Salve, giovedì mattina mio nonno di 96 anni ha riportato una frattura del femore a seguito di una ca
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Salve, giovedì mattina mio nonno di 96 anni ha riportato una frattura del femore a seguito di una caduta in casa.
Si è sottoposto a esame radiologico presso un centro privato il giorno dopo, venerdì mattina, e il referto è stato "frattura composta incompleta pertrocanterica del femore".
In ospedale, la sera di venerdì, i medici hanno prima valutato positivamente la possibilità di una guarigione in casa senza intervento, poi, dopo ulteriori esami ortopedici e rx, hanno consigliato il ricovero e l'intervento chirurgico.
Hanno ipotizzato una degenza a letto di un mese in caso di intervento e di due-tre mesi in caso di non intervento.
Noi, e è stata una decisione molto faticosa, abbiamo rifiutato il ricovero e al momento mio nonno è in casa, allettato.
Ora siamo pieni di dubbi.
Lui ha (aveva!) una mobilità molto limitata già da parecchi anni, si sposta esclusivamente con l'aiuto di un deambulatore (e anche in quel caso noi dobbiamo sorreggerlo standogli dietro) ma solo per andare dalla cucina al letto e viceversa; soffre di asma e parkinson e il quadro neurologico include vasculopatia cerebrale e un principio di demenza; tra i farmaci che assume quotidianamente, da circa due anni, a seguito di alcuni episodi di delirio, ci sono il trittico e un altro antidepressivo.
Inoltre è molto legato alla moglie che quindici anni fa è rimasta semiparalizzata dopo un ictus (a volte va nel panico anche se si trovano soltanto in stanze diverse): da allora sono sempre stati chiusi in casa fatte salve poche uscite sporadiche durante l'estate, ovviamente accompagnati da noi.
Gli ospedali, tra l'altro, lo terrorizzano.
Insomma, data una psiche così fragile e non più abituata al mondo fuori di casa, temiamo che un ricovero che si prevede duri almeno una settimana possa rivelarsi distruttivo.
D'altra parte temiamo le complicazioni dell'allettamento e che la frattura diventi scomposta.
Quindi chiedo: i rischi potenziali di un periodo di allettamento così lungo sono abbastanza grandi da superare quelli del ricovero e della permanenza in ospedale, date le circostanze che ho descritto e considerando che probabilmente non si potrà neanche andarlo a trovare per la pandemia?
Grazie!
Si è sottoposto a esame radiologico presso un centro privato il giorno dopo, venerdì mattina, e il referto è stato "frattura composta incompleta pertrocanterica del femore".
In ospedale, la sera di venerdì, i medici hanno prima valutato positivamente la possibilità di una guarigione in casa senza intervento, poi, dopo ulteriori esami ortopedici e rx, hanno consigliato il ricovero e l'intervento chirurgico.
Hanno ipotizzato una degenza a letto di un mese in caso di intervento e di due-tre mesi in caso di non intervento.
Noi, e è stata una decisione molto faticosa, abbiamo rifiutato il ricovero e al momento mio nonno è in casa, allettato.
Ora siamo pieni di dubbi.
Lui ha (aveva!) una mobilità molto limitata già da parecchi anni, si sposta esclusivamente con l'aiuto di un deambulatore (e anche in quel caso noi dobbiamo sorreggerlo standogli dietro) ma solo per andare dalla cucina al letto e viceversa; soffre di asma e parkinson e il quadro neurologico include vasculopatia cerebrale e un principio di demenza; tra i farmaci che assume quotidianamente, da circa due anni, a seguito di alcuni episodi di delirio, ci sono il trittico e un altro antidepressivo.
Inoltre è molto legato alla moglie che quindici anni fa è rimasta semiparalizzata dopo un ictus (a volte va nel panico anche se si trovano soltanto in stanze diverse): da allora sono sempre stati chiusi in casa fatte salve poche uscite sporadiche durante l'estate, ovviamente accompagnati da noi.
Gli ospedali, tra l'altro, lo terrorizzano.
Insomma, data una psiche così fragile e non più abituata al mondo fuori di casa, temiamo che un ricovero che si prevede duri almeno una settimana possa rivelarsi distruttivo.
D'altra parte temiamo le complicazioni dell'allettamento e che la frattura diventi scomposta.
Quindi chiedo: i rischi potenziali di un periodo di allettamento così lungo sono abbastanza grandi da superare quelli del ricovero e della permanenza in ospedale, date le circostanze che ho descritto e considerando che probabilmente non si potrà neanche andarlo a trovare per la pandemia?
Grazie!
Buonasera Signore o Signora, non si comprende chi scrive. Pur comprendendo tutte le sue perplessità, sia quelle legate alle condizioni generali di salute di suo nonno sia quelle legate al periodo di pandemia, sono d'accordo con i colleghi che le hanno proposto l'intervento chirugico. Una persona di 96 anni, pur rischiando molto sottoponendosi ad un intervento chirurgico, rischia ancor di più restando allettato per 2-3 mesi perchè facilmente può andare incontro a delle complicazioni da cui difficilmente riuscirebbe ad uscirne,
Distinti saliti
Dr. Spinelli
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