Salve. Il mio fidanzato da agosto ha cominciato ad essere di umore triste e privo di stimoli. Il tut
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Salve. Il mio fidanzato da agosto ha cominciato ad essere di umore triste e privo di stimoli. Il tutto accompagnato da insonnia e dolori alla testa e mancanza di voglia a fare qualsiasi cosa .
Lo specialista nonostante gli abbia detto che sia solo troppo emotivo, gli ha prescritto samyr una al giorno, adepril 10mg una mattina e una sera, depakin una mattina e una sera, e tripto oh. Già dopo una settimana l’umore era migliorato ma l’insonnia persisteva. Ora sembra aver risolto l’insonnia e finalmente riesce a dormire, ma è di nuovo giù di morale. Sta seguendo anche una terapia cognitivo comportamentale da un mese.
Lui già di carattere è una persona molto emotiva,ma da quando un anno e mezzo fa ha iniziato il nuovo lavoro per lui è diventato un pensiero fisso,che secondo me ha portato a questo. Si trattiene sempre oltre le ore di lavoro e anche quando è a casa si vede che ci pensa. Io ho sospettato si trattasse di burnout,ma vorrei che si riuscisse ad avere una diagnosi sicura. La psicoterapeuta dice che è ancora troppo presto dopo 4 incontri.il dottore gli disse invece a settembre che si trattava di forte emotività. Insomma mi sembra tutto campato in aria e alla fine la mia domanda è: potrebbe essere un burnout o si tratta invece di una depressione vera e propria dato che ormai si protrae da agosto?
Lo specialista nonostante gli abbia detto che sia solo troppo emotivo, gli ha prescritto samyr una al giorno, adepril 10mg una mattina e una sera, depakin una mattina e una sera, e tripto oh. Già dopo una settimana l’umore era migliorato ma l’insonnia persisteva. Ora sembra aver risolto l’insonnia e finalmente riesce a dormire, ma è di nuovo giù di morale. Sta seguendo anche una terapia cognitivo comportamentale da un mese.
Lui già di carattere è una persona molto emotiva,ma da quando un anno e mezzo fa ha iniziato il nuovo lavoro per lui è diventato un pensiero fisso,che secondo me ha portato a questo. Si trattiene sempre oltre le ore di lavoro e anche quando è a casa si vede che ci pensa. Io ho sospettato si trattasse di burnout,ma vorrei che si riuscisse ad avere una diagnosi sicura. La psicoterapeuta dice che è ancora troppo presto dopo 4 incontri.il dottore gli disse invece a settembre che si trattava di forte emotività. Insomma mi sembra tutto campato in aria e alla fine la mia domanda è: potrebbe essere un burnout o si tratta invece di una depressione vera e propria dato che ormai si protrae da agosto?
Gentilissima,
la situazione del tuo fidanzato, sulla base di ciò che descrivi (mancanza di stimoli, insonnia iniziale, dolori alla testa e apatia da agosto, con miglioramento parziale grazie alla terapia farmacologica ma ricaduta dell’umore nonostante il sonno ora risolto) è un quadro clinico potenzialmente più compatibile con un alterazione del tono dell'umore di tipo depressivo, che con un semplice “burnout” o “forte emotività”.
Il burnout classico presenta stanchezza fisica, irritabilità, cinismo verso il lavoro e sensazione di inefficacia, ma raramente arriva a un’anedonia così profonda e persistente, a insonnia grave e a pensieri di inutilità che durano mesi anche quando si è lontani dal lavoro; la depressione invece sì, e il fatto che il pensiero del lavoro sia diventato “fisso” è tipico della ruminazione depressiva, non solo dello stress lavorativo.
La terapia cognitivo-comportamentale è ancora troppo breve (solo 4 incontri) per dare risultati visibili, mentre la risposta farmacologica iniziale e la successiva ricaduta sembrano propendere sul fatto che che ci sia un’alterazione neurobiologica sottostante.
Per tale motivo il mio consiglio è di effettuare una rivalutazione psichiatrica (anche chiedendo un secondo parere) sulla base dell'attuale quadro clinico, al fine di mettere a punto la terapia che sia a lui più adatta, considerando le sue specifiche esigenze cliniche individuali.
