on line e nel mio studio a Forlì. Nel mio lavoro utilizzo un approccio integrato, prediligendo un orientamento cognitivo-comportamentale, per realizzare un percorso su misura. Aiuto a superare i momenti di stress (lutti, separazioni etc) e difficoltà cercando di focalizzare l'attenzione su nuovi punti di vista. Mi occupo della gestione del benessere della persona e della coppia, della crescita personale e professionale lavorando anche nel settore aziendale e della comunicazione; in particolare, mi occupo di separazione e divorzi in cui vi è l'esigenza di una risoluzione dei conflitti. Inoltre, tratto ansia, stress, DOC e attacchi di panico. E' possibile prenotare un primo appuntamento di assessment della durata di un'ora e mezza. Sono appassionata di innovazione e creatività che metto al servizio da 25 anni di aziende e di agenzie di comunicazione.
Aree di competenza principali:
- Mediatore familiare
Principali patologie trattate
- Ansia
- Stress
- Disturbo d'ansia generalizzato
- Autostima
- Disgrafia
- +38 a11y_sr_more_diseases
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico
60 € -
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Consulenza online
60 € -
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Colloquio di coppia
120 € -
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Colloquio psicologico clinico
60 € -
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Colloquio psicologico di coppia
120 € -
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Indirizzi (2)
Viale Andrea Costa 25, Forlì 47121
Disponibilità
Telefono
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Assicurazioni non accettate
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Recensioni
18 recensioni
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G
Giuseppina Gullotta
Ho trovato una professionista estremamente empatica e preparata. Sa ascoltare davvero, senza giudicare, e riesce a farti sentire compresa fin dal primo incontro. La sua professionalità e sensibilità fanno la differenza. La consiglio sinceramente a chiunque cerchi un supporto psicologico serio e umano.”
• Consulenza online • Altro •
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A
A.B.
Eleonora è una persona molto professionale con la quale mi sono sentita a mio agio fin dal primo giorno. È riuscita a farmi osservare situazioni da prospettive differenti.
• Poliambulatorio Kimeya • colloquio psicologico •
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G
Gabriele
Persona che amam il suo lavoro e non guarda l'orologio cosa molto banale ma oggi giorno difficile da trovare in altre professionisti
• Consulenza online • consulenza online •
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E
Emanuela
Sono alla seconda seduta e mi sto trovando molto bene!
• Studio Dott.ssa Eleonora Rossini • colloquio psicologico •
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E
EG
Ho appena iniziato il percorso con la Dott.ssa Rossini ma fin dalla prima seduta mi sono sentita molto a mio agio. Sono riuscita “ad aprirmi” come era da tempo che non facevo. Dopo ogni incontro mi sento sempre un po’ più leggera e motivata.
• Studio Dott.ssa Eleonora Rossini • colloquio psicologico •
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D
DF
Durante il primo incontro ho apprezzato molto l’attenzione della dottoressa nel guidarmi a comprendere meglio la mia situazione. Mi sono sentito subito a mio agio e ascoltato. Al termine del nostro colloquio, ho provato una sensazione di tranquillità e sicurezza.
• Consulenza online • consulenza online •
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E
E.B.
Consiglio la dottoressa Rossini per professionalità, empatia ed estrema attenzione.
• Studio Dott.ssa Eleonora Rossini • colloquio psicologico clinico •
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Paziente
Professionista attenta e puntuale, molto cortese e disponibile. Non ho uno storico con lei, in quanto ho partecipato ad un'unica seduta ma, per ora, l'esperienza è del tutto positiva!
• Studio Dott.ssa Eleonora Rossini • colloquio psicologico •
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C
Carmen
Attenta e puntuale. Gentile e subito capace di metterti a tuo agio. Assolutamente consigliabile.
