PANDEMIA, DISTIMIA e ossessioni: Gentili Dottori sono un insegnante di 48 anni, durante la Pandem

PANDEMIA, DISTIMIA e ossessioni: Gentili Dottori sono un insegnante di 48 anni, durante la Pandemia ho avuto talmente paura di contrarre il Virus che dopo 6 mesi di comportamenti inaccettabili come assenze al lavoro a Scuola per paura del contagio, sintomi da ansia costante come sudorazione, sonno disturbato, colite, dimagrimento eccessivo, Assunzione di miliardi di integratori e infine a Maggio 2021 la comparsa dell'Iperacusia insieme ad un Acufene e 5 notti di insonnia come nei migliori film Horror mi hanno condotto da un bravo Neurologo che con una terapia mirata (Citalopram Deniban e Pasaden) mi ha riportato pian piano in vita. Dopo 6 mesi stavo benino ( ho ripreso sport e ho eliminato iperacusia) dopo un anno a Maggio 2022 mi sentivo in forma, dormivo bene vicino alla natura e al mare, mi e' sparito l'Acufene (o il cervello lo ha scordato) ho ripreso le corse in Mountain Bike e ho passato una vacanza sereno pur tuttavia di base con un appiattimento emotivo ricco di nostalgia anche in luoghi amati (SOLASTALGIA). a Ottobre 2022 ho risentito le avvisaglie dell'ansia e alla comparsa di una Prostatite Abatterica fastidiosa che ancora mi tormenta ho tirato fino a febbraio 2023 con qualche seduta di Psicoterapia poi stressato dalla Prostatite (alla quale non so che spiegazione Somatica dare..) e immaginando la fine della giovinezza e dello sport amato come la bicicletta sono approdato dallo Psichiatra perche' ero tornato giu' di corda (era ricomparso l'Acufene insieme alla Prostatite) che con un po' di CItalopram mi ha fatto sentire meglio. Ad oggi che sono qui che scrivo a voi sto abbastanza bene ma riconosco che sono molto fragile, ho paura delle malattie e della Prostatite (che ho da 9 mesi) immagino un futuro pieno di fastidi e vivo nei ricordi scordando a volte il presente. Sono sempre ipercinetico perche' non trovo pace nonostante che intorno a me vi sia serenita'. E' possibile che il Covid abbia ferito il mio cervello cosi' tanto da avermi condotto ad uno stato di perenne DISTIMIA dalla quale voglio uscire? Riconosco le Emozioni dei ricordi passati molto bene ma non riesco a riprovarle e sono oramai anche Ipocondriaco, i Farmaci mi hanno aiutato ad essere piu' ordinato (non senza effetti collaterali) ma ancora devo fare i conti con una perenne concentrazione durante le attivita' quotidiane che e' dedicata alle mie paturnie (Prostata, Acufene, paura del Futuro). Riesco a fare tutto in automatico (lavoro, sport, divertimento) ma il cervello non e' mai spento o sereno. CHE FARE? E' possibile rimettersi nella carreggiata giusta? Francesco

2 risposte


La vulnerabilità è un concetto che spiega quanto ci accade. Ci sono pesi e tensioni che mettono a dura prova la nostra capacità di tenuta e se vanno oltre le nostre risorse psichiche creano disagio e sintomi. Le sue sono domande da porre in seduta con il suo\sua terapeuta. Emerge dal suo racconto una forza e una tenacia che fanno ben sperare per una piena ripresa.

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Gentile Francesco, dal suo racconto emerge un quadro compatibile con una vulnerabilità ansiosa, probabilmente accentuata dal periodo pandemico e poi “agganciata” nel tempo a sintomi corporei vissuti come minacciosi. Quello che descrive: ipervigilanza sul corpo, paura delle malattie, difficoltà a lasciare andare il controllo mentale, attenzione costante ai sintomi fisici, è qualcosa che in clinica vediamo spesso dopo periodi di stress prolungato e paura intensa. Non parlerei di un cervello “danneggiato” dal Covid nel senso neurologico del termine. Piuttosto sembra che il suo sistema di allarme sia rimasto come cronicamente acceso. Quando questo accade, anche sintomi fisici reali ma benigni (come un acufene, una prostatite o tensioni corporee) possono diventare il centro continuo dell’attenzione mentale e mantenere il circolo ansioso. L’attenzione del cervello funziona in modo molto potente: grazie a essa possiamo riconoscere una casa dopo anni che ci passiamo davanti o notare dettagli che prima ignoravamo completamente. Ma lo stesso meccanismo, quando è agganciato all’ansia e alla paura delle malattie ecc. porta il cervello a selezionare quasi esclusivamente segnali corporei, fastidi, sintomi e pensieri minacciosi. Non significa che lei “si inventa” i sintomi, ma che il cervello ansioso li amplifica e li mantiene costantemente in primo piano. Il fatto importante è che lei non descrive un deterioramento progressivo. Più che una perdita definitiva della capacità di provare emozioni, dal suo racconto percepisco molta stanchezza mentale e una difficoltà a sentirsi davvero “a riposo” internamente. Ha già sperimentato che una terapia ben impostata e un periodo di equilibrio possono farla stare meglio. Questo è un elemento clinicamente molto positivo, perché significa che il suo funzionamento mantiene una buona capacità di recupero. Credo che il lavoro adesso non sia tanto “guarire dalla prostatite” o eliminare ogni sintomo corporeo, ma ridurre progressivamente il tempo mentale dedicato alle preoccupazioni sul corpo, sul futuro. È un lavoro che spesso richiede continuità terapeutica, regolazione dell’ansia e anche una certa accettazione del fatto che il cervello ansioso tende sempre a cercare qualcosa da controllare. Sì, è assolutamente possibile rimettersi in carreggiata. Ma di solito il passaggio avviene quando si smette di vivere ogni sintomo come il segnale di una catastrofe imminente e si ricomincia gradualmente a investire energia nella vita reale più che nel monitoraggio continuo di sé stessi. Per questo le suggerisco di non affrontare tutto questo da solo e di rivolgersi a professionisti della salute mentale che possano supportarla in questa fase. Un caro saluto.

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