Salve. Circa un mese fa all'interno di un bar ho bevuto un caffè. C'era un po' di confusione e ho
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Salve.
Circa un mese fa all'interno di un bar ho bevuto un caffè.
C'era un po' di confusione e ho da subito avuto il dubbio che la mia tazzina potesse essere stata confusa con quella di qualcun altro.
All'inizio ho cercato di non prestarci attenzione, ritenendolo un pensiero eccessivo.
Dopo qualche ora, forse un po' impaurito da questo scambio ho iniziato a pensare che quel caffè possa essere stato avvelenato dolosamente con qualche veleno/sostanza.
Dopo circa un, ora ho iniziato ad avvertire oppressione al petto, nausea e sensazione di spaesamento.
Nei giorni successivi i sintomi sono stati oscillanti.
I dolori al petto erano sempre meno presenti mentre avevo sempre di più una confusione marcata e sensazioni di spaesamento e giramenti di testa.
In tutto questo periodo sono riuscito a fare sport (corsa e palestra) anche se non al massimo delle prestazioni.
Ad oggi, circa un mese dopo questo fatto ho ancora una debolezza eccessiva, sensazioni di isolamento e annebbiamento mentale, inoltre ho una percezione alterata del mio volto, lo vedo più gonfio con contorni diversi e i miei capelli non hanno la forma di sempre.
Circa una settimana fa ho fatto un semplice emocromo e analisi delle vitamine.
Mi è risultata la ferritina a 26 quando il minimo è 30 e la vitamina D insufficiente.
Tutti gli altri valori risultano invece nella norma.
La mia domanda è: esiste una possibilità che abbia subito un qualsiasi tipo di avvelenamento/drogaggio e i sintomi si stanno continuando a manifestare o la mia è solo preoccupazione unita a carenze vitaminiche?
Un eventuale avvelenamento può essere escluso con certezza?
Circa un mese fa all'interno di un bar ho bevuto un caffè.
C'era un po' di confusione e ho da subito avuto il dubbio che la mia tazzina potesse essere stata confusa con quella di qualcun altro.
All'inizio ho cercato di non prestarci attenzione, ritenendolo un pensiero eccessivo.
Dopo qualche ora, forse un po' impaurito da questo scambio ho iniziato a pensare che quel caffè possa essere stato avvelenato dolosamente con qualche veleno/sostanza.
Dopo circa un, ora ho iniziato ad avvertire oppressione al petto, nausea e sensazione di spaesamento.
Nei giorni successivi i sintomi sono stati oscillanti.
I dolori al petto erano sempre meno presenti mentre avevo sempre di più una confusione marcata e sensazioni di spaesamento e giramenti di testa.
In tutto questo periodo sono riuscito a fare sport (corsa e palestra) anche se non al massimo delle prestazioni.
Ad oggi, circa un mese dopo questo fatto ho ancora una debolezza eccessiva, sensazioni di isolamento e annebbiamento mentale, inoltre ho una percezione alterata del mio volto, lo vedo più gonfio con contorni diversi e i miei capelli non hanno la forma di sempre.
Circa una settimana fa ho fatto un semplice emocromo e analisi delle vitamine.
Mi è risultata la ferritina a 26 quando il minimo è 30 e la vitamina D insufficiente.
Tutti gli altri valori risultano invece nella norma.
La mia domanda è: esiste una possibilità che abbia subito un qualsiasi tipo di avvelenamento/drogaggio e i sintomi si stanno continuando a manifestare o la mia è solo preoccupazione unita a carenze vitaminiche?
Un eventuale avvelenamento può essere escluso con certezza?
Gentile Signore,
comprendo la preoccupazione e il disagio che descrive, e prendo molto sul serio il suo racconto. Sulla base delle informazioni fornite, la possibilità di un avvelenamento o di un “drogaggio” accidentale è estremamente improbabile. I veleni o le sostanze tossiche in grado di causare sintomi sistemici significativi danno quadri acuti, rapidamente ingravescenti e oggettivabili, spesso tali da impedire l’attività fisica e da produrre alterazioni evidenti agli esami clinici e di laboratorio. Il fatto che lei abbia continuato a svolgere sport, che i sintomi siano fluttuanti, e che gli esami ematochimici risultino sostanzialmente nella norma rende ragionevolmente escludibile un’intossicazione a distanza di un mese. Anche le lievi alterazioni riscontrate (ferritina lievemente ridotta e vitamina D insufficiente) non giustificano da sole un quadro così complesso e persistente.
