Salve, sono da un po’ in terapia in cui ho affrontato molte tematiche del passato ,mai affrontate pr

Salve, sono da un po’ in terapia in cui ho affrontato molte tematiche del passato ,mai affrontate prima e penso ora superate. Vivo però uno stress lavorativo che mi crea molta angoscia che é diventata generalizzata. Da un paio di settimane ho angoscia e malessere costante e invidio chi ha un male fisico perché può sfogare in modo libero e legittimo il proprio dolore. La terapeuta di cui ho molta fiducia mi ha consigliato uno psichiatra ma non sono in grado adesso di rimettermi di fronte a un altro e di affrontare di nuovo tutto. Come suggerite di affrontare questo impatto a pazienti che vengono da una psicoterapia? Grazie per i vostri pareri.

3 risposte


una valutazione psichiatrica non implica necessariamente dover ripercorrere in modo approfondito tutto il lavoro terapeutico già svolto. Quando una persona è già seguita da uno psicoterapeuta di fiducia, il colloquio psichiatrico ha generalmente l'obiettivo di comprendere e valutare il problema attuale al fine di individuare eventuali ulteriori strumenti terapeutici che possano essere utili in quella fase del percorso. Lo psichiatra è abituato a raccogliere le informazioni necessarie attraverso un colloquio strutturato, raccogliendo l'anamnesi ma focalizzandosi anche sui sintomi presenti e sul loro impatto nella vita quotidiana. Inoltre, qualora sia opportuno e con il consenso del paziente, lo psichiatra può confrontarsi direttamente con lo psicoterapeuta di riferimento, consentendo di evitare che la persona debba raccontare nuovamente nel dettaglio tutta la propria storia. La proposta della sua terapeuta non va quindi interpretata come un nuovo inizio, ma piuttosto come la possibilità di aggiungere una valutazione specialistica complementare, mantenendo la continuità del lavoro psicoterapeutico già intrapreso.

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La sua situazione descrive in modo lucido una dinamica comune nella sofferenza psichica, ovvero il senso di solitudine e la difficoltà a essere compresi dagli altri rispetto a chi manifesta un dolore puramente fisico. Il fatto che lei arrivi a invidiare chi soffre di un male fisico perché considerato socialmente legittimo per potersi fermare è un'esperienza emblematica. Purtroppo, mentre una malattia del corpo genera immediata empatia, l'angoscia invisibile costringe spesso a dover quasi giustificare il proprio malessere, un tema cruciale che andrebbe maggiormente sottolineato e divulgato nella nostra società per restituire pari dignità al dolore della mente. Al tempo stesso, l'intensità di questo sentimento, unito al consiglio della sua psicoterapeuta, indica che in questo momento non ci sono reali alternative al consulto con uno psichiatra. È del tutto comprensibile la stanchezza all'idea di doversi sedere davanti a un altro professionista e ricominciare a raccontarsi, ma l'impatto con il medico va affrontato cambiando prospettiva. Lo psichiatra non le chiederà di ripercorrere il passato o di rifare una psicoterapia, poiché quel lavoro lo ha già svolto con successo. Il suo intervento si concentrerà sul qui e ora, valutando un supporto medico per abbassare il livello di ansia costante causato dallo stress lavorativo e permetterle di respirare. Per facilitare il passo, può chiedere alla sua terapeuta di contattare direttamente lo psichiatra per un passaggio di consegne, così che lei non debba spiegare nuovamente la sua storia ma possa ricevere subito l'aiuto mirato per gestire l'angoscia attuale. Saluti


Diciamo che è la normalità in questo lavoro. Per lo Psichiatra non ci sono problemi. Le resistenze le ha il paziente.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.