salve, ho 43 anni, circa 10 anni fa mi sono sottoposta a una mastopessi additiva. Avendo una situazi
salve, ho 43 anni, circa 10 anni fa mi sono sottoposta a una mastopessi additiva. Avendo una situazione di partenza fortemente asimmetrica il chirurgo ha optato per inserire una protesi più grande nel seno piccolo con microincisione sulla linea del capezzolo e una protesi più piccola nel seno più grande e cadente rimuovendo momentaneamente il capezzolo e rifilando una parte della pelle per "tirarlo su". Dopo pochi mesi questo era di nuovo sceso e quindi ha proceduto a un secondo intervento, rimuovendo due "mezzelune" di pelle sopra e sotto il capezzolo. Il risultato è stato che il seno è di nuovo sceso dopo poco tempo e sembra avere delle "borsette laterali". Il chirurgo mi ha consigliato a questo punto un'incisione a T che avrebbe dovuto permettere di risollevare meglio il seno e con effetti più duraturi ma non me la sono sentita di provare una terza volta. Entrambe le protesi sono di forma anatomica e applicate parzialmente sotto muscolo. A distanza di anni le protesi ancora sono in buone condizioni ad eccezione del fatto che quella più maneggiata presenta delle grinze sui bordi. Quindi chiedo: ci sono ad oggi tecniche migliori e meno invasive del taglio a T per risollevare quel seno e restituirgli una forma decente? Che succederebbe se invece optassi per la rimozione definitiva? sarebbe possibile rendere i seni simili tra loro?
2 risposte
Gentile Signora, nel Suo caso la presenza di una significativa asimmetria di base e di più interventi pregressi con risultati parziali rende il quadro complesso ma non senza soluzioni. Oggi le tecniche chirurgiche si sono raffinate, ma per un rilassamento cutaneo importante e recidivante, la mastopessi con cicatrice a T (o ad ancora) rimane ancora lo standard più efficace e duraturo, perché consente di rimuovere in modo mirato la cute in eccesso e riposizionare adeguatamente il complesso areola-capezzolo. Le alternative meno invasive, come la cicatrice solo periareolare o verticale, non sono adatte nei casi con ptosi importante, poiché offrono risultati meno stabili e una forma meno naturale nel tempo. La presenza di “borsette laterali” suggerisce un eccesso cutaneo mal gestito o una discesa della ghiandola residua che non è stata ancorata in modo efficace. Le grinze sulla protesi potrebbero indicare pieghe periprotesiche (rippling), tipiche delle protesi anatomiche con tessuto scarso e compromesso. Qualora decidesse per una rimozione definitiva delle protesi, è possibile eseguire una mastopessi senza protesi, per migliorare la forma e rendere i seni quanto più simmetrici possibile. Tuttavia, va tenuto presente che senza protesi e in presenza di ptosi preesistente, il volume risulterà ridotto e la consistenza meno piena, specie nel polo superiore. In sintesi: • non esistono tecniche meno invasive della T che siano più efficaci nel Suo caso specifico; • è possibile correggere o migliorare la simmetria anche dopo rimozione delle protesi, ma è necessaria una mastopessi ben pianificata; • una valutazione clinica diretta con visita specialistica e imaging protesico (ecografia o risonanza) sarà fondamentale per una corretta pianificazione. Le suggerisco di rivolgersi a uno specialista per una consulenza approfondita.
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