Salve sono una donna biologica che stava intraprendendo un percorso ftm ,sono quasi arrivato a prend
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Salve sono una donna biologica che stava intraprendendo un percorso ftm ,sono quasi arrivato a prendere ormoni maschili ma non li ho presi.il mio aspetto e completamente maschile.adbun certo punto non mi riconosco più allo specchio .mi sento come se fossi una donna transgender.mi immagino vol seno e col pene.perche solo testando il mio essere uomo riesco ad essere e a vedermi più femminile.tanto xhe non riesco più a riconoscerminpiu allo specchio perché mi vedo troppo maschile rispetto a quello che sento.in tutto questo ho prrso la mia mascolinità e il mio linguaggio mascile.e normale che immaginandomi con unnpeme mi da sollievo?cosa devobfare?
Salve,
quello che descrive può risultare molto confondente e anche destabilizzante, ma non è raro che, durante un percorso legato all’identità di genere, emergano vissuti complessi, ambivalenti o in evoluzione.
L’identità di genere non è sempre lineare: per alcune persone è stabile e chiara fin da subito, per altre può attraversare fasi di esplorazione, cambiamento o ridefinizione. Nel suo caso sembra esserci stato un primo movimento verso un’identità maschile (anche sul piano dell’espressione esteriore e del linguaggio), seguito però da una difficoltà a riconoscersi e da un riemergere di elementi femminili, o comunque di un vissuto interno che non coincide più con l’immagine allo specchio.
Il fatto che lei riferisca di sentirsi “come una donna transgender” o di immaginarsi con caratteristiche corporee miste (seno e pene) può indicare un vissuto identitario non rigidamente collocato in una categoria binaria. Alcune persone, ad esempio, si riconoscono in identità non binarie, fluide o in una combinazione personale di elementi maschili e femminili.
Rispetto alla sua domanda: sì, può accadere che alcune fantasie corporee (come immaginarsi con un pene) diano sollievo. Questo non va interpretato automaticamente come un’indicazione “definitiva” su chi lei sia, ma piuttosto come un segnale di un bisogno interno, che merita di essere ascoltato e compreso. Il sollievo spesso indica una riduzione momentanea della tensione o del conflitto interno.
La difficoltà a riconoscersi allo specchio, invece, è un aspetto importante: può essere legata a una forma di dissonanza tra immagine corporea e identità percepita, e merita attenzione, perché può generare disagio significativo.
Quello che appare centrale, più che “decidere subito cosa fare”, è fermarsi a esplorare con calma e senza pressioni:
cosa sente davvero come autentico per sé oggi
quali aspetti del maschile e del femminile le appartengono
cosa le dà sollievo e cosa invece aumenta il disagio
quanto le sue scelte sono guidate da un bisogno interno versus aspettative esterne o tentativi di adattamento
In questo momento non è tanto importante etichettarsi, quanto capirsi.
Proprio per la complessità e la delicatezza di questi vissuti, è fortemente consigliabile intraprendere (o proseguire) un percorso con uno specialista esperto in identità di genere, che possa aiutarla a dare senso a ciò che sta vivendo, senza giudizio e con gradualità.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive può risultare molto confondente e anche destabilizzante, ma non è raro che, durante un percorso legato all’identità di genere, emergano vissuti complessi, ambivalenti o in evoluzione.
L’identità di genere non è sempre lineare: per alcune persone è stabile e chiara fin da subito, per altre può attraversare fasi di esplorazione, cambiamento o ridefinizione. Nel suo caso sembra esserci stato un primo movimento verso un’identità maschile (anche sul piano dell’espressione esteriore e del linguaggio), seguito però da una difficoltà a riconoscersi e da un riemergere di elementi femminili, o comunque di un vissuto interno che non coincide più con l’immagine allo specchio.
