Salve, sono una ragazza di 20 anni. Cercherò di essere chiara e spiegare le cose il meglio possibile
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Salve, sono una ragazza di 20 anni. Cercherò di essere chiara e spiegare le cose il meglio possibile perché mi rendo conto che in questo modo è più difficile. Da anni soffro d’ansia, ho sempre saputo di essere “incline” magari un po’ di più rispetto alla “norma” ma col passare degli anni è andata sempre peggio. Ho cercato di tirare avanti e gestirla a modo mio per diverse ragioni (oltre che il sottovalutare le mie condizioni). Ho cominciato da ciò che riesco a ricordare, con l’avere un po’ di nausea nei momenti più stressanti o “ansiosi” (magari quelli che prevedevano un po’ di normale ansia da prestazione) fino ad arrivare ad oggi con reflusso costante, crampi, forte nausea (in ogni momento della giornata anche se sono sola a casa o non devo fare nulla di particolare),
difficoltà a mangiare (con conseguente perdita di peso continua) e vomito quando ho un vero e proprio attacco d’ansia. Ho iniziato la terapia psicologica da poco, ma sento le pressioni sociali da tanto tempo e mi trovo bloccata con la mia vita psicologicamente ma anche fisicamente e questo mi porta ad essere impaziente. Questi sintomi mi hanno bloccata dal portare avanti lo studio, non sono riuscita neanche a studiare per fare gli esami (oltre ad avere comunque già di base i miei dubbi personali su praticamente tutta la mia esistenza…) da quanto fossi turbata fisicamente. Al momento sto cercando di riordinare i miei pensieri, il mio passato, insomma tutto ciò che mi riguarda con la mia psicologa e psicoterapeuta, ma fisicamente sento di aver bisogno di qualcosa di più. Vorrei il parere di un altro/altra psicoterapeuta, magari anche psichiatra. Ho fatto ancora pochi incontri con la mia psicologa ma ho capito che il suo approccio tende ad allontanarsi da etichette. Il problema è che io sento il bisogno di dare un nome a ciò per cui soffro da anni, ottenere una diagnosi, non per identificarmici ma per sapere che ,c’è effettivamente qualcosa di “anomalo”, che devo “combattere” e per cui non basta un po’ di normale forza di volontà come potrebbe essere per altre condizioni. In più vorrei sapere se in questi casi sia giusto prendere farmaci e rivolgersi ad uno psichiatra, perché io lo sto valutando seriamente da un po’. Grazie dell’attenzione.
difficoltà a mangiare (con conseguente perdita di peso continua) e vomito quando ho un vero e proprio attacco d’ansia. Ho iniziato la terapia psicologica da poco, ma sento le pressioni sociali da tanto tempo e mi trovo bloccata con la mia vita psicologicamente ma anche fisicamente e questo mi porta ad essere impaziente. Questi sintomi mi hanno bloccata dal portare avanti lo studio, non sono riuscita neanche a studiare per fare gli esami (oltre ad avere comunque già di base i miei dubbi personali su praticamente tutta la mia esistenza…) da quanto fossi turbata fisicamente. Al momento sto cercando di riordinare i miei pensieri, il mio passato, insomma tutto ciò che mi riguarda con la mia psicologa e psicoterapeuta, ma fisicamente sento di aver bisogno di qualcosa di più. Vorrei il parere di un altro/altra psicoterapeuta, magari anche psichiatra. Ho fatto ancora pochi incontri con la mia psicologa ma ho capito che il suo approccio tende ad allontanarsi da etichette. Il problema è che io sento il bisogno di dare un nome a ciò per cui soffro da anni, ottenere una diagnosi, non per identificarmici ma per sapere che ,c’è effettivamente qualcosa di “anomalo”, che devo “combattere” e per cui non basta un po’ di normale forza di volontà come potrebbe essere per altre condizioni. In più vorrei sapere se in questi casi sia giusto prendere farmaci e rivolgersi ad uno psichiatra, perché io lo sto valutando seriamente da un po’. Grazie dell’attenzione.
Buonasera, comprendo quanto i sintomi che sta vivendo possano essere debilitanti e quanto il bisogno di dare un nome a questa condizione sia per lei importante. Ottenere una diagnosi può essere un passo utile per comprendere meglio il quadro clinico e individuare un percorso terapeutico più mirato. Se la sua attuale psicologa non segue un approccio diagnostico e sente la necessità di maggiore chiarezza, potrebbe valutare una consulenza con uno psichiatra o con un altro psicoterapeuta più orientato in tal senso. Considerando l’impatto significativo dei sintomi sulla sua quotidianità, potrebbe essere utile esplorare anche l’opzione farmacologica: gli SSRI, ad esempio, vengono comunemente utilizzati nei disturbi d’ansia per ridurre i sintomi nel tempo, mentre gli ansiolitici possono offrire un supporto nella gestione degli episodi più acuti, sempre sotto stretta supervisione medica. Una valutazione psichiatrica le permetterebbe di approfondire questa possibilità in modo adeguato. Nel frattempo, potrebbe essere utile confrontarsi con la sua terapeuta per esprimere il bisogno di una diagnosi più chiara, così da valutare se il percorso attuale risponda alle sue necessità o se sia opportuno integrarlo con un altro tipo di supporto. Sta già facendo passi importanti per prendersi cura di sé e, con il giusto aiuto, potrà trovare maggiore equilibrio e benessere.
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Buonasera,
C'è molto da analizzare in quanto lei scrive.
Ritengo che, per poter inquadrare al meglio la problematica, farebbe al caso suo effettuare una visita psichiatrica, anche per definire da un punto di vista clinico e "fornire una diagnosi", come lei stesso afferma di sentire la necessità.
Inoltre una visita psichiatrica certamente potrebbe fornirle un'opzione terapeutica per poter stare finalmente meglio.
Spero di averla aiutata, mi contatti se ha necessità, resto a disposizione.
Le faccio i migliori auguri per tutto
C'è molto da analizzare in quanto lei scrive.
Ritengo che, per poter inquadrare al meglio la problematica, farebbe al caso suo effettuare una visita psichiatrica, anche per definire da un punto di vista clinico e "fornire una diagnosi", come lei stesso afferma di sentire la necessità.
Inoltre una visita psichiatrica certamente potrebbe fornirle un'opzione terapeutica per poter stare finalmente meglio.
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