Sono stato operato nel 2012 di ernia al disco e da una 40ina di giorni sto avendo disturbi a causa d
8
risposte
Sono stato operato nel 2012 di ernia al disco e da una 40ina di giorni sto avendo disturbi a causa di uno sforzo fisico. Fatta la risonanza e consultato il neurochirurgo che mi operó all epoca questo è il quadro in breve: Lombalgia con irradiazione post sforzo, spondiloartrosi, esiti erniectomia L4-L5.
Curata con farmaci a base di FANS ora ho una fortissima rigidità nei muscoli para vertebrali e delle leggerissime scosse sul nervo sciatico ma che si manifestano anche a giorni alterni e non costantemente. Prima di lui ho anche consultato un ortopedico la cui diagnosi è stata : Discopatia L4-L5 da pregressa erniocomia.
Ad oggi si sta facendo sempre più concreta la soluzione chirurgica, che ovviamente vorrei evitare dato che ho 33 anni e 1000 cose da fare !
Come mi consigliate di proseguire ? A quale specialista posso rivolgermi ?
Vi ringrazio
Curata con farmaci a base di FANS ora ho una fortissima rigidità nei muscoli para vertebrali e delle leggerissime scosse sul nervo sciatico ma che si manifestano anche a giorni alterni e non costantemente. Prima di lui ho anche consultato un ortopedico la cui diagnosi è stata : Discopatia L4-L5 da pregressa erniocomia.
Ad oggi si sta facendo sempre più concreta la soluzione chirurgica, che ovviamente vorrei evitare dato che ho 33 anni e 1000 cose da fare !
Come mi consigliate di proseguire ? A quale specialista posso rivolgermi ?
Vi ringrazio
Buonasera consiglio di rivolgersi ad un mio collega osteopata DO che sia amche fisioterapista fnofi che opera dalle sue parti. Cordiali saluti giancarlo cicogna
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Mi dispiace per la situazione, soprattutto alla tua età, e capisco perfettamente il desiderio di evitare un nuovo intervento chirurgico. Dal quadro che descrivi non emerge automaticamente un’indicazione chirurgica urgente, soprattutto in assenza di deficit di forza, alterazioni importanti della sensibilità o disturbi urinari e intestinali. Dopo un intervento per ernia il disco rimane più fragile e la muscolatura tende a contrarsi in modo difensivo per proteggere la zona, creando un circolo vizioso tra dolore e contrattura che può mantenere la sintomatologia anche senza una nuova ernia significativa. La rigidità marcata che riferisci è molto spesso una risposta muscolare reattiva e non necessariamente il segno di un peggioramento strutturale importante. Prima di pensare alla chirurgia, che a 33 anni dovrebbe essere considerata solo come ultima opzione salvo peggioramento neurologico progressivo, sarebbe opportuno intraprendere un percorso conservativo strutturato. La figura più indicata in questa fase è il fisioterapista, specialista in medicina fisica e riabilitazione, che può valutare postura, equilibrio muscolare e impostare un programma riabilitativo personalizzato mirato al recupero della mobilità e al rinforzo del core. La chirurgia in genere diventa indicata quando c’è un deficit motorio progressivo, una sciatalgia continua e invalidante che non risponde a mesi di trattamento conservativo oppure una recidiva erniaria importante documentata alla risonanza con chiara correlazione clinica. Nel frattempo è importante evitare il riposo assoluto prolungato, mantenere una camminata leggera quotidiana compatibilmente con il dolore, utilizzare calore locale per la rigidità e iniziare esercizi graduali sotto guida professionale senza forzature. Molti pazienti con quadri simili migliorano significativamente in due o tre mesi di riabilitazione mirata senza dover ricorrere a un nuovo intervento.
Salve, ho letto la sua domanda. Volevo chiederle se avesse considerato un trattamento conservativo fisioterapico. Visto il quadro che lei descrive e visto il pregresso intervento, sarebbe utile una valutazione fisioterapica e a seguito di essa, impostare un trattamento riabilitativo adeguato. Considerata l'età, oltre il primo approccio chirurgico, non prenderei in considerazione un altro intervento senza provare un trattamento fisioterapico adeguato.
