Salve, ho 33 anni e negli ultimi 5/6mesi l'unico pensiero che avevo quando andavo al lavoro, che ave
Salve, ho 33 anni e negli ultimi 5/6mesi l'unico pensiero che avevo quando andavo al lavoro, che avevo da circa, era di dover andare via il prima possibile da quel luogo; speravo che il pensiero passasse e invece nulla e non riuscendo piú a gestire il pensiero e l'ansia che avevo ho deciso di lasciare. Non é stato facile perché non mi dispiaceva come lavoro ma tra sbalzi d'umore abbastanza frequenti, le giornate che erano tutto un "speriamo che non succeda nulla", io che ero iper-concentrato nel fare bene il lavoro in maniera quasi maniacale, la routine quotidiana al lavoro raramente uguale, mentalmente era diventato abbastanza stressante. L'ultima settimana di lavoro, passata stranamente tranquilla, l'ho passata a chiedermi se stessi facendo bene o male, e ancora adesso non riesco a darmi una risposta, o meglio se ripenso a come ho vissuto gli ultimi 4 mesi la scelta di lasciare e' stata quella giusta, ma mi sta divorando il fatto di non riuscire a dire a nessuno che ho lasciato il lavoro (per tutti adesso sarei in ferie, l'azienda ha chiuso per la fermata di agosto) complice il fatto che chi ho intorno, soprattutto i genitori, considera l'avere un lavoro, pur con i mille problemi che puó dare, una cosa molto importante (non che io non ne dia importanza). Inoltre nell'ultima settimana sto avendo reazioni di rabbia molto forti quando si parla di lavoro (reazioni che c'erano anche prima , come il fatto di non sopportare che mi venisse detto buon lavoro prima di andarci). Anche il lavoro prima di questo l'avevo lasciato per gli stessi motivi. Sono io che sono "strano"?
1 risposta
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità un vissuto così complesso e doloroso. Posso comprendere quanto possa essere stato pesante per mesi andare al lavoro con l'unico pensiero di dover andare via il prima possibile, e quanto possa esserlo ora portare dentro la scelta di aver lasciato, senza riuscire a dirlo a chi le sta vicino. Quello che descrive - l'ansia anticipatoria del speriamo che non succeda nulla, la forte concentrazione nel voler fare tutto bene e nel modo più corretto possibile, gli sbalzi d'umore frequenti, lo stress per una routine mai uguale, le reazioni di rabbia intensa quando sente parlare di lavoro o quando le dicono buon lavoro, e il senso di colpa per non aver detto ai genitori che ha lasciato - parla di una sofferenza profonda e personale, che merita di essere accolta senza etichette. Quando l'ansia legata al lavoro, lo stress lavorativo e l'angoscia diventano così presenti, a volte possono accompagnarsi anche a sintomi vicini ad attacchi di panico, a momenti di umore depresso o a vissuti di burnout, che chiedono attenzione. A volte, quando il lavoro diventa un luogo di allerta continua e di grande investimento personale, la mente può vivere ogni giornata come una possibile minaccia, e il pensiero di andarsene diventa l'unico modo per trovare sollievo. Il fatto che le sia già accaduto con il lavoro precedente e che ora si interroghi se abbia fatto bene o male, soprattutto in una settimana stranamente tranquilla, può far parte di quella perturbazione che chiede voce e spazio, tra il bisogno di proteggersi e il valore che anche lei, come i suoi genitori, attribuisce all'avere un lavoro. Non si tratta di stabilire da solo se la sua scelta sia stata giusta o sbagliata in assoluto, ma di poter accogliere in uno spazio sicuro e privo di giudizio ciò che questa esperienza ha smosso. Un piccolo spunto, senza alcuna prescrizione, può essere provare a osservare quando emerge la rabbia o l'ansia legata al lavoro come un segnale che parla di un confine che è stato a lungo faticoso da sostenere, piuttosto che come un difetto personale. Un percorso psicologico clinico potrebbe aiutarla a trasformare questa fase delicata e trasformativa in un'occasione per esprimere più pienamente il suo Sé, il suo potenziale, per comprendere il significato di questa sofferenza legata al lavoro e ritrovare un modo più sostenibile di abitare le sue scelte, in un cammino di consapevolezza e crescita. Resto a sua disposizione, se lo desidera, anche per una consulenza online. Un cordiale saluto, Dott. Carlo Maria Romeo Flamini
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