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Esperienze

Sono la Dott.ssa Dominique Capasso, psicologa clinica e di comunità laureata all'università degli studi di Napoli Federico II e attualmente iscritta al primo anno di scuola di specializzazione ad orientamento sistemico-relazionale.  

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica

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Bambini

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Consulenza online

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Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    40 €

  • Consulenza online

    40 €

  • Sostegno psicologico

    40 €

  • Sostegno psicologico adolescenti

    40 €

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  • F

    Ho iniziato il mio percorso con la dottoressa solo da qualche settimana, ma fin dal primo incontro ho percepito una competenza e una sensibilità che mi hanno messo subito a mio agio. Riesce ad affrontare le mie insicurezze con un approccio chiaro e mai giudicante, creando uno spazio in cui è davvero possibile aprirsi.
    Nonostante la giovane età, dimostra una maturità professionale che va ben oltre gli anni. La consiglio in particolare a chi, come me, si avvicina per la prima volta a un percorso di questo tipo e ha bisogno di essere guidato con pazienza e competenza.

    • Attenzione durante la visita
    • Spiegazioni dettagliate
    • Efficacia del trattamento
     • Consulenza online colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Dominique Capasso

    La ringrazio vivamente per il suo feedback!


  • A

    La Dottoressa Capasso si distingue per la sua serietà e per l’approccio metodologico chiaro e accurato. Unisce una preparazione solida e aggiornata a una sensibilità profonda, mettendo sempre al centro le necessità della persona. È una figura di riferimento affidabile per chi desidera affrontare le proprie sfide con il supporto di una guida attenta e competente.

    • Attenzione durante la visita
    • Spiegazioni dettagliate
    • Efficacia del trattamento
    • Ottimo studio
    • Puntualità
     • Consulenza online consulenza online  • 

    Dott.ssa Dominique Capasso

    Grazie mille per la sua recensione!


  • M

    Consiglio vivamente la Dott.ssa Capasso, è molto preparata e disponibile! Ti mette subito a tuo agio e ti fa sentire accolto. È una vera professionista con cui riesci a parlare senza riserve.

    • Attenzione durante la visita
    • Spiegazioni dettagliate
    • Puntualità
     • Consulenza online colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Dominique Capasso

    La ringrazio molto!


  • I

    Riesce a creare uno spazio sicuro, accogliente e profondamente umano nonostante lo schermo. È empatica, attentissima ai dettagli e sa ascoltare senza mai giudicare. Mi sta aiutando moltissimo nel mio percorso di crescita personale. Consigliatissima!"

    • Attenzione durante la visita
    • Spiegazioni dettagliate
    • Puntualità
     • Consulenza online sostegno psicologico  • 

    Dott.ssa Dominique Capasso

    Grazie mille!


  • G

    Semplicemente mi sono sentito ascoltato, e capito!

    • Attenzione durante la visita
    • Spiegazioni dettagliate
    • Efficacia del trattamento
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    Dott.ssa Dominique Capasso

    Grazie per il suo feedback!


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 3 domande da parte di pazienti di MioDottore

Ho bisogno di parlare di me.
Oggi ho 27 anni.
Temo di soffrire di depressione. Lo so soltanto io. Non ho chiesto aiuto a nessuno fuorché a qualche psicologo ai quali credo di non aver fatto ben capire la mia situazione. Un po' perché mi dispiaceva dover dare loro una tale responsabilità, un po' perché, mi sto rendendo conto, di avere qualche problema di comunicazione.
Dico le cose una volta e non le ripeto più. Accenno e non rimarco. Approfondisco solo su richiesta e se posso rimango vaga.
Succede spesso che le persone non capiscano ciò che ho detto o fraintendano le mie parole quando esprimo ciò che desidero.
Forse per questo, talvolta, di fronte a chi mi conosce poco, appaio come una persona ambigua.
C'è da dire anche che sono spesso sulla difensiva. Scruto, studio e difficilmente mi apro. Quindi sono timida, riservata ed introversa con chi non conosco, mentre invece sono chiacchierona, decisa ed entrante con chi conosco, con uno spiccato spirito accudente.
L'impulsività non mi appartiene. Piuttosto sono riflessiva.
Sono proprio una di quelle persone che da piccole si isolavano e si rifugiavano nei loro pensieri e che oggi hanno un atteggiamento evitante verso le problematiche.
Proprio questa caratteristica mi ha permesso di procrastinare le reazioni relative ad ogni "trauma" e problematica della mia vita e così le situazioni sono andate peggiorando a poco a poco.
Uno dei problemi chiave è stata l'evoluzione del rapporto con mia madre a seguito di una cambiamento traumatico avvenuto in famiglia.
Inutile dilungarmi sulle varie dinamiche tossiche elencando gli episodi più amari.
Quello che importa è che ho sofferto il peso delle sue aspettative ritrovandomi in uno stato di immobilismo.
Non sono mai riuscita a dirle davvero quali fossero le mie difficoltà temendo la sua esasperata apprensione e le sue reazioni.
La temo. Soltanto ora mi accorgo di temerla così tanto...
Nonostante sappia che non sia giustificabile, la odio. Un odio viscerale. Però le voglio anche bene e so, razionalmente, che su tutto ciò, lei non ha colpe, perciò continuo a prestarmi a lei(anche se inutilmente) per farla star bene e mi dispiaccio quando mi accorgo di trattarla con irascibilità solo perché mi sfugge dal controllo l'odio che mi suscita.

