Sono stato operato da due mesi per un neurinoma al trigemino di 29 mm con accesso transorbitario. In

Sono stato operato da due mesi per un neurinoma al trigemino di 29 mm con accesso transorbitario. Inizialmente ho sofferto di tensioni nella branca oftalmica, ora sto soffrendo di formicolii e sensazione di punture di aghi nella medesima area. Dopo l' ntervento non é stata prescritta alcuna terapia con anticonvulsivi. Che percentuale vi é che questi ulteriori sintomi spariscano da soli e quali potrebbero essere eventualmente le tempistiche? Grazie

1 risposta


I sintomi che descrive (formicolii, sensazione di punture di aghi e alterazioni della sensibilità nella regione della branca oftalmica del trigemino) possono comparire dopo un intervento per neurinoma del trigemino e non indicano necessariamente una complicanza o una recidiva. Dopo la rimozione di una lesione che comprime o coinvolge il nervo, le fibre nervose possono impiegare molti mesi per recuperare. Durante questa fase di “guarigione nervosa” è relativamente frequente avvertire parestesie, formicolii, sensazioni di scossa elettrica o punture, che talvolta rappresentano proprio un segno di riorganizzazione e recupero della funzione nervosa. A soli due mesi dall’intervento è generalmente ancora presto per considerare stabilizzato il quadro neurologico. In molti casi l’evoluzione continua per 6-12 mesi e talvolta anche oltre. Non è possibile prevedere con precisione la probabilità che i sintomi scompaiano completamente, poiché il recupero dipende da diversi fattori: dimensioni del tumore, grado di coinvolgimento del nervo prima dell’intervento, eventuale manipolazione chirurgica delle fibre trigeminali e andamento postoperatorio individuale. La mancata prescrizione di anticonvulsivanti non è necessariamente anomala. Farmaci come gabapentin, pregabalin o carbamazepina vengono generalmente utilizzati quando il dolore neuropatico è particolarmente intenso o invalidante, non come terapia obbligatoria per tutti i pazienti operati. Se i sintomi dovessero aumentare progressivamente, diventare dolorosi o interferire con la qualità di vita, è opportuno discuterne con il neurochirurgo o il neurologo di riferimento per valutare l’eventuale introduzione di una terapia specifica. In sintesi, a due mesi dall’intervento la presenza di parestesie nella branca oftalmica può rientrare nell’evoluzione postoperatoria e vi sono ancora ampi margini di miglioramento nei mesi successivi.

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