• Studio Dott.ssa Eleonora Rossini • sostegno psicologico •
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M
milly
bravissima professionista , sa ascoltare e a dare consigli
• Consulenza online • consulenza online •
Risposte ai pazienti
ha risposto a 66 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno,
sono passati 7 mesi da quando ho tradito la mia ragazza. Non voglio scuse e non voglio cercare alibi. Ho baciato un'altra ragazza durante una serata, per pochi secondi ma abbastanza da rovinare tutto. Erano quasi 3 anni che stavo con la mia ragazza, indescrivibili. Venivo da una relazione lunga 8 anni in cui non mi ci trovavo più. Dopo un po' ho trovato lei, quello che ho provato in questi ultimi 3 anni non so neanche come descriverlo. Non sono mai stato cosi affettuoso con una persona, non ho mai dato così tanto amore... Lei con me era dolcissima, ogni volta che mi guardava sorrideva. Solo a ripensarci sto male. Ho rovinato tutto. Stavamo passando un periodo di crisi dato da alcune incomprensioni e dalla distanza. Sarei dovuto andare per lavoro da lei per 6 mesi, ma lei mi aveva comunicato che non ci sarebbe stata. Pochi mesi prima avevamo avuto una discussione in cui si era lamentata della persona che ero e del tipo di uomo che lei avrebbe voluto accanto. Mi aveva fatto venire i dubbi. Io avevo forse vissuto un'altra relazione? la situazione sembrava essere rientrata, ne avevamo parlato e lei mi aveva confessato di aver esagerato un po'. Probabilemente non l'avevo ancora superata. Prima di partire ho avuto paura, non volevo più andare. Sarei dovuto andare dall'altra parte del mondo, da solo. Non era come l'avevo immaginata. Stavo lasciando il lavoro, la famiglia, gli amici... Per provare ad avvicinarmi, per provare a fare quel passetto in più verso di lei. Ma lei era corsa dall'altra parte. Pochi giorni prima della partenza ho baciato questa ragazza conosciuta durante una serata. Rappresentava il rimanere lì, completamente diversa rispetto a lei. Era forse la mia risposta nel non voler andare. Quando ci siamo visti ho dovuto dirglielo. Appena arrivato, mi ha completamente spiazzato. Lei era disposta a rimanere, a venirmi incontro perchè aveva visto quanti passi avessi fatto verso di lei in questo tempo. Era disposta a cambiare le cose che non andavano, pur di stare con me. Io non sono riuscito a non dirglielo, mi sarei sentito troppo in colpa. Lei avrebbe cambiato tutto per me ed io avevo calpestato la sua fiducia. Bene. Sono passati 6 mesi di distanza, in cui abbiamo cercato di parlare provando a sistemare. Mancavano 10 giorni al mio rientro, ci saremmo visti. Avremmo trovato quella normalità, io e lei. Invece lei mi ha detto che mi odia, non vuole più vedermi e che le ho rovinato la vita. Io mi sento uno schifo, mi sento in colpa. Mi sento colui che ha rovinato tutto. Non riesco a pensare al fatto che ho rovinato tutto e che ho rovinato una persona. Mi ha detto che sta prendendo antidepressivi. Piango solo al pensiero. Non volevo farle del male. Non a lei. Non ci sentiamo più da una decina di giorni, vorrei scriverle perchè sto veramente male. Io pensavo che potessimo superarla insieme, ne eravamo capaci. Invece ho paura a scriverle o a vederla. Ho paura di incrociare quello sguardo e non vedere piu quel sorriso. Ma trovare solo odio. Disprezzo. Mi sento un verme. Ho rovinato tutto perchè non sono stato all'altezza. Vi prego ditemi come fare perchè io non riesco ad andare avanti con questo odio nei miei confronti. Ho paura nel scriverle, perchè magari lei sta meglio ora senza di me. Non voglio causarle altro dolore, non se lo merita. Preferisco stare peggio io se lei può stare meglio.