Il fatto che lei riferisca di sentirsi “come una donna transgender” o di immaginarsi con caratteristiche corporee miste (seno e pene) può indicare un vissuto identitario non rigidamente collocato in una categoria binaria. Alcune persone, ad esempio, si riconoscono in identità non binarie, fluide o in una combinazione personale di elementi maschili e femminili.
Rispetto alla sua domanda: sì, può accadere che alcune fantasie corporee (come immaginarsi con un pene) diano sollievo. Questo non va interpretato automaticamente come un’indicazione “definitiva” su chi lei sia, ma piuttosto come un segnale di un bisogno interno, che merita di essere ascoltato e compreso. Il sollievo spesso indica una riduzione momentanea della tensione o del conflitto interno.
La difficoltà a riconoscersi allo specchio, invece, è un aspetto importante: può essere legata a una forma di dissonanza tra immagine corporea e identità percepita, e merita attenzione, perché può generare disagio significativo.
Quello che appare centrale, più che “decidere subito cosa fare”, è fermarsi a esplorare con calma e senza pressioni:
cosa sente davvero come autentico per sé oggi
quali aspetti del maschile e del femminile le appartengono
cosa le dà sollievo e cosa invece aumenta il disagio
quanto le sue scelte sono guidate da un bisogno interno versus aspettative esterne o tentativi di adattamento
In questo momento non è tanto importante etichettarsi, quanto capirsi.
Proprio per la complessità e la delicatezza di questi vissuti, è fortemente consigliabile intraprendere (o proseguire) un percorso con uno specialista esperto in identità di genere, che possa aiutarla a dare senso a ciò che sta vivendo, senza giudizio e con gradualità.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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Buongiorno. Dalle sue parole emerge che lei non ha completato il percorso di transizione di cui tuttavia sente il bisogno. Se ha intrapreso il percorso psicologico ma non lo ha completato, lo riprenda, per poi completare la transizione. Se non ha neppure iniziato il percorso psicologico, lo faccia al più presto, non faccia l'errore di voler fare tutto da solo.
In bocca al lupo
In bocca al lupo
Buongiorno, il suo èun caso di Disforia di genere. Potrebbe rivolgersi a un centro che si occupi di questi casi.
Buongiorno
ho più volte letto con attenzione quanto da Lei scritto e ho avuto la sensazione che sia stato buttato giù di getto. Sento confusione nella sua descrizione di sé stesso che immagino rispecchi ciò che Lei sta vivendo e la sua difficoltà a dare coerenza alle varie parti di sé.
Credo che le sarebbe utile confrontarsi con uno psicoterapeuta in modo da mettere a fuoco i punti salienti di questo suo percorso ftm e chiarire la sua immagine interna ed esteriore.
Un cordiale saluto.
Dottoressa Simona Loi Zedda
ho più volte letto con attenzione quanto da Lei scritto e ho avuto la sensazione che sia stato buttato giù di getto. Sento confusione nella sua descrizione di sé stesso che immagino rispecchi ciò che Lei sta vivendo e la sua difficoltà a dare coerenza alle varie parti di sé.
Credo che le sarebbe utile confrontarsi con uno psicoterapeuta in modo da mettere a fuoco i punti salienti di questo suo percorso ftm e chiarire la sua immagine interna ed esteriore.
Un cordiale saluto.
Dottoressa Simona Loi Zedda
Di sicuro serve un vero percorso psicologico prima dell’accetto di questa transizione. Ha conseguito l’accordo dello psicologo per la transizione?
Una delle cose chiave nel rapporto è da analizzare con lo psicologo, e fermamente anche questo aspetto di essere pronto per vedere dei cambiamenti corporali e fisici. La valutazione si fa in piena serietà del suo benessere emotivo in questa condizione di cambiamento dell’aspetto.
Una delle cose chiave nel rapporto è da analizzare con lo psicologo, e fermamente anche questo aspetto di essere pronto per vedere dei cambiamenti corporali e fisici. La valutazione si fa in piena serietà del suo benessere emotivo in questa condizione di cambiamento dell’aspetto.
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