Buongiorno, dai sintomi da lei riportati si rivolga ad un fisioterapista, in caso avesse bisogno mi contatti pure
Salve. Lo specialista di riferimento in questi casi è il neurochirurgo, come lei già sa. Bisogna appunto valutare se ci sia effettiva necessità di intervenire con la chirurgia, oppure se sia più indicato un trattamento conservativo (fisioterapico e farmacologico)x Chieda un secondo parere se ha dubbi, ma faccia riferimento a questo tipo di figura medica per valutare quanto sopra. Se invece a priori non è intenzionato ad operarsi consulti un Fisiatra. Cordiali saluti
Buongiorno, sono il Dr. Melchiorre, Fisioterapista di Torino.
Comprendo perfettamente la sua preoccupazione, specialmente avendo già vissuto un intervento a soli 20 anni. A 33 anni, con una vita attiva, l'idea di tornare sotto i ferri è l'ultima opzione che si vorrebbe considerare.
Il suo quadro indica che, in seguito allo sforzo, il comparto L4-L5 (già indebolito dall'intervento del 2012) è andato in crisi meccanica. La fortissima rigidità dei paravertebrali che descrive è uno spasmo protettivo: il cervello ordina ai muscoli di bloccarsi per impedire movimenti che potrebbero danneggiare ulteriormente il nervo. Le scosse intermittenti sono il segno che la radice nervosa è irritata, ma il fatto che non siano costanti e che non ci sia perdita di forza è un segnale positivo.
Prima di optare per la chirurgia, che in assenza di deficit neurologici gravi resta l'ultima spiaggia, ecco come le consiglierei di procedere:
1. Consultare un Fisiatra o un Medico del Dolore
Invece di tornare subito dal chirurgo (la cui soluzione è, per natura professionale, l'operazione), si rivolga a un Fisiatra esperto in medicina manuale. Questo specialista può valutare terapie conservative avanzate come:
Ossigeno-Ozono Terapia: Molto efficace per ridurre l'infiammazione e favorire il riassorbimento di eventuali frammenti discali, senza essere invasiva come un intervento.
Infiltrazioni mirate: Per spegnere l'infiammazione localizzata e permettere ai muscoli di decontrarsi.
2. Valutazione Fisioterapica e Osteopatica
La chirurgia del 2012 ha creato del tessuto cicatriziale e ha cambiato la biomeccanica della sua schiena. Lo sforzo recente ha rotto questo equilibrio. Un fisioterapista specializzato in terapia manuale può lavorare per:
Ridurre la rigidità dei paravertebrali: Non con semplici massaggi, ma con tecniche di rilascio miofasciale.
Esercizi di controllo motorio: Una volta superata la fase acuta, dovrà rinforzare i muscoli stabilizzatori profondi (il core) per proteggere il segmento L4-L5 durante i suoi impegni quotidiani.
3. Evitare il riposo assoluto
A meno che il dolore non sia insopportabile, cerchi di mantenere un minimo di movimento dolce (camminate brevi in piano). Il riposo prolungato a letto peggiora la rigidità e rallenta il recupero dei tessuti.
La chirurgia nel 2026 ha fatto passi avanti, ma rimane un intervento su una zona già operata. Spesso, una combinazione di terapia farmacologica mirata (diversa dai soli FANS, magari orientata al dolore neuropatico) e fisioterapia specialistica permette di rientrare dalla fase acuta ed evitare la sala operatoria.
Desidera che le illustri una posizione di scarico specifica per il segmento L4-L5 da utilizzare nei momenti di massima rigidità, o preferisce capire quali sono i segnali di allarme per cui l'intervento diventerebbe invece inevitabile?
Comprendo perfettamente la sua preoccupazione, specialmente avendo già vissuto un intervento a soli 20 anni. A 33 anni, con una vita attiva, l'idea di tornare sotto i ferri è l'ultima opzione che si vorrebbe considerare.