Buongiorno,quello che sta vivendo è un dolore molto intenso ma anche molto comprensibile. Il senso di colpa che prova nasce dal fatto che lei tiene davvero a questa persona e riconosce di aver fatto qualcosa che ha ferito la relazione. Questo, però, non significa che lei sia “un verme” o una persona sbagliata: significa che ha commesso un errore in un momento di fragilità, dentro una fase già complessa della coppia. Nel suo racconto emerge chiaramente che non si è trattato di un gesto “a caso”, ma inserito in un contesto di dubbi, distanza, paura e bisogno di fermarsi. Questo non giustifica il gesto, ma lo rende comprensibile dal punto di vista umano. Il punto critico ora non è tanto ciò che è successo, ma il modo in cui sta trattando sé stesso: si sta identificando totalmente con quell’errore, come se definisse tutto il suo valore. Questo tipo di auto-condanna non aiuta né lei né, paradossalmente, la persona che ha ferito. Per quanto riguarda lei, la reazione della sua ex è forte e va rispettata. Rabbia, odio e chiusura sono reazioni frequenti quando si rompe la fiducia, e non sempre le persone sono disponibili o pronte a ricostruire, anche se prima sembrava possibile. In questo momento, scriverle potrebbe essere più un bisogno suo (di alleviare il senso di colpa e il dolore) che qualcosa che aiuta davvero lei. A volte il gesto più rispettoso è fermarsi e lasciare spazio, anche se fa molto male. Questo non significa che lei non potrà mai più ricontattarla, ma che è importante valutare i tempi e soprattutto le motivazioni: scriverle per riparare davvero o per stare meno male? Parallelamente, è fondamentale che inizi a lavorare su di sé per uscire da questa posizione di colpa totale. Può provare a distinguere: ha fatto qualcosa di sbagliato, ma non è totalmente sbagliato. Ha ferito, ma non è solo “colui che rovina tutto”. Questo passaggio è essenziale per poter andare avanti. Se questo stato emotivo persiste, con pianto, pensieri ripetitivi e forte auto-svalutazione, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare sia la perdita sia il senso di colpa, trasformandolo in qualcosa di più costruttivo. Ora il compito non è “aggiustare tutto subito”, ma iniziare a stare dentro quello che è successo senza distruggere sé stesso. Un caro saluto.
Eleonora Rossini
Psicologa clinica
Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
Grazie per le vostre eventuali risposte.
Buongiorno,
quello che descrive è molto più comune di quanto possa sembrare, soprattutto in alcune fasi della vita in cui gli equilibri sociali cambiano. Non è un segnale che “c’è qualcosa di sbagliato in lei”, ma piuttosto che si trova in un momento di transizione.
Ci sono alcuni elementi importanti nel suo racconto. Il primo è il confronto: vedere gli altri con gruppi, partner e attività strutturate porta facilmente a pensare di essere “indietro” o “diversi”. Questo confronto, però, tende a distorcere la realtà e a farle attribuire a sé stessa etichette molto dure (come “sfigata”), che alimentano ansia e senso di inadeguatezza.
Il secondo aspetto è il tempo vuoto. Quando non si lavora o non si studia, le giornate (e soprattutto i weekend) diventano più esposte a pensieri ripetitivi e alla FOMO (paura di perdersi qualcosa). In queste condizioni è più facile interpretare il silenzio o la mancanza di programmi come un fallimento personale, quando in realtà è una condizione temporanea.
Provi a distinguere due piani:
da una parte la situazione reale (pochi amici ma presenti, un compagno, una fase momentanea più “ferma”), dall’altra il significato che le attribuisce (“non valgo”, “non sono abbastanza”). È proprio su questo secondo livello che si genera gran parte della sofferenza.
Può essere utile iniziare con piccoli passi concreti, senza aspettare la “compagnia perfetta”: proporre lei qualcosa a un’amica, partecipare ad attività nuove, oppure anche imparare a vivere alcuni momenti da sola non come un ripiego ma come uno spazio suo. Parallelamente, lavorare sui pensieri automatici (“sono sbagliata”) cercando di metterli in discussione può ridurre molto il peso emotivo che sente.
Infine, ha già fatto un passaggio importante: collegare questo vissuto a una fase della vita (anno fuori sede, cambiamenti, pausa lavorativa). Questo indica che la situazione può evolvere, non è qualcosa di fisso.
Se questa sensazione di appiattimento e ansia dovesse persistere o intensificarsi, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare sia sull’autostima sia sulla costruzione di una vita sociale più soddisfacente, senza sentirsi “fuori posto”.
Un caro saluto.
Eleonora Rossini
Psicologa clinica
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