Colpisce invece la sequenza temporale: un pensiero iniziale di pericolo, seguito da sintomi fisici, cognitivi e percettivi che si sono progressivamente amplificati e trasformati nel tempo. Le sensazioni di annebbiamento mentale, spaesamento, debolezza, alterata percezione del corpo o del volto sono frequentemente osservate nei disturbi d’ansia, negli stati di allarme prolungato e in alcune forme di somatizzazione o derealizzazione/depersonalizzazione, condizioni che possono essere molto intense ma non legate a una causa tossica.
Detto in modo chiaro ma rispettoso: i dati clinici disponibili permettono di escludere con ragionevole certezza un avvelenamento, mentre rendono invece opportuna una valutazione specialistica in ambito psichiatrico o psicologico. Questo non significa “che sia tutto nella testa” in senso riduttivo né significa "essere malati nella testa", ma che mente e corpo stanno probabilmente reagendo a uno stato di allarme persistente che merita attenzione e trattamento.
Un consulto specialistico può aiutare a dare un nome ai sintomi, ridurre l’ansia legata al timore di una causa organica nascosta, impostare un percorso terapeutico efficace, spesso con ottimi risultati.
Rivolgersi a uno psichiatra o a uno psicologo non è una sconfitta né un’etichetta, ma un passo appropriato e responsabile quando i sintomi persistono e interferiscono con la qualità di vita, come nel suo caso. Sperando di esserle stato di aiuto, le auguro una buona serata. Dr. Lorenzo Signorini
comprendo la preoccupazione e il disagio che descrive, e prendo molto sul serio il suo racconto. Sulla base delle informazioni fornite, la possibilità di un avvelenamento o di un “drogaggio” accidentale è estremamente improbabile. I veleni o le sostanze tossiche in grado di causare sintomi sistemici significativi danno quadri acuti, rapidamente ingravescenti e oggettivabili, spesso tali da impedire l’attività fisica e da produrre alterazioni evidenti agli esami clinici e di laboratorio. Il fatto che lei abbia continuato a svolgere sport, che i sintomi siano fluttuanti, e che gli esami ematochimici risultino sostanzialmente nella norma rende ragionevolmente escludibile un’intossicazione a distanza di un mese. Anche le lievi alterazioni riscontrate (ferritina lievemente ridotta e vitamina D insufficiente) non giustificano da sole un quadro così complesso e persistente.
Colpisce invece la sequenza temporale: un pensiero iniziale di pericolo, seguito da sintomi fisici, cognitivi e percettivi che si sono progressivamente amplificati e trasformati nel tempo. Le sensazioni di annebbiamento mentale, spaesamento, debolezza, alterata percezione del corpo o del volto sono frequentemente osservate nei disturbi d’ansia, negli stati di allarme prolungato e in alcune forme di somatizzazione o derealizzazione/depersonalizzazione, condizioni che possono essere molto intense ma non legate a una causa tossica.
Detto in modo chiaro ma rispettoso: i dati clinici disponibili permettono di escludere con ragionevole certezza un avvelenamento, mentre rendono invece opportuna una valutazione specialistica in ambito psichiatrico o psicologico. Questo non significa “che sia tutto nella testa” in senso riduttivo né significa "essere malati nella testa", ma che mente e corpo stanno probabilmente reagendo a uno stato di allarme persistente che merita attenzione e trattamento.
Un consulto specialistico può aiutare a dare un nome ai sintomi, ridurre l’ansia legata al timore di una causa organica nascosta, impostare un percorso terapeutico efficace, spesso con ottimi risultati.
Rivolgersi a uno psichiatra o a uno psicologo non è una sconfitta né un’etichetta, ma un passo appropriato e responsabile quando i sintomi persistono e interferiscono con la qualità di vita, come nel suo caso. Sperando di esserle stato di aiuto, le auguro una buona serata. Dr. Lorenzo Signorini
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