Ho avuto 2 episodi di FA nel 2024, distanziati di alcuni mesi, trattati in pronto soccorso con cardi
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Ho avuto 2 episodi di FA nel 2024, distanziati di alcuni mesi, trattati in pronto soccorso con cardioversione elettrica e valutati come parossistici.
A seguito di visita cardiologica dopo il secondo episodio, assumo Lixiana 60 mg e Bisoprololo 1.25 mg.
A febbraio 2026 ho avuto il terzo episodio di FA, sempre cardiovertito elettricamente.
La domanda è: esiste una strategia diversa oltre alla cardioversione elettrica?
Se succede ancora posso chiedere di valutare cardioversione farmacologica o terapia con Ritmonorm o simili? O procedura di ablazione o altro?
Premetto di avere device di chiusura FOP dal 2013 dopo episodio di stroke ischemico e di essere stato operato all'età di 10 anni di coartazione istmica dell'aorta per stenosi all'aorta.
Grazie mille!!
A seguito di visita cardiologica dopo il secondo episodio, assumo Lixiana 60 mg e Bisoprololo 1.25 mg.
A febbraio 2026 ho avuto il terzo episodio di FA, sempre cardiovertito elettricamente.
La domanda è: esiste una strategia diversa oltre alla cardioversione elettrica?
Se succede ancora posso chiedere di valutare cardioversione farmacologica o terapia con Ritmonorm o simili? O procedura di ablazione o altro?
Premetto di avere device di chiusura FOP dal 2013 dopo episodio di stroke ischemico e di essere stato operato all'età di 10 anni di coartazione istmica dell'aorta per stenosi all'aorta.
Grazie mille!!
Buonasera, capisco la sua frustrazione. Innanzitutto, penso sia utile sottolineare che la sua attuale terapia potrebbe trarre beneficio dell'introduzione di un farmaco con proprietà antiaritmiche. Questo le consentirebbe di mettere in atto quello che chiamiamo una "strategia di controllo del ritmo", riducendo significativamente il tasso di recidive di fibrillazione atriale, e di conseguenza, l'esigenza di recarsi in PS. Da quello che ha descritto mi sembra ne sia attualmente sprovvisto, per cui le suggerisco di discuterne l'uso col suo curante, in quanto potrebbe davvero aiutarla molto a controllare la malattia. Nel momento in cui l'aritmia recidiva esistono fondamentalmente due percorsi che possono essere intrapresi: procedere con una cardioversione e ripristinare quindi il ritmo sinusale o accettare la aritmia e cronicizzarla, controllandone semplicemente la frequenza. In un soggetto come lei, con sporadici episodi di fibrillazione atriale parossistica, la soluzione più frequentemente perseguita è la cardioversione. Questa può essere intrapresa tramite due modalità: farmacologica o elettrica. La scelta su quale delle due eseguire e della tempistica (nell'immediato o in elezione) dipende da numerosi fattori, come una eventuale non responsività a pregressi tentativi di cardioversione farmacologica oppure ad un fattore temporale (eccessivo tempo incorso tra la recidiva e la sua presentazione in PS). La cardioversione elettrica, per quanto mi rendo conto sia più spiacevole, risulta essere non solo più efficace acutamente rispetto alla cardioversione farmacologica, ma anche più rapida. Queste sono solo alcune - non tutte - delle motivazioni per le quali i colleghi potrebbero aver scelto di trattarla mediante questa modalità. Invece, la procedura di ablazione della fibrillazione atriale costituisce una alternativa all'utilizzo dei farmaci antiaritmici, che viene solitamente proposta in regime elettivo. Si tratta di un intervento ad oggi molto diffuso, che ha dimostrato (specie in pazienti con fibrillazione atriale parossistica e pochi episodi di recidiva, tutti in assenza di terapia antiaritmica - come nel suo caso) un miglior controllo del ritmo a distanza ed un minor rischio di effetti collaterali rispetto ai farmaci. Benchè la presenza di un dispositivo di chiusura interatriale potrebbe costituirne un impedimento, alcuni autori hanno descritto la possibilità di eseguire ugualmente questo intervento anche in questa coorte di pazienti. Spero di esserle stato chiaro e di aiuto. Un saluto
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