Salve, vi scrivo per avere aiuto a districarmi tra due diagnosi contrastanti. Sono maschio e ho 38
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Salve,
vi scrivo per avere aiuto a districarmi tra due diagnosi contrastanti. Sono maschio e ho 38 anni. Fin da piccolo ho avuto flusso urinario debole (impiego il triplo del tempo di altri uomini ad urinare) ma non l'avevo mai considerato un problema. Un paio di anni fa ho iniziato ad avere qualche difficoltà ad urinare, in pratica a un certo punto della minzione (verso la fine) mi si interrompe il flusso e faccio una certa fatica a riprendere (impiego una ventina di secondi circa); poi termino a piccoli goccini alla volta. Così parlai col mio medico di base della questione, ma lui mi disse che non era niente, di non preoccuparmi. Tuttavia ero piuttosto preoccupato allora prenotai una visita privata da un urologo. Questo mi fece compilare un questionario, mi fece un po' di domande e poi mi fece fare una flussimetria.
Il problema è che non avevo da urinare, era caldo e forse ero leggermente disidratato, quindi mi fece aspettare una mezz'ora bevendo un tè freddo. Feci l'esame e il flusso era debolissimo, molto più del mio solito, proprio perché il volume delle urine era quasi nullo. Poi prima di fare l'ecografia dovetti aspettare che finisse con un altro paziente, e probabilmente nel frattempo ho finalmente assimilato i liquidi che avevo bevuto, sicchè l'ecografia ha evidenziato "ristagno superiore a 100 cc". Ma come gli ho chiesto, siamo sicuri che quando ho urinato questa urina fosse già nella vescica? In ogni caso disse che era quasi certo si trattasse di un'occlusione dell'uretra, da verificare con uretrocistoscopia e probabilmente da operare. E' stato anche piuttosto drastico, mi ha detto che avevo solo qualche anno di tempo e poi avrei perso la vescica.
Pur non dubitando della competenza dell'urologo, non mi sembrava attendibile il modo in cui si era svolto l'esame, così prima di passare a una procedura così invasiva ho voluto una controprova. Ho prenotato un'altra flussimetria, da un altro urologo, e il risultato è stato il seguente:
V vuotato 202 ml
Q max 15 ml/sec
Q medio 6 ml/sec
Tempo al flusso massimo 9 sec
Residuo post minzionale di pochi ml controllato ecograficamente
Valori e morfologia del tracciato ai limiti inferiori della norma.
A voce questo secondo urologo mi ha detto che secondo lui attualmente non vale la pena fare l'uretrocistoscopia, che secondo lui non c'era niente di grave.
A distanza di due anni il problema alla minzione è rimasto, lasciandomi pensare che non tornerò più come prima, e soprattutto c'è una novità: mi è capitato per la prima volta di avere difficoltà anche ad eiaculare. Una volta durante l'orgasmo non è uscito proprio nulla, e un altro paio di volte meno del normale.
Come giudicate la situazione? Secondo voi cosa dovrei fare?
vi scrivo per avere aiuto a districarmi tra due diagnosi contrastanti. Sono maschio e ho 38 anni. Fin da piccolo ho avuto flusso urinario debole (impiego il triplo del tempo di altri uomini ad urinare) ma non l'avevo mai considerato un problema. Un paio di anni fa ho iniziato ad avere qualche difficoltà ad urinare, in pratica a un certo punto della minzione (verso la fine) mi si interrompe il flusso e faccio una certa fatica a riprendere (impiego una ventina di secondi circa); poi termino a piccoli goccini alla volta. Così parlai col mio medico di base della questione, ma lui mi disse che non era niente, di non preoccuparmi. Tuttavia ero piuttosto preoccupato allora prenotai una visita privata da un urologo. Questo mi fece compilare un questionario, mi fece un po' di domande e poi mi fece fare una flussimetria.
Il problema è che non avevo da urinare, era caldo e forse ero leggermente disidratato, quindi mi fece aspettare una mezz'ora bevendo un tè freddo. Feci l'esame e il flusso era debolissimo, molto più del mio solito, proprio perché il volume delle urine era quasi nullo. Poi prima di fare l'ecografia dovetti aspettare che finisse con un altro paziente, e probabilmente nel frattempo ho finalmente assimilato i liquidi che avevo bevuto, sicchè l'ecografia ha evidenziato "ristagno superiore a 100 cc". Ma come gli ho chiesto, siamo sicuri che quando ho urinato questa urina fosse già nella vescica? In ogni caso disse che era quasi certo si trattasse di un'occlusione dell'uretra, da verificare con uretrocistoscopia e probabilmente da operare. E' stato anche piuttosto drastico, mi ha detto che avevo solo qualche anno di tempo e poi avrei perso la vescica.
Pur non dubitando della competenza dell'urologo, non mi sembrava attendibile il modo in cui si era svolto l'esame, così prima di passare a una procedura così invasiva ho voluto una controprova. Ho prenotato un'altra flussimetria, da un altro urologo, e il risultato è stato il seguente:
V vuotato 202 ml
Q max 15 ml/sec
Q medio 6 ml/sec
Tempo al flusso massimo 9 sec
Residuo post minzionale di pochi ml controllato ecograficamente
Valori e morfologia del tracciato ai limiti inferiori della norma.
A voce questo secondo urologo mi ha detto che secondo lui attualmente non vale la pena fare l'uretrocistoscopia, che secondo lui non c'era niente di grave.
A distanza di due anni il problema alla minzione è rimasto, lasciandomi pensare che non tornerò più come prima, e soprattutto c'è una novità: mi è capitato per la prima volta di avere difficoltà anche ad eiaculare. Una volta durante l'orgasmo non è uscito proprio nulla, e un altro paio di volte meno del normale.
Come giudicate la situazione? Secondo voi cosa dovrei fare?
E' possibile che la prima uroflussometria non sia stata eseguita in maniera ineccepibile.
Da quello che lei racconta potrebbe soffrire di una stenosi congenita dell'uretra, che giustificherebbe la sua storia con flusso urinario sempre debole. A questo potrebbe sommarsi una prostatite che può peggiorare i sintomi in maniera cronica o a cadenza periodica.
Consiglio una nuova valutazione più approfondita per decidere un iter terapeutico più efficace.
Rimango a Sua disposizione per chiarimenti.
Saluti.
Da quello che lei racconta potrebbe soffrire di una stenosi congenita dell'uretra, che giustificherebbe la sua storia con flusso urinario sempre debole. A questo potrebbe sommarsi una prostatite che può peggiorare i sintomi in maniera cronica o a cadenza periodica.
Consiglio una nuova valutazione più approfondita per decidere un iter terapeutico più efficace.
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Certamente il quadro è ora che sia adeguatamente valutato nei suoi diversi aspetti e nelle ragioni che li producono. Vanno definite la funzione genitale (prostata e testicoli) e la condizione uretrale (prima della cistoscopia si può eseguire una uretrografia radiologica o ecografica), ma anche le sue condzioni complessive sul fronte nutrizionale, ossidavo-metabolico e ormonale. Poi si potrà decidere come agire.
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