Ho iniziato a stare veramente male a 24 anni.
Soffrivo di stress.
Mi risvegliavo nella notte terrorizzata, udendo le urla di mia madre che in realtà non c'erano.
Soffrivo di forte tachicardia dovuta a degli attacchi di panico. Erano fortissimi, da farmi male. Ho iniziato a desiderare di morire e a pianificare il mio suicidio. Così la notte non dormivo se non per poche ore, né dormivo il giorno. Ancora oggi passo da dei periodi di insonnia a dei periodi di ipersonnia.
Così ho iniziato anche a perdere la memoria, veri vuoti di memoria.
Dolori fisici e forti mal di testa. Attacchi di panico ricorrenti.
Ho fatto i conti con l'istinto di sopravvivenza che più e più volte ha tradito le mie intenzioni.
Al di fuori dell'evidente distrazione e mancanza di memoria, non ho mai fatto trapelare niente. Niente di niente.
Tutto molto molto stancante, non più solo psicologicamente ma anche fisicamente.
Ho deciso dunque, di abbandonare me stessa, tutti i miei desideri e i miei obiettivi e di trasformarmi in un oggetto. Vivere per inerzia. Così ho messo da parte anche quello stato di sofferenza, ma ovviamente è riemersa, con i sensi di colpa per essermi permessa di vivere così: vivere senza essere nessuno.
Ho buttato i migliori anni della mia vita. Ho fatto dei danni a me stessa irreparabili e adesso sogno di scappare di casa e andare a vivere sotto ai ponti, nella speranza di uscire dal mio immobilismo. Magari in condizioni estreme riuscirò a prendere le redini di me stessa. Cosa suggerite?

Salve.
Dal suo messaggio mi sembra di percepire un forte desiderio di essere ascoltata e di aprirsi. Nonostante si descriva come una persona che non si esprime fino in fondo, questa immagine potrebbe celare una profonda sofferenza legata al trattenere tutto dentro di sé.
La difficoltà ad aprirsi con gli altri non sarebbe da condannare: probabilmente non era ancora il momento in cui si sentiva pronta a farlo. Potrebbe aver appreso, anche attraverso l’esperienza, che non sempre l’apertura e il racconto della propria sofferenza incontrano risposte positive. Per questo motivo, non sarebbe da biasimarsi se avesse imparato a proteggersi, scegliendo di non esporsi, soprattutto con chi non conosce e di cui non può prevedere le reazioni. Al contrario, potrebbe tendere a condividere la propria storia in modo autentico solo con persone di cui si fida.
Esplorare la sua storia personale, così come quella di sua madre e della sua famiglia, potrebbe favorire l’emergere di consapevolezze importanti: non tanto per giustificare, quanto per comprendere le ragioni dei comportamenti delle persone intorno a lei. Questo processo potrebbe anche aiutarla a riscoprire e dare spazio a parti di sé che potrebbe sentire non siano mai state realmente accolte o curate.
Dal suo racconto sembrerebbe trasparire una grande stanchezza, una fatica profonda nel portare da sola un peso così significativo. Per questo, potrebbe essere utile considerare l’ipotesi di intraprendere un percorso con un terapeuta, che potrebbe rappresentare un aiuto importante.
Infine, potrebbe essere utile tenere presente che trovare lo specialista adatto a sé non è sempre immediato: potrebbe capitare di dover cambiare professionista se non ci si sente a proprio agio nella relazione. Soprattutto nelle fasi iniziali, il rapporto potrebbe apparire più superficiale e richiedere tempo per svilupparsi; tuttavia, concedendosi il tempo e la possibilità di nutrirlo, potrebbe diventare uno spazio estremamente ricco e significativo.

Dott.ssa Dominique Capasso

Gentili, vi scrivo per un problema che sto riscontrando da un po' di tempo.
premetto di essere una ragazza molto ansiosa in molti contesti della vita quotidiana. In questo momento ( da almeno un anno ormai) vivo con molta ansia la vita sessuale. Ho sempre paura ad avere rapporti sessuali per paura di rimanere incinta nonostante l'uso di precauzioni. Ho sempre paura che mi sfugga qualcosa. Un anno fa ho vissuto un periodo molto stressante per questo motivo, che ha avuto delle ripercussioni significative nella vita quotidiana (mangiavo poco, non riuscivo a concentrarmi nello studio, piangevo molto, passavo le notti senza dormire ), questo causato da una convinzione irrazionale di essere incinta. Sono una ragazza giovane, frequento l'università e l'eventualità di una gravidanza mi manda fuori di testa.
può essere considerata "normale" questa paura o è il caso di capire il motivo di questa ansia così marcata in questo contesto?

Salve.
Sono dell’idea che potrebbe valere la pena provare a comprendere ed esplorare ciò che si avverte come un disagio, soprattutto quando questo sembra avere ripercussioni significative sulla vita quotidiana. Potrebbe essere estremamente utile interrogarsi ed entrare in contatto con questa dimensione, sia per cercare di comprendere meglio le possibili radici di questo periodo particolarmente faticoso, sia per conoscersi in modo più profondo.
Questo potrebbe significare anche non fermarsi soltanto a ciò che appare più evidente, perché a volte un singolo evento o una preoccupazione specifica possono rimandare a qualcosa di più ampio. In questo senso, quella preoccupazione potrebbe essere anche un modo attraverso cui sta emergendo un bisogno più generale di attenzione, ascolto e cura.
All’interno di un percorso terapeutico, con i tempi e i modi che sentirebbe più suoi, si potrebbe eventualmente esplorare — come una possibilità tra le altre — se esistano delle dinamiche più ampie sottostanti, ad esempio legate al bisogno di tenere le cose sotto controllo o al timore che possano sfuggire di mano, anche in altri contesti. Questo non tanto per trarre conclusioni affrettate, quanto per provare, insieme al terapeuta, a comprendere se e in che modo alcuni vissuti possano contribuire al vissuto di ansia.
Spero di esserle stata d'aiuto.

Dott.ssa Dominique Capasso
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