Il suo quadro indica che, in seguito allo sforzo, il comparto L4-L5 (già indebolito dall'intervento del 2012) è andato in crisi meccanica. La fortissima rigidità dei paravertebrali che descrive è uno spasmo protettivo: il cervello ordina ai muscoli di bloccarsi per impedire movimenti che potrebbero danneggiare ulteriormente il nervo. Le scosse intermittenti sono il segno che la radice nervosa è irritata, ma il fatto che non siano costanti e che non ci sia perdita di forza è un segnale positivo.
Prima di optare per la chirurgia, che in assenza di deficit neurologici gravi resta l'ultima spiaggia, ecco come le consiglierei di procedere:
1. Consultare un Fisiatra o un Medico del Dolore
Invece di tornare subito dal chirurgo (la cui soluzione è, per natura professionale, l'operazione), si rivolga a un Fisiatra esperto in medicina manuale. Questo specialista può valutare terapie conservative avanzate come:
Ossigeno-Ozono Terapia: Molto efficace per ridurre l'infiammazione e favorire il riassorbimento di eventuali frammenti discali, senza essere invasiva come un intervento.
Infiltrazioni mirate: Per spegnere l'infiammazione localizzata e permettere ai muscoli di decontrarsi.
2. Valutazione Fisioterapica e Osteopatica
La chirurgia del 2012 ha creato del tessuto cicatriziale e ha cambiato la biomeccanica della sua schiena. Lo sforzo recente ha rotto questo equilibrio. Un fisioterapista specializzato in terapia manuale può lavorare per:
Ridurre la rigidità dei paravertebrali: Non con semplici massaggi, ma con tecniche di rilascio miofasciale.
Esercizi di controllo motorio: Una volta superata la fase acuta, dovrà rinforzare i muscoli stabilizzatori profondi (il core) per proteggere il segmento L4-L5 durante i suoi impegni quotidiani.
3. Evitare il riposo assoluto
A meno che il dolore non sia insopportabile, cerchi di mantenere un minimo di movimento dolce (camminate brevi in piano). Il riposo prolungato a letto peggiora la rigidità e rallenta il recupero dei tessuti.
La chirurgia nel 2026 ha fatto passi avanti, ma rimane un intervento su una zona già operata. Spesso, una combinazione di terapia farmacologica mirata (diversa dai soli FANS, magari orientata al dolore neuropatico) e fisioterapia specialistica permette di rientrare dalla fase acuta ed evitare la sala operatoria.
Desidera che le illustri una posizione di scarico specifica per il segmento L4-L5 da utilizzare nei momenti di massima rigidità, o preferisce capire quali sono i segnali di allarme per cui l'intervento diventerebbe invece inevitabile?
Buongiorno.
Lei non mi sembra stia descrivendo deficit motori, perdita di forza o dolore radicolare continuo e invalidante. Quindi non credo si debba pensare subito ad una soluzione chirurgica. Inoltre la spondiloartrosi è un processo degenerativo comune, anche nei giovani adulti.
Le consiglio di consultare un fisioterapista, eseguendo riabilitazione mirata su
stabilizzazione lombare, rinforzo core, mobilità controllata e gestione del carico. Eviti di eseguire solo trattamenti passivi, quelli posso aiutare momentaneamente ma poi il focus sarà di riabituare gradualmente la colonna al carico. Dopo magari un paio di mesi può riaggiornarsi col medico per rivalutare la situazione.
Cordialmente Saluto
Dott. FT. Riccardo Schiatti
Lei non mi sembra stia descrivendo deficit motori, perdita di forza o dolore radicolare continuo e invalidante. Quindi non credo si debba pensare subito ad una soluzione chirurgica. Inoltre la spondiloartrosi è un processo degenerativo comune, anche nei giovani adulti.
Le consiglio di consultare un fisioterapista, eseguendo riabilitazione mirata su
stabilizzazione lombare, rinforzo core, mobilità controllata e gestione del carico. Eviti di eseguire solo trattamenti passivi, quelli posso aiutare momentaneamente ma poi il focus sarà di riabituare gradualmente la colonna al carico. Dopo magari un paio di mesi può riaggiornarsi col medico per rivalutare la situazione.
Cordialmente Saluto
Dott. FT. Riccardo Schiatti
Buonasera, mi sembra di capire che non ci sono importanti segni neurologici quindi non terrei l’operazione come prima opzione
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.