Ho 32 anni, sono molto sedentario per lavoro ma compenso con attività fisica (palestra, bici, arramp
Ho 32 anni, sono molto sedentario per lavoro ma compenso con attività fisica (palestra, bici, arrampicata). Sapevo di avere una protrusione L5-S1 (dx) e avevo fatto un po’ di fisioterapia prestando sempre attenzione alla schiena anche nell’attività fisica. Da giugno 2022 ho cominciato a sentire una sciatica e un dolore lombare sempre più forti (non c’è stato alcun trauma o esordio improvviso, si è sviluppato lentamente nell’arco di un mese – questo è stato un aspetto insolito e che ancora considero molto strano), fino al punto in cui sono diventato completamente incapace di sedere o stare in piedi per più di qualche minuto (letteralmente), situazione che continua identica ancora oggi, benché non abbia perso né sensibilità né forza nella gamba e nel piede. La RM ha mostrato una nuova ernia molto più estesa a livello L4-L5 (sx in questo caso). Da allora ho tentato ogni possibile terapia conservativa (4 diverse terapie farmacologiche prescritte da neurochirurghi, con vari antinfiammatori e miorilassanti; 3 mesi di fisioterapia; respiro diaframmatico; osteopati; agopuntura; tecar terapia; ho anche contattato un reumatologo perché a un certo punto si è prospettata la possibilità che fosse una spondilite), spendendo un’enorme quantità di denaro con risultati sostanzialmente nulli – mentre nel frattempo non sono in grado di lavorare se non malamente sdraiato. Vorrei con tutto me stesso evitare la chirurgia, perché temo molto i rischi (specialmente ora che il nervo soffre da così tanto tempo) e la failed back surgery syndrome – ma dopo 7 mesi non credo di avere molta altra scelta, e per il momento sono in lista d’attesa con il SSN. Ecco le domande che vorrei porre: 1) Nella letteratura scientifica trovo casi di ernia protratti anche per due anni, e guariti molto molto lentamente. Secondo voi esiste ancora la possibilità per me di guarire senza chirurgia? 2) La neurochirurga che mi opererà nel pubblico mi ha specificato che farà la discectomia classica, e quando le ho proposto la microdiscectomia endoscopia mi ha detto che è un’operazione sopravvalutata, che i tempi di recupero sono identici e anche i rischi, con anzi in più la possibilità che in endoscopia non si rimuova, per la ridotta visione del laparoscopio, tutto il disco che effettivamente provoca la compressione. È davvero così, le due operazioni sono davvero del tutto equivalenti per recupero e soprattutto per rischi? Spero davvero che abbiate la pazienza di rispondermi e di poter confrontare diverse opinioni.
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