Resto a disposizione per eventuali necessità, cari saluti
la situazione del tuo fidanzato, sulla base di ciò che descrivi (mancanza di stimoli, insonnia iniziale, dolori alla testa e apatia da agosto, con miglioramento parziale grazie alla terapia farmacologica ma ricaduta dell’umore nonostante il sonno ora risolto) è un quadro clinico potenzialmente più compatibile con un alterazione del tono dell'umore di tipo depressivo, che con un semplice “burnout” o “forte emotività”.
Il burnout classico presenta stanchezza fisica, irritabilità, cinismo verso il lavoro e sensazione di inefficacia, ma raramente arriva a un’anedonia così profonda e persistente, a insonnia grave e a pensieri di inutilità che durano mesi anche quando si è lontani dal lavoro; la depressione invece sì, e il fatto che il pensiero del lavoro sia diventato “fisso” è tipico della ruminazione depressiva, non solo dello stress lavorativo.
La terapia cognitivo-comportamentale è ancora troppo breve (solo 4 incontri) per dare risultati visibili, mentre la risposta farmacologica iniziale e la successiva ricaduta sembrano propendere sul fatto che che ci sia un’alterazione neurobiologica sottostante.
Per tale motivo il mio consiglio è di effettuare una rivalutazione psichiatrica (anche chiedendo un secondo parere) sulla base dell'attuale quadro clinico, al fine di mettere a punto la terapia che sia a lui più adatta, considerando le sue specifiche esigenze cliniche individuali.
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La distinzione tra burnout e depressione non è sempre netta, perché il burnout prolungato può effettivamente evolvere in un vero e proprio episodio depressivo. Nel caso di tuo fidanzato, dalla descrizione che fai, sembrano esserci elementi di entrambi: da un lato il legame chiaro con il lavoro (pensiero fisso, ore extra, preoccupazione costante), dall'altro sintomi neurovegetativi importanti come l'insonnia, la cefalea e soprattutto la perdita di iniziativa e piacere che vanno oltre lo stress lavorativo.
La terapia farmacologica che gli è stata prescritta è piuttosto articolata e include un antidepressivo triciclico, uno stabilizzatore dell'umore e integratori. Questo mi fa pensare che il collega abbia intuito che non si tratti solo di "emotività", anche se forse non ha esplicitato chiaramente la diagnosi. Il fatto che dopo un iniziale miglioramento l'umore sia nuovamente peggiorato suggerisce che la situazione necessita di essere rivalutata - potrebbe servire un aggiustamento della terapia o più tempo per vedere l'effetto pieno.
Riguardo alla diagnosi, è vero che serve tempo per inquadrare bene la situazione, ma dopo tre mesi di sintomi e un mese di psicoterapia qualcosa di più definito dovrebbe emergere. Ti suggerisco di chiedere al medico curante un confronto più approfondito per capire qual è l'ipotesi diagnostica e il piano terapeutico a medio termine. È importante anche che lui riesca a trovare un modo, insieme alla psicoterapeuta, di mettere dei confini più sani con il lavoro - questo è essenziale sia che si tratti di burnout sia che si tratti di depressione, perché altrimenti si rischia di rimanere in un circolo vizioso.
La terapia farmacologica che gli è stata prescritta è piuttosto articolata e include un antidepressivo triciclico, uno stabilizzatore dell'umore e integratori. Questo mi fa pensare che il collega abbia intuito che non si tratti solo di "emotività", anche se forse non ha esplicitato chiaramente la diagnosi. Il fatto che dopo un iniziale miglioramento l'umore sia nuovamente peggiorato suggerisce che la situazione necessita di essere rivalutata - potrebbe servire un aggiustamento della terapia o più tempo per vedere l'effetto pieno.
Riguardo alla diagnosi, è vero che serve tempo per inquadrare bene la situazione, ma dopo tre mesi di sintomi e un mese di psicoterapia qualcosa di più definito dovrebbe emergere. Ti suggerisco di chiedere al medico curante un confronto più approfondito per capire qual è l'ipotesi diagnostica e il piano terapeutico a medio termine. È importante anche che lui riesca a trovare un modo, insieme alla psicoterapeuta, di mettere dei confini più sani con il lavoro - questo è essenziale sia che si tratti di burnout sia che si tratti di depressione, perché altrimenti si rischia di rimanere in un circolo vizioso.
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